Carissimi

Una deliziosa pubblicità televisiva della mia infanzia iniziava con due genitori davanti ad una porta chiusa, di sera che stavano a domandarsi, il perché ci fosse silenzio e cosa facessero i figli, dicendo rivolti alla camera: “credete che stiano dormendo?”

Quale stupore in loro nell’aprire la porta e vedere i bambini che giocavano, saltando sul letto, dandosi colpi di cuscino, il con un motivetto stupido di sottofondo che risuonava come “bidibodibu, bidibodibe” ….

Divertente. Ma sono meno divertito oggi pensando in questo momento a cosa facciano certe “persone grandi” che dovrebbero avere buon senso per loro e per tutti, dietro quella porta (più prestigiosa) in quelle stanze dei bottoni, sapendo che adesso tanto silenzio ci disturba in questo caso, non perché i grandi non abbiano diritto anche loro di distrarsi, ma non in questo momento che hanno nelle mani le sorti della collettività, in questo caso dell’umanità.

Sono passati almeno 10 mesi ormai. L’allarme per questa pandemia che ci ha cambiato la vita è stato costante 24 ore su 24 Ore, non ci sono stati media che non abbiano dedicato al largo spazio all’argomento, eppure dopo tutto questo tempo, il silenzio di chi dovrebbe parlare e non di quelli che non hanno nulla da dire, mi infonde un brivido sulla schiena e non trattasi d’influenza, cosa scongiurabile, poiché qualunque influenza potrebbe risultarmi fatale.

Non lo so come ciò sia potuto succedere, ne parleranno domani gli studiosi se saranno venuti a capo di ciò che sia successo, ne parlerà la storia, ma oggi nell’attualità dovrebbero essere loro a parlarne.

Eppure si dice che la gente muoia, è più passa il tempo più finiamo per essere coinvolti emotivamente rimanendo vittime e conoscendo qualcuno non solo che sia rimasto positivo a tale contagio, ma che addirittura sia morto a causa di questo maledetto virus.

Mi rendo conto che dietro tante saracinesche rimaste chiuse, ci sono famiglie che non hanno potuto lavorare e sopravvivere, ci sono famiglie che sono state ridotte alla fame e che rischiano di vedere morire la loro attività per il ritardo non solo della burocrazia ma principalmente di saggi comportamenti che ci possano guidare all’uscita di questo tunnel.

Certamente nel protrarsi di questa disgrazia ci sarà chi continuerà a fare il proprio profitto mediante gli affari essendosi riciclato nell’attività di produzione di tutto ciò che in questo momento sembrerebbe l’unico deterrente per poter impedire il diffondersi di questa pandemia.

Certamente ci sarà chi egoisticamente volesse che questo periodo non passasse mai certo che il problema riguarda altri e non la sua immortalità. Scusate se sono cinico ma è il mondo ad esserlo più di me, non si lamenteranno i produttori delle mascherine, non si lamenteranno i laboratori d’analisi, non si lamenteranno le case farmaceutiche, saranno soddisfatti coloro che si sono messi a produrre i banchi monoposto e non posso pensare che esista un operatore di onoranze funebri che in questo florido periodo possa per pietà fare l’obiettore di coscienza.

Bisogna dircele senza ipocrisia certe cose. Io non vedo l’ora che tutto ciò finisca, ma non voglio ritornare a ciò che prima chiamavamo normalità, non siamo mai stati un paese normale, noi non siamo mai stati un paese serio,  ma con il passare del tempo siamo peggiorati, perché abbiamo finito anche noi per prostrarsi davanti al Dio profitto, ci siamo convertiti noi culla dell’arte e della creatività a questo Dio importato che ancora oggi permetta che si facciano dei discorsi privi di qualunque logica e buon senso, nella difesa della fruizione di determinate attività (che fanno lobby), mentre tutto il resto del paese rimane chiuso in ostaggio nell’attesa di un calo dei contagi o di un vaccino.

Ad esempio nel mio modo di pensare pur essendo un appassionato degli sport della neve, non riesco a capire come l’interesse degli albergatori delle località montane e di tutte quelle attività che attorno allo sci ruotano, possa diventare prioritario davanti alla vita umana.

Mi sono chiesto tante volte quanto vale la vita umana, mi sono dovuto arrendere davanti alla visione di cadaveri portati fuori dentro sacchi neri anonimi, di funerali fatti senza parenti, di malati morenti senza il conforto della gente a loro cara.  Se non bastano queste immagini, che cosa può bastare?

Ecco perché non voglio ritornare a quel mondo malato. Io mi auguro, come auguro a voi di venirne fuori, quantomeno fisicamente, da questo periodo di merda, ma dovremmo fare un patto, un vero patto collettivo affinché si prenda insegnamento di tutto quanto ciò e si possa per una volta dire: “mai più!”

In una società che come al solito ha scelto una classe dirigente inadeguata, che sta vagando nella speranza di un naufragio in un oceano di guai, lo specchio della nostra arroganza, ignoranza, inefficienza e soprattutto fallimento, mi auguro che si sappia mettere da parte tutta questa supponenza, nella speranza che nel frattempo (come accade) il covid non si porti con sé le persone migliori.

Un abbraccio Epruno.