Scherza coi Fanti e Lascia Stare…

Carissimi

Sono tanti i casi in cui per qualificare un’azienda o un prodotto, addirittura un evento, si ricorre alla celebrazione di anniversari veri o falsi, a volte inconsistenti, vantandone una anzianità.

A partire dai matrimoni ricordavamo che le date che potevano avere un significato erano le ricorrenze legate al venticinquesimo o al cinquantesimo anniversario, poi magari nel tempo si sono anche costruiti motivi di festeggiamenti, più che altro per motivi commerciali, legati a step intermedi, inventando anniversari legati a materiali o a metalli meno pregiati dell’oro e dell’argento.

Così oggi se si vuole presentare sul mercato un negozio o un’azienda e vantarne la sua affidabilità, si fa riferimento ad una data che magari rappresenta l’inizio dell’attività e che diventa ancora più importante se scelta nel secolo precedente, capirete che ciò poteva essere suggestivo quando vivevamo gli ultimi anni del 1900 ma non oggi che siamo nei primi anni del secolo XXI.

Il ricordare che un’attività commerciale esistesse fin dagli anni ’60 del secolo scorso, può solamente ispirare simpatia, ma poco ci direbbe sua affidabilità, poiché per tutto quel lungo periodo non è detto che l’attività abbia avuto solamente momenti eccelsi, molto spesso le aziende vivono varie vicissitudini che le portano a mantenere soltanto il nome mentre si sono subiti cambi di proprietà, sfiorati fallimenti, trasformate le produzioni snaturandone le filosofie iniziali.

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Ma Quando Impari Uomo del mio Tempo?

Carissimi

Io mi ricordo quando sono nato e ho perfettamente vivi in mente i miei primi dieci anni di vita corredati da bei ricordi di qualità che ancora oggi mantengono la loro importanza.

Quando sono nato io i Beatles in realtà stavano cominciando ad avere successo da poco però ci sarebbero sciolti da lì a poco meno di un decennio, mi sono scambiato di poco con miti come Gary Cooper, Fausto Coppi, Mario Riva ma sono arrivato giusto in tempo per conoscere Marilyn Monroe, vedere in vita Totò,

Ma ricordo anche cose brutte, gli omicidi dei fratelli Kennedy, ho visto morire di lì a poco Lorenzo Bandini a Montecarlo (e da allora dicono che il Drake non sarebbe stato più lo stesso).

Ho vissuto la grande notte del 69 nella quale due uomini scendevano sulla luna, ho visto i grandi attori recitare nella televisione bianco e nero, ho imparato ad amare il calcio attraverso Gianni Rivera, ho visto la grande Inter, il grande Milan iniziare a vincere le coppe dei campioni, (per poi entrare in un lungo letargo).

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Gli Oggetti Hanno un’Anima?

Carissimi

Gli oggetti hanno un’anima?

Me lo sono chiesto più volte per il rapporto che spesso ho con le cose e la passione per il passato, il proprio passato, oltre che per la storia.

Ci sono cose che possediamo che ci accompagnano per tanto tempo, a volte per sempre (il sempre umano legato alla nostra esistenza) che hanno per noi quel dichiarato “valore affettivo”.

Ci sono cose che necessariamente hanno rappresentano dei feticci ma sono degli oggetti che ci portiamo appresso nel tempo senza magari accorgercene, ma che finiscono per far perenne parte della nostra scrivania, dei nostri scaffali, della nostra stanza, a volte della nostra macchia e a tutto ciò leghiamo dei momenti e affidiamo la nostra memoria.

Lo so, razionalmente gli oggetti non possono avere un’anima. ma è più forte di noi, attraverso loro registrano il tempo che passa, il nostro divenire e assumono per noi e solo per noi una grande importanza evocativa.

Penso ai collezionisti, penso finanche agli accumulatori seriali, ma penso anche a chi come me raccoglie nella propria stanza dei libri, delle fotocopie, delle riviste che a volte contribuiscono a occupare spazi senza che vengano mai più aperte e senza che si trovi il coraggio di liberarsene.

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E’ Opportuno che Misuri 7

Carissimi

Quando affermo di non capire nulla di politica, mentre sono chiamato a dare giudizi su situazioni contingenti, potrei dare l’impressione a tutti che il mio possa essere un atteggiamento di intellettuale snob. Premetto che non mi sento intellettuale, ma soltanto una persona che ha cervello, lo coltiva e lo esercita.

Snob, no!

Tutt’altro, sono un ingegnere con una vocazione matematica che non permette deroghe, ma ciò che è illogico, spesso è logico per la politica che dimostra di non avere regole, (se non quella unica della opportunità e della ragion di stato che poco si sposa con i teoremi e con tutto ciò che è dimostrabile e che sta alla base del credo di una mente razionale quale può essere quella di un ingegnere).

Per spiegare il mio punto di vista, a seguire vi farò un esempio, che seppur provenendo da chi razionale come me da spesso la sensazione di vivere in un mondo tutto suo, (non di “eletti tra virgolette” cioè gli scelti dal Signore, ma di persone che si confrontano su temi e basi condivisibili, razionali e dimostrabili) riesce a rendere l’idea ricorrendo all’uso dell’algebra elementare, attraverso la messa in pratica del teorema di Pitagora, (matematico vissuto nei tempi ellenici, potete capire quanto tempo è passato da allora).

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Meno Social e più Sobrietà

Cari amici politici soprattutto, state sbagliando tutto, vi siete fatti trascinare in polemica e in un campo molto impervio che non vi appartiene che è quello dei social.

Andate sempre appresso alla necessità di raccogliere consensi su questi strumenti irreali che nulla hanno a che vedere con il mondo vero di ogni giorno e finite per soccombere sotto gli attacchi di chi di questi strumenti ne ha fatto un mestiere.

Dal politico, dalla persona delegata, dalla persona eletta, si attende molto di più di quello che può essere il taglio di un nastro o il saluto in ogni occasione che finisca per qualificare le riunioni altrui, le aspettative dei vari “questuanti della politica”, ma spesso non il proprio lavoro.

I consensi cambiano con rapidità e quelli che contano ai fini elettorali sono quelli acquisiti a ridosso delle competizioni.

Personalmente penso che il politico che ha il potere di decidere, di indirizzare, di governare e se il risultato della buona politica è positivo, non avrebbe neanche bisogno di dover spuntare a firmare qualunque tipo di passaggio poiché spesso e volentieri si ottiene, a mio parere046, l’effetto contrario, ci si attira antipatie, poiché il volare marcare qualunque momento di normalità è a mio parere una distrazione da quello che dovrebbe essere il compito di chi si candida a governare.

Sblocchi un’opera che attende da anni, il cittadino se ne accorge senza che tu gli sbatti difronte la tua faccia per chiedere “ditemi bravo”, la gente non vi darà mai queste soddisfazioni, ma sarà dalla sommatoria di tanti di questi interventi che la popolazione percepirà il miglioramento della qualità di vita e se ne ricorderà all’atto del voto.

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Racconto di Natale

Carissimi

Il vecchio professore, con la sua lunga barba bianca, era seduto in quella grande poltrona, davanti al camino, la luce spenta e l’ambiente era illuminato solamente dalla luce di quella fiamma che usciva fuori dal camino e che diffondeva calore. Accanto a sé una sedia vuota, un piccolo tavolinetto tondo con una bottiglia di Whisky stagionato e sopra un bicchiere anche esso vuoto.

Dietro di lui una tavola nella quale era stato imbandito un solo posto, il silenzio dell’ambiente veniva ogni tanto rotto dal crepitio del fuoco e tutto ciò lo portava a riflettere, mentre sorseggiava il suo bicchiere di super alcolico.

Era una scena che si ripeteva ormai da anni, l’unica differenza era quella sedia accanto a lui oggi vuota così com’è la sua tavola apparecchiata per un posto solo, anche Mario l’ultimo dei suoi amici, era dovuto andare via, suo malgrado, per una breve ma micidiale malattia che non gli aveva dato scampo.

Le loro chiacchiere su tutto e il contrario di tutto, le loro risate su cose stupide, riempivano quello che oggi era un contenitore vuoto, bisognava trovare forti motivazioni per andare avanti.

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Mi Portaste a Mala Strada Pure i Tedeschi

Carissimi

Mi portaste a mala strada pure i tedeschi

E dire che per me i tedeschi, fin dal nostro primo incontro avvenuto nel 1982, avevano rappresentato sempre un popolo da prendere come esempio.

Lo so a cosa state pensando, ma loro a differenza nostra hanno “inertizzato” e sepolto il passato per andare avanti, io ero solo innamorato di quei posti da fiabe più vicini ai paesaggi dei plastici dei trenini elettrici che alla nostre soleggiate realtà mediterranee e avevo sognato fin da sempre di mettere piede in una di queste rinomate località.

Fu così che una mattina dopo uno di quegli interminabili viaggi biblici in treno, con la sosta obbligata di nove ore a Roma prima di riprendere il treno di pomeriggio e giungere a qualunque altra destinazione nordica la mattina dopo. Ovviamente non esisteva una tratta diretta se non quella che da Palermo collegava a Torino o Milano (quella degli emigranti 24 ore), ma per andare nei paesi nordici per arrivare in Germania, in Inghilterra, a Parigi, era necessario fare la sosta tecnica e quindi ci volevano in totale 36 ore.

Fu così che quella mattina d’Agosto giunto in quella grande stazione che come tutte le stazioni importanti avevano quelle gigantesche coperture in ferro e vetro che già ti evocavano film mitici. Giunto al binario di destinazione il primo approccio fu di soddisfazione, di meraviglia. Si sentiva parlare solo in tedesco con quegli annunci dagli altoparlanti che ti spingevano in automatico ad alzare le mani in segno di immotivata resa.

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E’ Tempo di Iniziare a Fare i Conti con il Tempo

Carissimi

Babbo Natale, stava a “santiare” accanto ad una delle sue renne che poverina si era rotta la zampa e non ce la faceva a riprendere la sua corsa e a trascinare il resto delle sue compagne prima di portare in volo la slitta piena di doni. Il dolore era tanto e malgrado la dignità della bestia una lacrima le scendeva sul muso.

Si Babbo Natale era un uomo (ma quale Santa Claus) e quando gli giravano i cinque minuti gli scappava qualche imprecazione, ma non ditelo ai vostri bambini, questo vecchio con mille pensieri per la testa ne aveva uno che era il più importante, rispettare la consegna dei doni di Natale per i bambini e nulla più, ritardare, consegnare già il 26 di dicembre avrebbe reso inutile il tutto e avrebbe per sempre screditato la sua figura. Tutte quelle letterine, quei sacchi di posta nel suo studio, sarebbero state inviate ad un individuo che non manteneva la parola. Nessuno gli imponeva di rispondere, ma una volta che aveva deciso di farlo, il fattore “tempo” era determinante. Ci sarebbe voluto un miracolo, ma lui era fiducioso in una soluzione alternativa.

L’Onorevole Burbazza giungendo davanti la sua segreteria come ogni giorno, trovò una pletora di questuanti e a tutti stringeva le mani e prometteva di dare risposta e soluzione ad ognuna delle loro istanze, e voltandosi verso i suoi collaboratori che lo seguivano, andava indirizzando loro in base alle tematiche le persone pur di scrollarsele di dosso e certo in cuor suo che non ne avrebbe risolto neanche una, ma che ciò non gli avrebbe comportato alcuno scrupolo visto che non c’era all’orizzonte alcuna campagna elettorale, momento nel quale sia le promesse che le richieste assumevano una importanza notevole per la tempestività dell’interessamento.

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Il Responsabile o Cappiddrazzo, Controlliamo il Tazebao

Carissimi

Il professore aprì la porta di quell’aula e trovatosi davanti a una riunione per lui non autorizzata chiese solamente: “chi è il responsabile?

Non chiese di certo: “che cosa sta succedendo? Chi siete? Chi vi ha autorizzato?

Chiese semplicemente “chi è il responsabile?

Quella mattina all’università in quei meravigliosi anni 80 non compresi che il mondo stava cambiando, il modo di approcciarsi alla realtà e a quello che sarebbe stato il futuro, nel mio caso anche professionale, stava nascendo in quegli atteggiamenti: “chi è il responsabile?

Come dico spesso nei miei incontri occasionali con gli allievi universitari, avendo il piacere di essere invitato a discutere di questi argomenti, eravamo a ridosso dei mitici anni 90, che avrebbero introdotto in quello che era il sistema normativo la figura predominante del “responsabile”.

Venivamo fuori dagli anni vissuti per riflesso, almeno nella mia generazione, delle mitiche rivoluzioni culturali legate ai moti studenteschi, il 1968, dove si mise in discussione l’autorità costituita e dove si andava alla ricerca della libertà di pensiero e dei costumi, e dove si poteva fare soprattutto ciò che si voleva.

Si era ritornati nei recinti degli obblighi e dei doveri, ma soprattutto si era inventata una “genialata” che ci distraesse dalla ricerca immediata delle soluzioni, davanti ad un problema, prediligendo la ricerca delle colpe, del capro espiatorio, davanti a un qualunque assembramento, era più comodo conoscere chi fosse il “responsabile”, così la massa si diradava e lasciava da solo al centro di quel contesto un individuo, il “responsabile”, “colui disposto a pagare per le colpe di tutti anche quando personalmente non avesse alcuna colpa”.

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Se facessi politica, sceglierei di fare l’opposizione

Carissimi

Se io potessi e facessi politica non c’è dubbio che sceglierei di fare l’opposizione.

L’opposizione è la cosa più attraente che un politico per priorità si diverte a fare dopo la campagna elettorale, il politico in campagna elettorale si stressa è vero ma si diverte un mondo e specialmente per chi ha avuto la fortuna di esser stato già eletto o per chi è uscente è l’opportunità di scendere nuovamente in mezzo alla vita reale, smetterla con tutte le foto e selfi di ordinanza per manifestare la propria presenza nel ruolo in mezzo a gente che ti pretende ma il più delle volte neanche ti ha votato.

Ecco così gli incontri organizzati dal sostenitore, con i parenti, con gli amici, i colleghi, i condomini nei posti più sperduti o trascurati dalla nostra attività quotidiana, quei vassoi di cartone pieni di rosticceria mignon, quello spumante e il candidato che inizia i suoi discorsi di ringraziamento con il suo solito: “Basta! È ora di finirla.

Tutto ciò prima di essere inserito dal tuo entourage (in media su due macchine) in auto verso la riunione successiva.

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