Archivio per la categoria: Epruno – CULT (Rubrica su CULT Magazine)

Epruno CULT – Aprile 2015

Carissimi …. Bisogna stare attenti con il palermitano all’uso dei termini, specialmente in tema di “tolleranza”! Basta che un Sindaco si candidi e vinca con un motto quale “Lui lo sa fare” rivolto alla capacità di governare la città, frutto di risultati precedenti, giudicati dallo stesso positivi che i miei concittadini prendano la parte che gli interessi dalle frasi e dagli slogan, estrapolandola dal discorso e facendone la “mission” del proprio comportamento. Pertanto da un “Lui lo sa fare” basta poco per dire “si può fare” e da lì il passo è breve per un “Tutto si può fare”! Il sogno di certi palermitani, è quello di poter fare tutto e senza controllo.
Accade così che le nostre strade ormai sono presidiate, da omini provenienti da latitudini evidentemente molto lontane e diverse dalle nostre che gestiscono in sub-appalto i posteggi abusivamente. Ecco la tolleranza …. “Sì ma che volete che sia rispetto a ben altro”. Potrebbe anche essere che i posteggiatori locali abusivi, si siano redenti, abbiano capito che non era legale fare questo “mestiere” e si siano iscritti a liste di collocamento nell’attesa di un lavoro onesto e che costoro, questi omini venuti da “molto lontano”, altro non siano che gente stanca, dopo tanto migrare che si riposa appoggiandosi sulla nostra auto posteggiata. Sì, siamo “malpensanti”.
E che volete che sia anche l’accattonaggio molesto condotto in modo scientifico e insistente da chi per “religione” ha deciso di non lavorare e farsi sostenere dalla collettività, trovando collocazione davanti a tutti i supermercati, grandi magazzini, ristoranti. “Che volete che sia rispetto a ben altro.”
Siamo tolleranti o ce ne stiamo fregando di tutto quanto ci avviene intorno perché c’è sempre un “ben altro”? Facciamo politica su tutto.
Quando tutti parlano d’immigrazioni, integrazioni, islamizzazioni dimenticano che questa terra nei secoli ha già dato. Sappiamo bene cosa significa una dominazione Araba interrotta soltanto da un’altra dominazione, quella Normanna. Eppur malgrado ciò, a distanza di secoli, oggi riusciamo a vedere soltanto ciò che ci rende unici, l’aver metabolizzato tali dominazioni attraverso integrazioni di culture e produzione d’innumerevoli opere d’arte.
Tolleranza a trecento sessanta gradi quindi verso questi fenomeni d’immigrazioni di massa clandestina? Bisogna esser sempre aperti alle diversità e alla disponibilità verso chi sta peggio di noi, benché sarà molto difficile che tali orde lascino dietro di se opere d’arte da contemplare in un futuro. Oggi lasciano soltanto tanta fame e disperazione dietro di se. Fin quando nelle loro terre d’origine esporteremo armi, guerre, fame e modelli economici non adeguati, i figli di quelle terre dovranno muoversi per cercare il diritto di vivere un futuro migliore. Questo è il risultato a distanza di un secolo, delle colonizzazioni e dei saccheggi di risorse fatte da noi occidentali. Pertanto il problema anche nei loro confronti, non è il “permettere di farlo”, lo farebbero comunque per disperazione. Di contro, per chi lo sa fare, suggerirei di riflettere che a parte qualche disperato, assoldato dalla malavita organizzata locale, questi migranti non si fermano ma attraversano la nostra terra e tirano dritto verso i paesi nordici, proprio come fanno i nostri figli, istruiti, preparati, cresciuti in un benessere assente nei posti di provenienza dei flussi migratori, ma oggi anch’essi migranti alla ricerca di un sogno e della soddisfazione di una vita resasi impossibile a queste latitudini. Un abbraccio, Epruno.

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Epruno CULT – Ottobre 2014

Carissimi …. Oggi sfato un “tabù” e parlo di una cosa “seria”, il “calcio”!
Certo, per farsi prendere sul serio oggi, bisogna avere un’opinione sulle vicende calcistiche. Professionalmente ho affrontato prove importanti di ogni tipo, ma soltanto dopo un paio di ospitate in TV in programmi che parlano del Palermo, ho guadagnato visibilità e la stima del custode che la mattina in ufficio mi apre la porta d’ingresso chiedendomi un pronostico sulla prossima partita. Fino a quel momento costui non aveva percepito che a suo giudizio io fossi una persona “mediamene importante”.
Avrei potuto essere chi per primo scrisse “E=mc2”, ma se non avessi capito nulla di pallone, non sarei stato nessuno.
Non ci sono degli studi specifici e delle università che ci preparano a questo mestiere di “opinionisti di pallone”, malgrado ci sia chi ci abbia tentato, ancora non esiste una “laurea”.
Il palermitano qualunque, che già di suo è “u miegghiu”, se poi parla anche di pallone, diventa un “mito”.
Benchè logiche legate a interessi commerciali hanno cambiato radicalmente i dettagli di questo vecchio gioco di squadra nato verso la fine dell’ottocento in Inghilterra, malgrado siano scomparsi dei punti certi del credo calcistico, come “la partita giocata di Domenica dopo pranzo” o “la durata di novanta minuti”, il calcio mantiene intatto il suo fascino.
Si “opinionizza” per ore e ore su una palla che adesso per un periodo imprecisato a parere di un direttore di gara, rotola su un piano delle dimensioni di 110 m per 70 m, nella speranza che finisca in una delle due reti, contrapposte e difese da due squadre di undici elementi ciascuno.
Il calcio è cambiato, ma non il suo fascino è vero, sono caduti certi dogmi.
Ad esempio chi ricorda i bei periodi nei quali, a un certo punto dell’incontro calcistico, nei gradoni della “curva sud” un omaccione, dotato di un vocione baritonale, richiamava l’attenzione del collaboratore del direttore di gara che agiva sotto la tribuna gridando: “segnalino, diccillu all’arbitro che è curnutu!”. Questa invocazione era seguita da un’ovazione e un coro unanime che esternava gridando “cornuto!” e tutto si fermava li, tra le risate collettive, quando ancora non esistevano gli “ultras” organizzati.
Anche questo gesto divertito e divertente, sarebbe oggi di difficile interpretazione poiché, quale dei “segnalinee” avrebbe dovuto riportare il messaggio al direttore di gara, perché oggi non si parla più di terna arbitrale, bensì di sei arbitri, in comunicazione tra di loro con radiomicrofoni e auricolari (cinque in campo e uno tra le panchine, chiamato ancora “quarto uomo”)?
Così di calcio per sentirci importanti, vorremmo parlarne tutti, dall’esperto conduttore di talk-show all’uomo comune che funge da pubblico e che a sua volta diviene opinionista, quando gli si chiedono i pronostici.
Quale migliore occasione per lui, visto da tutti i parenti da casa, ricevuto il microfono, evitando di non scadere con termini dialettali, per fornire una “perla di saggezza” da incorniciare, quale: “Ce la dovessimo fare, anzi, avessimo a vincere!” Esternazioni in un italiano meritevole di attenzioni da parte dell’Accademia della Crusca e frutto di un’incipiente “congiuntivite” che per fortuna lascerà incolumi gli occhi.…Un abbraccio, Epruno.

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Epruno CULT – Maggio-Giugno 2014

Carissimi …. “Dottore cosa significa Bad Company?” Come si risponde su due piedi a una domanda del genere e soprattutto in un ambiente che nulla a che vedere con una classe di studenti che studia economia? Come deludere il vostro barbiere di fiducia convinto che voi, persona istruita, possiate avere una risposta per tutto. “Salvatore ma domande più semplici non ne abbiamo questa mattina? Ma se parlassimo del Palermo o di donne come si fa in tutte le sale da barba? In parole semplici è una strategia usata per salvare un’azienda in crisi svuotandola e abbandonandola al proprio destino e trasferendo, ove possibile quanto di prezioso ancora rimane, in una nuova realtà indipendente dalla storia del passato. La vecchia azienda, viene detta Bad Company. Avvertito qualche perplessità, mi imbarco in un esempio: “Immaginate Palermo oggi con tutti i suoi problemi. Fate finta che sia un’azienda. Immaginate che un giorno qualcuno decida che non vale più la pena di spendere energie per risolvere i suoi problemi. Supponiamo che qualcuno si convinca che siamo sull’orlo del fallimento, ma ci sia a un certo punto un investitore estero che decida che il contesto geografico, il sole, il mare, il clima siano tutti fattori positivi per poter far crescere in futuro qualcosa d’importante”. Percepisco in sala qualche sorriso di chi la sa lunga e continuo “Purtroppo parallelamente, la fredda statistica, la mentalità e le tendenze, danno un quadro generale di sicuro fallimento scoraggiando chiunque decida di investire risorse economiche e mentali in un tentativo di salvataggio per non farsi anch’esso trascinare in un fallimento”. Cerco di rendere quanto più semplice il paragone … “Quindi immaginate che per risolvere i problemi di Palermo, si decida di prendere il 5% della sua popolazione (con una stima ottimistica) ed impiantarla in una nuova Palermo, costruita a dieci chilometri di distanza, con nuove cognizioni di modernità ma soprattutto con delle regole certe fin dall’inizio. Attendere cento anni stando molto attenti affinché tra le due realtà non vi fosse connessione alcuna e costatare i frutti di questo nuovo insediamento e la desertificazione della prima.
A questo punto nella barberia è palese un sentimento misto di perplessità, imbarazzo e soprattutto interesse affinché il sottoscritto portasse avanti il suo discorso, manifestato da un silenzio di tomba e soprattutto dal fatto che Salvatore ha abbassato il volume della radiolina che suona di continuo canzoni neomelodiche. “La città vecchia, che noi chiameremmo Bad Company, crogiolandosi sulle logiche correnti e sui propri difetti, spingerebbe i più intelligenti, ad andar via, lontano e gli altri a distruggersi tra di loro per affermare il proprio predominio. Ultimata la desertificazione della prima città (quella vecchia), questa potrebbe esser trattata come l’area archeologica della nuova Palermo, con tutti i suoi bei monumenti e bellezze artistico-storico-monumentali (sempre che nei cento anni non si fosse stati capaci di distruggerli) ed ecco che dalle ceneri della “Bad Company” avremmo creato delle opportunità! Chiarito il significato?”
Nel silenzio di tomba, il Cavaliere Provolizzi in attesa del suo turno per la barba, dimostrando di conoscere le lingue interviene dicendo: “Allora mi scusi. La cattiva compagnia siamo noi palermitani, signor mio?” …….. Mi chiudo dietro una smorfia, facendo spallucce! Un abbraccio, Epruno.

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Epruno CULT – Aprile 2014

Carissimi …. Proprio l’altro giorno al bar sotto casa si discuteva di ciò, commentando il fattaccio che aveva scosso la nostra comunità di quartiere in quella “piccola-grande” realtà provinciale che è la città di Palermo.
Il sig. Giuseppe, proprietario dell’esercizio commerciale, all’ora del primo caffè quotidiano intratteneva noi astanti raccontando di quanto era accaduto al Commendatore Assennato che abitava proprio nel portone accanto. “La moglie, ottantenne, come il Commendatore, per tre mesi aveva sperato che il marito finalmente avesse messo in atto la minaccia principe di tutti i loro litigi, la fuga in Scandinavia” raccontava il sig. Giuseppe “e invece, chi poteva immaginare che povero Assennato non aveva mai lasciato non solo la Trinacria, ma la stessa sua capitale. Hai tempo a farlo cercare dall’ITERPOL”. Anche in una città grande come la nostra si trovano momenti di abitudinale incontro come questi e si finisce per creare quasi una comunità, fatta di piccoli punti di riferimento, il barbiere, il bar, l’edicola, la farmacia, il portiere opinionista e impiccione, nella quale almeno di vista ci si conosce tutti. Così era per il Commendatore Assennato, professore di scuola in pensione e noto per aver fatto il capo condominio per anni nel suo stabile, prendendo anche iniziative poco popolari che ne avevano amplificata la fama.
La sua misteriosa scomparsa, durata tre mesi, aveva fatto nascere tante legende, la prima quella tradizionale di chi sceso per andar a comprare le sigarette tornò dalla Finlandia venti anni dopo! Ma a quell’età, anche se fosse andato nei paesi scandinavi, come sarebbe potuto tornare venti anni dopo? Quindi nell’ilarità dei discorsi fatti anche in barberia, si discuteva del fatto che il commendatore avesse deciso di finire alla grande i suoi giorni e in tanti fantasticavano sulle ipotetiche esperienze sessuali tra bionde creature.
Però, c’era chi custodiva un gran segreto senza però esserne convinto della veridicità, ed era il Sig. Michele, portiere custode del fabbricato dove abita lo scrivente, al quale il Commendatore uscendo quella mattina, molto presto, prima di prendere la guida della sua datata 500F, avrebbe lasciato detto: “Michele, oggi mi sono svegliato con il desiderio di pasta cu i cavulicieddri, voglio andare in centro, al mercato a comprare la verdura e fare una sorpresa a mia moglie, però non gli dica nulla, mi raccomando!” Quale scellerato desiderio, quale scellerato intento, non tanto per “la pasta cu i cavulicieddri”, sarebbe stato meglio e più facile raggiungere la Finlandia, senza che nessuno se ne accorgesse, ma l’intento folle, di raggiungere il centro e in 500F, sarebbe stato, come poi è stato, imperdonabile e purtroppo fatale.
Difatti, crudele realtà, la macchina del Commendatore con il suo corpo a bordo fu ritrovata in un vicolo cieco del centro storico. Il povero Assennato non aveva subito alcuna rapina, alcuna violenza, ma era rimasto lì per mesi a morir di stenti, in stato confusionale, dopo aver girato invano con l’intento di giungere al mercato di Ballarò, facendo i conti con la geniale chiusura del traffico di Via Maqueda e le altrettante chiusure di Corso Vittorio Emanuele e di Via Cavour a causa di estemporanee manifestazioni di protesta. E si, il povero anziano professore, vittima della nota “piaga del traffico” si era confuso nel suo ambizioso piano di arrivare in centro, ormai missione impossibile per tutti noi non dotati di bici o di “auto di autorità”! Un abbraccio, Epruno.

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Epruno CULT – Dicembre 2013

Carissimi …. E’ Natale anche questa volta, malgrado quello che dicono i giornali e le tv. La gente sa che c’è la crisi, ma al Natale non ci si rinuncia. Del resto per una città che ha visto la guerra e ne sente ancora la memoria nei racconti dei nostri vecchi, cosa volete che sia questa crisi? Anche la città si attrezza, e davanti ai pensionati fermi a controllare i lavori ecco che gli operai del “non si capisce più di che cosa siano” tentano di montare un estratto di bosco, davanti al Teatro Politeama. Malgrado questo entusiasmo c’è chi guarda e dice: “Mmmmmmahh!” Con quella tipica espressione vocale dubbiosa che solo noi siculi palamiti, sappiamo proferire. Ma che volete? Questa come disse qualcuno è la città dei “nemici della contentezza”. Più avanti qualcuno con il fascia collo post sessantottino organizza girotondi ed anche in questo caso, nulla osta, se non fosse che il sessantotto è passato da molto tempo e che questi allegri festanti, hanno sessanta anni in media. Malgrado questo entusiasmo c’è chi guarda e dice: “Mmmmmmahh!” Ancora più avanti c’è una Via Maqueda a intermittenza, come il lampeggiante dei carabinieri, una volta aperta, una volta chiusa e dietro le gialle transenne, sta un vigilantes e un vigile urbano a stoppare i poco felici automobilisti, dirottati lungo la Via Cavour verso il mare! Fermo li davanti ai due, spento il proprio scooter, un omone tolto il casco, guarda in modo teatrale verso la folla radunatasi e muovendo la mano ed il braccio, in un ampio gesto a 180°, dice “Mmmmmmahh!”
Ma è Natale e poco importa, anche se nel giorno di apertura si è costretti a camminare in Via Maqueda, in fila indiana (e sapete quanto ciò sia difficile per il palermitano), anche se dovremo fare la gincana con la moto per evitare le piante per strada, messe a delimitare una fascia di zona pedonale.
E’ Natale, e poco importa se caroselli di gente, più che festosi in realtà imbufaliti, giornalmente scendono per strada in centro, chi per chiedere un lavoro che non hanno, chi per protestare per un lavoro che hanno perso e chi per protestare perché oltre al lavoro “elegante” (rigorosamente in nero) contro qualcuno che pretenderebbe che per 800 euro mese, si debba anche andare sul posto di lavoro! Ma è tutto bello, perché visto sotto una luce diversa, sotto una lucina intermittente multicolorata. Sono si proteste, ma sono proteste in periodo di festività e la gente è ancora più buona.
E’ Natale e Palermo si sveglia serena, si sveglia come una città normale, si sveglia fiera del proprio primato, aver scavalcato Napoli relegandola all’ultimo posto, dei capoluoghi di provincia italiani, nella classifica della qualità di vita. Si, siamo penultimi e ne siamo orgogliosi, perché in primis costoro che fanno queste classifiche, non ci conoscono e non conoscono Palermo, “in secundis” che cosa intendono costoro per qualità di vita? Può essere che ci sia un errore fin dalla base del concetto? Se qualità della vita significa essere liberi, esiste una persona più libera del palermitano? Avete mai chiesto a un palermitano se si sente libero? Costui non vi risponderà neanche, perché da sempre si sente libero di fare ciò che “caz..vuole”, poiché è vero che il nostro Prof. Lord Mayor si candidò utilizzando il motto vincente “lo sa fare”, ma il palermitano è oltre! Il suo motto è “si può fare”! Ma alla grande! Perché non basta saperlo fare, ma poi si deve essere certi di poterlo fare! Facendo passare in secondo piano anche il Prof. Frankenstein Jr ……. Del resto sempre di Professori parliamo! …Un abbraccio, Epruno.

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