Carissimi

Come da tradizione, anche io rivolgo il mio messaggio di fine anno 2021.

Io non ho un mandato che mi scade, rimarrò Epruno fin quando il Signore lo vorrà e pertanto le mie considerazioni sono scevre di scenari legati a scadenze.

Chi rischia di scadere è l’uomo, lo abbiamo visto con la sua fragilità messo a rischio nelle cose che più lo divertivano, il sesso (aids) e i rapporti collettivi, le partecipazioni ad eventi, gli stadi e le movide (il covid) se a questo aggiungete la circostanza che la tavola era stata bandita da qualunque dietologo e rimane vincolata alle sue evocazioni mediatico-televisive dei “si chef” dei “master chef” dei “ristoranti in competizione televisiva” ……. Vi chiederete “che vita!”

Non vi voglio neanche evocare ciò che è stato l’anno vissuto poiché abbiamo parlato soltanto di contagi e già potremmo chiudere qui questo discorso se non ci fosse stato chi dietro questa quinta mediatica abbia continuato ad esercitare male un ruolo pubblico, o si sia trovato le opportunità per speculare, il mondo cattivo è andato avanti, il mondo buono ha perso alcuni pezzi.

Ci hanno lasciato amici cari o figure pubbliche a noi familiari, ma grazie al cielo in questo 2021 sono nati tanti bambini che quando cresceranno non ricorderanno nulla di questi tempi e la vita continuerà.

Per lo sport e per l’Italia è stato un anno stranamente straordinario, vincere un europeo di calcio era un sogno che cullavamo da anni e vincerlo in Inghilterra non ha avuto prezzo e poi contro gli inglesi. Che dire delle olimpiadi differite di un anno, contingentate ma vittoriose e per tutti con un uomo sul tetto del mondo per il salto in alto e soprattutto l’uomo più veloce del mondo nei 100 m , ma chi lo avrebbe detto mai, noi popolo di spadaccini.

Ma malgrado tutto preferisco vincere di meno e non avere più il covid.

Ci ha riportati alla realtà il calcio locale con l’ammirevole “Hera Hora” che con i colori rosa nero tiene in piedi i colori del Palermo in una serie C infernale ma nessuno si azzardi a fare discorsi su come stavamo prima visto che ciò che avevamo non solo lo abbiamo suicidato ma lo abbiamo messo nelle mani di chi non vedeva l’ora di cancellarci dallo scenario nazionale. Abbiamo vissuto un sogno comprato tra Venezia e il Friuli di come sarebbe stato un Palermo in serie A e addirittura in coppa per ritornare alla nostra dimensione sportiva cittadina di realtà a cavallo tra la C e la B.

La città si sta svegliando dai sogni e dalle visioni che abbiamo raccontato agli altri e ai quali abbiamo voluto credere, la realtà è una città cantiere, in parte degradata, in parte trascurata ma fortemente ideologizzata, ma fondamentalmente una città in forte ritardo rispetto alle pari città europee. La città è stata narrata in una determinata maniera, accogliente, visionaria, virtuale ma adesso da modello fantastico è giunta l’ora che questa diventi una “città normale” malgrado i suoi difetti e che tutti se ne prenda atto.

Chi ha a cuore questa città la deve sognare normale, e sbracciarsi per correggere tutte le scelte sbagliate spesso dettate da posizioni ideologiche, di parte e di nicchia, portare a compimento quanto di buono è stato avviato, scegliere uomini di buona volontà e soprattutto valorizzare le competenze che si riscontrano nella storia e nei fatti e forse troveremo qualche cicatrice in più in costoro, qualche cellulite in più rispetto a un bel paio di gambe o ad una bella apparenza normale, ma ciò che potremo portarci nel futuro proveniente dal passato è il detto che “chi sa fa” e non ha bisogno di sbandierarlo ai quattro venti.

A differenza degli specialisti della comunicazione e degli ancor-man, di un tecnico che ha fatto bene il suo dovere (e vale non solo per i tecnici, ma per tutti i professionisti), che passa il tempo seduto a lavorare o sul posto dove giornalmente si manifesta la necessità, non ne conoscerete mai il volto mediaticamente perché ciò rientra nella normalità.

Sentirete chiedere “chi è il responsabile” non per distribuire medaglie ma per addossare l’onere della colpa di qualcosa che è andata male ed allora ne vedrete il volto e il nome.

Pertanto uomini di buona volontà, per voi non c’è un concorso, ma fatevi avanti abbiamo una città da ricostruire specialmente dopo gli ulteriori danni che questa pandemia sta portando.

Un augurio di meno visioni, teoremi e ideologie e maggiore praticità. Un abbraccio, Buon 2022 a Tutti Voi. Epruno.

 

In occasione della fine dell’anno 2021, a reti unificate (Facebook profilo “La Voce di Epruno”; Facebook gruppo “Io leggo Epruno”; Facebook gruppo “Gruppo d’Ascolto di FQNS – La Voce di Epruno”; Facebook pagina “Epruno, il Bello della Vita”; blog “www.epruno.it/”)