Carissimi

Questa mattina mentre mi preparavo ad uscire ho aperto il mio armadio nella stanza da letto e ho cercato i miei pantaloni beige alla zampa di elefante, quella bella camicia col colletto lungo comprata in uno dei migliori negozi di abbigliamento trend e il mio maglioncino marrone attillatissimo.

Lo so, questo inizio di racconto, desta un sospetto per chi è abituato a leggermi nei fine settimana e soprattutto per chi mi conosce o ha visto foto recenti nelle quali mi viene sempre contestata la predilezione per il colore blu, qualche volta nero, tanto da fare invidia a qualunque metronotte e poi se proprio dobbiamo dirla tutta, non avendo grande predilezione per il mare, ma preferendo la montagna, utilizzo solamente nella stagione estiva le magliette e l’abbigliamento colorato.

Ma perché allora andare alla ricerca di questi abbigliamenti desueti?

Proprio perché quelli erano gli abbigliamenti alla moda che vestivamo negli anni 70 e io in quegli anni, frequentavo il liceo, ero un atleta, ovviamente pesavo almeno la metà di quanto possa pesare oggi, e vestivo come tutti i giovani emulando i costumi che ricordassero un po’ la febbre del sabato sera, pur non sapendo ballare (tutto strano), ma anche se non frequentavo le discoteche, quello c’era nei negozi, e se volevi essere alla moda chiaramente dovevi necessariamente avere un paio di pantaloni a zampa elefante.

Ecco oggi non siamo negli anni 70, ma come sempre abbiamo la tentazione di guardare al passato, per cercare contenuti per qualificare il nostro futuro, per paura o per pigrizia di creatività, oggi a 50 anni di distanza, apro la tv e vedo manifestazioni non autorizzate e cariche delle forze dell’ordine in divisa antisommossa, e dire che la dialettica parlamentare oggi si manifesta soltanto televisivamente attraverso dibattiti dove ci si parla di sopra ma non vedo nella stragrande maggioranza di costoro, grande militanza, soprattutto gavetta politica costruita nelle assemblee e nei collettivi e in tutte le strutture politiche che una volta rappresentavano la formazione da dove usciva la classe dei governanti che nella peggiore l’ipotesi aveva avuto dei maestri.

Oggi trovo solo qualche residuato della prima Repubblica seduto in Parlamento a mo di ricompensa e di pensione e una serie di giovani allo sbaraglio (non vorrei parlare di dilettanti perché per dare un giudizio così pesante dovrei conoscerli uno per uno e io non ho avuto questo tempo) che hanno scelto la politica quale mestiere per assicurare un futuro per sé e alle loro famiglie, un posto di lavoro come tanti altri, un privilegiato posto di lavoro ottenuto nella maggior parte dei casi non attraverso la raccolta dei consensi, ma attraverso nomine.

Oggi ho la sensazione trovarmi dentro una ruota per criceti, in una gabbia ideale, a ruotare, ruotare, ruotare, per far sì che il tempo passi, e ancor di più la sensazione che qualcuno ad ogni giro artatamente mi tolga i pioli di questa ruota per rendermi l’esercizio ancora più difficile.

Di contro ho la sensazione di essere il piolo io stesso di una ruota da criceto ancora più grande, dove qualcuno tenta di costruirsi il futuro sulla mia pelle e ruota, ruota, ruota e addirittura penso che costui sia un piolo a sua volta di una ruota da criceto ancora più grande, dove all’interno ruoti chi apparentemente governa, ma quello che mi scoraggia in questo istante e avere il sospetto che anche quest’ultimo sia piolo di un’ulteriore ruota da criceto ancora più grande dove non si sa effettivamente chi ruoti dentro.

Degli anni 70, per chi ne è stato testimone, può rimanere solo la nostalgia per una gioventù passata, ma certamente non per i costumi, per gli scontri di piazza, per gli idoli ormai tutti anziani o addirittura andati all’altro mondo. Oggi, non c’è Rivera, neanche Mazzola, sono invecchiati e non c’è più neanche Gigi Riva o Beckenbauer, non c’è più Berlinguer, Moro, Almirante, neanche la triade sindacale ad accendere le piazze, anzi oggi i loro rappresentanti si sono imborghesiti e non c’è più un leader di partito, in grado di accendere le piazze, guidare un paese diventandone egli stesso icona esempio di ideali.

Oggi è un altro mondo, siamo andati avanti, non necessariamente siamo migliorati, ma il nostro è il mondo dei computer, della comunicazione attraverso i media, degli iPhone, della globalizzazione, che nulla ha a che vedere con schemi ormai digeriti dalla storia e ai quali non ci si può ricorrere neanche per costruire anche il più becero dei consensi.

Parliamo di merito e poi troviamo tutte le scorciatoie affinché si possano sconvolgere le aspettative intervenendo nella vita degli individui con un senso cinico difficilmente ritrovabile neanche in contesti sepolti dal passato, occorrerebbe prendere una decisione responsabile, se la cosa pubblica dovrà avere un futuro e non si voglia fomentare lo stupido desiderio di ritornare a forme autocratiche, scontato risultato nel momento in cui la base è mediocre e al suo interno spicca una furba personalità in grado di orientare consensi.

Un abbraccio, Epruno.