Gli occhiali, non li porto più

Carissimi,

quanti di noi a quaranta anni sono stati costretti a mettere le lenti per leggere da vicino?

Mi ricordo che da più giovane tutti mi chiedevano: “Cosa c’è scritto laggiù che non lo leggo bene? Tu che hai una buona vista prova a leggere….”. Io che avevo una buona vista leggevo e ho letto sempre ciò che c’era scritto.

Poi giunse l’ora dell’Università e il mio professore di disegno mi insegno a leggere con “gli occhi della mente” e tutto quanto seppur bizzarro era anche possibile e iniziai a vedere le cose per come sarebbero state prima di realizzarle.

Giunse il momento in cui non riuscii a vedere più quello che gli altri vedevano e allora riposi gli occhiali visto che l’effetto con e senza di loro era lo stesso. Un handicap? No, anzi una “fortuna” e mi sentii come quell’idiota della barzelletta che aveva dolori in ogni parte del suo corpo che toccava con un dito, primo di appurare dal medico di avere soltanto il dito rotto. Il problema stava negli occhiali, tutti uguali come le divise di “regime” creati per farci vedere le stesse cose. Leggi il resto dell’ articolo »

Ciò che siamo è sempre dovuto alla storia che abbiamo alle spalle

Carissimi

“Ognuno è un cantastoria, tante facce nella memoria, tanto di tutto tanto di niente, le parole di tanta gente….”, era bella questa canzone di Mario Castellacci, musicata da Franco Pisano che ci faceva riflettere sull’unicità dell’individuo e sprizzava grande sensibilità, qualcosa della quale oggi o ne abbiamo perso la dimensione o ce ne vergogniamo per non sembrare deboli.

Quando la mattina esco da casa per andare a lavorare incontro gli sguardi di tanta gente, gli occhi di tante donne e in un istante impercettibile le squadro nel loro modo di vestire, di presentarsi e immagino che tipo di donna ci sia dietro a questa apparenza, se vi sia felicità e soddisfazione, se vi sia sofferenza, se vi sia una fidanzata innamorata o una giovane madre picchiata, ma una cosa è certa, vi è sempre una grande dignità nel volersi presentare e uscire in pubblico. Leggi il resto dell’ articolo »

Non sono mai Bianche

Carissimi

Chi sa quante volte era ritornato su quel posto con la mente.

Ci tornava costantemente rivivendo la stessa mattinata, sempre la stessa, per cercare dove quella volta aveva sbagliato.

Aveva poco più che trenta anni e lavorava da sempre, non ricordava quasi più di esser stato bambino, ma oggi era lui ad avere dei bambini da crescere e da mandare avanti e una moglie a casa che non lavorava, correggo, non aveva un lavoro esterno, ma faceva la casalinga e accudiva ad una casa e una famiglia tirando avanti con il minimo per sopravvivere, anche lei una eroina dei giorni d’oggi.

Ogni mattina, mentre fuori era ancora buio, lo stesso rito, in quella piccola cucina, i bambini ancora a letto, il caffè che deodorava l’aria e loro due, seduti al tavolino a fare conti. Leggi il resto dell’ articolo »

Il ragazzo con la valigia

Carissimi

Il ragazzo guardava alla Tv i vecchi documentari “accelerati” in bianco e nero che rappresentavano storiche testimonianze di gente povera, costipata nei bastimenti, piangere alla vista della Statua della Libertà, prima di sbarcare ad Ellis Island ed entrare in quella terra che avrebbe dovuto cambiare le sorti della loro vita.
Gente povera, gente ignorante, a volte anche gente che voleva ricominciare da capo o fuggiva dal delinquere nella propria terra.

Noi che vedevamo in bianco e nero

Carissimi,

accendevo la TV in rigoroso bianco e nero dell’ultima generazione che dava la possibilità di ricevere addirittura un secondo canale, ma per poter passare da un canale all’altro dovevo necessariamente alzarmi e pressare l’apposito pulsante posto di fianco sullo schermo.

Le dimensioni delle TV erano pressoché uguali a meno dell’involucro esterno e soprattutto le trasmissioni iniziavano a metà pomeriggio, interrompendo quell’immagine fissa del mitico monoscopio RAI, mandando il Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini e dando inizio ai programmi, udite, udite della “TV dei ragazzi”, altro che “Amici degli Amici”, “Masculi e Fimmine” o Tv del dolore di Barbara e quant’altro e i bambini, dopo aver fatto i compiti, potevano deliziarsi con Giocagiò, Palan, Patitù, la Fata Muccona, Ciuffettino e tanta produzione dedicata ai ragazzi con fior di autori alle spalle. Leggi il resto dell’ articolo »

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