

L’Arte di Apparire non più Nobile
Carissimi,
ero bambino e, dietro l’alto muro di una grande villa ormai consumata dal tempo, immaginavo i nobili trascorrere i pomeriggi giocando a carte. Mi sembravano persone speciali, appartenenti a un mondo lontano, dove il privilegio era quasi una condizione naturale. Poi si cresce e si scopre che, molto spesso, la nobiltà consisteva soprattutto nell’arte di annoiarsi.
Come diceva un mio caro amico comico: «Vedete che è brutto?».
Sì, è brutto. Ma ancora più curioso è continuare a rimpiangere un mondo che abbiamo scelto di lasciarci alle spalle. La monarchia appartiene alla storia e la Repubblica, che oggi compie ottant’anni, rappresenta ormai la nostra identità istituzionale. Eppure continuiamo a guardare con nostalgia titoli, stemmi e cognomi illustri, come se bastassero a certificare un valore che il tempo, invece, ha già provveduto a ridimensionare.
Perché oggi, nella maggior parte dei casi, non è rimasta né la nobiltà né la ricchezza. Non viviamo più nell’Italia delle cambiali, ma in quella dei debiti e dei patrimoni lentamente dissolti. Del resto, la ricchezza è una creatura infedele: cambia spesso proprietario e, come ricordava un altro caro amico, raramente sopravvive a più di una generazione, soprattutto quando non è stata conquistata ma semplicemente ereditata.












