L’Anno 1000

Carissimi,
ciclicamente, conoscendo la storia, si finisce per fare sempre gli stessi errori. C’è una metodicità nell’affrontare i problemi che si ripete con la stessa costanza, come un “giorno della marmotta”.

Ah se solo sapessimo utilizzare la memoria! In Europa siamo conosciutissimi per quella che loro chiamano “mancanza di stabilità” ma che io chiamerei “stato precario organizzato”. Votiamo in continuazione e per tutto. Un anno votiamo per le elezioni politiche, quello dopo per le europee, il successivo ancora (dove non sono state abolite) per le elezioni provinciali.

Continuando con la stessa cadenza voteremo ancora per le comunali e poi per le regionali, ma così facendo sono passati cinque anni e bisogna ritornare a votare per le politiche. Abbiamo costruito un sistema dando la sensazione di permanente precarietà con continue periodiche verifiche elettorali che potrebbero rimettere in discussione il tutto togliendoci qualunque possibilità di programmare il sistema nazione e da qualche tempo quel che è peggio, anche di sognare, per chi ama ancora farlo.

Dice: “Si, ma che c’entra, parliamo di amministrazioni e contesti diversi.”
Rispondo io: “Sì, ma i parenti da zita sono sempre gli stessi.”

Ma quanto sarebbe bello fare un unico “election day” e il giorno dopo sedersi e lavorare tranquillamente per cinque anni di seguito, avendo rinnovato contemporaneamente le istituzioni, avendo stabilito le interlocuzioni tra gli enti, programmato le squadre operative e insediato le burocrazie.

Purtroppo non è così e ogni grande decisione, ogni programmazione è sempre subordinata da ciò che potrà accadere nella prossima elezione. Ci siamo inventati i rimpasti, frutto della ridistribuzione delle deleghe alla luce dei nuovi equilibri di forza di volta in volta.

Immaginate un leader europeo che continuamente vede cambiare interlocutori, abituati come sono a trattare o con leader forti di mandati multipli o con leader forti di stabili consensi in patria (certo non dico che sia tutto oro ciò che luccica).

Non siamo neanche in grado di far prevalere la nostra atavica furbizia di fronte alle grandi battaglie che vedono implicato l’interesse nazionale, perché riusciamo a rappresentare le nostre divisioni anche in quei contesti, mentre i nostri competitor fanno blocco. Detto ciò cosa potrà cambiare domenica sera alla chiusura delle urne?

Anche se qualcuno dei contendenti riuscisse ad ottenere la maggioranza assoluta siamo certi che potrebbe cambiare il sistema? E soprattutto il sistema di chi? Cosa ci resterà in mente di tutto quanto promesso in campagna elettorale? Ma soprattutto quale sarà stata la proposta più interessante e pertanto vincente?

Avremo il coraggio, lunedì, di aprire il frigorifero senza la paura di trovare anche lì uno dei leader politici pronti a farci un comizio politico personalizzato?

Ammettiamolo, questa volta ci hanno preso per stanchezza. Non abbiamo visto faccioni nè volantini elettorali in giro, ma la continua presenza a ciclo ripetitivo dei leader, a testimonianza di come palesemente questa legge dica vota il partito perché ci abbiamo già pensato noi a scegliere per te i deputati e i senatori.

Abbiamo visto candidature trapiantate in collegi improponibili sol perché questi ultimi erano blindati e pensate che tutto ciò abbia fatto tornare la passione all’elettore?

Che peccato, dopo aver concepito una tale legge elettorale sarebbe bastato fare un piccolo sforzo e avrebbero potuto scegliersi oltre i deputati anche gli elettori ma, purtroppo per loro, il voto rimarrà un diritto per tutti, voteranno belli e brutti, buoni e cattivi, voteranno anche gli idioti, voteranno anche i balordi, si voterà nei salotti buoni e si voterà anche nei quartieri malfamati e i voti avranno lo stesso peso.

L’unica vera rivoluzione potrebbe essere il ritorno al voto degli elettori, l’azzeramento degli astensionisti, perché come votano coloro (sempre gli stessi, gli pseudo militanti) che fino ad oggi lo hanno fatto, lo sappiamo e con loro la partita non si sposterebbe dalla parità.

Interessante sarebbe sapere come darebbero la loro preferenza chi fino ad oggi è rimasto a casa. Pertanto, rammentando cosa accadde alla viglia “dell’anno mille”, ci sentiamo di credere in chi paventa la “fine del mondo” o in chi sotto la minaccia di una tale paura sta rappresentando di sé la migliore immagine nella speranza di restare in paradiso?

L’unica certezza per me è quella che “all’alba del giorno dopo” non troveremo “rivoluzioni” perché la gente sta mediamente ancora troppo bene, non troveremo benché evocati redivivi “ducetti” o “Iosif baffoni” (al limite soltanto qualche “baffino”), perché come giustamente diceva qualcuno, costoro per il contesto e per l’epoca, erano dei giganti.

Oggi, guardandomi intorno non vedo giganti, ma nani le cui ombre si proiettano lontano soltanto per effetto di questa luce del tramonto, ma certi che qualunque cambiamento in condizioni democratiche non potrà arrivare all’istante.

Non lo vedremo certo lunedì, pertanto, dormiamo tranquilli.

Un abbraccio, Epruno.

Hai Studiato, peggio per Te

Carissimi,
Chi può si dedica alla lettura di un buon libro, altri ascoltano la musica mentre sfogliano le riviste, qualcuno grazie ad internet accede a quegli abbonamenti che ti permettono di vedere film e telefilm senza interruzioni pubblicitarie, altri incauti la sera accendono la televisione e vanno ormai indistintamente sui canali pubblici o privati dove finanche in programmi come “la vita delle balene oggi in Antartide” o “Lo Zecchino d’Argento” o “Cristianesimo e religiosità oggi” ti aspetta in agguato “lui” il leader politico, con o senza foglietti nelle mani, intervistato dalla “iena ridens” intellettuale, istituzionale, di turno. Sentiamo in ogni luogo proclami, alcuni senza filtri intellettivi che ci presentano lo spettro di un paese che sembra regredire culturalmente.
Rassegnatevi, non si scappa e sarà così fino al 4 di Marzo. Voi direte fino al 2, il Venerdì? No fino al 4 alla chiusura dei seggi diversamente che cosa li hanno inventati a fare i telefonini cellulari, gli iphone e i social? Leggi il resto dell’ articolo »

Curriculum Vitae

Carissimi,
Ma a che serve un curriculum oggi? Siamo in un’epoca dove vige la meritocrazia? Siamo sicuri i primi noi di avere scelto il meglio?
Per chiudere una settimana con quattro quesiti come questi bisogna essere molto tormentati, ma per fortuna a differenza del sottoscritto il popolo del “futtutinni” e ampiamente predominante, a loro basta vantarsi di averne mangiato di più al burro o con carne per saziare anche la loro curiosità.
Si sentono spesso nomi di esperti, consulenti politici, assessori, consiglieri di amministrazione di enti pubblici, presi dal sacchetto della tombola ed è in questo rito che si perpetra almeno la tradizione natalizia.
Nel mondo che ha funzionato per millenni, si è sempre fatto riferimento al parere dei vecchi saggi, difficilmente ci si affidava a giovani saggi o chi avesse u “viecchiu dintra”.
E’ vero che la vita media era molto breve e quindi i vecchi saggi erano una rarità, oggi che abbiamo la fortuna di invecchiare in tanti non è difficile incontrare anche il vecchio idiota e pensate che fortuna se oltre ad essere idiota è anche utile. Se è vero che costui ha il privilegio di poter assumere mansioni certo che a quell’età potrà evitare il carcere, pensate a quale danno possa fare in quei rari momenti consentitogli nel momento in cui possa dire “io penso”.
Sono convinto che noi siamo soltanto il “presente” poiché quello che siamo stati, oggi non interessa a nessuno e il curriculum non è altro che l’album delle fotografie di ciò che siamo stati.
Non è vero che oggi si chiede un curriculum per giustificare una scelta già fatta (parlo ovviamente nel pubblico) e non per creare una reale competizione?
Che valore hanno tali curriculum se la sequenza degli incarichi non è frutto di meritocrazia e di leale confronto con i competitor?
Mi chiederete adesso: “Vuoi dirmi che un curriculum si può costruire ad arte?”
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere! Certo rimango basito (perché ho ancora il privilegio di scandalizzarmi) quando sento estrarre da quel sacchetto nomi presi con logiche a noi sconosciute da quel “mondo di sopra” rappresentato a meraviglia nell’inquietante film “Upside Down”.
Molti rimangono interdetti quando i nomi di questi generali ci appaiono del tutto sconosciuti non avendoli mai visti combattere almeno per un giorno in trincea accanto a noi, generali che hanno conosciuto la guerra solo nei manuali. Del resto il termine condottiero è rimasto sepolto nella storia, di capi alla testa dei loro eserciti ne sono piene le lapidi e la letteratura romantica.
Con il passare del tempo i generali si sono scelti il privilegio di stare al riparo su una collina a osservare la battaglia e a mandare al macello i loro eserciti mantenendo la propria incolumità. E’ vero, di nessuno di loro la storia ha decantato le gesta eroiche, ma è pur vero che non hanno lasciato proprie vedove e orfani alle spalle e che hanno vissuto tanto con i loro privilegi per se e per i propri figli.
Se chi comanda non è più il migliore, solo ai pazzi saranno consentite le gesta eroiche.
Se abbiamo scelto e continuiamo ad affidarci ai mediocri, perché meravigliarci se costoro giunti sulla loro collinetta al riparo da tutto dovrebbero mettere mano alla riduzione dei loro privilegi? Perché dovrebbero aggiustare e migliorare questa società? Perché dovrebbero togliere le ingiustizie, se questo mondo e con queste regole li ha portati a quella collinetta con vista privilegiata?
Lungi da me il fare il Savonarola, non sono così bigotto, ma ho il sospetto che sia il tempo, la chiave di tutto e che a questo gli abitanti di quel “mondo di sopra” e di quel “mondo di sotto” non diamo lo stesso valore, ecco perché continuano a distrarci su lunghi dibattiti su argomenti che non costituiscono reale priorità, ecco perché l’orchestrina continua a suonare mentre il Titanic affonda.
Ah dimenticavo, imitando il Marchese del Grillo prima di salire sulla sua carrozza: “Il nostro vero valore è frutto della qualità dei collaboratori e consulenti di cui ci attorniamo.”
Un Abbraccio Epruno

Accura

Carissimi, lo conoscete?
Io l’ho conosciuto personalmente, ma non lo vedo da un po’ di tempo, ma se qualcuno di voi lo conosce come credo e lo frequenta gli dia subito un consiglio, “se trovi qualche vassoio sulla tua scrivania, pieno di dolci con la ricotta o di cose da mangiare, non lo toccare, né tanto meno non lo spostare da una scrivania a un’altra, c’avissi a essiri qualcuno che ti fotografa in giro, in quel momento”.
Allora uno si può chiedere: “Ma scusi perché è diventato Presidente e dolci non ne può mangiare?”
Tutti quelli che vuole, ma al bar e deve pagarseli personalmente senza farseli offrire. Lo so sembra brutto, ma niente cannoli, niente babà, niente paste con la crema, il contenuto zuccherino può danneggiare la salute e a volte anche la carriera.

Già ci cominciamo male con questi “patti”, non ci bastava il “patto della crostata”, adesso pure “l’arancino”. I patti ci devono essere e l’amicizia deve essere lunga, le cose da mangiare lasciamole stare dove stanno e non voglio neanche aprire la polemica sull’arancino o sull’arancina, perché non è il luogo giusto e neanche l’orario giusto e come diceva il “sommo poeta”, “sono lontani quei momenti in cui uno sguardo provocava turbamenti”, c’erano mattinate in piena adolescenza dove un pezzo di rosticceria dietro un bancone del bar poteva portare a situazioni orgastiche. Ma come disse il tizio, “non sdivachiamo!”

Quindi abbiamo un nuovo Presidente della Regione Sicilia, viene dal catanese e questo già vi può far pensare a qualche fibrillazione nel tifo palermitano e invece no, il Presidente sembra esser persona umanamente stimata in tutta la regione e a breve inizierà il suo mandato insieme agli altri 70 deputati. Qualcuno dice che è iniziato “l’Alligalli”, qualcuno parla di “giustizia a orologeria”, ma non vi preoccupate, perché sempre 70 saranno, ne levo uno di sopra, ne subentra uno di sotto.

Certo non è un compito facile, sarà un’impresa riguadagnare l’attenzione e la simpatia dei siciliani per i deputati che siederanno all’ARS, inoltre dubito che vedremo il Presidente farsi fotografare nudo in spiaggia, “mbare nun è u tipu”, dubito che ci sarà una “arena” di turno dove andare a farsi sottoporre al pubblico ludibrio, a prescindere dal fatto che l’abbiano abolita in RAI e che sulla La7, confrontando il bacino d’utenza, sembra più un “cineforum che un’arena”.

Certo bisognerà meritare la seria attenzione delle “jena-ridens” ormai di mestiere ospiti fissi in trasmissioni di nicchia per élite, dove si twitta, per far capire loro che messa da parte l’auto attribuita “superiorità morale”, qui a furia di ghignare e litigare al loro interno siamo arrivati alla frutta e per fortuna che in Sicilia qualche albero c’è ancora e la frutta costa di meno che in altre parti d’Italia.

Adesso, dico sempre, “io non capisco nulla di politica come disse il mio presidente (pro-tempore)” ma guardando le competizioni politiche degli ultimi anni, non è stato difficile per me parafrasare pensando ad una partita di calcio, dove da una parte c’è una squadra messa sul al meglio, con facce certe volte che alla prima apparenza possono incutere timore o sorriso che aspetta al centrocampo per battere la palla al centro e dall’altro lato la squadra dei “migliori” (secondo loro) “i fighetti” con le magliettine belle pulite che invece di giocare stanno a litigare tra di loro, fin quando l’arbitro stanco di aspettare interi minuti al centro campo, non inizi a giocare al posto loro, quanto meno per far passare il tempo, una volta che il campo era pagato.

Ecco, questo è ciò che penso della politica, non so se sia così, ma da tempo la gente si sta stancando di vedere una “partita” che non si gioca mai, perché le squadre in campo litigano al loro interno e i giocatori durante la partita passano da una squadra all’altra e che alla fine dei novanta minuti, non perde mai nessuno.
Che senso ha vantarsi di stare in campo per tutta la partita se non si tocca il pallone? Presidente, lo dico a Te come lo avrei detto a chiunque dei Tuoi competitor se avessero vinto, “questo è l’ultimo treno, è arrivato il momento in cui in Assemblea si scenda in campo per giocare seriamente! Auguri.”

Un abbraccio Epruno

Fallo Girare

Carissimi

“Fallo girare”. Ma che cosa?
Io già vivo con difficoltà il fatto di portarmi con me una suocera che non ho mai avuto che mi va ricordando le cose da fare, anche quelle che volutamente vorrei dimenticare, che mi raggiunge in ogni istante con telefonate alle quali spesso non sono in condizioni di rispondere, e-mail dai vari account che rendono inutili le stesse se le più importanti spesso se vanno in spam e dovrei avere il tempo per “farle girare”?

Una cosa è certa, l’obiettivo almeno con me giunge a conclusione perché determinati allegati che intasano la mia memoria dell’iphone riescono veramente a farmele girare se è vero che nell’istante in cui prendo questo strumento infernale per fare l’unica cosa per la quale l’ho comprato, io con il mio “telefonino-computer portatile ci lavoro”, ad esempio delle foto tecniche all’istante, mi ritrovo memoria intasata, insufficiente e perché?

Perché il tuo contatto, il più delle volte l’amico, la persona che difficilmente manderesti a quel paese ti manda la “catena di S’Antonio virtuale” dove c’è il messaggio lacrimoso o la preghiera da inoltrare ai tuoi contatti, e fino a questo punto si può anche trovare un momento di tolleranza, ma che dire quando il messaggio è di materia politica (non intendo i volantini elettorali) o le telefonate invasive di call-center e venditori vari per le quali sono state inventate delle applicazioni come il “True Caller” pronte a darci una mano, ma quelle contestazioni sui massimi sistemi o sui compensi dei deputati che ormai hanno di certo riempito la misura, ma mi chiedo più di “farle girare” o “farmele girare” perché non scendi in piazza e protesti? Perché sei sempre pronto a mettere la pistola nelle mani altrui? Perché vuoi fare sempre sesso con “gli organi genitali altrui”?

A proposito di sesso, che dire di tutti quei messaggi a sfondo sessuale che ti vengono inoltrati con procaci signorine in varie posizioni ginecologiche, o con particolari anatomici resi abnormi dal Photoshop, proprio nel momento in cui il tuo iphone è posto sul tavolo, accanto alla tua collega o al tuo dirigente, per regalarti una figura di merda incommensurabile, poiché se è vero che non sia colpa nostra è pur vero che ognuno è responsabile della gente che frequenta e alla quale dà il suo numero di telefono.

Si, ma quale razza di maniaci frequentiamo? Perché voi pensate che oggi il maniaco con internet ha lo stesso standard di una volta? Oggi è direttamente il vostro capo ufficio a mandarvi tali messaggi con scritto “fallo girare”. Vi chiederete: “Non ti piacciono le donne”? Vi rispondo: “Assai, anche quelle procaci”, ma non faccio il ginecologo e reputo volgare l’utilizzo del “nudo oggetto”, della battuta triviale, dei doppi sensi, di una ricerca dell’ilarità ormai superata per fortuna abbondantemente e relegata in una fascia d’età frutto di una “educazione baciapile”, di una ipocrisia radicata dietro personaggi di “grande moralità”.

Oggi che finanche i barbieri e i camionisti hanno tolto i loro calendari osé dai loro luoghi di lavoro, rimangono gli sfigati “vorrei ma non posso”, coloro che a parole e immagini altrui “hanno fatto tanto sesso” a cercare di sembrare simpatici con i loro “fallo girare”.

Ragazzi se avete qualche problema di sesso o con il sesso parliamone, esistono tanti specialisti in materia, non bisogna vergognarsene, pensa che ridere se “facendolo girare” finisse nel telefonino delle vostre compagne, quale prova indelebile di un vostro tradimento “virtuale ma non troppo”.

Non vogliatemi male se sotto campagna elettorale, mentre tutti criticano soltanto i vizi e i difetti della politica, io parlo di costume, la politica siamo noi.
La politica non è altro che “gente in costume che le fa girare”.

Un Abbraccio Epruno

Non mi appassiono

Carissimi, perché non mi appassiono più alle vicende elettorali?

In realtà non ho mai trovato grande trasporto per la materia, in passato mi sono cimentato con successo nelle competizioni degli organismi di rappresentanza professionale, ma anche lì non ho nascosto un certo disagio nel dover essere invasivo della privacy di colleghi, specialmente di coloro che non conoscevo, per acquisire la loro fiducia, ma erano dinamiche diverse e seppur non sia passato tanto tempo, potremmo cominciare a parlare di tempi diversi.

Le leggi elettorali amministrative sono andate sempre più verso l’emulazione delle monarchie, in alcuni casi assolutistiche, in altre nepotistiche, allontanandosi dal principio di base della rappresentatività. Ho sempre pensato che un Parlamento, un consiglio, dovessero sempre essere rappresentative proporzionalmente della popolazione da governare e non trovo alcuna logica, in funzione della tanto auspicata governabilità, l’azzeramento delle minoranze e gli sbarramenti. Non trovo logico che chi prenda più voti degli altri, seppur di poco e con una bassa percentuale di votanti, prenda tutto, lasciando gli altri da spettatori, mediamente per cinque anni.

Che passione può avere chi rimane escluso, per un sistema a pieno appannaggio dei vincenti? A mio parere la stesso che si può nutrire per la vita privilegiata delle famiglie reali, quella vita guardata attraverso un diaframma trasparente e senza possibilità alcuna di partecipazione.

Perché le masse dovrebbero spendersi per far stare bene i pochi? Soltanto coloro organici che sperano nell’elezione del “monarca” possono trovare interesse nel darsi da fare per eleggerlo e trovare passione per questo gioco? Le minoranze, a maggior ragione quelle che difendono enclave di pensiero, rimarranno a guardare nella massima indifferenza o portando avanti candidati di bandiera che non andranno da nessuna parte.

Gli altri ancora, la gente comune arriverà a chiederti: “È per me cosa c’è?”
Direte: “Ma che idea hai della cosa pubblica?”

Ho grande stima della cosa pubblica e penso anche che la pubblica amministrazione sia una cosa seria poiché dovrebbe amministrare il nostro vivere in collettività, ma lo ammetto, come tanti ho nostalgia della concertazione che portava i delegati eletti, a eleggere a sua volta il loro sindaco, il loro presidente, i loro assessori, quale frutto della mediazione tra la rappresentatività percentuale dei votanti. Da quelle mediazioni ne venivano fuori sempre una partecipazione e una suddivisione delle cariche e degli incarichi che coinvolgeva e responsabilizzava la collettività.

Non ho vergogna a pensare a quando “quel sole spuntava per tutti” se l’alternativa è “un sole per il solo vincente”.
Questa è una mia idea, io non esterno verità assolute, con questo sistema al tempo criticatissimo, ma che accontentava tutti, abbiamo ricostruito l’Italia del dopo guerra, abbiamo governato l’Italia del boom economico e abbiamo portato avanti un’Italia che seppur con le pezze nel culo, sapeva sognare e la gente era disposta a scommettere sul proprio futuro e costruire attorno alle cambiali un miglioramento sociale.

Oggi, nessuno sogna più, oggi c’è tanto scoramento, c’è molta diffidenza, però abbiamo messo in atto un sistema, dove chi vince “pensa a tutto lui” e dopo un poco e pronto a dire “si fa come dico io e basta”, quando costui e partito alla stessa maniera degli altri, senza alcun aristocratico privilegio divino.

C’è niente di male se il sottoscritto non avendo alcun interesse personale da difendere o acquisire, guardo senza appassionarmi questo “periodico concorso” che cambierà la vita di pochi?

Quello che è male è la circostanza che ormai sono in tanti a pensarla come me, vista la disillusione che chiunque giunga lassù, con questi metodi e spesso senza alcuna gavetta, possa trovare il tempo ed essere determinante nell’incidere positivamente sulle sorti della nostra terra.

Un abbraccio Epruno.

Dall’Alba al Tramonto

Carissimi, rimango sempre positivamente impressionato dalla visione dell’alba e da quello che chiamo impropriamente “saluto al sole”. Uno spettacolo sempre uguale, eppure siamo noi che cambiamo giorno dopo giorno perché a differenza di quanto ci vogliano far credere gli intensi programmi ginnici o i trattamenti di bellezza, diventiamo ogni giorno più grandi e se non vi fa paura la parola, “invecchiamo”.
Chiudiamo subito qualunque parentesi circa distinzioni tra età biologiche e quanto altro. Concentriamoci davanti a quel numerino del contatore che cadenza la nostra età, un dato oggettivo che legato alla rotazione degli astri ci permette di stabilire quante volte abbiamo vissuto il prefissato giorno dell’anno che vide la nostra nascita.
A questo numero sono indubbiamente legati tanti obblighi sociali, quale l’istruzione primaria, una volta il servizio di leva obbligatorio, l’età minima per l’acquisizione della patente, l’età che ci dà il diritto di votare, per dirne alcune, quindi aldilà del fatto che ci si senta giovani dentro, rassegnatevi, s’invecchia anagraficamente.
Arriva il momento in cui anche nel lavoro giunge la così detta età pensionabile e malgrado leggi e leggine tendono a spingere verso l’alto questo limite d’età, essa arriva e bisogna prenderne atto.
Non bisogna aspettare che siano i colleghi ad organizzarti la festa per la pensione o la partita d’addio e regalarti il mitico orologio “porta attasso” (statisticamente non si sopravvive di molto a tale regalo), ma giunge un momento in cui tutti ti vogliono fare capire: “fuori dai coglioni”!
Scusate il francesismo, scusate la crudezza ma è così! Anche i nostri tempi di reazione mentale non sono quelli del giorno in cui prendemmo servizio, non ci sono coloranti per capelli che reggono, non c’è esperienza che possa stare al passo del ritmo forsennato digitale che ha accelerato qualunque processo lavorativo.
Voi mi direte: “Allora che si fa? Ci si suicida?”
Ma quando mai, esiste una risorsa importantissima quella di “godersi la vecchiaia”, una nuova inesplorata e fantastica esperienza nella quale a fronte di altre risorse che sono diminuite, ne esiste una preziosissima che è aumentata smisuratamente, il “tempo libero”.
Ora spiegatemi, perché fare l’errore di voler rientrare nel “mondo del lavoro” dalla finestra?
Comprendo che la nostra società, alle nostre latitudini deve fare ancora molto per la terza età, ma in alternativa al godimento dei nipoti e dei giardinetti (visto che cantieri ne esistono sempre di meno), perché ostinarsi ad ambire a cariche di governo della collettività?
Se il nostro cervello è già “utilizzato abbastanza” per rispettare i ritmi dei processi produttivi come può essere competitivo nel governare le strategie della globalità dei processi produttivi altrui?
Quindi, eccezion fatta per i vari “circoli” che hanno una vocazione sociale e una forma di autogoverno interno, le associazioni di pensionati, ex combattenti fino ad “esaurimento” che aprono le sfilate gioiose per le commemorazioni, è illogico e a volte mortificante continuare a imporre la propria presenza fidando sul rispetto di quello che fummo.
Oggi anche per fare il capo condominio, ruolo in passato destinato al “rincoglionito ragioniere” più anziano del palazzo, ci vogliono studi, competenze e dinamicità che richiedono il più delle volte risorse mentali fresche.
Ho sempre guardato con ammirazione quelle coppie di croceristi straniere che si dedicano al turismo della terza età o tutti coloro che finito il ciclo lavorativo si sono dedicati agli hobbies della loro vita.
Pertanto non dobbiamo meravigliarci quando la nostra nazione arranca nel rimettersi economicamente in piedi per tornare ad essere competitiva come trenta anni fa, poiché i nostri leader essendosi ostinati nel riproporsi hanno anche loro trenta anni in più e mentre nella migliore delle ipotesi la nostra classe dirigente ha mediamente settanta anni, abbiamo visto gente come Blair, Obama, Macron andare alla guida delle loro nazioni a quaranta anni. Ci sarà una differenza.
Quindi, se continuiamo ad andare sempre in meno a votare scegliendo di contro l’usato sicuro, il problema è nostro. Continuiamo a bruciare generazioni.
Un abbraccio, Epruno.

(Pubblicato il 16/6/2017 su www.ilsicilia.it)

Siamo Strani? No è Impressione Mia

Carissimi,
Che volete che vi dica? Siamo strani. Mi direte: “Ora te ne accorgi?” Ammetto, non me ne accorgo adesso, ma quando decido di fare maggiore attenzione a ciò che mi circonda, ho quasi la sensazione di vivere in un grande set cinematografico dove la mia vita è soltanto qualcosa di recitato in compagnia di tanti altri attori che intorno a me recitano alla grande, poiché pur avendo davanti ai loro occhi scenografie montate e dietro grandi ponteggi, con tubi e giunti, si muovono in scena con tanto agio, senza uscire fuori dallo spazio delimitato, senza fare attenzione a ciò che è lo spazio delimitato, ma concentrati nel loro ruolo, parlando, proferendo frasi senza senso spesso, facendo finta di crederci.
Ne hai voglia a tentare di richiamare la loro attenzione per fargli notare che è tutta carta pesta e che alla fine spegneranno i riflettori, uscirà il “ciak” dal campo e il “regista” andrà via e tutti ritorneremo alle nostre vite di “merda”.
Loro, nulla, concentrati, spesso pieni di se per il ruolo assegnato, convinti della validità della “sceneggiatura” e soprattutto convinti di essere dei grandi “attori”.A quel punto ti verrebbe di distribuire a destra e a manca “boffe” ma poi anche tu ti rendi conto che nel dubbio, prima o poi la scena finirà e che nella prossima ti potrebbe capitare un copione migliore, una sceneggiatura più soddisfacente, addirittura nella “fiction” successiva potresti invertire i ruoli con chi oggi ha avuto da recitare ruoli dominanti e pensi: “che sa da fa ppe campà!”
Stai tranquillo, ti reciti la particina da comparsa, cerchi di non fare incazzare la produzione (loro si sempre gli stessi e con il pallino in mano) e speri che alla prossima recita ti chiamino ancora, poiché se sei comparsa, continuerai a fare delle comparsate senza che il pubblico a differenza di chi ha ruoli in cartellone, decreti il tuo successo.
Allora nel dubbio, pure io a volte mi metto il “prosciutto davanti agli occhi” seguendo pedissequamente la sceneggiatura e muovendomi a mio agio tra le scenografie e sono colui che sorregge “Giulio Cesare” dopo che è stato pugnalato a morte dai congiurati, sono quello che è abbattuto dal primo colpo di mitraglia accanto al protagonista dello “sbarco in Normandia”, sono chi collabora nel front-desk dell’albergo il portiere nel film “Pretty Woman”.
Sono un attore (parola grossa), sono una comparsa che per pochi euro al giorno riempie la scena senza proferire parola, nessuno attenzionerà il mio volto, faccio soltanto “folla”, avendo cura di passare giornalmente a ritirare e riconsegnare a fine giornata il mio costume di scena (a meno che non mi lascino “recitare” con i miei stessi abiti) e non dimenticando mai a pranzo il mio “cestino” che mi permetterà di potermi vantare con coloro che mi diranno: “Beato te che almeno ……”.
A che serve avere fatto “i giganti della montagna”? Chi ci pensa più ormai. E si siamo strani. Non so se realmente la “vita è un film” o “il film sia la vita”, lascio a Marzullo tali considerazioni, una cosa è certa, quando sul “set” sento spari, io per si o per no mi butto a terra, non sapendo se trattasi di veri colpi di pistola con vere pallottole o colpi sparati a salve per fare scena.
In attesa che cambi il “film”, quantomeno il “soggetto”, cerco di portare a casa la pellaccia ed è quello il momento nel quale invidio coloro che fanno le comparse nei “film porno”, ma sono certo che anche in quel caso, “oggi” il mio ruolo si esaurirebbe nelle prime scene, ancor prima che inizino “i fuochi d’artificio”, ma quanto meno non rischierei la vita. Un abbraccio, Epruno.  

(Pubblicato Venerdì 21/04/2017 su www.ilsicilia.it)

“Re e Viceré”

Voglio sconvolgervi dicendo qualcosa in controtendenza, ma nella quale credo. La politica è una cosa pulita, forse la cosa più pulita che oggi esista. Direte certamente che io oltre ad aver bevuto mi sia ostinato a non guardare televisione da anni ed abbia fatto di tutto per non tenermi informato.

Eppure non sto scherzando, se c’è una cosa bella, una bella invenzione di cui abbia potuto usufruire l’uomo, questa è la politica, la possibilità data all’individuo di poter partecipare alle scelte per il governo della sua polis ….. eppure.

La politica ed i politici sono lo specchio della società che li sceglie, quindi se il mondo va male perché addossare la colpa ai politici?

Se la nostra è una società malata e decadente non lo è perché sono marci i nostri rappresentanti, ma ci fa piacere e comodo crederlo!

La società va male perché forse siamo diventati dei “fanghi” e non meravigliamoci che tutto ciò che produciamo, finanche quando votiamo è del “fango”!

Non possiamo nasconderci sempre dietro un paravento, abbiamo avuto tutte le opportunità che una sana democrazia ci ha ridato, costruita a seguito di luttuosi eventi bellici, ma la nostra partecipazione alle sorti ed alla scelta della cosa pubblica è sempre più scemata fino ai giorni d’oggi!

Fateci caso, è stato sempre un manipolo di uomini a prendere il potere millantando partecipazioni oceaniche, fin dal tempo dei 1000.

Il nemico numero uno del nostro popolo siculo è stato da sempre il “Gattopardo” con quell’autorità ed autorevolezza pronta a dire l’ultima parola, a sputare l’ultima sentenza.

Da parte nostra siamo stati sempre alla ricerca di un padrone che ci sapesse ammaliare con la sua saggezza, fino a farci prendere coscienza che qualunque azione, qualunque iniziativa per cambiare lo “status quo”, sarebbe stata del tutto inutile poiché “tutto sarebbe cambiato affinchè tutto restasse come prima”.

Questa sentenza, come un macigno, emessa in un salotto nobile, da una persona da generazioni benestante, ci avrebbe dovuto far comprendere che da queste parti, il potere non combatte per difendere i propri privilegi, ma periodicamente sta attento alla finestra alla nascita di qualunque nuova iniziativa “di cambiamento” per convertirsi e riciclarsi in essa all’indomani della vittoria per continuare così a governare!

Fu borbonico, poi garibaldino, poi savoiardo ed in più fascista, democratico ed anche forzista ….. volete scommettere su cosa diverrà?

“La Chiave”

Chi di voi ha la fortuna di vedere svegliare la città, si sarà imbattuto, ormai di rado negli omini, degli elfi, che mentre tutti dormono e s’intravedono le prime luci dell’alba, danno la corda alla città, con un’enorme chiave, centrando un buco nell’asfalto della strada.

Siamo abituati, in un’epoca di benessere mediamente diffusa, a trovare dei servizi, più o meno efficienti, a tanta gente che vive e lavora attorno a noi, per permetterci una vita confortevole. Siamo così abituati, da darne per scontata l’esistenza a prescindere da chi li fornisce, come se questi non solo non costassero nulla, ma li pagassero i marziani, quei soliti marziani causa di tutti i nostri problemi. Questi servizi alle nostre latitudini sono generalmente erogati dalla “cosa pubblica”!  Usciamo la mattina da casa presto e c’è qualcuno che si è alzato più presto di noi per guidare l’autobus che ci porterà in ufficio. Torniamo tardi la notte a casa e c’è chi non andrà a dormire per garantire la nostra sicurezza e la nostra salute. E noi pretendiamo il meglio da ciò!

Ma immaginiamo per un attimo di svegliarci una mattina e non trovare acqua che esce dai rubinetti, accendere l’interruttore della luce e non sorbire nessun effetto, luci spente, Tv e tutti gli altri elettrodomestici spenti, ascensori fermi. Immaginiamo tutto ciò esteso ai nostri posti di lavoro, i mega uffici o soltanto i negozi, con la merce deteriorabile che perde.

Immaginiamo che il gas non arrivi più nelle nostre case, immaginiamo le pompe di benzina senza più carburante, i mezzi di trasporto fermi, gli ospedali chiusi, le scuole chiuse, le strade ancor più sconnesse di adesso, con i semafori spenti, senza più nessuno che raccoglie i rifiuti con grandi e reali rischi di epidemie che nessuno avrà la disponibilità di curare, senza nessuno in giro che garantisca il rispetto delle regole. Uno scenario realmente catastrofico!

Tutto ciò, ovviamente, non conseguenza del solito sciopero generale per la stabilizzazione di precari che per un’ora crea disaggi a una città, ma quale effetto di un giocattolo che rischia di rompersi, per incapacità a farlo funzionare.

Ho ben spiegato l’importanza e il rispetto che merita la “cosa pubblica” e le sue istituzioni? Comprendete la pericolosità del populismo che tenta di istigare un conflitto sociale tra poveri, accendendo il riflettore sui piccoli dettagli e distraendo l’attenzione dai grandi temi? Di soldati son pieni i cimiteri, non possiamo sempre scaricare la colpa di tutto sugli operatori.

Ad ognuno il proprio ruolo, a noi il senso civico, ma alla politica, “servizio” che strapaghiamo, va il compito di fornire prestazioni all’altezza del costo.

Sono poche e semplici le regole della democrazia, le regole del vivere comune e non possono prescindere da un’applicazione di una seria solidarietà sociale e dal rispetto di regole certe per tutti, ma soprattutto dalla garanzia di affidarsi a  una classe dirigente, a qualunque livello, capace, scelta e selezionata con seri criteri che sappia dirigere, guidare e controllare, con onestà e senso delle istituzioni, l’efficienza dei servizi resi ….. è questo che da tempo manca!