“Uomini e Topi. Ne Vogliamo Parlare?”

Carissimi, a Palermo hanno visto un topo! Voi mi direste: “uno?”

A Palermo ci sono i topi? “Avica!”

Si è vero, la continua lotta tra “uomini e topi” è storica. Esiste un disprezzo verso questo “essere” dettato dallo schifo che la sua visione ci fa e per questo non ne vogliamo percepire la sua esistenza, la sua presenza a meno che non lo raffiguriamo nel Topolino di Disney o il cuoco Ratatouille.

Ma i topi esistono e sono tra di noi, in qualunque città e non solo in funzione della sporcizia di questa, ma vivono nella sua parte nascosta, vivono in anfratti, sottoterra e con mille sotterfugi.

I topi sono una “comunità” con regole precise e sono tanto simili a noi “umani” ancor di più di quanto noi possiamo supporre.

È vero che in passato i topi hanno portato epidemie, ma quanti topi muoiono “eroicamente” in laboratorio per sperimentare farmaci e vaccini che ci dovranno salvare la vita?

Pensateci, che ribrezzo, un determinato farmaco che ingeriamo è stato sperimentato inizialmente su un topo.

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“Loro non Cambiano”

Carissimi,
Non siamo un paese serio, è ormai il mio tormentone e sta alla base di qualunque considerazione.

Siamo un paese diviso in due, sia in orizzontale, settentrione e meridione, sia in verticale, ideologicamente e tranne sporadici ventennali periodi, di grandi consensi bulgari, torniamo a dividerci su qualunque in modo equo.

Non avremo mai maggioranze stabili, malgrado ciò votiamo in continuazione.

Quello che ancora oggi mi sconvolge guardando la pubblica amministrazione (la cosa pubblica in genere) è l’incapacità di fare pulizia e giustizia, eppure la cosa pubblica siamo noi, una grande società dove tutti siamo azionisti, dove giunti all’età stabilita votiamo in questo consiglio di amministrazione fatto di milioni di persone per eleggere le cariche amministrative.

Malgrado ciò riusciamo ad esercitare questo diritto con fastidio e il più delle volte non andiamo a votare delegando l’uso della nostra azione alla maggioranza dei votanti e per di più non esercitiamo alcun controllo sull’esito dell’attività dell’amministrazione.

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Fallo Girare

Carissimi

“Fallo girare”. Ma che cosa?
Io già vivo con difficoltà il fatto di portarmi con me una suocera che non ho mai avuto che mi va ricordando le cose da fare, anche quelle che volutamente vorrei dimenticare, che mi raggiunge in ogni istante con telefonate alle quali spesso non sono in condizioni di rispondere, e-mail dai vari account che rendono inutili le stesse se le più importanti spesso se vanno in spam e dovrei avere il tempo per “farle girare”?

Una cosa è certa, l’obiettivo almeno con me giunge a conclusione perché determinati allegati che intasano la mia memoria dell’iphone riescono veramente a farmele girare se è vero che nell’istante in cui prendo questo strumento infernale per fare l’unica cosa per la quale l’ho comprato, io con il mio “telefonino-computer portatile ci lavoro”, ad esempio delle foto tecniche all’istante, mi ritrovo memoria intasata, insufficiente e perché?

Perché il tuo contatto, il più delle volte l’amico, la persona che difficilmente manderesti a quel paese ti manda la “catena di S’Antonio virtuale” dove c’è il messaggio lacrimoso o la preghiera da inoltrare ai tuoi contatti, e fino a questo punto si può anche trovare un momento di tolleranza, ma che dire quando il messaggio è di materia politica (non intendo i volantini elettorali) o le telefonate invasive di call-center e venditori vari per le quali sono state inventate delle applicazioni come il “True Caller” pronte a darci una mano, ma quelle contestazioni sui massimi sistemi o sui compensi dei deputati che ormai hanno di certo riempito la misura, ma mi chiedo più di “farle girare” o “farmele girare” perché non scendi in piazza e protesti? Perché sei sempre pronto a mettere la pistola nelle mani altrui? Perché vuoi fare sempre sesso con “gli organi genitali altrui”?

A proposito di sesso, che dire di tutti quei messaggi a sfondo sessuale che ti vengono inoltrati con procaci signorine in varie posizioni ginecologiche, o con particolari anatomici resi abnormi dal Photoshop, proprio nel momento in cui il tuo iphone è posto sul tavolo, accanto alla tua collega o al tuo dirigente, per regalarti una figura di merda incommensurabile, poiché se è vero che non sia colpa nostra è pur vero che ognuno è responsabile della gente che frequenta e alla quale dà il suo numero di telefono.

Si, ma quale razza di maniaci frequentiamo? Perché voi pensate che oggi il maniaco con internet ha lo stesso standard di una volta? Oggi è direttamente il vostro capo ufficio a mandarvi tali messaggi con scritto “fallo girare”. Vi chiederete: “Non ti piacciono le donne”? Vi rispondo: “Assai, anche quelle procaci”, ma non faccio il ginecologo e reputo volgare l’utilizzo del “nudo oggetto”, della battuta triviale, dei doppi sensi, di una ricerca dell’ilarità ormai superata per fortuna abbondantemente e relegata in una fascia d’età frutto di una “educazione baciapile”, di una ipocrisia radicata dietro personaggi di “grande moralità”.

Oggi che finanche i barbieri e i camionisti hanno tolto i loro calendari osé dai loro luoghi di lavoro, rimangono gli sfigati “vorrei ma non posso”, coloro che a parole e immagini altrui “hanno fatto tanto sesso” a cercare di sembrare simpatici con i loro “fallo girare”.

Ragazzi se avete qualche problema di sesso o con il sesso parliamone, esistono tanti specialisti in materia, non bisogna vergognarsene, pensa che ridere se “facendolo girare” finisse nel telefonino delle vostre compagne, quale prova indelebile di un vostro tradimento “virtuale ma non troppo”.

Non vogliatemi male se sotto campagna elettorale, mentre tutti criticano soltanto i vizi e i difetti della politica, io parlo di costume, la politica siamo noi.
La politica non è altro che “gente in costume che le fa girare”.

Un Abbraccio Epruno