Carissimi
In questa fase di “stallo” politica, ci salveranno nuovamente “i responsabili”?
Siamo in attesa e nella speranza di un gesto “responsabile” e mi chiedevo in questi giorni: “chi è il responsabile?” Una frase che per decenni ha atterrito generazioni poiché nell’immaginario collettivo il “responsabile” era una sorta di agente segreto del quale se ne sconosceva l’esistenza, era una sorta di mito, un uomo ombra che viveva una doppia vita, la sera a casa integerrimo pantofolaio padre di famiglia e di giorno “responsabile” di qualcosa in una qualsiasi organizzazione.

Ci accorgevamo di lui soltanto quando a seguito di un grosso problema ci si chiedeva: “chi è il responsabile?” Ci accorgevamo di lui figurativamente, quando a seguito di una esplosione, un botto, un barattolo di vetro che si rompeva in mille pezzi in tutte le direzioni, chiunque scappava e si generava quel sordo silenzio fatto di gente che guardava da dietro le scalette delle persiane chiuse, in attesa che giungesse il delegato e chiedesse: “chi è il responsabile?”.

Per anni abbiamo creduto che il “responsabile” fosse una sorta di capro espiatorio dimenticando anche che l’esser responsabili è anche segno di persona con la testa a posto e consono dei suoi doveri e dei suoi compiti. Ci tentarono due uomini politici con finalità diverse, Bassanini e Merloni quando per legge crearono le figure importanti per la pubblica amministrazione di RP e RUP, il primo con l’intento di stanare il mezze maniche pubblico che curava il procedimento di una pratica, l’altro nel tentativo di creare un tecnico manager della pubblica amministrazione che rimanesse unico responsabile delle decisioni e dell’andamento dell’iter procedurale dall’ideazione dell’opera al suo completamento chiavi in mano.

Il primo fu osannato, il secondo fu vituperato dal sistema fino quasi ad esser proposto per l’internamento. Pensate cosa potesse significare il nominare un soggetto “responsabile unico”, manager, con pieni poteri e soprattutto la libertà di scegliere i professionisti fiduciari da incaricare. Quanta imprudenza con il senno di poi, bastava chiedersi ad esempio: “Chi comanda nella burocrazia?”. “La massima carica eletta dai cittadini?” No, illusione, le elezioni sono solo un esercizio didattico e lo dimostrano le vicende odierne. Purtroppo chi comanda è soltanto chi gestisce l’informazione, ma non quelli che veicolano le notizie, quelli dei così detti conflitti d’interesse, chi comanda oggi e da sempre è colui che negli armadi tiene conservate “le informazioni” e non le veicola, ma minaccia sempre di farlo.

Chi comanda è colui che conserva i dossier su tutti noi, senza la necessità di possedere né una Tv o un giornale, a volte senza neanche avere necessità di comparire. Pensavate che la burocrazia desse nelle mani di un solo soggetto tutta questa libertà d’azione?
Dicono che in Sicilia nel 1994 appena si paventò l’dea di dover recepire la legge Merloni, nella sua segreteria politica, l’assessore Burbazza bestemmiasse come un turco e continuasse a dire: “ohhhh ma chi vulimu metteri i puddricini o suli?”.

E sì, i grandi statisti in poco tempo fecero in modo che nel recepimento il Responsabile Unico, diventasse responsabile di qualsiasi cosa, ma dovesse poi passare dal vaglio e da una superiore firma non avendo (il più delle volte) responsabilità sulla spesa e prima che tutti si abituassero all’idea, gli tolsero subito la facoltà di nominare consulenti, ma gli lasciarono quanto meno la facoltà di richiederli.
La saggia politica avrebbe continuato a fare le scelte meritorie e così anche se alla richiesta di un consulente come Renzo Piano fosse giunto l’ultimo dei più incompetenti ma “del cerchio magico”, il RUP ne sarebbe comunque rimasto responsabile lo stesso e per tutta la vita, per sempre, come un diamante De Beers.

Chi è il responsabile? Bella domanda, abbiamo un concetto strano della responsabilità, ma se chi è responsabile non ha potere poiché ogni sua decisione deve essere vagliata da chi può e di contro le sue responsabilità sono subito additate da chi vorrebbe ma non può mentre si dimena in un acrobatico gioco a tirarsi di sotto, siamo lontani. Che mondo di irresponsabili siamo diventati se comando e non sono responsabile e di contro se sono responsabile e non conto un cazzo! Come al solito c’è qualcosa che non funziona in un mondo dove la responsabilità si riconduce soltanto alla identificazione di colui nelle cui mani si spegne il cerino.

Per fortuna ecco che ritorna la vecchia e cara politica a ridare dignità alla responsabilità arrivando a chiamare “responsabili” coloro che con grande “fanghitudine” da perdenti si vendono ai vincitori senza numeri per garantirgli la maggioranza in cambio di una poltrona.
Come non si può non guardare a tutto ciò con grande ironia?

Un abbraccio Epruno.
(continua, forse …..)