Archivio per la categoria: Epruno – Il meglio della vita (ilsicilia.it)

Oggi dovremmo ringraziare il cretino specializzato?

Carissimi

Diceva il grande Flaiano “oggi anche il cretino è specializzato” e questa cosa terribile è avvenuta grazie alla diffusione dell’informatica ed il sottoscritto per essere stato un alfabetizzatore meriterebbe l’ergastolo per il crimine contro l’umanità perpetrato.

Tutti gli elementi in questo mondo se presi a parte non fanno alcun danno, ma alcuni di loro se messi insieme sono addirittura devastanti, chi di voi ha mai sentito parlare del triangolo del fuoco sa a cosa mi riferisco.

Prendete l’informatica, una scienza per cretini, basata su due soli concetti “acceso” e “spento”, “0” e “1” ma attraverso questo approccio semplice si sono creati progetti e programmi tra i quali ad esempio quello con il quale vi sto scrivendo o con i quali voi mi leggerete. Incontrare mentalità complesse e già in età e riportarle alla semplicità della logica di base, dell’informatica, ai “bit” e “bite”, ad “echo on e echo off”, fu una impresa non da poco anche dovuta al fatto che parallelamente vedevamo il neonato nella stanza accanto diventato dopo poco padrone di questi strumenti informatici dandoci frustrazione.

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“Folippo dove ti sei ubicato?”

Folippo dove ti sei ubicato?

Carissimi, cosi citava una famosa vignetta di Jacovitti sul mio diario del liceo, dove una giunonica donna con una 9° misura di seno a davanzale, urlava in spiaggia, con la mano destra poggiata sulla fronte per poter guardare lontano, alla ricerca del minuto marito rifugiatosi nel frattempo al riparo dal sole torrido sotto quell’enorme seno.

Era l’Italia delle calde estati trascorse sulle spiagge. Era la Palermo (o meglio la Mondello) dei cortili e delle capanne sulla sabbia, dalle più chic di piazza Valdesi fino a quelle più popolari a ridosso della spiaggia libera di Mondello paese. Erano le spiagge degli altoparlanti che diffondevano la musica dal “centro radio”, erano le spiagge dei bagnini playboy ben lontani dai palestrati bagnini di baywatch, erano le spiagge dei venditori locali, ancor prima dei “vu cumprà“, di coloro che con una cassetta a tracolla attraversavano il golfo da una punta all’altra, con i “piedi di amianto” sulla sabbia rovente per vendere posto ombrellone, le patatine con lo sfincionello, il cocco bello e soprattutto “constatare”: ”che sono belle le pollanche!

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Quella celestiale melodia in “LA”

Carissimi
Le luci della sala del grande ed importantissimo teatro si spensero, e sul palco il primo violino si alzo zittendo il brusio dell’orchestra, subito dopo il primo oboe suonò un “LA” seguito dagli altri fiati, ed archi fino ad un pieno orchestrale alle varie accordature.
Fu a quel punto che sul palco reale si sentì un inconsueto fragoroso applauso, era Sua Altezza Serenissima il Sultano degli Emirati che aveva apprezzato così tanto il brano (a suo parere) da fare cenno ai suoi collaboratori di chiedere il bis.
Davanti a tale richiesta il primo violino e gli orchestrali stupiti non poterono che ripetere il rito dell’accordatura seguito da applausi da parte del sultano e da un ulteriore bis.
Il programma della serata fu alquanto di spessore con brani di Beethoven e Mozart, diretti sul podio da una eminenza sacra della direzione d’orchestra, ma si narra che a fine concerto il Sultano volle complimentarsi personalmente con il primo violino per quel fantastico “brano” di introduzione, tanto da chiedere se ne esistessero registrazioni.
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Come è andato questo giro?

E come è andato questo giro”, chiese il vecchio saggio poggiando il mento sul bastone al Genio di Palermo, seduto accanto a lui, su quella panchina di marmo all’ombra nell’assolata piazza.

E come vuoi che sia andata, non sei qui anche tu da secoli insieme a me a guardare le sorti di questa buttanissima città”.

Rispose il vecchio: “amunì ca chistu ha statu bravu e la saputu fari, prima nni canuscianu nta lu munnu ppi quattru lazzaruna, camora nveci vennu di tutti li banni ppi canusciri e visitari la città”.

Il genio rispose: “zapperai all’acqua se tenterai di portare dalla tua parte li cristiani, picchi a sta serpi nta lu cuoddru, chista ma criscivi io e sugnu sicuru che non appena mi distraggo, mi muzzicherà ppi ammazzarimi, e u sai picchi? Non perché io sugnu u re e porto la corona in testa, ma picchi a serpe fa u so doviri, è nna so natura, nun canusci affetto e riconoscenza”. Leggi il resto dell’ articolo »

“Mi pare perfetto”

Carissimi,

Da poco giunto in questo nuovo settore, una mattina il Capo Ufficio mi mandò a chiamare dall’usciere di piano, figura ormai mitologica frutto dei racconti che i nonni tramandano ai nipoti e mi ricevette nella sua stanza un po’ più grande di quella di noi funzionari, con un angolo divani e le bandiere alle spalle della scrivania presidenziale.

Mi salutò e mi disse: “Finalmente la conosco di persona dopo aver sentito tanto parlare di lei.

Io ringraziai e mostrai tanta modestia nel farlo, frutto del ruolo e risposi: “Grazie per avermi ricevuto con così poco preavviso. Ho avuto modo di rendermi conto del carico di lavoro, in qualche parte anche storico, affidatomi e sono qui per chiederle una squadra di collaboratori.

A questa mia ultima affermazione ebbi la sensazione che il Capo Ufficio fece difficoltà a trattenere la risata che fu subito e con maestria trasformata in ampio sorriso.

Veda mio caro – mi disse con tono confidenziale – da qualche tempo con i pre-pensionamenti e la carenza di organico, è sempre più difficile trovare le risorse umane per costituire uno staff che di certo lei merita, ma penso proprio che lei sia una persona fortunata, perché grazie ad una serie di circostanze del tutto casuali, potrò mettere a sua disposizione il collaboratore professionale Pietrino Battipanni, ormai una memoria storica della nostra realtà, rimasto fedele negli anni alla sua qualifica e al suo posto di lavoro”.

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I “furboni dei cartelloni”

Carissimi

Proprio mentre siamo orientati a sapere se mai “sto caz..” di covid ci lascerà mai in pace, proprio mentre desideriamo di poter trascorrere al mare dei giorni di vacanza (o in montagna a seconda dei gusti), proprio quando stavamo ritornando contingentati a vedere partite o ad ascoltare concerti, sicuri che dopo aver sentito per un anno e mezzo sempre la stessa notizia ogni giorno sui tg e relativamente al numero dei contagi, ecco spuntare fuori la ciclica notizia dei furbetti del cartellino ……… ma come? Pure con lo smart-working c’è chi riesce a fare il furbetto del cartellino? Stai a casa a lavorare e riesci a non stare neanche a casa?

No…. Dice, è una notizia di 3 anni fa, ah e mio pareva, come la signora che sull’autobus sentiva gridare “mani in alto è una rapina” e dopo il sussulto prendeva a colpi di borsetta il rapinatore dicendogli “botta di sale a te, mi facisti scantari, u controlluri mi paria ca avia acchianatu!”

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L’egoismo post pandemico di coglier l’attimo

Carissimi

Mi sono incontrato per strada e specchiandomi in una vetrina non mi sono riconosciuto, non ero quello dei miei racconti e dei miei pensieri, non ero lo stesso dello specchio di casa mia e credetemi, avendo molta stima di voi lettori sono certo che avrete compreso che i chili, il fisico, l’esteriorità non c’entrano nulla con quanto vi racconterò riferito a questo periodo di “arresti domiciliari per covid” lasciato alle spalle.

In questo strano periodo di ricerca interna, privato da alcune libertà, mi sono reso conto che quelli che io consideravo “i miei problemi” tali non erano più, essendo così tanti per rimanere “miei” in rapporto alla prospettiva della mia aspettativa di vita e delle mie attuali capacità.

Ho iniziato pertanto a pensare per una volta e per tutte che “i miei problemi” erano stati non ereditati, ma condivisi nella mia vita quotidiana e qualora fossero rimasti tali, ci sarebbe stato certamente chi li avrebbe fatto suoi, un domani in mia assenza, a maggior ragione se io li avessi nel frattempo risolti.

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Fa caldo… e il palermitano ha le allucinazioni

Carissimi,

Fa caldo! Quando fa caldo a Palermo la gente “strammia” ed inizia a fare “discorsi persi”, ma ancora più persi di quelli che di sovente fa e in più inizia a “cuntari minchiate”, ancora più grosse di quelle che giornalmente racconta e così finisce per confondersi la realtà con la fantasia, iniziano anche i miraggi tipo quelli che nelle città dove le strade sono uniformemente asfaltate ti danno l’impressione di vedere una immagine mossa più ti allontani con lo sguardo.

Accade finanche che la gente immagini addirittura di vedere girare per strada al centro storico un bolide di Formula 1, vi immaginate il livello di fusione?

Ma il palermitano è così e crede a tutto come diceva Renzino Barbera quando raccontava la storia del mondo e parlava di colui che non creduto, affermava di conoscere Pirandello ai giorni d’oggi (all’epoca ma comunque sempre dopo anni dalla sua morte) e di averlo visto alla fermata del 21/31 in via Dante.

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Data astrale 301540. “Lunga vita e prosperità”

Carissimi, ricorderete tutti la storiella del carabiniere che al ritorno di uno stancante servizio si riposa in soggiorno in vestaglia e ciabatte e legge il giornale quando viene raggiunto dal figlio che gli porta la bella notizia: “Papà la maestra (delle elementari) oggi ha voluto vedere la mia paginetta di aste e poi la mia paginetta di quadratini, mi ha fatto i complimenti e mi ha messo un nuovo dieci.” Il padre di famiglia con una espressione compiaciuta e senza sollevare lo sguardo dal giornale si complimenta con il figlio: “bravo figlio mio, bravo, bravo!

E il figlio incalza: “Papà ma perché sono così bravo, forse perché sono troppo intelligente, forse perché sono figlio tuo?

E il povero genitore continuando a leggere il suo giornale senza sollevare lo sguardo dal giornale risponde: “No ………… picchì hai 30 anni figghiu miu!!!

Penso a ciò, quando la mattina mi alzo e ascolto notizie che mai vorrei sentire, del tipo: “questa notte è morto il grande musicista ……. l’attore famoso ……… lo scrittore …………. Il grande fotografo …………

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Avirità? “Me ne frego…”

Carissimi,

Sapete come accade spesso quando in un contesto circoscritto ci si trova a perdere tempo nell’attesa di qualcosa e si sente la necessità di parlare con qualcuno, anche con lo sconosciuto che è seduto accanto a voi, pur di avere qualcuno che ascolti i nostri pensieri a voce alta.

È capitato anche a me e pur di non parlare da solo, non sono pazzo, odiando il telefonino, ho in­iziato a parlare seduto in quella panca mentre accanto a me, con la sua bocca stretta a salvadanaio, il mio vicino mi  guardava e “tistiava”, trovando ogni tanto il coraggio di aprir bocca per dirmi… A virità!

Mi sentivo un opinionista e avrei voluto che quel momento non terminasse mai perché ne avevo di cose da dire, ce ne erano cose che secondo me non funzionavano, eppure guardavo il mio uditore, (avvolto da quel suo vecchio cappotto, le scarpe grandi e usurate, una faccia con la barba dura non fatta da almeno un paio di giorni, i suoi capelli scuri, spettinati e chi sa quanti pensieri per la testa di bollette scadute, di figli irrealizzati, di matrimoni andati a male e di tanta, tanta precarietà), ogni tanto stringere quelle sue labbra sottili, voltare lo sguardo verso di me spalancando gli occhi, sollevando le spalle e ripetere… A virità!

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