Carissimi,

L’abbiamo vissuto insieme in questo blog e oggi possiamo dire che siamo arrivati in qualche modo in “fase 3”. Non mi fermo a spiegare il significato che ciò possa avere per tutti noi, ma appare evidente che quel sogno di poter uscire fuori da un tunnel approfittando dell’anomalia e impostare un cambiamento, non è stato automatico. Non è bastata la paura, non è bastato il rischio che questa pandemia possa manifestarsi ancora con un ritorno di intensità devastante, purtroppo è stato necessario ristabilire i simboli di questa nostra società, mettendo subito in scena con effetti tristi, ciò che dietro le quinte è legato da forti interessi economici e da penalità paventate da pagare, ad iniziare da un “calcio a porte chiuse” che è la negazione più forte di quello che per anni è stato un evento condiviso fisicamente. L’aver surrogato negli anni con la visione di un calcio da poltrona del salotto mediante la tv, uno stadio pieno, ha ucciso progressivamente il calcio che oggi si basa su certezze, i contributi televisivi e la Juve che vince lo scudetto, un po’ come il wrestling, sappiamo tutti che è una recita, ma ci divertiamo lo stesso. Ci siamo inventati, pur di ripartire presto, un calendario forzato di partite estive e un calcio a porte chiuse, come le partite che tutti noi abbiamo giocato nell’adolescenza, nei campi a pagamento. Certo un elemento di novità sarebbe stato quello di dividersi (come facevamo noi), tra i giocatori, il costo dell’affitto del campo, con annesso stacco della luce allo scoccare dell’ora e trenta, oppure per renderlo più interessante e combattuto, chiedere ai giocatori di accettare la regola di “chi delle due squadre perde, paga il campo”.

Invece no, chi lo accetta, si mette davanti alla tv a vedere “scapoli e ammogliati d’oro”, giocare nel silenzio di spalti vuoti artatamente mai inquadrati. È questo il compromesso?

Penso che ad esser “compromesso” è il nostro futuro, pieno di simboli vuoti e di abitudini importate, dalle usanze degli “happy hour” alle “movide”, dalle feste come “halloween” ai giorni del “black friday”, come se non avessimo più le nostre tradizioni, pur di diventare un utente, al quale dall’accensione del telefonino alla connessione su internet, vengano chiesti soldi per il “regalo” di una nuova offerta, ma offerta di cosa? Se mi offri paghi tu!

La nostra giornata è piena di richieste di soldi, dal momento in cui varchiamo il portone di casa per uscire, dallo zingaro che ti chiede “1 euro” con quella faccia di “sofferenza straziante” che lascia subito il posto ad una espressione rabbiosa “di magiare imprecazioni” al nostro rifiuto (ricordo che per uno stipendiato 1 euro è da sempre pari a 1.936,27 lire).

Se scavalchi il primo, c’è il secondo questuante davanti al bar o supermercato che ti guarda per dirti: “come ti permetti a mangiare/comprare qualcosa senza aver pagato il dazio?”

Ora ovviamente mi riferisco alla questua governata dalla criminalità organizzata che da anni ha scoperto questo business sfruttando i disperati, mentre nutro grande considerazione per i bisognosi e la necessità di aiutarli e sappiamo tutti che ci sono gli strumenti e le organizzazioni umanitarie per ciò. Ma facciamo conto che siamo riusciti a superare indenni questi dazi, bene ma fin quando non incontriamo i tre Fratelli La Vecchia e allora lì è “gioco, partita e incontro” poichè la richiesta sale a 10 euro (19.362,70 lire).

Non cambieremo mai, con mascherine o senza, con 1 metro distanza o contingentati, ci vorranno Covid 20, 21, 22 etc. prima di prendere consapevolezza di aver perso tutto quanto per noi basilare o importante e decidere di ricominciare da zero……….

“Scusa Cuscì mi l’ha fari pigghiari un cafè?”

Un abbraccio Epruno