Carissimi …. Quante volte le domande dei figli o dei bimbi in genere vi mettono in imbarazzo? Quante volte è capitato di ricevere un’innocente domanda alla quale non avete facilmente saputo dare una risposta?

Eppure alcune volte sono queste domande che vi fanno comprendere il tempo che passa o il gap generazionale con i vostri figli, con coloro che si apprestano a diventare i giovani di domani.

Mi è capitato recentemente di ricevere da parte di una mia cara amica una strana richiesta, in quanto, per chi ha la mia età ha dato la sensazione di essere incredibile. Questa mi ha chiesto: “So che vai a Roma per il fine settimana, mi faresti una cortesia? Potresti fotografarmi una cabina telefonica, se ne trovi una, poiché mio figlio che frequenta le elementari ha ricevuto dalla sua maestra il compito di fare una ricerca proprio sulle cabine telefoniche e non ne ha mai visto una in vita sua?

Vi confesso che sono rimasto di sasso, poiché a primo impulso mi è sembrato impossibile che un bambino non sapesse che cosa fosse una cabina telefonica, poi successivamente mi sono guardato intorno e non ne ho trovato neanche una.

La nuova generazione non conosce quelle anguste cabine vetrate con le due porte cigolanti che si aprono in entrambi i sensi e che dentro contenevano “lui”, il mitico telefono a gettoni ……. Si i gettoni, anche loro un mitico elemento di antiquariato!

Le nuove generazioni non conoscono il rumore della tariffa della conversazione telefonica che scorre con il cadere dei gettoni nella vaschetta interna. I giovani d’oggi, non conoscono la differenza tra una chiamata urbana ed una chiamata interurbana (spesso costosissima), figuriamoci la chiamata internazionale o intercontinentale, oggi loro hanno Skype.

I nostri figli, non sanno cosa significa uscire, ritardare ed andare alla ricerca di una cabina telefonica per avvertire casa.

Poveracci, loro sono schiavi del telefonino che li perseguita fin dal momento che mettono piede fuori casa.

Mi sembra ieri che con gli amici si partiva alla conquista delle capitali europee e si lasciava detto a casa, “ti chiamerò, una sera si ed una no, alle 21.00”, promesse non sempre mantenute perché non sempre era facile trovare la cabina a portata di mano e soprattutto ricordare il prefisso internazionale.

Oggi non si attende neanche che l’aeroplano termini il rullaggio all’atterraggio che già accendiamo il telefonino per comunicare il nostro arrivo.

E che ne sarà della generazione di mezzo che ha conosciuto i telefoni con le schede magnetiche, divenute oggetto di scambio tra collezionisti. Cose che hanno fatto parte del nostro quotidiano, sono diventate oggetto di modernariato e si sono perse nella nostra memoria.

Eppure, per molti di noi, basterà sentire dire la frase di richiesta “hai un sippino”, per definire un’epoca, un luogo preciso della nostra città, delle facce divenute ormai rispettabili professioni padri a loro volta di famiglia, forse qualcuno già nonno. A quel punto un sorriso o una lacrima scenderà sul nostro viso consapevole di aver vissuto un periodo difficilmente ripetibile, dove un “vespino” diventava un mezzo di libertà, un’alcova in molti casi e un “sippino” presso le comitive “fricchettone”  identificava inequivocabilmente il mitico “gettone telefonico della SIP” per pochi intellettuali l’acronimo di Società Idrica Piemontese compagnia telefonica monopolista antesignana delle compagnie concorrenziali di telefonia mobile …… Altro che Internet! .……Un abbraccio, Epruno(www.epruno.it – ogni Sabato alle 11.00 anche in radio con “La Voce di Epruno” i particolari sul sito)