Finalmente Epruno ha deciso di mettere su carta una rassegna dei racconti brevi che vi hanno fatto compagnia in questi anni sul web, ina radio o sulle testate on-line come editoriali e in teatro nella rassegna di “Leggendo Epruno”.
Finalmente Epruno ha deciso di mettere su carta una rassegna dei racconti brevi che vi hanno fatto compagnia in questi anni sul web, ina radio o sulle testate on-line come editoriali e in teatro nella rassegna di “Leggendo Epruno”.
Carissimi,
confermo che dall’altra parte non c’è nulla, o meglio c’è qualcosa ma come sempre non è per tutti, serve il timbro giusto, quello che non sai mai dove prendere.
Tutto è cominciato con una voce durante quel dormiveglia viscido su un “lettino sotto una lampada scialitica”, in cui non sei né vivo né morto ma stai già dando fastidio, una voce che urlava che l’anestetico era in controindicazione con l’allergia, e poi silenzio, prima il buio e subito dopo una luce talmente forte da sembrare una lampada da interrogatorio più che l’aldilà.
Mi ritrovai seduto in una grande sala d’attesa, affollata come un lunedì mattina all’ASP, un’astanteria metafisica con sedie di plastica e l’aria stanca di chi aspetta da una vita che infatti era appena finita, mentre una guardia giurata enorme con voce cavernosa e vocazione da usciere eterno chiamava i turni davanti a tre porte, “Accettazione”, “Riconsegna Anime”, “Ulteriore Possibilità”, e pensai subito che pure lì le deroghe non mancavano.
Carissimi
Oggi approfittando della ricorrenza, mi piace parlare di un tema di certo serio, ma alquanto umano, che ci coinvolge tutti, prima o poi, e che ci rende tutti uguali, “l’assenza”.
Oggi onoreremo “Tutti i Santi”, anche quelli fuori dal calendario, regalando un onomastico a chi non ce l’ha, domani, commemoreremo i nostri defunti, “i muorti” dalle mie parti e destineremo un fiore sulle loro tombe o un pensiero alla loro memoria.
Daremo il giusto peso alle “assenze”, proprio mentre i nostri occhi e le nostre orecchie sono pieni di immagini di morte e di messaggi che inneggiano alla guerra, dimenticando il valore della vita, anche della più insignificante ai nostri occhi.
Si dice, “se non si ama la vita non si ha paura della morte”, eppure chi lo sa, se anche nelle menti bacate di costoro, all’ultimo istante, prima di chiudere gli occhi su questo mondo, non sia balenato in loro il desiderio di rimanere attaccati alla propria esistenza.
Per noi che amiamo la vita, non solo la nostra ma anche la vita degli altri, rimane sempre un dolore mai elaborato, un senso di impotenza e un vuoto incolmabile per ogni nostro affetto, non necessariamente di un familiare, ma anche di coloro che sono entrati nella nostra esistenza per dare a questa un contenuto, un valore aggiunto.
Carissimi
Da dove si ricomincia se vogliamo dare soluzione di continuità?
Questo come dettovi è per me un anno importante perché coincide con il venticinquesimo anniversari dell’inizio di questa mia attività “narrativa a mezzo di settimanali editoriali” che ha raccontato di tutto e di tutti, anche contro corrente, anche contro il “potere del momento” in grande libertà di pensiero senza necessariamente prostrarsi per captatio benevolentiae poiché non avrebbe avuto alcun senso, sarebbe stata una perdita di tempo.
Io parlo dell’uomo (Diogene cercava l’uomo illuminando il suo percorso attraverso la sua lanterna …….. e chi sa cos’altro da quell’uomo), io mi sono divertito a sottolineare gli aspetti curiosi dell’essere e a cercare spunti che potessero migliorare questa nostra società attraverso il miglioramento di noi stessi.
Giunti ad una età maggiore di quella di Diogene, impariamo che non bastano le lanterne e neanche le lucciole (aimè), la tanta acqua che è passata sotto i ponti ci ha svelato che il pensiero si costruisce attraverso la formazione e l’indottrinamento e per questo essenziale è stato tenersi lontano dai cattivi maestri, da coloro che formano le menti altrui a proprio servizio, dalle false religioni, da chi vuole colmare vuoti della propria esistenza attraverso l’aiuto di chi ci chiede di dargli in prestito il nostro cervello.
Carissimi
Eccoci giunti alla fine questo anno bisestile accompagnato da tutte le dicerie malpensanti su di esso e su tutte le nefaste situazioni che da solo si porta con sé.
Sarà Capodanno, cosa faremo a Capodanno sarà il tormentone per tanta gente, usciti fuori da una festa religiosa che è diventata la festa della famiglia, stonati e satolli ci vediamo catapultati verso la fine dell’anno senza neanche accorgercene, ma vorremo comunque brindare all’arrivo di un nuovo anno.
Certo è curioso pensare che miliardi di persone possano avere aspettative in contemporanea dal passaggio di un anno, pur consapevoli di parlare di due giorni consecutivi uno ingaggiato in un anno e il seguente nell’anno successivo, sappiamo tutti che trattasi di convenzioni, legate a fatti astronomici e soprattutto a calcoli matematici, ma ognuno faccia come gli piace, crediamoci.
Noi occidentali siamo sempre presuntuosi e convinti di esser obbligatoriamente il centro del mondo, il fulcro delle attenzioni, abbiamo iniziato noi con il “Dio lo vuole” convinti di essere i privilegiati ad avere un contatto diretto con Dio in un epoca nel quale non esistevano neanche i telefonini, e abbiamo tentato di imporre le nostre regole, utilizzando il calendario Giuliano, ma non perdete tempo a cercare chi fosse questo Giuliano che legò la conta del nostro tempo al calendario solare basato sul ciclo delle stagioni, lui in realtà era un astronomo greco dal nome Sosigene di Alessandria e il suo calendario fu promulgato da Giulio Cesare (ecco da chi prende il nome), nell’anno 46 a.C.
Carissimi
Sono tanti i casi in cui per qualificare un’azienda o un prodotto, addirittura un evento, si ricorre alla celebrazione di anniversari veri o falsi, a volte inconsistenti, vantandone una anzianità.
A partire dai matrimoni ricordavamo che le date che potevano avere un significato erano le ricorrenze legate al venticinquesimo o al cinquantesimo anniversario, poi magari nel tempo si sono anche costruiti motivi di festeggiamenti, più che altro per motivi commerciali, legati a step intermedi, inventando anniversari legati a materiali o a metalli meno pregiati dell’oro e dell’argento.
Così oggi se si vuole presentare sul mercato un negozio o un’azienda e vantarne la sua affidabilità, si fa riferimento ad una data che magari rappresenta l’inizio dell’attività e che diventa ancora più importante se scelta nel secolo precedente, capirete che ciò poteva essere suggestivo quando vivevamo gli ultimi anni del 1900 ma non oggi che siamo nei primi anni del secolo XXI.
Il ricordare che un’attività commerciale esistesse fin dagli anni ’60 del secolo scorso, può solamente ispirare simpatia, ma poco ci direbbe sua affidabilità, poiché per tutto quel lungo periodo non è detto che l’attività abbia avuto solamente momenti eccelsi, molto spesso le aziende vivono varie vicissitudini che le portano a mantenere soltanto il nome mentre si sono subiti cambi di proprietà, sfiorati fallimenti, trasformate le produzioni snaturandone le filosofie iniziali.
Carissimi
La ciclicità della vita. Accade sovente la percezione di avere già vissuto una determinata esperienza, la stessa cosa avviene per quanto riguarda i periodi, io personalmente mi sono convinto che di questi tempi noi stiamo evocando quelli che furono gli anni 70, o meglio, la fine degli anni 70 in quella situazione di torpore, disseminata di grandi fatti che poi avrebbero avuto il loro sviluppo negli anni 80, in alcuni casi tragici.
Gli accadimenti di questi giorni mi restituiscono la visione di una città in cerca del proprio autore.
Il condizionamento avuto anche dalla visione di sceneggiati televisivi girati proprio nei luoghi dove giornalmente mi guadagno da vivere, dedicate a famiglie storiche del passato, seppur riportati ad un paio di secoli orsono, il sentire gli stessi risonanti nomi (solo risonanti poichè “vacanti dintra”) mi restituiscono chiara quella sensazione che nelle cose che contano e in questo caso “la sopravvivenza“, questa terra non sia mai cambiata.