La gente, diciamolo francamente, ha bisogno di crearsi e credere nei propri idoli, poiché anche se a volte agnostica di facciata è convinta che i miracoli esistono e che solo un miracolo li possa salvare.

C’è stato da sempre spazio per gli urlatori e i populisti, coloro che a parte l’aizzare o raccogliere rabbia ed insoddisfazione altrui per il solo loro tornaconto, o per la loro vanagloria, non fanno nulla di altro per la collettività e che dopo averti regalato grandi amori, grandi speranze, sono destinati a deluderti e a lasciarti disfiziato non creando alcun mito di sé stesso.

Lo è stato e in alcuni casi purtroppo lo è ancora, per alcuni personaggi della politica e del governo delle nostre città che hanno “irretito” e poi deluso profondamente, incidendo non poco nella distruzione dei sogni e nei destini altrui, limitandosi a rimanere determinanti per i pochi a loro vicini.

Ecco perché oggi non mi posso approcciare con ironia e banalità all’isteria collettiva argentina o dei napoletani manifestata per la morte di Maradona, personaggio atipico che verrà consegnato alla storia con un bagaglio di errori in una vita privata spesso sregolata, ma dotato di due grandi qualità, la prima, quella che lo ha reso noto ed unico, il sapere toccare e giocare con la palla e la seconda, un cuore grande che paradossalmente alla fine lo ha tradito.

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