Carissimi

Nulla è come prima, abbiamo voglia di giustificare i nostri attuali comportamenti, la nostra stranezza, pensavamo che tutto potesse accadere, che tutto si potesse fare eppure stiamo facendo tutti i conti con le limitazioni.

Chi di noi non ha avuto una infanzia pensando che quello era si un bel periodo, ma un domani, senza dovere chiedere permessi, chi sa come sarebbe stata la nostra vita.

Chiedere permessi”, per una persona libera come me è stata una grande sofferenza e dire che non è stato sempre così, ci fu un periodo in cui smisero di darmi il permesso e io mi sentii inizialmente perso.

Passammo comunque dal permesso dei genitori, al permesso della famiglia, fino al permesso del datore di lavoro che non scaturiva dall’affetto come i due precedenti, ma dalla necessità di farti sentire debitore, di doverti fare sentire il peso di appartenere a qualcuno.

Appartenere”, credetemi è una bella parola, il senso di appartenenza ad una società, ad un gruppo, ad una corrente di pensiero è un concetto importante che può riempirci di contenuti e renderci a nostra volta un portatore sano di contenuti e di principi che contribuisce alla coesione della società ed al raggiungimento collettivo dei risultati.

Pochi grandi uomini lo hanno capito, pochi imprenditori illuminati lo hanno capito, ma purtroppo il mondo è fatto in prevalenza da uomini mediocri e le regole della nostra comunità sono ogni giorno scritte affinché chi arriva su non lo fa quasi sempre perché eccelle e quindi i principi che porta con sé non sono già buoni per lui stesso, figuriamoci per migliorare la società.

Ci sono sempre meno eroi, ci sono sempre meno condottieri, ci sono sempre meno statisti, coloro che sanno guardare oltre il loro naso e vedere un futuro, operare con strategie, costruire.

Venite da me a parlare di “costruire”, io che sono un “Ingegnere Edile” e sono di cosa dovremmo parlare e invece vi sento spendere il termine “costruttori” occultando squallide operazioni politiche finalizzate soltanto al mantenimento del proprio status quo nell’istante in cui giunti li in alto dovremmo pensare a fare il bene di chi ci ha “eletti” (altra parola grandissima se ne cosci il significato).

La vita è strana e per capire cosa è stata, bisogna giungere soltanto alla sua ultima puntata, ma ancora di più per far comprendere agli altri cosa la vostra vita sia stata, dovrà passare un secolo, affinché tutti i vostri contemporanei, competitor, delatori o estimatori, siano passati a miglior vita per non influenzare quello che dovrebbe un giudizio asettico.

Oggi si viene al mondo annunziati da una telefonata e ce ne andiamo da questo mondo annunciandolo con una telefonata e anche se questa passa attraverso i social, sempre la linea telefonica utilizziamo.

E’ nato Luigi, è morto Luigi” e tra questi annunci un grosso o un breve lasso di tempo che è la vita che non è uguale per tutti poiché è governata dalla sorte che ognuno di noi riceve, governata da tanto, tanto stomaco per passare con gli occhi bassi in mezzo ai cadaveri altrui, le miserie altrui, le disgrazie altrui, pregando sempre che quella telefonata giunga ai tuoi cari per raccontare di altri e che non ti riguardi, che non sia ancora il tuo turno.

Giocare mentre se ne ha la possibilità diventa quindi un obbligo perché non tutti possono giocare sempre, a meno che cinicamente o con tanta incoscienza non ci si convinca che sia tutto un gioco.

Che ne è degli uomini a cui abbiamo dedicati busti e lapidi e che ne è degli uomini ai quali non abbiamo trovato denaro per garantirgli una degna sepoltura buttati in fosse comuni o anonime sepolture?

Polvere mischiata a terra e ciò ci da il senso di quello che è stato il vero significato della nostra vita, siamo soltanto una entità pensante che è sbocciata come qualunque fiore o forma di vita da questa terra che se rispettata rimarrà ancora fertile per tantissimi anni per poter permettere la nascita di altre forme di vita.

La nostra vanagloria con il susseguirsi dei giri di questo pianeta nell’orbita solare si esaurirà dopo di noi perché le città diverranno oggetti di futuri scavi archeologici a distanza di millenni, i nostri libri, i documenti cartacei e quant’altro si deterioreranno o potranno andare distrutti o bruciati, tutte le archiviazioni virtuali informatiche, frutto di un abile passaggio di corrente dall’acceso allo spento, si perderanno per un virus informatico, un guasto energetico, in un istante trascinandosi con se le ricchezze e il denaro fisico o virtuale.

Tutto quanto è umano non è fatto per durare e solo una questione di tempo e pertanto, godiamoci alla grande e in senso epicureo (se è possibile) quel lasso di tempo tra le due telefonate, semplifichiamo la nostra vita da artificiosi “credo” e dalle persone inutili il cui unico scopo di respiro e quello di complicare la vita altrui non avendone una propria.

Prendiamo questo insegnamento dalla pausa pandemica, prima di ripartire.

Un abbraccio, Epruno.