Archivio per la categoria: Epruno – Il meglio della vita (ilsicilia.it)

Il Principe e il Povero

Carissimi,

Enrico detto Ricuzzo da parenti e amici, guardava la su TV per una volta con tanta attenzione, in quel suo angusto appartamentino di due ambienti multifunzionali condivisi con la nonna paterna, il padre ed un fratello più grande, nel suo quartiere di periferia, immedesimatosi sulle vicende del suo omonimo anglosassone.

Enrico, sentiva le dichiarazioni del giovane principe Harry in TV annuendo “La vita nella famiglia reale è uno zoo. Le mie sofferenze? Genetiche, ereditate da mio padre. Mi ha trattato nel modo in cui è stato trattato dai suoi genitori“. Chi come lui poteva capirlo essendo cresciuto in una casa con due cani randagi trovati per strada, una gatta a mezzo servizio e soprattutto certi topi come conigli. E che dire delle sofferenze genetiche ereditate da un patri mriacuni come lo fu il nonno, maltrattato e bastonato ogni sera al ritorno della taverna.

Certo Carletto, papà di Ricuzzo, non era un Mountbatten ma aveva almeno insegnato a suo figlio a prendere la vita con filosofia, una filosofia “ZEN” o meglio “ZEN 2” e c’è già una certa differenza sostanziale.

Anche sua nonna Sabetta se non di reale discendenza Windsor, nata a Danisinni e poi deportata alla Zona Espansione Nord, quartiere di grande architettura una volta stabilita la inabitabilità della sua baracca, a suo modo aveva alle spalle una storia pesante e un mestiere tramandato e svolto prima di abidcare a favore delle giovani generazioni. Chiamata “la regina” anche lei, nei periodi d’oro della sua professione, quando suo nipote minore Ricuzzo, il preferito e preso sotto la sua ala, dopo la morte prematura della madre, si presento in casa con la notizia di aver ingravidato una giovane “turca”, come la chiamava lei a causa dell’evidente colore più scuro della pelle esclamo: “Sta gran butt……”.

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“Verrà un giorno” disse fra Cristoforo ….

Carissimi

“Verrà un giorno”, ci disse fra Cristoforo ….

Arriverà il momento in cui si potrà tornare a viaggiare con normalità e io, dopo averlo rinviato per anni, vorrei andare in oriente in Cina. Si un domani sogno di andare a conoscere il Dr. Zao Zing (supponiamo si chiami così) che quel giorno nel laboratorio di Wuhan disse: “cazzo ho sbagliato“.

Lui non avrebbe neanche bisogno di chiedermi in qualunque lingua, “posso esserle utile, chi sta cercando”, ma dalla mia espressione dovrebbe già comprendere ed iniziare a correre, corridoi corridoi, urlando nella sua lingua: “aiuto mi vogliono ammazzare”!

Ma quale ammazzare? Non farei una cosa del genere a qualunque essere vivente, io vorrei fare soltanto ci che facevano i ns genitori degli anni sessanta quando si facevano trovare a casa in canottiera e con la cinghia dei pantaloni in mano ………. “mchia cuorpi di curria”, così tanti mentre lui continuerebbe a dire “ahi mi fai male”, ma in Cinese e quindi non parlandolo, continuerei senza capirlo ma continuando a dire dopo ogni colpo di cinghia sul sedere: “hai sbagliato? Dillo un’altra volta? Hai sbagliato ……te cca lazzaruni …. cunsuna umanità!”

Si, perché mai come in questo caso si tratta di un “cunsuma umanità”, altro che famiglie.

Ma questi giochi che si fanno sono? Ma in laboratorio non lo avevano il piccolo chimico? Con queste cose si gioca?

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Tranquilli a Palermo il Virus Scapperà per Stanchezza

Carissimi, “rossi-arancioni tendenti al giallo” come state?

Innanzi tutto, vi siete vaccinati? Avanti, non dico alle signore che tendono a non voler scoprire l’età e soprattutto a non mentire sciorinando improbabili malattie che imporrebbero la vaccinazione benché si sia nel fiore dell’età.

Ebbene sì, come disse chi per primo saltò lo steccato, “abbiamo fatto pure questa esperienza!”

A Palermo diventa tutto cabaret, anche momenti tragici come questi e così approfittando di un “open-day” parola difficile, non solo per i miei Amici abitanti di Crongoli, ma anche per la signora che uscita fuori da un fondaco per fare “sta cosa ca’ s’avi a fari”, la parola “day” e ancora, ancora ci stava, ma la parola “open” era troppo pericolosa e lo si sapeva, specialmente nel momento in cui qualcuno ne tradusse il significato con “aperto”, “libero”.

A Palermo appena si sente la parola “libero” c’è un solo sinonimo …. “burdello” e va spiegacillo che trattasi di bene pubblico, di tutti, neanche il tempo di completare la parola che al militare che stava lì di presidio a regolare la fila “ci spiriu a penna” e non sarebbe stata gran cosa se non si fosse trattato di un Alpino.

Fu così che fui testimone dei fatti che narrerò a seguire. Una situazione all’apparenza organizzata alla perfezione dopo giorni di difficoltà affinché ci si potesse sbrigare prima. Una signorina che ti viene in camice incontro, subito chiamata da tutti dottoressa ma prontamente schernitasi e riportata al suo ruolo di infermiera che invita le persone a dividersi in due file, rispettando il percorso segnato, quella dei prenotati ai quali veniva chiesto di esibire la prenotazione e quella libera dei non prenotati.

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Come si fa a non saper scegliere?

Carissimi
Come si fa a non scegliere, come si fa a non voler scegliere, come si fa a non sapere scegliere?
Lo/la vedete al supermercato a turno dietro di voi mentre date disposizioni circa le vostre preferenze, prima di essere servito, lui/lei come se volesse essere invisibile, cosa che non è, ascolta tutti i vostri discorsi ed alla fine, rivolgendosi al banconista dice: “prendo quello che ha preso il signore prima di me!
Accade che voi avete fatto una scelta ponderata più che abitudinaria del tipo 200g di “giraffa farcita” o “bue in grasso di uro” o addirittura “stricnina” che lui/lei che sta dietro di voi ad ascoltare, dice: “prendo la stessa cosa”.
Ciò accade non soltanto per le cose da mangiare, accade anche in un negozio di abbigliamento, dove voi state a scegliere e provare i capi che vi fanno stare meglio e non appena lo posate sulla montagna di roba che avete provato, c’e chi, sperando di essere invisibile, vi stava guardando e che alla fine o sfila da quella montagna di roba il vostro capo d’abbigliamento o addirittura chiede: “c’è la mia taglia?
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Se non mi mancate per nulla ci sarà un motivo?

Carissimi
Non sento la vostra mancanza, ma ciò che è peggio, non sento la mancanza di nessuno e la cosa è grave per me che mi sono da sempre “cibato” di rapporti umani.
Sono arrivato a convincermi che forse i migliori se ne sono andati e sono rimasti solo i peggiori piedi, piedi i quali nella loro inutilità passano il tempo a rompere le scatole con tutti gli strumenti che la tecnologia gli da per disturbare chi vorrebbe utilizzare il cervello per cose più utili che rispondere ad inutili loro domande.
Siamo partiti dal “fratelli d’Italia” cantato in coro alle ore 18.00 dai nostri balconi, per giungere oggi al vaffa al vicino di casa non appena si affaccia nel balcone accanto al vostro per controllare se siete ancora vivi e dire che una telefonata per chiedere solamente come stiamo, questa l’avrebbe potuto fare chiunque, eppure siamo qui vigili a controllare la sera se su Instagram ci sono foto nuove, o se sono sempre le stesse foto che girano riciclate degli anni precedenti.
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Immagina…

Immagina di aprire le persiane di casa tua incontrando il giorno che nasce e vedere la tua amata città dall’alto e fare pace con essa come ogni giorno, apprezzare la sua bellezza dall’alto, il suo skyline, i suoi colori, il sole che si riflette basso sulle sue coperture e pensare di esser stato fortunato ad esser nato qui.

Immagina a questo punto di scendere e passeggiare mentre la città si sveglia, mentre tutti coloro che lavorano per renderti normale la tua città sono al lavoro, per lavare le scale dei palazzi, per pulire i negozi e le vetrine, per lavare i marciapiedi, per spazzare le caditoie stradali e ripulire i cestini, per curare gli alberi e il verde e tanto altro.

Immagina i piccoli cantieri manutentivi che organizzano la loro giornata lavorativa per riparare il battuto cementizio del marciapiede dissestato, riparare il tappetino d’usura delle strade, sostituire le lampade fuse dalle armature stradali o dalle fruste, raccogliere con regolarità l’immondizia.

Immagina chi approfitta della bella giornata per fare un salto nel giardino pubblico, per far prendere un po’ di sole al bambino piccolo, o lo studente con il suo libro che legge seduto sul prato, la persona anziana che si riposa nella panchina con il suo giornale o mentre guarda incuriosito coloro che manutengono la fontana della villa. Leggi il resto dell’ articolo »

Ho Conosciuto il “Cuoco di Salò”

Ho conosciuto il “cuoco di Salò”, o almeno penso, così raccontano le mie memorie, anche se è passato tanto di quel tempo e le memorie finiscono per essere romanzate ed edulcorate e spesso depurate delle tante cose cattive.

È un modo per mettersi al difuori della propria vita ed osservarla, quando il vissuto è diventato tanto e il narrare ciò che si è visto, quale testimone della storia, si pensa possa risultare importante per gli altri.

Gli uomini passano e con loro i propri pregi, la loro gloria e la loro nefandezza e quando anche le sopracciglia diventano bianche, e proprio mentre ti continui a picchiare con il prossimo, rifletti sulla necessità di volere interpretare il tuo personaggio fino alla fine.

Il calciatore appende le scarpette al muro ancora giovane e vive di nostalgia per altrettanto tempo di quello vissuto giocando, l’atleta che corre l’ultima sua gara percorre scalzo all’inverso il circuito salutando la folla per l’ultima volta, tutti tolgono le scarpette dopo aver finito una carriera e dopo tutto ciò diventa memoria, da custodire, da conservare e se il caso, giunti alla fine, da narrare.

Non sempre le memorie sono corrette e i fatti lasciano spazio al romanzo, è accaduto anche per gente molto importante, è accaduto per Goethe che nel suo viaggio a Palermo secondo il Pitrè, cento anni più tardi, descriveva panorami difficilmente osservabili dalla sua finestra, ma nelle memorie tutto si confonde e si mescola quasi a voler prendere il meglio delle nostre esperienze. Ecco perché rimane ferma la convinzione nel sottoscritto che la memoria esatta dei fatti viene conservata per non più di due anni dagli individui, dopo di che, chiunque può ripresentarsi in pubblico come se avesse pulito i suoi panni da tutte le sporcizie.

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“La Riforma della Pubblica Amministrazione”, la posso toccare?

indagine assenteisti assessorato salute

Sig. Ministro, intanto buongiorno, mi permetto di poter discutere liberamente con Lei perché quando si interviene in un campo dove ho una certa competenza, mi prendo di coraggio ad affrontare un argomento dialettico anche con chi gestisce il potere pur non avendo io alcun potere se non quello della parola.

Quale è il mio campo, Lei mi chiederà?

La Pubblica Amministrazione, visto che da 25 anni ricopro il ruolo, in una Amministrazione Comunale, di Ingegnere?

No, qui da queste colonne del blog di un giornale libero, scrivo di satira e di costume e cerco quanto meno di dare la possibilità ai miei 24 lettori, di trovare gli spunti nel fine settimana per sorridere cinque minuti, affinché questo esercizio fisico non atrofizzi i propri muscoli facciali.

Ma quando si viene nel mio campo a giocare, auspico che si seguano le stesse regole.

Mi sono permesso di dedicare a Lei questa riflessione, perché seguendola da tempo, mi sono lasciato prendere dal suo modo didattico ed entusiastico di illustrare le sue posizioni.

Sono cresciuto in quella generazione nella quale ogni governo doveva affrontare la questione meridionale, per fortuna da qualche anno non si parla più di dover risolvere la questione meridionale e non perché questa sia stata risolta, ma perché non se ne parla più, non se ne deve parlare più, tipico elemento distintivo di una politica che se non è in grado di risolvere un problema, si convince e convince il prossimo che questo non esista.

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Il Futuro! Potrei Essere Io ……

Carissimi

La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Fesserie! Chi vi racconta ciò non è mai stato all’inferno e crede solamente che l’inferno sia quell’invenzione religiosa che idealizza un posto dove si espieranno tutte le nefandezze terrene eppure …

Io sono convinto che specialmente per noi cristiani, se mai è stato progettato questo inferno, sia rimasto come una delle tante cattedrali nel deserto, opera incompiuta e rimasta vuota ed inutilizzata e non perché non ci sarebbero stati clienti, … anzi …. ma perché la nostra è una delle religioni tra le più corruttibili e fatta a nostra immagine e somiglianza e non rigorosa come le altre religioni altrettanto antiche o maggiormente seguite, dove l’essere praticante impone la rettitudine sempre e dovunque …. mentre per noi c’è sempre tempo per pentirsi fino all’ultimo e così avrà fatto Hitler, i papi del medioevo e tutti i personaggi diabolici e nefandi che hanno arricchito le loro tavole della presenza cosante di prelati, quegli stessi che potevano permettersi la gestione di una banca e giocare a golf o umili attici di 750 mq che ricordano vagamente la capanna di Betlemme dove la cristianità nacque.

Pertanto, “che ve lo dico a fare!” Il diavolo e l’inferno sono sulla terra, certamente, per il resto vorrei aver lasciato il beneficio del dubbio che vi scioglierei soltanto nel momento in cui vi dovessi arrivare dopo la morte se trovassi il modo di comunicare con voi.

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Nasceranno allora altri Gianni Rivera

Carissimi.

Ero piccolo e pensavo: “come faremo quando Rivera smetterà di giocare? Non sarà più calcio!

Eppure calcio fu e non solo per chi non teneva per il Milan, ma per chi come me era nato nel mito di Gianni Rivera e pensava che non esistessero altri giocatori fuorché lui, per portare avanti la mia fede rossonera e l’amore per il calcio, e così accadde che in quei giorni si affacciava alla ribalta un giovanissimo Franco Baresi lanciato in prima squadra e futura bandiera e capitano della mia squadra del cuore.

Una foto del goal in maglia azzurra piegato sulle ginocchia mentre scriveva la storia con il suo 4-3 dello stadio Azteca venne sostituita da una foto di Baresi in maglia azzurra che piangeva dopo aver perso ai rigori la coppa del mondo, così come quando smise anche baresi, appendendo le scarpette al muro, il Milan ha continuato ad esistere, a giocare e il mondo andato avanti.

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