Oggi Conviene Uscire Fuori dalla Fila

Carissimi,

avete cominciato a prendere consapevolezza che non ci saranno mai risorse per tutti?

Ci siamo deliziati spesso con la nostra espressione locale “a cu afferra un turcu e suo” per potere giustificare il modo di arraffare prima che ci sia qualcun altro che ci metta su le mani a tutto quanto si presenta davanti ai nostri occhi, per poi pregiarsi del titolo di “furbo”.

Bene, oggi dobbiamo cominciare a prendere consapevolezza che i tempi sono cambiati sia perchè “quanti turchi c’annu a essiri” per poter contentare il bottino di tutti i cacciatori?

In più, mentre prima della conoscenza della risorsa si era in un numero limitato, oggi di queste risorse sono in tanti ad averne preso consapevolezza e ad essersi messi alla sua ricerca al fine di raccoglierle.

Oggi tutti vorremmo essere furbi, quindi oggi più che mai il motto che io porto nel mio profilo (ma con tutt’altro intento e significato perché parlo di santità come Santo Agostino) è “se questo e quello perché non io?”

Dobbiamo mettere da parte le regole e affidarci ad un nuovo far west o continuare a mantenere l’atteggiamento di Alice nel paese della meraviglie che ogni tanto scopre uno scandalo e dice “mamma mia non me l’aspettavo”?

Una volta c’erano 10 comandamentileggi scritte su due “pietroni che sancivano dieci comportamenti da tenere su circostanze importanti. Poi vennero scritti i codici che finirono per amplificare e approfondire la casistica relativa a queste circostanze e poi venne il momento dell’interpretazione di queste circostanze da parte dei giudici e dei regolamentatori.

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Che Profumo Usate? Quale Odore Lasciate?

Carissimi,

sono frastornato per tutte le notizie che leggo attraverso il web, non avendo la possibilità attualmente di comprare un giornale.

Mi chiedo: “Cosa vuol dire dipendere”? Vuol dire legare le proprie sorti a situazioni esterne, non necessariamente un’altra persona, o gruppi di persone, ma anche ad abitudini o a contesti che alla fine finiscono per condizionare quella che dovrebbe essere la nostra libertà.

E’ vero la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri, sarebbe un concetto molto saggio e semplice qualora si potesse applicare, ma penso solamente che ciò sia legato a vecchi retaggi di una filosofia ellenica che rimane stampata sui libri o nella saggezza dei vecchi professori.

Oggi e ne abbiamo parlato più di una volta, “cu afferra un turcu è suo”.

Allora cosa significa dipendere? Indubbiamente vuol dire dover avere a che fare con determinati contesti con i quali ci si confronta. Pertanto, affinché questa condizione sia una condizione, non dico transitoria, poiché qualora si scelga di dipendere lo si fa per la vita, ma accettabile, occorre che si sappia fare delle scelte che siano sempre chiare e incontrovertibili.

Qui troviamo a un certo punto la differenza tra due categorie umane. quella degli uomini con la “M” maiuscola e quella degli “zerbini” o  delle “canne al vento” che nulla hanno a che vedere con Grazia Deledda. coloro che hanno investito tanto nell’acquisto delle bandiere, di volta in volta, per averle sempre pronte per poterle issare al vento ben visibili, fidando sempre nella speranza che la gente abbia poca memoria.

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La Ruota del Criceto Cinquantenne

Carissimi

Questa mattina mentre mi preparavo ad uscire ho aperto il mio armadio nella stanza da letto e ho cercato i miei pantaloni beige alla zampa di elefante, quella bella camicia col colletto lungo comprata in uno dei migliori negozi di abbigliamento trend e il mio maglioncino marrone attillatissimo.

Lo so, questo inizio di racconto, desta un sospetto per chi è abituato a leggermi nei fine settimana e soprattutto per chi mi conosce o ha visto foto recenti nelle quali mi viene sempre contestata la predilezione per il colore blu, qualche volta nero, tanto da fare invidia a qualunque metronotte e poi se proprio dobbiamo dirla tutta, non avendo grande predilezione per il mare, ma preferendo la montagna, utilizzo solamente nella stagione estiva le magliette e l’abbigliamento colorato.

Ma perché allora andare alla ricerca di questi abbigliamenti desueti?

Proprio perché quelli erano gli abbigliamenti alla moda che vestivamo negli anni 70 e io in quegli anni, frequentavo il liceo, ero un atleta, ovviamente pesavo almeno la metà di quanto possa pesare oggi, e vestivo come tutti i giovani emulando i costumi che ricordassero un po’ la febbre del sabato sera, pur non sapendo ballare (tutto strano), ma anche se non frequentavo le discoteche, quello c’era nei negozi, e se volevi essere alla moda chiaramente dovevi necessariamente avere un paio di pantaloni a zampa elefante.

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Scherza coi Fanti e Lascia Stare…

Carissimi

Sono tanti i casi in cui per qualificare un’azienda o un prodotto, addirittura un evento, si ricorre alla celebrazione di anniversari veri o falsi, a volte inconsistenti, vantandone una anzianità.

A partire dai matrimoni ricordavamo che le date che potevano avere un significato erano le ricorrenze legate al venticinquesimo o al cinquantesimo anniversario, poi magari nel tempo si sono anche costruiti motivi di festeggiamenti, più che altro per motivi commerciali, legati a step intermedi, inventando anniversari legati a materiali o a metalli meno pregiati dell’oro e dell’argento.

Così oggi se si vuole presentare sul mercato un negozio o un’azienda e vantarne la sua affidabilità, si fa riferimento ad una data che magari rappresenta l’inizio dell’attività e che diventa ancora più importante se scelta nel secolo precedente, capirete che ciò poteva essere suggestivo quando vivevamo gli ultimi anni del 1900 ma non oggi che siamo nei primi anni del secolo XXI.

Il ricordare che un’attività commerciale esistesse fin dagli anni ’60 del secolo scorso, può solamente ispirare simpatia, ma poco ci direbbe sua affidabilità, poiché per tutto quel lungo periodo non è detto che l’attività abbia avuto solamente momenti eccelsi, molto spesso le aziende vivono varie vicissitudini che le portano a mantenere soltanto il nome mentre si sono subiti cambi di proprietà, sfiorati fallimenti, trasformate le produzioni snaturandone le filosofie iniziali.

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Ma Quando Impari Uomo del mio Tempo?

Carissimi

Io mi ricordo quando sono nato e ho perfettamente vivi in mente i miei primi dieci anni di vita corredati da bei ricordi di qualità che ancora oggi mantengono la loro importanza.

Quando sono nato io i Beatles in realtà stavano cominciando ad avere successo da poco però ci sarebbero sciolti da lì a poco meno di un decennio, mi sono scambiato di poco con miti come Gary Cooper, Fausto Coppi, Mario Riva ma sono arrivato giusto in tempo per conoscere Marilyn Monroe, vedere in vita Totò,

Ma ricordo anche cose brutte, gli omicidi dei fratelli Kennedy, ho visto morire di lì a poco Lorenzo Bandini a Montecarlo (e da allora dicono che il Drake non sarebbe stato più lo stesso).

Ho vissuto la grande notte del 69 nella quale due uomini scendevano sulla luna, ho visto i grandi attori recitare nella televisione bianco e nero, ho imparato ad amare il calcio attraverso Gianni Rivera, ho visto la grande Inter, il grande Milan iniziare a vincere le coppe dei campioni, (per poi entrare in un lungo letargo).

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Gli Oggetti Hanno un’Anima?

Carissimi

Gli oggetti hanno un’anima?

Me lo sono chiesto più volte per il rapporto che spesso ho con le cose e la passione per il passato, il proprio passato, oltre che per la storia.

Ci sono cose che possediamo che ci accompagnano per tanto tempo, a volte per sempre (il sempre umano legato alla nostra esistenza) che hanno per noi quel dichiarato “valore affettivo”.

Ci sono cose che necessariamente hanno rappresentano dei feticci ma sono degli oggetti che ci portiamo appresso nel tempo senza magari accorgercene, ma che finiscono per far perenne parte della nostra scrivania, dei nostri scaffali, della nostra stanza, a volte della nostra macchia e a tutto ciò leghiamo dei momenti e affidiamo la nostra memoria.

Lo so, razionalmente gli oggetti non possono avere un’anima. ma è più forte di noi, attraverso loro registrano il tempo che passa, il nostro divenire e assumono per noi e solo per noi una grande importanza evocativa.

Penso ai collezionisti, penso finanche agli accumulatori seriali, ma penso anche a chi come me raccoglie nella propria stanza dei libri, delle fotocopie, delle riviste che a volte contribuiscono a occupare spazi senza che vengano mai più aperte e senza che si trovi il coraggio di liberarsene.

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E’ Opportuno che Misuri 7

Carissimi

Quando affermo di non capire nulla di politica, mentre sono chiamato a dare giudizi su situazioni contingenti, potrei dare l’impressione a tutti che il mio possa essere un atteggiamento di intellettuale snob. Premetto che non mi sento intellettuale, ma soltanto una persona che ha cervello, lo coltiva e lo esercita.

Snob, no!

Tutt’altro, sono un ingegnere con una vocazione matematica che non permette deroghe, ma ciò che è illogico, spesso è logico per la politica che dimostra di non avere regole, (se non quella unica della opportunità e della ragion di stato che poco si sposa con i teoremi e con tutto ciò che è dimostrabile e che sta alla base del credo di una mente razionale quale può essere quella di un ingegnere).

Per spiegare il mio punto di vista, a seguire vi farò un esempio, che seppur provenendo da chi razionale come me da spesso la sensazione di vivere in un mondo tutto suo, (non di “eletti tra virgolette” cioè gli scelti dal Signore, ma di persone che si confrontano su temi e basi condivisibili, razionali e dimostrabili) riesce a rendere l’idea ricorrendo all’uso dell’algebra elementare, attraverso la messa in pratica del teorema di Pitagora, (matematico vissuto nei tempi ellenici, potete capire quanto tempo è passato da allora).

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Meno Social e più Sobrietà

Cari amici politici soprattutto, state sbagliando tutto, vi siete fatti trascinare in polemica e in un campo molto impervio che non vi appartiene che è quello dei social.

Andate sempre appresso alla necessità di raccogliere consensi su questi strumenti irreali che nulla hanno a che vedere con il mondo vero di ogni giorno e finite per soccombere sotto gli attacchi di chi di questi strumenti ne ha fatto un mestiere.

Dal politico, dalla persona delegata, dalla persona eletta, si attende molto di più di quello che può essere il taglio di un nastro o il saluto in ogni occasione che finisca per qualificare le riunioni altrui, le aspettative dei vari “questuanti della politica”, ma spesso non il proprio lavoro.

I consensi cambiano con rapidità e quelli che contano ai fini elettorali sono quelli acquisiti a ridosso delle competizioni.

Personalmente penso che il politico che ha il potere di decidere, di indirizzare, di governare e se il risultato della buona politica è positivo, non avrebbe neanche bisogno di dover spuntare a firmare qualunque tipo di passaggio poiché spesso e volentieri si ottiene, a mio parere046, l’effetto contrario, ci si attira antipatie, poiché il volare marcare qualunque momento di normalità è a mio parere una distrazione da quello che dovrebbe essere il compito di chi si candida a governare.

Sblocchi un’opera che attende da anni, il cittadino se ne accorge senza che tu gli sbatti difronte la tua faccia per chiedere “ditemi bravo”, la gente non vi darà mai queste soddisfazioni, ma sarà dalla sommatoria di tanti di questi interventi che la popolazione percepirà il miglioramento della qualità di vita e se ne ricorderà all’atto del voto.

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Racconto di Natale

Carissimi

Il vecchio professore, con la sua lunga barba bianca, era seduto in quella grande poltrona, davanti al camino, la luce spenta e l’ambiente era illuminato solamente dalla luce di quella fiamma che usciva fuori dal camino e che diffondeva calore. Accanto a sé una sedia vuota, un piccolo tavolinetto tondo con una bottiglia di Whisky stagionato e sopra un bicchiere anche esso vuoto.

Dietro di lui una tavola nella quale era stato imbandito un solo posto, il silenzio dell’ambiente veniva ogni tanto rotto dal crepitio del fuoco e tutto ciò lo portava a riflettere, mentre sorseggiava il suo bicchiere di super alcolico.

Era una scena che si ripeteva ormai da anni, l’unica differenza era quella sedia accanto a lui oggi vuota così com’è la sua tavola apparecchiata per un posto solo, anche Mario l’ultimo dei suoi amici, era dovuto andare via, suo malgrado, per una breve ma micidiale malattia che non gli aveva dato scampo.

Le loro chiacchiere su tutto e il contrario di tutto, le loro risate su cose stupide, riempivano quello che oggi era un contenitore vuoto, bisognava trovare forti motivazioni per andare avanti.

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Mi Portaste a Mala Strada Pure i Tedeschi

Carissimi

Mi portaste a mala strada pure i tedeschi

E dire che per me i tedeschi, fin dal nostro primo incontro avvenuto nel 1982, avevano rappresentato sempre un popolo da prendere come esempio.

Lo so a cosa state pensando, ma loro a differenza nostra hanno “inertizzato” e sepolto il passato per andare avanti, io ero solo innamorato di quei posti da fiabe più vicini ai paesaggi dei plastici dei trenini elettrici che alla nostre soleggiate realtà mediterranee e avevo sognato fin da sempre di mettere piede in una di queste rinomate località.

Fu così che una mattina dopo uno di quegli interminabili viaggi biblici in treno, con la sosta obbligata di nove ore a Roma prima di riprendere il treno di pomeriggio e giungere a qualunque altra destinazione nordica la mattina dopo. Ovviamente non esisteva una tratta diretta se non quella che da Palermo collegava a Torino o Milano (quella degli emigranti 24 ore), ma per andare nei paesi nordici per arrivare in Germania, in Inghilterra, a Parigi, era necessario fare la sosta tecnica e quindi ci volevano in totale 36 ore.

Fu così che quella mattina d’Agosto giunto in quella grande stazione che come tutte le stazioni importanti avevano quelle gigantesche coperture in ferro e vetro che già ti evocavano film mitici. Giunto al binario di destinazione il primo approccio fu di soddisfazione, di meraviglia. Si sentiva parlare solo in tedesco con quegli annunci dagli altoparlanti che ti spingevano in automatico ad alzare le mani in segno di immotivata resa.

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