Archivio per la categoria: Epruno – Il meglio della vita (ilsicilia.it)

Racconto di Natale

Carissimi

Il vecchio professore, con la sua lunga barba bianca, era seduto in quella grande poltrona, davanti al camino, la luce spenta e l’ambiente era illuminato solamente dalla luce di quella fiamma che usciva fuori dal camino e che diffondeva calore. Accanto a sé una sedia vuota, un piccolo tavolinetto tondo con una bottiglia di Whisky stagionato e sopra un bicchiere anche esso vuoto.

Dietro di lui una tavola nella quale era stato imbandito un solo posto, il silenzio dell’ambiente veniva ogni tanto rotto dal crepitio del fuoco e tutto ciò lo portava a riflettere, mentre sorseggiava il suo bicchiere di super alcolico.

Era una scena che si ripeteva ormai da anni, l’unica differenza era quella sedia accanto a lui oggi vuota così com’è la sua tavola apparecchiata per un posto solo, anche Mario l’ultimo dei suoi amici, era dovuto andare via, suo malgrado, per una breve ma micidiale malattia che non gli aveva dato scampo.

Le loro chiacchiere su tutto e il contrario di tutto, le loro risate su cose stupide, riempivano quello che oggi era un contenitore vuoto, bisognava trovare forti motivazioni per andare avanti.

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Mi Portaste a Mala Strada Pure i Tedeschi

Carissimi

Mi portaste a mala strada pure i tedeschi

E dire che per me i tedeschi, fin dal nostro primo incontro avvenuto nel 1982, avevano rappresentato sempre un popolo da prendere come esempio.

Lo so a cosa state pensando, ma loro a differenza nostra hanno “inertizzato” e sepolto il passato per andare avanti, io ero solo innamorato di quei posti da fiabe più vicini ai paesaggi dei plastici dei trenini elettrici che alla nostre soleggiate realtà mediterranee e avevo sognato fin da sempre di mettere piede in una di queste rinomate località.

Fu così che una mattina dopo uno di quegli interminabili viaggi biblici in treno, con la sosta obbligata di nove ore a Roma prima di riprendere il treno di pomeriggio e giungere a qualunque altra destinazione nordica la mattina dopo. Ovviamente non esisteva una tratta diretta se non quella che da Palermo collegava a Torino o Milano (quella degli emigranti 24 ore), ma per andare nei paesi nordici per arrivare in Germania, in Inghilterra, a Parigi, era necessario fare la sosta tecnica e quindi ci volevano in totale 36 ore.

Fu così che quella mattina d’Agosto giunto in quella grande stazione che come tutte le stazioni importanti avevano quelle gigantesche coperture in ferro e vetro che già ti evocavano film mitici. Giunto al binario di destinazione il primo approccio fu di soddisfazione, di meraviglia. Si sentiva parlare solo in tedesco con quegli annunci dagli altoparlanti che ti spingevano in automatico ad alzare le mani in segno di immotivata resa.

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E’ Tempo di Iniziare a Fare i Conti con il Tempo

Carissimi

Babbo Natale, stava a “santiare” accanto ad una delle sue renne che poverina si era rotta la zampa e non ce la faceva a riprendere la sua corsa e a trascinare il resto delle sue compagne prima di portare in volo la slitta piena di doni. Il dolore era tanto e malgrado la dignità della bestia una lacrima le scendeva sul muso.

Si Babbo Natale era un uomo (ma quale Santa Claus) e quando gli giravano i cinque minuti gli scappava qualche imprecazione, ma non ditelo ai vostri bambini, questo vecchio con mille pensieri per la testa ne aveva uno che era il più importante, rispettare la consegna dei doni di Natale per i bambini e nulla più, ritardare, consegnare già il 26 di dicembre avrebbe reso inutile il tutto e avrebbe per sempre screditato la sua figura. Tutte quelle letterine, quei sacchi di posta nel suo studio, sarebbero state inviate ad un individuo che non manteneva la parola. Nessuno gli imponeva di rispondere, ma una volta che aveva deciso di farlo, il fattore “tempo” era determinante. Ci sarebbe voluto un miracolo, ma lui era fiducioso in una soluzione alternativa.

L’Onorevole Burbazza giungendo davanti la sua segreteria come ogni giorno, trovò una pletora di questuanti e a tutti stringeva le mani e prometteva di dare risposta e soluzione ad ognuna delle loro istanze, e voltandosi verso i suoi collaboratori che lo seguivano, andava indirizzando loro in base alle tematiche le persone pur di scrollarsele di dosso e certo in cuor suo che non ne avrebbe risolto neanche una, ma che ciò non gli avrebbe comportato alcuno scrupolo visto che non c’era all’orizzonte alcuna campagna elettorale, momento nel quale sia le promesse che le richieste assumevano una importanza notevole per la tempestività dell’interessamento.

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Il Responsabile o Cappiddrazzo, Controlliamo il Tazebao

Carissimi

Il professore aprì la porta di quell’aula e trovatosi davanti a una riunione per lui non autorizzata chiese solamente: “chi è il responsabile?

Non chiese di certo: “che cosa sta succedendo? Chi siete? Chi vi ha autorizzato?

Chiese semplicemente “chi è il responsabile?

Quella mattina all’università in quei meravigliosi anni 80 non compresi che il mondo stava cambiando, il modo di approcciarsi alla realtà e a quello che sarebbe stato il futuro, nel mio caso anche professionale, stava nascendo in quegli atteggiamenti: “chi è il responsabile?

Come dico spesso nei miei incontri occasionali con gli allievi universitari, avendo il piacere di essere invitato a discutere di questi argomenti, eravamo a ridosso dei mitici anni 90, che avrebbero introdotto in quello che era il sistema normativo la figura predominante del “responsabile”.

Venivamo fuori dagli anni vissuti per riflesso, almeno nella mia generazione, delle mitiche rivoluzioni culturali legate ai moti studenteschi, il 1968, dove si mise in discussione l’autorità costituita e dove si andava alla ricerca della libertà di pensiero e dei costumi, e dove si poteva fare soprattutto ciò che si voleva.

Si era ritornati nei recinti degli obblighi e dei doveri, ma soprattutto si era inventata una “genialata” che ci distraesse dalla ricerca immediata delle soluzioni, davanti ad un problema, prediligendo la ricerca delle colpe, del capro espiatorio, davanti a un qualunque assembramento, era più comodo conoscere chi fosse il “responsabile”, così la massa si diradava e lasciava da solo al centro di quel contesto un individuo, il “responsabile”, “colui disposto a pagare per le colpe di tutti anche quando personalmente non avesse alcuna colpa”.

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Se facessi politica, sceglierei di fare l’opposizione

Carissimi

Se io potessi e facessi politica non c’è dubbio che sceglierei di fare l’opposizione.

L’opposizione è la cosa più attraente che un politico per priorità si diverte a fare dopo la campagna elettorale, il politico in campagna elettorale si stressa è vero ma si diverte un mondo e specialmente per chi ha avuto la fortuna di esser stato già eletto o per chi è uscente è l’opportunità di scendere nuovamente in mezzo alla vita reale, smetterla con tutte le foto e selfi di ordinanza per manifestare la propria presenza nel ruolo in mezzo a gente che ti pretende ma il più delle volte neanche ti ha votato.

Ecco così gli incontri organizzati dal sostenitore, con i parenti, con gli amici, i colleghi, i condomini nei posti più sperduti o trascurati dalla nostra attività quotidiana, quei vassoi di cartone pieni di rosticceria mignon, quello spumante e il candidato che inizia i suoi discorsi di ringraziamento con il suo solito: “Basta! È ora di finirla.

Tutto ciò prima di essere inserito dal tuo entourage (in media su due macchine) in auto verso la riunione successiva.

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“Oggi Anche il Cretino è Specializzato” e in più “Masterizzato”

Carissimi

Ci torno spesso su questo argomento perché sono convinto che dopo il “covid” e la “spagnola” il secolo scorso, una delle piaghe per la collettività è ed è stata di certo la “cretinaggine”.

Portatore sano e spesso inconsapevole di “cretinagine” è il “cretino” con la “cre” maiuscola diffuso ovunque e in qualunque parte del mondo e figuratevi in quale percentuale egli prolifera alle nostre latitudini.

Per anni si è discusso e scherzato sul cretino identificandolo erroneamente alla pari con lo “scemo del villaggio

Occorre fare una giusta precisazione a tal proposito, il cretino non è lo “scemo del villaggio”, quello poveraccio è una persona che ha ricevuto molta sfortuna dalla vita e vive in un mondo tutto suo, a volte inconsapevole di tutto ciò che gli accade attorno.

Lo scemo del villaggio è spesso una persona amorevole che fa tenerezza, ma non starà mai su ca… cosi come il soggetto della nostra disquisizione.

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Shakespeare: “Essere o Non Essere”, Meglio Sembrare”

Carissimi

Essere, non essere o sembrare?

Per il momento preferiamo sembrare, come una borsa simil “di una marca famosa” esposta su una tovaglia per terra per le strade del centro storico, da un vucumprà.

hai voglia di stare a guardarla per cercare dove sono i difetti propri della contraffazione e a furia di guardarla, sentendo il prezzo, ti vengono in mente le idee più malsane, fino a giungere a pensare: “e se la fabbrica fosse la stessa dalla quale escono gli originali, anche questa è un originale?

E allora chi mi sta fottendo? Chi mi vende l’articolo nel prestigioso negozio o chi ne dichiara la contraffazione, in un articolo del tutto similare, esponendela sul marciapiede? Preferisco nel dubbio non comprarla.

Eppure questo falso d’autore finisce per fare un danno inestimabile al suo autore originale, a chi si costruisce un brand e una storia con tanto lavoro alle spalle per finire non solo ad essere imitato, ma addirittura per veder il lazzarone imitatore preferito a chi si è inventato l’articolo.

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“Schifiu …….. Dammini n’anticchia”

Carissimi

La ciclicità della vita. Accade sovente la percezione di avere già vissuto una determinata esperienza, la stessa cosa avviene per quanto riguarda i periodi, io personalmente mi sono convinto che di questi tempi noi stiamo evocando quelli che furono gli anni 70, o meglio, la fine degli anni 70 in quella situazione di torpore, disseminata di grandi fatti che poi avrebbero avuto il loro sviluppo negli anni 80, in alcuni casi tragici.

Gli accadimenti di questi giorni mi restituiscono la visione di una città in cerca del proprio autore.

Il condizionamento avuto anche dalla visione di sceneggiati televisivi girati proprio nei luoghi dove giornalmente mi guadagno da vivere, dedicate a famiglie storiche del passato, seppur riportati ad un paio di secoli orsono, il sentire gli stessi risonanti nomi (solo risonanti poichè “vacanti dintra”) mi restituiscono chiara quella sensazione che nelle cose che contano e in questo caso “la sopravvivenza“, questa terra non sia mai cambiata.

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Rifiuti invisibili “molto ingombranti”

Carissimi

Si parla tanto di arredo urbano. I social sono spesso pieni di foto dove anche il cittadino palermitano ci mette del suo con tanta buona volontà e pertanto non è difficile vedere una fotografia con un bel divano in posa ad una fermata dell’autobus, in una gradevole esposizione d’arte moderna e soluzione di conforto, per un servizio che impone lunghe attese.

Che dire di una bella poltrona poggiata ad un albero o di arredi di ogni tipo, anche sanitari?

Sì i pezzi sanitari sono stati sempre un orgoglio all’esposizione urbana da parte dei nostri concittadini.

Ora tutto ciò molto spesso viene addebitato anche alla negligenza di chi dovrebbe raccogliere questi rifiuti speciali benché da qualche tempo onestamente il servizio sia stato organizzato in maniera virtuosa affinché concordando orari appuntamenti e addirittura in alcuni casi il numero di pezzi, si possa riuscire a fare asportare questi rifiuti di volume alquanto imbarazzante che certamente non andrebbero nel cestino colorato della nostra differenziata.

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La coperta della “cantera” troppo corta

Carissimi

Mi sforzo di capire come far crescere una “cantera” di giovani in questa città per creare la classe dirigente di domani che finalmente ne cambi le sorti  indirizzandola verso la normalità da me spesso declamata e soprattutto la renda vivibile non solo climaticamente.

Palermo è protetta da sempre da una coperta troppo corta che periodicamente viene spostata su e giù, a destra e a sinistra lasciando sempre qualcosa di scoperto e quindi è naturale rammentare la  mitica “taverna di Pallavicino” per i nostri nonni (dove un giorno mancava per l’acqua e un giorno mancava per il vino).

Vedete, i proverbe e la saggezza popolare altro non sono stati che la sintesi caratteriale di un popolo, poichè se a ciò aggiungi la convinzione di “cu è fissa si sta a casa“, “cu afferra un Turcu è suo“, “bontiempu e male tiempu nun dura ttuttu un tiempu” ditemi con quale spirito un palermitano la mattina possa uscire da casa e ancora peggio come possa educare i propri figli se non a un “futti cumpagno“?

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