Carissimi,

sono frastornato per tutte le notizie che leggo attraverso il web, non avendo la possibilità attualmente di comprare un giornale.

Mi chiedo: “Cosa vuol dire dipendere”? Vuol dire legare le proprie sorti a situazioni esterne, non necessariamente un’altra persona, o gruppi di persone, ma anche ad abitudini o a contesti che alla fine finiscono per condizionare quella che dovrebbe essere la nostra libertà.

E’ vero la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri, sarebbe un concetto molto saggio e semplice qualora si potesse applicare, ma penso solamente che ciò sia legato a vecchi retaggi di una filosofia ellenica che rimane stampata sui libri o nella saggezza dei vecchi professori.

Oggi e ne abbiamo parlato più di una volta, “cu afferra un turcu è suo”.

Allora cosa significa dipendere? Indubbiamente vuol dire dover avere a che fare con determinati contesti con i quali ci si confronta. Pertanto, affinché questa condizione sia una condizione, non dico transitoria, poiché qualora si scelga di dipendere lo si fa per la vita, ma accettabile, occorre che si sappia fare delle scelte che siano sempre chiare e incontrovertibili.

Qui troviamo a un certo punto la differenza tra due categorie umane. quella degli uomini con la “M” maiuscola e quella degli “zerbini” o  delle “canne al vento” che nulla hanno a che vedere con Grazia Deledda. coloro che hanno investito tanto nell’acquisto delle bandiere, di volta in volta, per averle sempre pronte per poterle issare al vento ben visibili, fidando sempre nella speranza che la gente abbia poca memoria.

Come sappiamo, avendoci studiato sopra tanto, dalle nostre parti, la memoria media giunge a due anni a ritroso, benché da qualche tempo si sta studiando affinché questa possa scendere a un anno, con le nuove versioni. Pertanto, speriamo molto nelle invenzioni di Mask, affinché con il chip integrato nel nostro cervello, si possa quantomeno aumentare un po’ di ram.

Da ragazzacci di strada eravamo abituati al disprezzo delle “canne al vento” che finivamo per chiamare “facciuoli” ed eravamo più della filosofia del “curò unni ti facisti a stati  ti fai u nviernu” , ma non c’è più questo mondo. Oggi l’essere umano si vende per nulla, disprezza le prostitute quelle che Faber chiamava “pubbliche mogli” , ma poi finisce per essere una prostituta lui stesso vendendo la propria persona, la propria immagine, pur di arrivare a “leccare una sarda”, perché di questo si tratta, per tanto ci si vende.

Ricordate i proverbi, “scappare è indegno ma è sarvamento di vita”, ma se così non fosse stato che ne sarebbe oggi della storia della nostra Italia? Noi che siamo stati gli unici a pareggiare una guerra, e ad avere un re e, diciamo pure, una “personcina” che aveva determinato la storia di un ventennio, fuggire dopo aver fatto danno. Il primo ha avuto una sorte migliore protetto dalla sua casta continentale di nobili, il secondo, di contro, nato dal popolo e dal nulla, toccato le vette del potere, utilizzato consenso ed il supporto chiaro o occulto dei poteri forti anche essi continentali, ha finito i suoi giorni scappando e riconsegnato al popolo per esser appeso a testa in giù.

Noi siamo coloro che i governanti li acclamiamo, a volte anche con consensi bulgari, affolliamo le piazze sotto i loro balconi e l’indomani li abbandoniamo nelle maniere più tristi al loro destino e senza alcuna riconoscenza.

Quindi in definitiva “dipendenza”, “fuga” e “mancanza di riconoscenza” sono tre opinabili qualità delle quali certamente non mi fregerei, qualora ne avessi uno, nel mio stemma familiare.

E’ difficile rimanere liberi a questo mondo, ma non penso che per quei pochi gradi di libertà che ci rimangono, non ne valga la pena sempre tentare esserlo, poiché alla fine quello che conta è la qualità della nostra vita e di certo i momenti più belli, anche quelli a volte “scroccati” non saranno mai quelli nei quali avremmo fatto da zerbino.

Basta solo pensare che la vita è ciclica e gira sempre alla stessa maniera, non soltanto astronomicamente, ma grazie al fatto che dovendo finire per essere animali sociali, in fondo in fondo è difficile sparire. Quindi prima o poi ci si rincontra e molto spesso non nelle stesse situazioni, negli stessi posti e perché no, a quanto pare, nelle stesse squadre. Pertanto, aggiungerei un quarto termine ai tre sopraindicati (dipendenza, fuga, mancanza di riconoscenza), “profumo”.

Abbiamo cura nel sceglierlo e tanta attenzione soprattutto nel lasciarlo.

Un abbraccio, Epruno.