Carissimi,

i geni non si arricchiscono, hanno delle idee fantastiche, brevettano invenzioni che cambiano il mondo e non hanno le capacità imprenditoriali per sfruttare la potenzialità delle loro idee.

Quante volte in passato abbiamo sentito dire: “passami la penna Biro”?

Si al tempo, la penna sfera che tutti noi abbiamo sulle nostre scrivanie o addirittura addosso, prendeva il nome dal cognome del suo inventore, László József Bíró.

Ma chi era Ladislao José Bíró? Nacque a Budapest, in Ungheria, il 29 settembre del 1899, in una famiglia di origine ebraica e da giovane fece diversi lavori. Si iscrisse alla facoltà di Medicina, ma al primo anno coltivò una grande passione per la tecnica dell’ipnosi, di grande successo nei primi anni venti del novecento, scoprendo in sé un grande talento come ipnotizzatore e guadagnando molto supportando alcuni medici nel trattamento dei propri pazienti.

Fu così che abbandonò gli studi per dedicarsi ad altre svariate attività, come il pilota di automobili, il doganiere, l’agente di borsa, il pittore di quadri surrealisti, lo scultore e il giornalista.

Non appena l’Ungheria si alleò con la Germania nazista, Bíró si trasferì a Parigi e quando nel 1940 anche la Francia fu invasa, scappò in Argentina, ottenendo anche la cittadinanza e dove rimase fino alla morte avvenuta Buenos Aires il 24 ottobre 1985, a 86 anni.

Nel tempo libero Bíró, grazie alla collaborazione con il fratello György, che aveva studiato chimica, si dedicò a progettare e a costruire diversi apparecchi, come una serratura antiscasso, vetri blindati resistenti alle alte temperature, un prototipo di lavatrice, un cambio meccanico automatico per auto, acquistato nel 1932 dalla General Motors. Nel corso della sua vita lavorò ad oltre cento invenzioni.

Ma torniamo alla penna a sfera. L’attività di giornalista indusse Bíró più volte a cercare un attrezzo per scrivere, che fosse più pratico della penna stilografica, tanto diffusa quanto i pennini, che andava ricaricata molto spesso, macchiava di frequente e bisognava sempre aspettare che l’inchiostro si asciugasse. Serviva qualcosa ad esempio che utilizzasse l’inchiostro dei giornali, che si asciugasse in fretta.

Si dice che l’idea della penna con la punta a sfera, gli sia venuta osservando alcuni bambini che giocavano a biglie, dall’osservazione empirica delle biglie uscite dalle pozzanghere, notò che lasciavano al suolo una striscia umida e regolare.

Ad onor del vero il brevetto di una penna a sfera, creata per scrivere sul cuoio, composta da un tubo contenente l’inchiostro e da una piccola sfera rotante di acciaio inserita sulla punta, era stato già depositato nel 1888 dal conciatore di pelli inglese John Loud, ma purtroppo, la punta era troppo grossa per scrivere lettere sulla carta e quindi la penna non si rivelò redditizia dal punto di vista commerciale e il brevetto alla fine decadde.

Bíró, grazie alla collaborazione col fratello György, un chimico, sostituì il normale inchiostro di una stilografica con quello che veniva usato nelle rotative che stampavano i giornali, che si asciugava molto rapidamente e non lasciava macchie, anche se questo purtroppo si rivelò troppo viscoso se messo all’interno di una penna, rendendo la scrittura poco fluida, ma dopo diversi tentativi, nel 1938 Bíró mise a punto la sua penna a sfera creando un prototipo soddisfacente che brevettò in Ungheria e nel Regno Unito.

Successivamente, Bíró investi nel Regno Unito sulla nicchia di mercato dei navigatori e piloti d’aeroplano che in alta quota, infatti, trovavano la Bíró più funzionale della stilografica, grazie alla circostanza che l’inchiostro restasse confinato nel tubo.

Ma poche decine di migliaia di penne a sfera e i costi di vendita così alti (dovuti agli alti costi di costruzione) non consentirono al prodotto di diffondersi tra la gente comune e pertanto Bíró, che nel frattempo, durante la guerra, era emigrato in Argentina (come dicevamo), dovette vendere la sua invenzione, la “Bíróme” (nome del prototipo migliorato della penna a sfera brevettato nel 1943 insieme al socio Juan Jorge Meyne), al francese Marcel Bich, che nel 1950, usando materiali meno costosi riuscì ad abbattere i costi del 90% e lanciare la sua “Bic Cristal” al prezzo popolare di 50 centesimi di franco, facendone un successo commerciale. Si calcola che dall’anno di messa in commercio ne siano stati venduti nel mondo oltre cento miliardi di esemplari. Il suo successo è suggellato dalla presenza nella collezione del Museum of Modern Art (MOMA) di New York.

Malgrado Bich acquistò l’invenzione per 2 milioni di dollari (passata per le mani di diversi colossi quali l’americana Eversharp Faber dal 1957 assorbita dalla Parker),  Bíró non si arricchì con i ricavi della sua creazione e negli anni successivi ebbe una vita modesta, continuando a dipingere e a progettare nuove invenzioni.

Curiosità: a partire dal 1990 in Argentina il 29 settembre, nel giorno della sua nascita si celebra la “giornata degli inventori” e a Bíró è stato intitolato l’asteroide (327512) Bíró, scoperto nel 2006.

Un abbraccio, Epruno.