Carissimi,

una cosa è certa. Davanti alle stesse immagini reagiamo in maniera diversa. Dipende dall’esperienza, dalla formazione e, soprattutto, dall’età. Quella maledetta età che ci porta a ricordare come eravamo e a domandarci come “cabbasiso” siamo diventati.

Ero troppo giovane per comprendere fino in fondo le rivolte studentesche francesi del Sessantotto. Ricordo quei ragazzi che manifestavano persino in giacca e cravatta. Del resto, allora si passava dai pantaloncini corti direttamente all’abito da adulti, possibilmente senza fermate intermedie.

Da quelle piazze nacque una stagione di contestazione che attraversò l’Europa e il mondo. C’erano ideali, elaborazione culturale, battaglie per i diritti, una diversa concezione dell’università e dell’autorità. Ci furono anche estremismi, strumentalizzazioni e parecchie minchiate, ma qualcosa cambiò davvero.

Oggi guardo certe manifestazioni e vedo incappucciati, spranghe, vetrine sfondate, bandiere agitate spesso senza conoscerne nemmeno la storia. Si parte per protestare contro qualcosa e si finisce per combattere contro una vetrina, che generalmente non ha responsabilità politiche.

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