Carissimi,

Ci siamo lasciati alle spalle l’ennesima campagna elettorale, quel frastuono mediatico di liti pari soltanto a quello messo in atto dai venditori concorrenti, con le loro urla, ai mercati generali.

Noi compratori, come sempre non abbiamo tutti trovato l’offerta soddisfacente alle nostre esigenze. Si parlava e si votava per l’Europa ma come sempre in molti sono rimasti a casa, senza far valer quel prezioso diritto frutto di conquiste che è il voto.

Molti pensano sia addebitabile o alla scarsa qualità dell’offerta (parafrasando gli ormai mitici scaffali vuoti della foto di Zingaretti e Gentiloni, al giungere dei primi exit poll), dovuta all’assenza di prodotti interessanti come avveniva nei tristi espositori dei “Magazzini GUM” moscoviti.

Ma per riallacciarci a quegli scaffali della foto e confrontandoli con pari foto del “post” di Salvini (anche io in settimana ho subito fatto le mie osservazioni su FB), mi sono fatto la mia idea di come va l’Italia adesso e soprattutto dove sta andando, verso quali strade impervie o semplicemente deserte in pieno deserto mentale.

L’idealizzazione che facciamo della cosa pubblica e della politica ci porta a dimenticare che essa si base sugli uomini, sempre uguali dai tempi di Caino e Abele, sempre meno filosofi e più legati al concetto di roba, di prestigio individuale e di potere.

Difronte loro come sempre le masse, il gregge che cerca un pastore, il popolo del Photoshop che riempie le foto delle piazze.

In una pubblica amministrazione per far scorre il tempo tra una nomina e l’altra, tra un mandato e l’altro, quando mancano le risorse, sia economiche che mentali, chi afferra la poltrona, le sedie, gli sgabelli, strapuntini organizza con alternanza e ciclicità, un rimpasto, una rotazione dei vertici e un trasloco delle sedi, tanto nelle more la colpa dei danni o dell’immobilismo può sempre attribuirsi a chi c’è stato prima.

In politica si è ancora più sottili e quando non si hanno più argomenti e ideologie per creare militanze, si va a caccia di simboli e di situazioni per poter attrarre e compattare consensi. Una volta erano i grandi temi tipo la pace nel mondo, rimasta oggi soltanto aspirazione per le candidate di miss Italia, o l’ambiente.

 

Oggi cerchiamo simboli e temi che ci possano dividere e successivamente compattare negli schieramenti, così alla pace nel mondo sostituiamo la paura per “l’uomo nero”, sia esso venuto da fuori, dal mare con i suoi misteri per invaderci e rubarci la nostra spazzatura, sia interno interpretato da sparuti nostalgici lettori di libri di storia ai quali avevano strappato le ultime pagine. L’ambiente e sostituita da Greta la bimba “cu viecchiu dintra” così profonda e lungimirante, essenziale a volte quasi banale ma a tal punto da sconfessare i decennali simposi dei professoroni sulla materia.

Così facendo, continuando a parlarci sopra, gli scaffali delle nostre librerie saccenti, sono rimaste vuote e piene solo della nostra auto-referenzialità, della nostra autostima e auto-proclamazione del vero e giusto, mentre gli scaffali di chi non stimiamo, di chi disprezziamo, del non noi, si sono riempite di “strucchioli“, di simboli, di libri eterogenei a volte impresentabili, di foto ridicole, di poster datati ma tutto quanto sopra frutto di vite vissute tra la gente, sui marciapiedi, frutto di vite non brillanti a volte perdenti, di chi si guarda bene ad auto-incenziarsi per paura di non saper mettere due congiuntivi insieme, insomma frutto della vita reale.

Secondo voi, la massa con quanto detto sopra verso dove va?

Io mi “addanno” nel costatare come le intelligenze non riescano a fare sistema per risollevare questo paese, ma si dividono su vecchi schemi, non si fa tesoro dei propri errori, si demonizza l’avversario invece ascoltarlo e contrastarlo in una leale dialettica di contenuti. Leggo sul web ed inorridisco da cattolico cristiano a pensare su come si possa trovare nel nostro cuore il giusto animo per sensibilizzarsi verso il migrante straniero che giunge da fuori e del quale non conosciamo né la genesi né la propria storia e con lo stesso cuore arriviamo ad augurare il male, uccidendo con parole affilate i nostri avversari, fino anche in alcuni casi “idioti ed estremi”, augurarne la morte e si potrebbero fare esempi a parti inverse. Con lo stesso cuore, siamo in grado di sviluppare sentimenti contemporanei di “amore e odio”.

Un abbraccio, Epruno