Carissimi,

“Monsignori, sveglia, è finita!” Così nel suo discorso al tribunale ecclesiastico che stava per giudicare Monti e Tognini, urlava il Cardinale Colombo da Priverno (un eccezionale Nino Manfredi) nello splendido ritratto di una Roma papalina alla vigilia della breccia di Porta Pia, fatto da Magni, nel mitico “In nome del Papa re”.

Colombo aggiungeva per scongiurare una condanna già scritta con pregiudizio in un processo farsa (così rappresentato nel film), rivolto ad un assonnato, disinteressato e moralmente corrotto gruppo di cardinali, “per una volta famo i preti”, “qui non è finita perché sta arrivando Garibaldi, ma qui sta arrivando Garibaldi, proprio perché è finita!”

Questa frase pesante come un macigno la riporto spesso perché è emblematica di tutti i sistemi giunti al tramonto dove ognuno tenta di trovare scusanti al proprio cattivo risultato, accampando le peggiori scuse, addossando responsabilità finanche ai sottoposti, per la paura di guardarsi al quel “mitico specchio” ricorrente nei miei editoriali.

I sistemi finiscono perché si distruggono quasi sempre per l’ingordigia, l’incapacità, l’incompetenza e l’arroganza ma dall’interno e per chi pressa dall’esterno basta solo aspettare il momento opportuno per l’attacco decisivo che si trasforma a quel punto in una “passeggiata di salute”. I sistemi in passato cambiavano con le guerre e le rivoluzioni, oggi alle nostre latitudini per fortuna si spara di meno e non ci sono guerre e le uniche rivoluzioni (vedi mani pulite e casi analoghi) avvengo solo attraverso le vicende giudiziarie, ma anche quando si sparava e avvenivano vere guerre fratricide e non dialettiche come quelle nei salotti dei talk-show, erano sempre un manipolo di persone che si impossessavo di un sistema ormai spento e distratto, basta ricordare lo sbarco dei mille o anche la marcia su Roma.

Non è per fare la Cassandra, non servirebbe a niente, ma chi come me vive nel mondo reale senza condizionamenti intellettuali o padroni, si accorge facilmente che questa consolidata atmosfera del “tira a campare” non è più la stessa, c’è un “fragoroso silenzio”, c’è in gioco una partita a scacchi più grande dei protagonisti che ci vengono sbattuti davanti ai microfoni e alle telecamere.

Uno dei parametri infallibili per misurare la probabilità del cambiamento è il “monitoraggio dei topini”, i primi storicamente a lasciare la nave che affonda e credetemi in questo caso stanno impazzendo poiché con il tripolarismo passare da una parte o dall’altra non da garanzia di aver fatto la scelta vincente, poiché c’è ancora una terza via. Ecco che in questo momento costoro freneticamente cambiano look con la stessa rapidità dei mercati finanziari a seguito delle notizie, non è raro vedere Beniti farsi crescere i capelli lungi sulla loro orgogliosa “pelata” e farsi chiamare Benny o Iosif Vissarionovič tagliare i loro baffoni e farsi chiamare Giuseppe, ma non basta potrebbe essere la terza l’alternativa che alla fine vince e siamo certi che questi non vadano in bicicletta e non si muovano con i carri, motivo per cui non ci sarebbe spazio nei carri dei vincitori? Mi rendo conto che al mercatino delle idee usate, una ideologia di seconda mano la si compra per poco denaro, ma la dignità?

Io non so cosa sarà il domani, io non sono pessimista ma un razionale osservatore dei costumi e dei comportamenti del mio prossimo, ma grazie a ciò posso solo dire che quei “topini” di cui sopra a furia di cibarsi nelle stive dei vincitori, mimetizzandosi con l’arredo o spesso guadagnandosi un ruolo, sono divenuti nel tempo degli orribili “ratti” che hanno infettato il nostro modo di vivere, che hanno portato epidemie di comportamenti che ci hanno portato fin qui.

Pertanto “non è finita perché sta arrivando il cambiamento, ma il naturale cambiamento è arrivato proprio perché è finita” e mi auguro che chiunque arrivi faccia questa volta una preventiva e seria “derattizzazione” allontanandoli per una volta e per tutte dal “formaggio con i buchi”, avendo cura pero di conoscerne “l’intelligenza”, il loro muoversi a branco, il lasciare indietro e sacrificare il topo più anziano e comprendo che molti di loro sono diventati per noi familiari, quasi come animali domestici, ma purtroppo anche se ci ricordano quello che furono, non sono più loro e il loro tempo è passato.

Giunge sempre il momento di una esigenza di nuova moralizzazione, perché attraverso una riscoperta della dignità si possa ritornare agli antichi splendori, cosi come ciclicità della natura ci ha insegnato.

Comprendo che a molti di voi, parlando di topi hanno provato un certo schifo, non vi preoccupate se all’alba di questo cambiamento potrò ancora scrivere, tornerò a parlarvi delle tranquille doppie file nel traffico e di circenses.

Un abbraccio Epruno.