Archivio per la categoria: Epruno – Il meglio della vita (ilsicilia.it)

Palermo vincerà imparando a rimotivare le risorse umane

Carissimi

In qualunque ambiente di lavoro io sia arrivato, mi sono da sempre dovuto guadagnare la stima delle truppe visto che i colleghi “ufficiali” mi guardavano sempre con la sufficienza di chi ti aspetta al varco, sicuro che tu possa sbagliare o addirittura ti possa stancare. Quindi nel momento in cui, per il ruolo ricoperto, dovevo formare una squadra mi ritrovavo nelle stesse condizioni di Massimo Troisi quando faceva il sogno della guerra addormentandosi tardi.

Sappiate che qualunque sia l’organizzazione pubblica o privata, il potere di alcuni dirigenti viene esercitato (a testa loro) nella capacità di spostare risorse umane. Nel pubblico, non dovendo fare conto con i budget e quindi con il costo che una risorsa umana affidata ha, il solo avere maggior personale rispetto ad un altro, rappresenta potere e prestigio.

Qualunque richiesta di movimentazione veniva avanzata diventava una tragedia, una operazione impossibile seguita ad un pianto per la storica carenza di personale o il sottodimensionamento delle risorse e quindi il “No” era assicurato.

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“Che farò senza Euridice, dove andrò senza il mio ben”

Carissimi

Mi sono dovuto prendere una settimana di pausa in questo periodo pre-elettorale e scrivere più di un editoriale (questo è il terzo), rimasti non pubblicati ovviamente, poiché ero atteso al varco dai miei 24 lettori avvicinandosi il “D-day”.

Andando per strada, da più finestre, dietro le persiane chiuse, ho sentito da più parti la voce di Harold Stevens (il colonnello buonasera) dopo quelle tre note brevi, e una lunga, che mi riportavano all’apertura della Quinta di Beethoven, e che nell’alfabeto Morse, punto punto punto linea, equivalevano alla “V” di Victory (vittoria).

Quanta imprudenza, porta male, abbiate il buon gusto di attendere ancora dieci giorni.

Voi che non siete matematici, non dovete dimenticare che in questi momenti a scegliere delle nostre sorti sarà la gente e che la stessa gente, non sarà obbligata a farlo, (seppur sarebbe un diritto conquistato e a mio parere un dovere).

Ecco che in quel momento qualunque statistica, qualunque raccolta, si allontanerà dalla pura sommatoria algebrica di mani strette e si affiderà, alla consistenza dell’astensionismo, all’eviratore da divano di turno che per far sfregio alla società si taglierà i suoi attributi (spesso unico tesoro custodito) non andando a votare, a suo dire per protestare, perdendo questo momento magico, frutto di tante battaglie, per far sapere come la si pensa.

Aimè caro “evirato”, nessuno si accorgerà della tua rinuncia ad “esser uomo” e alla tua perdita di sangue, poiché “gli assenti hanno sempre torto” ed avrai dato facoltà di parola soltanto ai vincitori che a quel punto avranno il diritto di decidere “i giri” e quanto voler rimanere sulla giostra.

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Avessimo almeno cercato un cambiamento

Carissimi

In questi anni tutti hanno parlato, hanno raccontato di rapporti personali a volte anche forti e non confutabili, ma che hanno descritto gli involontari eroi di quella stagione.

Ne ho viste di rievocazioni cinematografiche e teatrali, ma una di quelle che mi è giunta maggiormente è stata quella del Dr. Borsellino, straziato dal grande dolore e lo sgomento, piangere sotto il diluvio la morte dell’Amico-collega, una volta fuggito al controllo della propria scorta.

Attraverso questa ipotizzata narrazione ho cercato di leggere l’animo di un uomo tradito e ormai solo che andava incontro, consapevole, al suo destino.

Mi ha commosso di certo la scena ancor più forte della laurea della figlia del Dr. Borsellino che decide malgrado il momento e con tenacia, di portare a compimento la discussione della tesi di laurea e che vedeva come spettatori, il Padre, gli uomini della scorta e tutti gli eroi uccisi, presenti tra le file dell’aula universitaria a sostenerla, quasi a trovare conforto nella circostanza al loro sacrificio, ritenuto non vano se una giovane, in quel momento, decideva di continuare sul solco dei principi e degli esempi paterni.

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Eppure io sono contento

Carissimi

Ditemi per quale motivo in questo momento dovremmo farci rovinare l’umore, supponiamo che io sia un proprietario di una azienda che ha prodotto vaccini, un proprietario di farmacie o addirittura o meglio ancora un grosso distributore e che possa governare la politica dei prezzi e ad una minima avvisaglia di razionamento, raddoppio o triplico questi prezzi, potendo pilotare il mercato per aumentare i miei profitti, perchè dovrei farmi rovinare il buon umore?
Certo sono bombardato come voi dai notiziari mono notizia, ma mi sfrego le mani e dico, finchè dura …

Perchè pensare che giochiamo tutti dalla stessa parte, se c’è chi vince necessariamente c’è ci perde.

Immaginiamo di contro che io lavori e guadagni con l’industria bellica, questo non rischierebbe di essere un momento positivo per i miei affari? Volete che davanti alla morte ci sia un “cassamortaro” che si disperi? Perchè? Per lui è lavoro, non dico che non abbia un anima poichè nel 99% dei casi fa il suo lavoro con grande professionalità e il trovarsi accanto persone del genere in momenti così brutti e sempre di conforto, ma perchè illudersi che un proprietario di onoranze funebri possa essere dispiaciuto perchè la gente muore? E’ il suo mestiere, cosa sarebbe un panettiere senza il grano, senza la materia prima della sua attività?

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Dio “non lo Vuole”

Carissimi

Nuovi “crociati“, interventisti, se foste andati troppo indietro con il tempo, forse mi sarei “priato” nel rivivere gli anni della mia gioventù, ma con questi “discorsi persi” che sento ovunque mi sembra di ritornare indietro di cento anni, ma io a quel tempo non ero a questo mondo e meno male, perchè mi sono evitato orrori che hanno di contro sconvolto la vita ai ns genitori e ai ns nonni.

L’uomo sembra sentire la necessità di fare guerre e con una semplicità che fa paura e nascondendo dietro a tutto ciò interessi economici di pochi manda alla morte, alla sofferenza, alla povertà e pertanto mi chiedo di continuo come ci può essere una religione che inneggi alla guerra (quando vedevo i kamicaze farsi saltare in aria in mezzo alla folla) o peggio una religione che si volti dall’altro lato mentre il popolo è in guerra o ancora peggio benedica e dia la comunione al leader sanguinario dallo sguardo di ghiaccio, ma devoto di un “Dio costruito a sua immagine e somiglianza“.

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Avevo Grandi Aspettative

Carissimi

Avevo grandi aspettative dall’uso delle mascherine anti COVID, non solo per loro capacità di valorizzare lo sguardo e gli occhi della gente, nascondendo difetti o peggio molto altro …… l’altra sera ad esempio sono rimasto “fonato” da una persona che presosi di coraggio senza mascherina, mi si è avvicinato per dirmi una frase all’orecchio.

Ho dovuto attendere qualche secondo prima di riprendermi dallo choc apportatomi dal suo alito che evocava pasti di “picciriddri muorti con le mitiche scarpe MECAP“. Purtroppo sappiamo bene che l’igiene orale prescinde dall’obbligo o meno della mascherina, ma meglio abbandonare questo disgustoso preambolo.

Credevo che a furia di vedere solo gli occhi, la gente iniziasse a guardarsi negli occhi durante le discussioni, ma purtroppo questa base di coraggio mancava allora e manca adesso, tanto che sono sempre meno le persone sincere e soprattutto le persone che te le mandano a dire invece di affrontarti e ancora di più quelli che te la fanno alle spalle per “pusillanimeria“.

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Ma Cosa ne è Rimasto della Libertà di Pensiero?

Carissimi
Ammettetelo, non mi dite che non cacciate, un poco, ma cacciate” così nel periodo universitario un mio conoscente, amante della caccia in un viaggio nella mia amata baviera un giorno disse alla famiglia che ci ospitava (nemica delle armi), alla vista di splendidi paesaggi boschivi durante una passeggiata salutare nel pieno della splendida natura.

A poco valse la reazione stizzita del mio amico tedesco, davanti le insistenze del mio compagno di viaggio, poiché non c’era cosa peggiore del preconcetto e delle idee già formate (fissazioni) che trovano più facile fare di tutta l’erba un fascio che fermarsi a riflettere ed approfondire il tutto prima di esprimere un giudizio, pur sempre rivedibile.

Amiamo le “verità assolute” e troviamo comodo il fidarci di ciò che ci raccontano che approfondire personalmente la conoscenza dei fatti e delle persone e non per “lagnusia”, ma per pochezza mentale a volte.

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Chi non Capisce di Politica come me ne può Parlare

Carissimi

Oggi parliamo di politica. Mi chiederete ma perchè Epruno deve parlare di politica, cosa ne capisce? Epruno non si occupa del senso ironico della vita?

Esatto, visto che è risaputo che non capisco nulla di politica qualunque mio discorso non potrà che essere ironico e fare sorridere coloro che “ne capiscono” o come spesso dico “ca sinni sientinu“.

Io vivo tra la gente e a Palermo, poi per un caso fortuito faccio il “dipendente” e devo stare attento a non rilasciare qualche giudizio che entri in conflitto d’interessi con il mio ruolo e di fatti non mi sogno minimamente di dirvi quali siano “i wc che mi abbiano dato più soddisfazione nel riparali nella mia funzione d’ingegnere“, per me i “cessi sono tutti uguali” ed alla stessa maniera non mi ruberete mai il “segreto di sapere per chi voto”, per me gli amministratori sono tutti uguali ed eroici, qualunque sia la loro provenienza ideologica ed il loro posizionamento tra gli scranni di Palazzo delle Aquile.

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Ho Perso le Parole

Carissimi

Stavamo per tirare le somme di un lungo “incidente” che in questi due anni ci aveva di certo sconvolto le vite e personalmente riflettevo da qualche giorno su cosa mi avesse lasciato da custodire per il futuro questa terribile pandemia e non nascondo di aver preso tanti appunti su quel foglio di carta, prima di dover giungere ad una sintesi.

Non avevo purtroppo ancora recepito e metabolizzato la notizia dell’aggressione russa all’Ucraina, quella che tutti chiamano “guerra” ma che io continuo ancora a chiamare “barbara invasione”, in quanto una guerra è una contrapposizione biunivoca tra due forze e non mi risulta che gli ucraini ad oggi stiano bombardando città russe, ma non mi voglio qui soffermare su un tema che merita ancora oltre tanto sdegno, doveroso approfondimento e vedo che già in tv gli esperti di guerra hanno sostituito i virologi nei dibattiti e pertanto preferisco per il momento ascoltare e tentare di capire.

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C’è Sempre Tempo per Capire Tutto

Carissimi

Cugino Pietro, lui si che aveva capito tutto della vita, ma non era stato semplice neanche per lui arrivarci.

Aveva dovuto attendere l’avvento dei capelli bianchi e anche le sopracciglia e quando il pesante occhiale da vista imperava su un naso importante i suoi occhioni blu e profondi ti parlavano parallelamente, su una seconda traccia mentre la bocca coperta mitragliava migliaia di parole che lo ammetto io avevo difficoltà a seguire visto il repentino voler saltare da un argomento all’altro.

La vita non gli aveva dato tutto, non aveva figli, ma tutto il resto se lo era guadagnato e preso da solo, non erano mai stati i soldi il suo problema, anzi in molti avevano approfittato di questo suo status per spillargli aiuti di tutti i tipi ai quali non aveva saputo sottrarsi.

Oggi che aveva compreso come gira la vita era come un anziano animale ferito che soffocava il dolore dentro di sé ogni qualvolta vedeva che il suo amore verso il prossimo veniva sconfitto dall’egoismo e dalla voglia di capitalizzare la qualunque cosa e renderla monetizzabile, specialmente dalle persone più vicine a lui, i suoi sentimenti più puri, la “famiglia”.

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