In occasione della fine dell’anno 2020, a reti unificate (Facebook profilo “La Voce di Epruno”; Facebook gruppo “Io leggo Epruno”; Facebook gruppo “Gruppo d’Ascolto di FQNS – La Voce di Epruno”; Facebook pagina “Epruno, il Bello della Vita”; blog “www.epruno.it/”)

Carissimi

Chiudiamo a fatica questo 2020. Chi paventava tanto dall’assonanza numerica di cose accadute nel secolo scorso con questo ventennio, mai poteva pensare che l’unica similitudine sarebbe stata con una delle più grosse tragedie pandemiche accaduta appena cento fa con l’avvento della devastante spagnola. Chi pensava a svolte populistiche e alla riproposizione del ventennio “dell’uomo nero”, chi come me pensava all’Art Nouveau o al ballo del Charleston ed ecco ripiombare invece in un incubo terribile che per la prima volta ci ha fatto assaggiare il concetto reale di globalità e non soltanto da un punto di vista economico.

Ci siamo fatti trovare impreparati anche questa volta e abbiamo conosciuto a pieno la nostra fragilità non essendone ancora tutti consapevoli, il nemico più piccolo è riuscito a mettere in ginocchio e a sfaldare i più grandi Golia del pianeta. L’uomo è fragile e anche se in possesso dei giocattoli più costosi, si ammala e muore. La morte è apparsa ancora più presente seguita dalla perdita di personaggi importanti che avevano accompagnato o allietato la ns crescita e che per noi erano immortali, ma quando abbiamo perso il contatto fisico, quando siamo stati contingentati prima e isolati poi nelle ns case ci siamo fatti trovare ancora una volta impreparati, poiché ci siamo dovuti dedicare alla ricerca di un nuovo umanesimo e dopo più di cento anni abbiamo dovuto mettere al centro del nostro scopo di vita la cura dello spirito e dell’essere umano e non l’economia  e i modelli che avevano governato il novecento e l’inizio di questo secolo.

Con l’isolamento umano è crollato tutto quanto si basasse sull’economia, sul commercio, sul possedere e ciò ci avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ci avrebbe dovuto dare gli stimoli per venire fuori da questo tunnel avendo nuovi valori da coltivare, nuovi obiettivi di vita, il comprendere che se per primo non avessimo connesso il nostro nucleo familiare poco avrebbe contato rimanere connessi con il modo, ma dalla nostra stanza. Abbiamo conosciuto la perdita della fisicità poiché l’altro poteva divenire vettore di malattia e di morte, tutto ciò che avevamo toccato fino ad un momento prima, oggi veniva visto con diffidenza.

Un errore in un laboratorio di uno dei popoli più tecnologicamente inaffidabili, ci ha tolto qualsiasi libertà.

Persino la politica ha perso di qualunque credibilità e attenzione, ma dietro tutto ciò gli interessi di chi aveva molto da rischiare sono andati avanti e c’è chi certamente come da ogni guerra ne ha tratto profitto.

La nostra società drogata ha vissuto per anni vedendo allargare la forbice del benessere e così senza necessità di andare a scomodare le teorie comuniste dall’inizio del secolo scorso, abbiamo perso ilvalore del merito, abbiamo sabotato i pioli della scala sociale, abbiamo visto gente diventare sempre più povera e pochi diventare sempre più ricchi, arrivando in una sindrome simile a quella di Stoccolma, giustificare uomini dello spettacolo o calciatori con guadagni stratosferici oltre qualunque limite della moralità, al punto di guadagnare in un ora quanto un lavoratore medio potesse guadagnare in una vita intera e guarda caso, sotto queste macerie, queste attività non si sono fermate, anzi, facendo a meno di una delle componenti più importanti (il pubblico) sono andati avanti, senza alcun sacrificio perché lo spettacolo doveva continuare, finendo per diventare un fenomeno alieno alle ns vite anche le più attaccate allo sport.

Se l’uomo non ha saputo prendere esempio da questo novello diluvio universale, che speranza può avere l’umanità, vi renderete conto che tutto il resto diventa banale e privo di attenzione, non è più la società ad essere malata, ma è l’uomo ad aver perso il valore della vita umana e con esso il rispetto del prossimo.

Cosa augurarsi? Con il 2021, forse nella seconda parte dell’anno, ripartiremo da dove ci eravamo fermati, ma con più cattiveria e fretta nel tentativo di recuperare e come disse la madre del giocatore d’azzardo: “io non piango perché mio figlio gioca e perde, ma perché si vuole rifare!”

Un abbraccio e in ogni modo diciamo addio al 2020 poiché come diremmo dei molti cattivi politici che a qualunque livello ci governano, non mi interessa chi e cosa verrà dopo, ma basta che se ne vada, poiché qualunque cosa sarà, sarà diverso, meglio, peggio, cosa volete che importi in questo momento, proprio in questo momento.

Io ho il dovere di essere razionale e positivo e pertanto vi dico che non si può rinascere, e non fatevi prendere più per i fondelli da chi vi propone in futuro visioni o rinascimenti che per essere reali devono necessariamente passare per tanto sangue e sofferenza e sapete bene che ad ora di soffrire i poveri e i deboli hanno purtroppo la priorità e sono la grande maggioranza.

Quindi così come si muore, per fortuna si nasce e allora puntiamo tutto in qualcosa di nuovo che nasce come questo nuovo anno.

A presto …………. BUON ANNO ❤🤗