Archivio per la categoria: Editoriale Settimanale

Memento di una Persona Perbene

Carissimi

Decidere sembra una cosa facile e scontata, ma rimane pur sempre una cosa rara, poiché una decisione comporta una assunzione di responsabilità e allora cosa c’è di meglio che temporeggiare lasciando nelle mani del destino o nell’iniziativa altrui (nella speranza che questi possano sbagliare) la soluzione del tutto? Ma sono esistiti uomini che hanno preso le giuste decisioni pur andando contro corrente e pagando cara questa loro ostinazione, ma costoro hanno finito per fare la differenza.

Vi è mai capitato da persone per bene, oneste e innocenti, di finire nelle maglie della giustizia?

A volte anche per situazione banali, a volte per “atto dovuto” perché ricoprite un ruolo, a volte perché siete stati ingannati da qualcuno in cui ponevate la vostra fiducia, a volte per un collaboratore disonesto. Qualunque sia stata la motivazione, finite per esser risucchiati in un contesto lontano dal vostro essere che finisce per deprimervi, per segnarvi profondamente prima che le sanzioni e la giustizia abbiano fatto il proprio corso scagionandovi pienamente.

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Ammetto di non Sapere Tutto. Auguri di Buon Anno 2022

Carissimi

Potessi svegliarmi domani mattina, e potere dire, chiuso un anno si ricomincia da capo, sarebbe bello, ma sappiamo tutti che solo per motivi Amm.vi il 31 dicembre e diverso dal 1° gennaio che segue, diversamente sarebbero solo due giorni consecutivi in una mattinata.

Se si potessero trattare gli anni come si fa con la contabilità, potremmo tirare righe, bilanciare e andare a capo, potremmo ancora accontentarci di rivivere un “anno della marmotta”, ma sappiamo bene che i danni e i pregi dell’anno precedente li ritroveremo pari, pari nell’anno successivo.

Vorrei a volte operare con la vita come si fa con un nastro di un registratore a bobine, mandando avanti e indietro il tutto, cancellando le parti che non mi convengono, ma non si può.

Non avrò mai la forza di perdonare chi per i più svariati motivi, se mai si sapranno, ha messo in discussione il nostro modo di vivere sociale, in mezzo agli altri, l’unica cosa che ci distingue da altre popolazioni più fredde che non ne sentono la necessità.

Per me il contagiare la positività di pensieri è stata da sempre una priorità più sono andato avanti nella mia vita, ma non mi sarei mai aspettato che in una società evoluta come quella nostra l’individuo potesse essere ancora fonte di contagio, vettore di malattie mortali, soggetto da evitare e da spingere all’isolamento a maggior ragione dopo aver messo in atto vaccinazioni di massa, evitare obbligati, l’altro, isolarsi non per scelta, venire rifiutato in ogni posto che avesse un ingresso presidiato o regolamentato.

Per il momento viviamo nella confusione mediatica e nel terrore indotto, ma qualcuno prima o poi dovrà spiegarci cosa è accaduto, poiché posso anche passare sopra a chi per professione non ha avuto alcuno scrupolo a trarne fonte di speculazione e arricchimento (nei limiti della legalità) ma qualcuno dovrà spiegarci su come un errore da laboratorio abbia potuto infettare il mondo intero alla stessa stregua dei racconti di fantascienza dove per un incidente in una centrale nucleare la vita nel mondo veniva messa a repentaglio.

È vero, la realtà supera molto spesso le aspettative e in questo caso riesce a scardinare principi fino a qualche mese fa indiscutibili, eravamo bloccati in vincoli di bilancio che la comunità europea ci imponeva e avevamo iniziato sacrifici duri per evitare l’aumento dell’aliquota IVA, oggi chi ne parla più? Chi si concentra solo sul debito crescente nazionale? Abbiamo visto crollare il principio dell’economia alla base della vita collettiva per tornare a vivere un nuovo umanesimo, stiamo abbandonando le previsioni a lunga durata per la sostenibilità degli investimenti.

Non ho più certezza di quando finirà e non ho alcun dogma da seguire, so solo che nulla sarà come prima e che ci abitueremo anche a queste nuove esigenze e se ci pensate sono cambiate tantissime regole imprescindibili fino a qualche tempo fa, la più stupida e a molti comune, era quella della partita di pallone della domenica, cantata dalla highlander Rita Pavone, nel pomeriggio allora e oggi soltanto su appuntamento televisivo random durante la settimana.

Potremo ancora parlare di tradizione? Forse fin quando ci sarà un Coreano in grado di comprarsi un biglietto “a sangue di Papa”, qualche anno prima per poter battere le mani a ritmo durante la marcia di Radetzky nella sala degli Amici della Musica del concerto di capodanno di Vienna.

Un abbraccio, Frohes neues Jahr 2022, Epruno.

Tradizionale Discorso di Fine Anno di Epruno alla Nazione

Carissimi

Come da tradizione, anche io rivolgo il mio messaggio di fine anno 2021.

Io non ho un mandato che mi scade, rimarrò Epruno fin quando il Signore lo vorrà e pertanto le mie considerazioni sono scevre di scenari legati a scadenze.

Chi rischia di scadere è l’uomo, lo abbiamo visto con la sua fragilità messo a rischio nelle cose che più lo divertivano, il sesso (aids) e i rapporti collettivi, le partecipazioni ad eventi, gli stadi e le movide (il covid) se a questo aggiungete la circostanza che la tavola era stata bandita da qualunque dietologo e rimane vincolata alle sue evocazioni mediatico-televisive dei “si chef” dei “master chef” dei “ristoranti in competizione televisiva” ……. Vi chiederete “che vita!”

Non vi voglio neanche evocare ciò che è stato l’anno vissuto poiché abbiamo parlato soltanto di contagi e già potremmo chiudere qui questo discorso se non ci fosse stato chi dietro questa quinta mediatica abbia continuato ad esercitare male un ruolo pubblico, o si sia trovato le opportunità per speculare, il mondo cattivo è andato avanti, il mondo buono ha perso alcuni pezzi.

Ci hanno lasciato amici cari o figure pubbliche a noi familiari, ma grazie al cielo in questo 2021 sono nati tanti bambini che quando cresceranno non ricorderanno nulla di questi tempi e la vita continuerà.

Per lo sport e per l’Italia è stato un anno stranamente straordinario, vincere un europeo di calcio era un sogno che cullavamo da anni e vincerlo in Inghilterra non ha avuto prezzo e poi contro gli inglesi. Che dire delle olimpiadi differite di un anno, contingentate ma vittoriose e per tutti con un uomo sul tetto del mondo per il salto in alto e soprattutto l’uomo più veloce del mondo nei 100 m , ma chi lo avrebbe detto mai, noi popolo di spadaccini.

Ma malgrado tutto preferisco vincere di meno e non avere più il covid.

Ci ha riportati alla realtà il calcio locale con l’ammirevole “Hera Hora” che con i colori rosa nero tiene in piedi i colori del Palermo in una serie C infernale ma nessuno si azzardi a fare discorsi su come stavamo prima visto che ciò che avevamo non solo lo abbiamo suicidato ma lo abbiamo messo nelle mani di chi non vedeva l’ora di cancellarci dallo scenario nazionale. Abbiamo vissuto un sogno comprato tra Venezia e il Friuli di come sarebbe stato un Palermo in serie A e addirittura in coppa per ritornare alla nostra dimensione sportiva cittadina di realtà a cavallo tra la C e la B.

La città si sta svegliando dai sogni e dalle visioni che abbiamo raccontato agli altri e ai quali abbiamo voluto credere, la realtà è una città cantiere, in parte degradata, in parte trascurata ma fortemente ideologizzata, ma fondamentalmente una città in forte ritardo rispetto alle pari città europee. La città è stata narrata in una determinata maniera, accogliente, visionaria, virtuale ma adesso da modello fantastico è giunta l’ora che questa diventi una “città normale” malgrado i suoi difetti e che tutti se ne prenda atto.

Chi ha a cuore questa città la deve sognare normale, e sbracciarsi per correggere tutte le scelte sbagliate spesso dettate da posizioni ideologiche, di parte e di nicchia, portare a compimento quanto di buono è stato avviato, scegliere uomini di buona volontà e soprattutto valorizzare le competenze che si riscontrano nella storia e nei fatti e forse troveremo qualche cicatrice in più in costoro, qualche cellulite in più rispetto a un bel paio di gambe o ad una bella apparenza normale, ma ciò che potremo portarci nel futuro proveniente dal passato è il detto che “chi sa fa” e non ha bisogno di sbandierarlo ai quattro venti.

A differenza degli specialisti della comunicazione e degli ancor-man, di un tecnico che ha fatto bene il suo dovere (e vale non solo per i tecnici, ma per tutti i professionisti), che passa il tempo seduto a lavorare o sul posto dove giornalmente si manifesta la necessità, non ne conoscerete mai il volto mediaticamente perché ciò rientra nella normalità.

Sentirete chiedere “chi è il responsabile” non per distribuire medaglie ma per addossare l’onere della colpa di qualcosa che è andata male ed allora ne vedrete il volto e il nome.

Pertanto uomini di buona volontà, per voi non c’è un concorso, ma fatevi avanti abbiamo una città da ricostruire specialmente dopo gli ulteriori danni che questa pandemia sta portando.

Un augurio di meno visioni, teoremi e ideologie e maggiore praticità. Un abbraccio, Buon 2022 a Tutti Voi. Epruno.

 

In occasione della fine dell’anno 2021, a reti unificate (Facebook profilo “La Voce di Epruno”; Facebook gruppo “Io leggo Epruno”; Facebook gruppo “Gruppo d’Ascolto di FQNS – La Voce di Epruno”; Facebook pagina “Epruno, il Bello della Vita”; blog “www.epruno.it/”)

Natale! Facciamo quest’anno una “tregua mascherata”

Carissimi

Berrete e mangerete, riceverete maglioni fuori misura e fascia colli che implementeranno la collezione non usata del cassetto nell’armadio, accorderete qualche desiderio, vi farete le foto con gli anziani genitori delle quali apprezzerete il valore quando dovrete fare i conti con la loro assenza e aspetterete la mezzanotte e sarà Natale anche quest’anno.

Non aspettatevi malgrado tutti gli appelli e gli auspici di essere più buoni dal giorno dopo, il Natale non ha questi poteri, ma di contro possiede il potere della tregua, di quelle tregue che fermano le ostilità almeno per un giorno, poiché dal giorno dopo torneranno le incomprensioni, le liti, le cattiverie, perché il problema non è quello che ci sono pochi “giorni di Natale” in un anno, ma che l’egoismo ed il Natale viaggiano su binari diversi.

Avete notato come tutte le notifiche e le comunicazioni di cose brutte si concentrano a ridosso delle festività?

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“Il Telefono, la Tua Voce”

Carissimi

diciamolo francamente chi guida parlando al telefonino è un assassino potenziale che gira per strada mettendo a repentaglio la vita di chiunque ha la disgrazia di trovarsi sulla sua strada, in quello che più volte ho definito come “un attraversamento fatale”, e tutto ciò perché? Per non avere si ha il tempo di fermarsi e completare la propria conversazione?

Credetemi non è una esagerazione, ma sono le statistiche che parlano, non potete immaginare quanti giornalmente ne incontro durante i miei spostamenti in moto. Per non parlare dei campioni dell’idiozia che vanno su una motocicletta parlando al telefonino. Sapete tutti della difficoltà a rimanere in piedi sulle strade groviera della nostra città mentre guidate concentrati con entrambe le mani sul manubrio, immaginate adesso la fatica a farlo con una mano mentre l’altra regge l’aggeggio infernale.

Ditemi quindi se ciò non è sfidare la sorte, ma ditemi chi vi ha dato certezza dell’immortalità o chi vi da il diritto di consumare qualcuno inconsapevole che ha il solo torto di uscire per strada ed incontrarvi.

Ma io mi chiedo inoltre, quanto tempo passate al telefonino? Vi siete resi conto di quanto tempo al giorno d’oggi si parla al telefonino?

Una volta, quando si usava il telefono di casa o il telefono pubblico a gettone, le telefonate costavano non solo secondo il tempo impiegato ma anche per lo scatto alla risposta, oltre per la distanza …. bei tempi!

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Non ci sono più le stagioni di una volta, ma se ritornano?

Carissimi

Certo non scegliamo dove nascere, ma vuoi mettere il farlo a Palermo? Qui dove era sempre estate e splendeva il sole e la gente non amava fare un amato “cribio” e invece.

A dire il vero c’è una stragrande maggioranza di persone che non amano fare un “cribio” ma ciò viene compensato da chi fa da contro peso per far sì che lo spettacolo continui, così preso dal fatto che qui fa sempre caldo e distratto dalle conseguenze, c’è chi finisce per lavorare anche per coloro che magari dietro la porta accanto o nel posto limitrofo trova tutte le scuse e le aderenze per non adempiere al proprio dovere.

Oggi piove e a dire la verità e da un po’ di tempo che piove, anzi devo dire che a differenza dei tempi in cui ci beavamo del fatto che le piogge riempissero gli invasi, oggi ti deve andar bene che non si allaghino i sottopassi e le strade, sotto precipitazioni torrenziali.

Non ci sono più le stagioni di una volta, non ci sono più le città di una volta, figuratevi se possono ancora esistere le persone di una volta.

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Lui e Noi

Carissimi, tutto quello che vi inventerete per migliorare la qualità della vita della collettività passerà necessariamente da “Lui” che attraverso il suo ego è in grado di condizionare la vita di tutti.
“Lui” è colui che quando hai realizzato le piste ciclabili ed hai ristretto la carreggiata permettendo di posteggiare lungo i due lati della strada, sente la necessità di posteggiare in doppia fila creando un ingorgo perché non ha tempo di andare a cercare un posteggio come tutti, non vuole pagare la zona blu o non vuole utilizzare un parcheggio ad ore seppur offerto gratuitamente dal negozio dove ha deciso di recarsi.
Perché?
Perché è “Lui” e questo dovrebbe bastare a tutti, c’è bisogno di aggiungere ulteriori parole?
Cosa volete che succeda se il mondo è costretto a farsi sequestrare in un ingorgo? Cosa volete che cambi nella sua vita se gli altri saranno costretti ad utilizzare il clacson infastidendolo o peggio ancora lasciandolo nella grande indifferenza, cosa volete che gli possa interessare se un autobus di linea non riesca a passare, vuoi mettere la comodità di “Lui” in confronto alle esigenze degli altri?
Ma come può permettersi costui di fare il “Lui” senza che nessuno lo sanzioni?
“I Vigili, la Polizia, I Carabinieri, i Finanzieri”, tutti coloro che hanno una paletta, dove sono?
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La Colonna di destra

Carissimi

Lo so, avete ragione, con quale coraggio continuo a parlare di ricerca del meglio della vita, di qualità di vita, quando abbiamo problemi ben più gravi di questo voler filosofeggiare sul creato, come quello di dover necessariamente cercare consensi, facendo diventare finanche un virus oggetto di divisione politica, lo conosciamo da poco, ma vogliamo capire soprattutto se è di destra o di sinistra, come tutte le cose in questo paese, se è bene prenderselo e al limite morire (che ci sarebbe di male, pure Mozart, pure Van Gogh, pure i più grandi esteti sono morti) o vaccinarsi e tentare di farla franca?

C’è picca i fari, siamo sempre quelli del siciliano Guglielmo Shakespeare, “essere o non essere …. morire, dormire …. a proposito di dormiri … nun mi diti nienti …. anche quello è diventato un lusso e più andate avanti, peggio è, dormire tutta una tirata …. un sogno ed a proposito di sogno, è così che ogni alzata ed ogni spezzone di sonno notturno diventa anche esso come una puntata di una serie televisiva su Netflix.

Quindi non solo veniamo bombardati di giorno della stessa materia attraverso tutti i media, ma a notte nansunnamu arrieri e così ci alziamo all’orario anticipando la sveglia, anzi ci facciamo trovare assittato nel letto accanto al comodino nell’attesa che questa suoni per comprendere se il fatto stesso di essere seduto è un sogno del fatto che siamo seduti o perché ci siamo già svegliati.

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Siciliano per Caso – Il ritorno di Gianfranco Jannuzzo a Palermo

L’emergenza covid aveva ritardato quanto già programmato, periodo nel quale l’artista comunque non è rimasto con le mani in mano, anzi ne ha approfittato per lasciarsi convincere a raggruppare in un prodotto editoriale la sua passione per le foto e soprattutto gli scatti dedicati alla sua Agrigento e la sua gente, libro (“Gente Mia”) che verrà presentato a Palermo, a Villa Zito Mercoledì 10 Novembre alle ore 17.00.

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Fantozzi! Evviva la meritocrazia

Carissimi

Quando entrò in casa mia quel libro lo lessi tutto d’un fiato rimanendone affascinato, guardando a quelle vicende impiegatizie con tanto divertimento. Il ritrovarlo sullo schermo nell’interpretazione del suo autore che trovò il coraggio di cambiar vita, prendendo le distanze da un ambiente così lontano dalle speranze di un giovane sognatore mi metteva tanta allegria.

Ma quando un personaggio diviene icona di uno status e esso stesso un aggettivo per intendere una condizione, penso proprio che l’intenzione dell’autore di ironizzare su un ambiente ben conosciuto e oggi guardato dal di fuori, aveva raggiunto lo scopo.

Il giorno in cui anche nella mia vita si profilò accidentalmente l’occasione di finire dietro una scrivania per uno dei tanti dimenticato concorso per titoli il mio allora datore di lavoro mi disse in maniera disarmante: “andrai a fare il Fantozzi anche Tu”.

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