

Anche tra Mozart e Stalin è possibile trovare un contatto
Carissimi,
credo ancora nel grande potere della musica, non perché renda migliori gli uomini, sarebbe una pretesa eccessiva anche per Wolfgang Amadeus Mozart, ma perché talvolta riesce almeno a scalfire quella crosta dura e feroce che ognuno si porta addosso come corazza, uniforme o semplice abitudine alla propria ottusità. La musica non converte nessuno, non trasforma il lupo in agnello e neppure il cretino in pensatore, però possiede una qualità rara, quella di trovare un minimo comune denominatore tra animi diversissimi, perfino tra quelli che sembrano impermeabili a qualunque forma di bellezza.
Se poi restiamo della nostra idea, pazienza, purché si esca da un confronto con un dubbio in più, con una crepa nella propria sicurezza, che già sarebbe un progresso civile.
Del resto se è vero che Trump sembra avere una certa inclinazione per i Village People, ed è già materia sufficiente per un trattato di geopolitica musicale, è anche vero che Putin, in compagnia del Cavaliere, si dilettava ad ascoltare musiche napoletane cantate e suonate al pianoforte, è altrettanto vero che anche Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Stalin, dietro quell’animo contadino, siberiano, impenetrabile, feroce e burocraticamente sanguinario, coltivava una latente passione per la musica classica.












