Carissimi

Va bene, sapete che vi dico? Me ne salgo a Crongoli, ma non solo perché sono stanco, ma perché sento proprio la necessità di fare un bagno di “gente semplice”.

Non è pertanto la gente che mi porta a fuggire, ma la necessità di incontrare “gente semplice”.

Di gente, ne incontro tanta, vivo tutto l’anno insieme a loro e gioco alla loro “partita”, mi metto a disposizione, lavoro, penso, studio, coordino, mi prendo tante di quelle “boffe” per avere la possibilità di rendere sia il mio che il loro tempo più gradevole, ma giunge un momento che per troppa generosità, sono stanco.

Sono stanco delle ipocrisie, sono stanco dello stato dell’arte, sono stanco di questo “canavaccio” scritto male, con i piedi, per permettere a chiunque di salire sul palco e “recitare” in questa gigantesca “filodrammatica di parrocchia” della quale non sono il “capo comico” ma mi devo accontentare di recitare le mi poche battute, di stare sempre in scena come una comparsa, di più, come un “cameo”.

Sono stanco anche io di dover recitare questa “trama” per la quale o ti rendi aggressivo in ogni momento e per qualunque cosa o ti rendi completamente remissivo e stupido, affinché chiunque possa pensare che con te ce l’abbia fatta.

Giunge periodicamente il momento in cui è come se avvenisse in me uno strano fenomeno, e come se stessi a guardare me stesso da fuori e mi compiacessi al fatto che anno dopo anno vada diventato sempre più bravo, sempre più attore e che sia vicino (come in ogni momento) l’auspicata riconferma in questa grande compagnia teatrale che si chiama la vita.

Se ci fosse il mio “sommo corregionale” in vita ne avrebbe di spunti per i suoi “personaggi in cerca d’autore” ma lo ammetto, più passa il tempo, più anche io nella mia superbia mi rendo conto di essere diventato uno dei tanti personaggi in cerca d’autore.

Ho avuto l’ambizione di scriverla questa commedia, di ritagliarmi un ruolo in questa scena, ma mi rendo conto che in ciò c’è chi riesce a essere sempre più bravo di me è questo non mi deve assolutamente scoraggiare, far star male, poiché è logico che un approccio razionale quale potrebbe essere quello del sottoscritto, in questa commedia, è sempre messo in secondo piano riguardo a un atteggiamento filosofico e politico, di chi ti descrive e ti conquista con la sua intuizione, ma non ha la benché minima idea di come tutto ciò si possa poi costruire.

Eh, sì carissimi amici, non dovete assolutamente disperare.

I tempi sono quelli che sono, ma l’uomo è sempre lo stesso, a volte può anche essere rappresentato in maniera differente, ma credetemi è rimasto sempre lo stesso e allora basta non lasciarsi prendere dallo sconforto, basta staccare periodicamente la spina, basta aspettare il cambio di scena e dire la nostra unica battuta e poi con grande maestria tirare fuori una tradizionale “carrettella” (che altro non serve che alla natura fondamentale del tutto, il riconoscimento dei riconoscimenti, l’applauso), e uscire di scena, nell’attesa che il pubblico possa rivederci tutti insieme accanto in prima fila in questo palcoscenico, prima del grande applauso finale, nel quale chiunque di voi saprà dare onore ai talenti, e riconoscere il “capo compagnia” alle tre chiamate, prima che il polveroso grande tendone rosso si possa chiudere e la gente abbandoni la sala.

Anche questi social, non prendeteli molto sul serio, usateli come strumento, anche voi che siete stati dietro la persiana a guardare il mondo altrui, facendo bene attenzione a non farvi vedere a non esporvi, limitandovi ad esprimere un leggero “mi piace”, tanto leggero da darvi la certezza di non compromettervi con le opinioni altrui.

Attraverso loro abbiamo registrato un susseguirsi di dolori, un susseguirsi di abbandoni, e li giù con le costernazioni senza che nessuno alla fine potesse realmente venir fuori da quella persiana e partecipare, non vi deve far specie il fatto che tanta costernazione non si sia poi sviluppata in una reale fisica partecipazione, e a nessuno è dato da pensare che questa virtuale partecipazione sia stata falsa o di facciata, tutt’altro, dietro questo mondo virtuale dove i contatti non si traducono in voti e i post in frequentazioni.

Spesso e volentieri dietro “la persiana del social” si nasconde la paura del confronto, di una bella foto che fu con un attuale “crollo alla Fabbris” e tanto pudore (ingiustificato), tanti reali dolori e sofferenze che si tentano di nascondere.

Un abbraccio, augurando a tutti voi la vostra Crongoli. Epruno