Archivio per la categoria: Epruno – CULT (Rubrica su CULT Magazine)

Epruno CULT – Dicembre 2012

Carissimi …. Non passa giorno da qualche tempo nel quale alzatomi non vada a rendere il buon giorno alla mia città, dalla finestra della mia casa, affacciandomi e guardando in lontananza il sole che cresce dal mare. Cammino per Palermo in questi giorni, mentre la città si prepara ad un periodo natalizio e rimango sempre impressionato dalla mia grande città, dal suo centro storico e dalla storia che rinasce dalle sue pietre nei piccoli vicoli oggetto sempre più frequentemente di lavori di restauro.

Palermo sembra essere “una città stato” a se stante, davanti ai problemi portati dalle globalizzazioni e dalle speculazioni internazionali, davanti alla povertà dilagante che sta contagiando un continente, dopo averne contagiati altri. Qui e solamente qui c’è tanto ottimismo.

Si ma dove si basa la fonte di tale ottimismo? La fonte di tale spirito positivo va cercato nella fiducia che i palermitani e soprattutto le classi più deboli, ripongono nel “prossimo”, ma non nel prossimo qualunque, ma nel “prossimo politico”! Cioè nel prossimo che deve venire! Qui le competizioni elettorali si risolvono tutti con “consensi bulgari” anche se il “prossimo” invece di essere un uomo del futuro, dovesse essere un uomo del “futuro anteriore”, ma basta che sia il prossimo.

Sono interpretazioni, sono punti di vista locali ma che comunque risultano efficienti se una terra come la nostra, sulla carta ricca di risorse paesaggistiche e naturali, ma in pratica produttrice in larga scala di pubblico impiego, ancora oggi, riesce a trasmettere segnali vitali. Come me, che inizio la mia giornata guardando il mare, anche il palamito tipo guarda il mare, inteso come mezzo di arrivo di qualunque soluzione dall’esterno.

Ci siamo beati tanto nei millenni, attraverso dominazioni di tutti i tipi, dovremmo iniziare proprio adesso a prendere in mano il nostro destino?

Geneticamente è una situazione improponibile. Ognuno che è passato da questa terra, ha lasciato tracce importanti della propria cultura e noi siamo stati li a guardarli fare, convinti che tutta questa operosità alla fine dovesse finire, sarebbe arrivato il momento in cui tali soggetti stranieri si sarebbero dovuti stancare e andare via.

Ecco probabilmente la nostra forza è stata nel farli stancare.

Immagino il periodo in cui gli arabi ci costruivano gli acquedotti, parti dei quali sono integrati nelle nostre attuali reti idriche. Certamente davanti a tali imponenti opere, ci sarà stato un palermitano seduto all’ombra della canicola estiva a criticarne il tracciato ed a lamentarsi che voleva più acqua.

Immagino grandi cantieri per costruire le splendide chiese barocche, e qualcuno seduto all’ombra accaldato ed annoiato dal far nulla a criticare la circostanza che la facciata era troppo alta. Immagino il Caravaggio dipingere e qualcuno seduto stanco, nella stanza a criticare che certi quadri erano troppo scuri. Immagino ampie discussioni di piazza, all’ombra, seduti sugli scalini di quelle chiese barocche prima realizzate, volte a criticare il fatto che questi Borboni non erano molto bravi nella realizzazione delle strade, ma che tutto sommato se non aumentavano le tasse. E si carissimi, il siciliano ed ancor più il palermitano, abitante della capitale, ha avuto da sempre una vocazione per la critica così spiccata che nella spasmodica ricerca della perfezione ha dovuto sacrificare l’operatività! Io non sono uno storico, non sono un economista, sono l’uomo della strada e questa teoria mi convince se è vero come è vero che “cu nnesci arrinnesci”, perché non sono le potenzialità che mancano in questo individuo, tanto che quando emigra per andare a lavorare in un contesto dove tutto è già organizzato, lui emerge. Ed allora se emergiamo fuori, perché mettendo insieme tutte queste teste non facciamo qualcosa di importante, qui nella nostra terra? Ovvio, perché ci stiamo ancora pensando e soprattutto, perché il modello non è ancora perfetto! E che volete? Fa caldo .……Un abbraccio, Epruno.

Epruno CULT – Novembre 2012

 

Carissimi …. Certo che noi siciliani siamo veramente unici. Ne sono stato sempre convinto ma a maggior ragione in questi periodi ne ho acquisita la piena certezza. Sembrerebbe, a sentire le cronache attraverso i mezzi d’informazione che il mondo attorno a noi stia cambiando rapidamente, preso da una crisi economica globale che investe tutto il pianeta e per la quale se un grosso colosso finanziario fallisce in America settentrionale, le conseguenze si piangono anche nello Zambia (per fare un nome a caso) figuriamoci in Europa, figuriamoci in Italia, per non parlare delle conseguenze per la Sicilia.

Il Siciliano è sempre lontano da tutto ciò che succede intorno a loro e per secoli ha imparato solo a lamentarsi, ma è lontano dall’indignarsi e quindi dal dare una determinante e partecipe svolta alla sua condizione. C’è chi ha attribuito questa peculiarità alla storica predisposizione della Sicilia alle dominazioni susseguitesi. C’è chi ha tentato di vedere l’Italia in quanto nazione unione di un frazionamento di principati e di stati feudali come una continuità dello status di dominazione per una terra che ha ospitato il parlamento di Federico II e che ne conserva i resti, dimenticando che anche lo “stupor mundi” era uno straniero.

Ma come dicevamo il Siciliano è unico e lo si comprende anche in quelle gustose interviste per strada fatte dalle TV locali. In queste circostanze e come se lui si guardasse aldilà dello schermo prendendo le distanze da se stesso.

Quante volte abbiamo visto un “omone” lamentarsi perché ad esempio, davanti casa propria, il cassonetto dei rifiuti trasbordava di sacchetti della spazzatura e perché la “gente” approfittando della mancata raccolta lasciava in modo scomposto e incivile

l’immondizia per strada. La cosa divertente per me è stato sempre il notare come in questi filmati, accanto a colui che denunziava i fatti, c’era anche un capannello di persone che si associava alla protesta annuendo e spesso esclamando: “schifiu”!!!!

Ecco, vedendo ciò, si ha chiara la natura del siciliano e del suo concetto di “gente” che più esteso potrebbe definirsi “cosa pubblica” dalla quale prendere le distanze come qualcosa che non ci appartiene, ma imposta dall’alto, da fuori comunque.

Sembrerebbe, paradossalmente, ascoltando interviste come queste che il soggetto addetto alla raccolta della spazzatura, sia lo stesso, che per “sfregio”, la notte, depositi l’immondizia davanti casa nostra, come se non fossimo “noi cittadini” stessi, trovando il cassonetto pieno, a buttare il sacchetto della spazzatura per strada fuori dagli appositi contenitori. Quindi, essere in grado di creare il
Per loro sempre un posto in prima fila, da spettatori passivi, pronti a dire “vinciemmu” o “pirdieru”!!! Forza Sicilia, Forza Palermo ……Un abbraccio, Epruno.problema spesso per una cattiva educazione civica e poi prenderne le distanze e lamentarsi della situazione finché, un soggetto esterno non intervenga, con “noi” spettatori, a risolverci il problema! Avendo fatto una riflessione su questo aspetto caratteriale, siamo in grado di motivare il tutto, a partire dal rapporto che il siciliano ha con la politica, con il potere di delega. Se vogliamo anche il rapporto che i palermitani in questo caso, abitanti della capitale della Sicilia, hanno con la propria squadra del cuore, risorta dalle ceneri e portata ai successi della serie A grazie all’intervento d’imprenditori “esterni“, venuti da fuori e figlio di questa logica.

Epruno CULT – Luglio 2012

Carissimi …. Che caldo che fa e come se non bastasse, uno deve avere problemi pure con la televisione. Direte che c’entra?

Molti di noi hanno un anziano parente, un genitore, un vicino di casa più grande che è entrato in paranoia con questa “seccante” vicenda dello “switch-off”! Tra le tante cose, “benedetti cristiani” non potevano dargli in partenza un nome “italiano” alla problematica? Stiamo parlando ovviamente dello spegnimento delle trasmissioni analogiche per i canali televisivi per trasferire il segnale sulla piattaforma digitale. A Palermo dal 4 Luglio, come direbbe il mio amico Nunzio, l’elettricista: “astutaru a luci”!!

Questa tematica del passaggio dall’analogico al digitale ha messo in crisi un’intera generazione di gente tranquilla che aveva come unica certezza l’accensione della TV sul primo canale e che ha dovuto vivere nel tempo come una violenza l’uso di un cambia canale.

Il sottoscritto che ha visto nascere il secondo canale e che ricorda ancora la prima volta che alle 19.00 Rai 3 Sicilia dava inizio alle sue trasmissioni, il sottoscritto che vide la conquista del cambia canale ad ultrasuoni che ci permetteva di passare dal primo canale RAI al secondo canale RAI senza doversi alzare da tavola, (certo con tutti i disaggi connessi, quale il cambio di canale accidentale a una caduta di una posata a terra), ha dovuto accusare qualche disaggio!  Come si fa a parlare di decoder digitale terrestre con chi ha già poca dimestichezza con le cose terrestri, figuriamoci con il concetto di digitale, poi non parliamo se a tutto ciò, dobbiamo aggiungere il concetto della parola “decoder”.

Per chi aveva fatto il grande salto con la TV satellitare spinto dalla necessità di poter vedere i calciatori negli spogliatoi mentre si preparano a una partita, oppure a imparare a memoria film come “I Pirati dei Caraibi”, il decoder significava soltanto SKY e costui ti guardava pure male pensando che gli volessi fare spendere soldi “inutili” come quelli utilizzati per l’acquisto della fibra ottica che aveva tracciato le scale dei condomini per appurare in seguito che lo stesso segnale potesse passare da un doppino telefonico.

Fu cosi che non appena al Cav. Lo Stimolo pensionato abitante al 2° piano del mio condominio gli fu imposta la necessità di doversi attrezzare con un nuovo decoder per continuare a guardare i soli canali nazionali, questi venne preso da un raptus di follia.

Si racconta che il “povero cristianeddru anziano” inizio a tirare nella direzione del tecnico, il cambia canale del suo vecchio TV bianco e nero alimentato con batterie da 9v per darvi l’idea del peso e successivamente nell’ordine, il largo cambia canale del videoregistratore VHS (a nastri), il cambia canale di STREAM, il vecchio cambia canale di SKY e per finire, colpendolo in piena fronte, il cambia canale che neanche lui sapeva a cosa servisse, avendoglielo venduto come la soluzione e sintesi dei cambia canale precedenti e che lui chiamava il MELICONI, ma che non aveva mai saputo fare funzionare.

Come dargli torto se dietro la sua porta di casa da quel momento aveva fatto affiggere un cartello con scritto “Attenti al Cane! E’ Ghiotto di Tecnici della TV”! Da quel di, ogni sera, più puntale di una influenza stagionale, il Cav. Lo Stimolo bussa al porta di Don Michele, il nostro custode chiedendo: “Don Michele, disturba se vengo a seguire il notiziario di RAI 1 mentre mangiate? Sa io da quando ci fu quello “switch-off”, io non vedo più una beata minch….”! Mi auguro Amici che Voi abbiate risolto diversamente …. “Poi dici ca unu s’incazza!!” …. Un abbraccio, Epruno.

Epruno CULT – Giugno 2012

 

 

Carissimi …. Ero seduto come ogni primo martedì del mese, nelle sedie della barberia di Salvatore attendendo il mio turno e sfogliando la solita stampa che in genere si trova sul tavolinetto del barbiere. Percepivo dall’insolito silenzio e dalla mancanza di interlocuzione nei miei confronti che qualcosa era successa e che l’atmosfera era alquanto tesa. Finito di sfogliare il quotidiano locale e letto la parte più importante, lo sport ed i necrologi, mi volto alla mia destra verso il Cavaliere Lo Stimolo che stava attendendo il suo turno come me, nel suo caso soltanto per il taglio della barba, e gli chiedo: “Ma che succede Cavaliere?” Il cavaliere era un personaggio di questa comitiva improbabile che si riuniva periodicamente nel locale del nostro barbiere di fiducia. Era un simpatico pensionato della zona che aveva fatto per anni l’usciere all’intendenza di finanza e si era guadagnato oltre che nel gruppo, anche nella zona, il titolo di cavaliere a seguito della sua elezione a capo condomino dello stabile da lui abitato e quindi era uno che la sapeva lunga. Il Cavaliere, mentre Salvatore continuava con le sue sforbiciate a tagliare i capelli del cliente di turno, sottovoce avvicinandosi al mio orecchio, mi rispose: “Niente! E’ da quando sono finite le elezioni, che Salvatore è nerboso con tutti e non ci si può parlare!” Le elezioni forse avevano fatto una vittima collaterale. Come sempre capita nel momento in cui si è un po’ più rilassati e questo è il caso nel quale si attende dal barbiere il proprio turno, messi da parte qualunque problema, si trova anche il tempo per “scuncicare il prossimo” e così, rompendo il silenzio chiedo a voce alta al mio barbiere intento a completare il servizio al cliente: “Salvatore, cosa abbiamo? C’è cosa?” Ma a tale richiesta nessuna risposta. Ribadisco quindi “Salvatore, ma cosa è questo silenzio? Per caso le abbiamo fatto qualche cosa? C’è un’atmosfera funereaoggi in barberia. Se dobbiamo continuare in questa maniera me lo dica che cambio barbiere.”. A questo punto Salvatore alza gli occhi nella mia direzione e mi da un’occhiata molto severa. Era chiaro a questo punto per me che la causa del “mutriamento” era il sottoscritto. Tutto ciò, conoscendo bene l’amico, mi dava maggiore forza per continuare a “scuncicarlo” e così continuo a chiedere: “Allora è seccato con me? Posso sapere almeno di che si tratta? Io non penso di averle fatto qualcosa.” A questo punto Salvatore che ovviamente non vedeva l’ora di parlare, sbotta con un tono polemico nei miei confronti e mi dice: “Vossia, non lo sa perché sono seccato con Lei dottore? Non ci arriva? “ Non nascondo che superato il primo momento di imbarazzo tale tono mi arrecava un certo fastidio, tanto che a questo punto anche il sottoscritto si fa serio e chiedo: “Salvatore, è inutile che ci giriamo intorno. Mi dica che cosa avrei fatto di male nei suoi confronti e poi discutiamo.”. Il barbiere fermatosi nella sua opera, con le forbici in mano decide di svelare la causa del malumore nei miei confronti: “Dottore, io mi fidavo di Lei! Si ricorda quando un paio di mesi fa vennero qua quei “cristiani” a propormi la candidatura al consiglio comunale e Lei mi consiglio di no, dicendomi Salvatore lassassi perdiri?” Ed io “Certo che mi ricordo ed allora?” E Salvatore continua”Erano chiddi della lista di lo sa fare! Io dapperora con 180 voti m’attruvassi a fare il consigliere comunale, ppi ascutare a Lei, e no a continuare a tagghiari capiddri!!!” Ed io ridendo “Salvatore, continuassi a fare u Barbieri, mi creda, meglio è visti i tempi!” E lui “Dottore, andiamoci piano ed un po’ di rispetto per i Barbieri, che nella storia del consiglio comunale hanno avuto la loro importanza!” Vero è …. Un abbraccio, Epruno.

Epruno CULT – Maggio 2012

Carissimi …. Immaginate di volervi godere la nostra Palermo avventurandosi in una passeggiata in bici all’interno di quello che era da sempre detto centro storico. Procedendo con prudenza ed avendo la possibilità di godersi la passeggiata non di corsa, potendo guardare con il naso all’insù, scopriremmo una città bella, pregna di storia, diversa da quella che di fretta quotidianamente ci si pone davanti gli occhi.

Si, mi direte voi, ma chi è quel folle che guidando, anche la semplice bici, si può permettere di alzare gli occhi in alto con tutte le insidie che la viabilità odierna ti offre?

Pur sorvolando sulla insidia arrecata dalla distrazione dei conducenti delle “auto-cabine” telefoniche dove ormai con regolarità ed impunità i conducenti guidano utilizzando una sola mano, mentre l’altra è intenta a sorreggere il telefonino, pensate che andare in strade sgombere da traffico, oggi, nella nostra città, risulti un esercizio semplice e sicuro?

La risposta e pleonastica. Una di quelle cose nel tempo è veramente peggiorata in queste città è la qualità delle strade e soprattutto della sua manutenzione. Avendo girato molto, mi viene difficile in Europa, ricordare condizioni dell’asfalto stradale più brutto di quelle di Palermo, neanche nelle strade di campagna dei vari paesi comunitari. Eppure, abbiamo fatto abitudine anche a ciò. Prima possibilmente ci imbattevamo in strade che presentavano un tale livello di degrado in piccole traverse nelle periferie, oggi questo accade nelle centralissime strade. Chi cammina in auto, o meglio in questi nuovi “furgoni” chiamati S.U.V. con i nuovi potenti ammortizzatori, probabilmente poco risente dell’influenza delle buche.

Per chi come il sottoscritto cammina in moto o per chi peggio pretende di circolare in bici, oggi è costretto a mettere a repentaglio la propria incolumità continuamente. Girando in moto, ci si fa una cultura sulla pavimentazione stradale, passando dall’asfalto usurato, alle vere e proprie voragini per finire ai subdoli incanalamenti delle corsie preferenziali creati dai pesanti autobus, nei quali una volta entrati è difficilmente possibile uscirne per cambiare direzione. Ma dove non ha potuto il frutto dell’usura temporale, “grandi scienziati” ci hanno messo del proprio, attraverso il posizionamento di “dissuasori”, “occhi di gatto”, “catarifrangenti” e capolavoro dei capolavori, quelle pericolosissime “piramidi maja”, in via Libertà, in corrispondenza degli attraversamenti pedonali. Chi come me aveva fatto buon allenamento con la vecchia pavimentazione di via Roma, con i suoi cubetti di porfido, era cresciuto in una generazione di motociclisti e guidatori con il “collo taurino”, forgiato con le vibrazioni causate alla muscolatura dei polsi o le sollecitazioni alla cervicale, pensava di essere abituato a tutto! Che dire infine delle vere e proprie “balate” della Discesa dei Giudici o Via Lattarini che in occasione di particolari condizioni meteorologiche diventano delle vere e proprie piste di pattinaggio, a maggior ragione se hai la fortuna di transitarvi dopo che un auto o camion abbia perso dell’olio o fortuna delle fortune, mettendo la ruota su una di quelle lattine buttate ineducatamente per terra! Il tutto non può che lasciarci una certa rabbia perché tra le tante cose, tra i tanti servizi che una gestione amministrativa e tecnica di una città ti fornisce, la strada è il servizio più “democratico” di tutti, poiché la strada la usiamo tutti, ricchi o poveri. Pertanto, a prescindere che si voglia fare i turisti nella nostra città, vuoi vedere che risulta più prudente una sana passeggiata a piedi? …. Un abbraccio, Epruno.