Carissimi

Inizio le mie vacanze e sono certo che seppur queste non saranno lunghe come quelle della nostra infanzia, saranno sempre sufficienti a staccare per qualche giorno e a rigenerare le pile, consapevole che qui il telefonino non ha “campo”.

Sono rimasti pochi i posti nella terra dove questo fenomeno avviene e comincio a pensare che chi condivide il mio punto di vista, li tiene segreti affinché non giunga di notte e notte qualche nuova compagnia telefonica ambiziosa a sanare quello che loro chiamano disaggio. L’assenza di telefonino, televisioni, radio ci aiuta spesso a riflettere su cose essenziali alle quali non abbiamo mai tempo di pensare.

“Che ve lo dico a fare” quei ventiquattro affezionati lettori settimanali che mi seguono da qualche tempo sanno che è solo uno per me l’eremo dove ritrovo “gente semplice”, Crongoli, piccolo paesino delle Madonie, abitato da 170 presenze, tra esseri umani ed animali che non risponde a nessuno delle nostre regole di socialità se non quella di una natura contadino-pastorale.

Ho accompagnato Totò il mandriano, mio amico ed assessore locale alla pastorizia, oltre che esponente della movida crongolese, in una uscita con il suo gregge, al di fuori della mannara, insieme anche al suo fedele cane pastore di nome “Nzu”, abbiamo deciso di vedere l’alba insieme seduti su un pietrone in uno dei punti più panoramici del contesto.

Chi conosce Crongoli sa della circostanza che la loro grande ingenua ignoranza e permalosità, li porta a litigare ogni qualvolta qualcuno utilizza un termine nuovo che viene sempre scambiato per parola potenzialmente offensiva e così a parte il sindaco del paesino che è la persona più istruita, nessuno si azzarda ad uscire fuori dal lessico (che di per sé sarebbe parola offensiva) comune.

Ho alfabetizzato io il mio Amico Totò, malgrado avesse fatto i primi anni delle elementari da bambino, senza concluderle, perché ho da sempre visto in lui questo desiderio di conoscenza e per questo lui me ne è grato e soprattutto pone in me una grande fiducia e nei rari momenti delle mie vacanze, nei quali ci troviamo insieme, lui si apre a richieste che mai farebbe al bar di Franco in compagnia degli altri frequentatori.

Davanti a questo disco luminoso che a poco saliva verso il cielo ad un certo punto Totò mi chiede: “Che significa la parola responsabile? È parola d’offesa?”

Ammetto che la domanda mi colse un po’ di sorpresa, specialmente fattami dal mio Amico mandriano. Provai in modo semplice a spiegarlo: “Caro Toto si dice responsabile, una persona che ha delle responsabilità e tu mi chiederai cosa sono le responsabilità?”

“La caratteristica di essere responsabile è quella di dimostrarsi responsabile rispetto all’incarico affidato affinché in qualunque momento, qualunque cosa succeda, chiunque potrà venire a cercare il responsabile e chiedere: chi è il responsabile, per fargli pagare le colpe di una disattenzione.”

Rispose Totò: “è uno a cui resta il fiammifero acceso tra le dita?”

Ripresi: “non vederla così, poiché non tutti vengono scelti per fare i responsabili, poiché ci sono compiti e doti caratteriali che bisogna possedere. Tu ad esempio sei responsabile del tuo gregge e non il tuo cane pastore.”

Totò con un sorriso mi rispose “che vuol dire il gregge e mio non del cane, lui deve abbaiare e fare quello che dico io.”

Allora io dissi: “bravo, vedi, perché tu sei responsabile e al cane non puoi addebitare nulla, lui segue i tuoi ordini.”

“Un responsabile, vedi nel mio lavoro ad esempio, deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni accettando anche un ulteriore aggravio di lavoro poiché oltre a quello proprio ha il compito di organizzare e controllare il lavoro altrui.”

“Mi può capitare di prendere decisioni impegnative e rischiose che comportano un domani rispondere di tasca mia o addirittura penalmente con la prigione, per colpe gravi.”

“Tu caro Totò, in quanto assessore di Crongoli, ricoprendo una carica pubblica elettiva, sei responsabile nei confronti dei tuoi concittadini e dell’amministrazione comunale.”

Lui mi guardò e mi rispose: “ma io non prendo un euro.”

E io guardandolo dissi: “neanche io, per i miei incarichi prendo un euro.”

Rispose Totò: “allora siamo “ghiommeri””.

E calandogli la testa dissi: “si, in effetti siamo “ghiommeri”!”

Mai termine preso in prestito dal linguaggio madonita è più appropriato. Devo salire più spesso sulle montagne a riscoprire con tanta modestia l’essenzialità e l’importanza delle cose. Un abbraccio, Epruno.