Adesso, Leggendo Epruno 7

 

Domenica 28 Ottobre 2018 ore 18.00 al Real Teatro Santa Cecilia Palermo

Siamo al 7° episodio di “Leggendo Epruno” dedicato in questa occasione a “Crongoli”, un paesino di montagna povero posto a 1.100 m. sul livello del mare e fatto di gente semplice, circa 170 anime, tra uomini ed animali, dove si applica la “democrazia diretta” e non c’è bisogno di un organo di governo, di un referendum, ma basta il bar di Franco dove si passa il tempo a discutere di grandi temi che affliggono il piccolo centro con molta praticità e soprattutto risolutezza, essendo sempre pronti a litigare ogni qual volta il sindaco, l’unico istruito, al suo ritorno dai viaggi a Palermo, usi un termine a loro sconosciuto e per questo reputato offensivo.

Attraverso Crongoli e le umane vicende dei suoi abitanti, gente semplice, l’autore osserva e ironizza i comportamenti umani, e scherza sulla politica dei giorni d’oggi con misura e mai irriverenza, concedendosi spazi di ironica presa d’atto di come si sia perso con il tempo il piacere della semplicità.

Gli stralci utilizzati nella “narrazione” presi da un libro mai completato, ma pubblicati nel tempo sui social, hanno sempre trovato il successo tra chi conserva un senso di malinconia per il tempo che fu e chi cerca un’oasi di rifugio tra gente semplice per una vita semplice.

Il format originale ormai consolidato si snoda attraverso 12 “quadri di narrazione”, con sottofondo musicale e immagini, ognuno accompagnato da brani buona parte inediti e scritti per l’occasione da Epruno, divenuti dei “pensieri” (già mai delle verità assolute).

Come nei precedenti incontri di “Leggendo Epruno” accoglieremo il consiglio di Erasmo da Rotterdam (nominato eprunista ante litteram ad honorem) divenuto il motto Eprunico “chi sembra saggio fra voi, diventi folle per essere saggio” e misureremo la nostra “pazzia”.

Ci concederemo le consuete stravaganze ironiche insieme a momenti seri, con la certezza dataci da Erasmo che “trattare argomenti leggeri in modo da creare l’impressione che si è fatto tutto fuorché parlare a vanvera è invece l’apice della finezza briosa.

Leggendo Epruno è una occasione d’incontro degli amici ed estimatori dell’autore, rappresenta un periodico momento d’incontro per la community mediatica e basa la sua unicità di genere nella volontaria partecipazione dilettantistica dei lettori.

Come ogni anno Mario Caminita sarà la voce narrante e quest’anno avremo il gradito ritorno alla lettura di una brava attrice e amica eprunista Stefania Blandeburgo (non sarà l’unica sorpresa della serata). Completeranno la squadra Carmelo Castronovo, Fabio Cocchiara, Gaetano Perricone, Manfredi Agnello, Mario Caminita, Tony Paladino, Libero Tormento, Maurizio Salustri, Nadia Spallitta, Renzo Botindari (Epruno – autore dei testi), Silvia Testa, Tiziana Caccamo, Tommaso Gioietta, Totò Cianciolo. Impreziosirà il tutto le vignette di Franco Donarelli, la regia audio e luci di Roberto Fontana (AVL Produzioni) e dei tanti amici a partire da Maria Luciardello che in sala ci daranno un prezioso aiuto.

Un uomo solo è al comando

Carissimi
“Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste” bastava che Ferretti aprisse le sue radiocronache con questa frase e tutti sapevamo che il leader, il campione era in testa a comandare la gara e che non ce ne era per nessuno.

Si, ma erano i tempi di mio nonno, nel secolo scorso, dove l’uomo solo al comando era diventata quasi una costante e non sempre era stata una idea geniale, almeno alla lunga e poi non tutti gli uomini soli al comando facevano sport, ma soprattutto non avevano la maglia bianco-celeste, ma di colori che andavano dal nero più nero al rosso sangue e soprattutto di qualunque etnia e con la pelle di qualunque colore.

Non tutti si chiamavano Fausto Coppi, qualcuno si chiamò Benito Mussolini, Adolf Hitler, Iosif Vissarionovich Dzhugashvili detto Stalin, poi qualche altro Mao Zedong, Saloth Sar detto Pol Pot, Idi Amin Dada, qualche altro ancora Josip Broz Tito, Francisco Paulino Hermenegildo Franco y Bahamonde, Fidel Alejandro Castro Ruz. Chi sa perché quando sento qualcuno parlare di presidenzialismo, qualcuno che dice datemi la maggioranza e faccio tutto io, ho un brivido lungo la schiena e mi viene da chiedere: “perché?”

Ancora oggi quando vedo sistemi elettorali che danno al vincitore tutto il potere, mi chiedo: “perché? Stiamo parlando di ciclismo? Guardate che non si tratta di sport, questa è politica che è già difficile se a comandare sono in molti, pensate quando comanda uno solo?”

Anche nella nostra terra, l’aver dato i massimi poteri ai sindaci e ai governatori, ha cambiato in positivo le sorti della nostra isola? Forse avrà fatto stare bene i sostenitori stretti, i così detti cerchi magici, ma hai voglia di dire: “sarò il presidente di tutti, sarò il sindaco di tutti” …… ammettetelo mentre lo dite, ma già mentre state pensando di dirlo, vi viene già da ridere, pensando tra voi e voi …” col caz… e io avrei fatto tutto ciò per dividere con gli altri?”
“Sono lontani quei momenti, non quando uno sguardo provocava turbamenti”, ma quando il sole spuntava e spuntava per tutti, oggi il sole se spunta, spunta per pochi e per i restanti c’è un’ombra, per non dire uno scuro accussì fitto.
Però ogni tanto viene fuori qualcuno e ti dice: “non ti preoccupare, che adesso salgo io e le cose cambieranno, dimmi chi è il tuo nemico, il nero? Non ti preoccupare che ti risolvo definitivamente il problema”.

E tu ci caschi, prima di comprendere che non è il “Nero d’Avola” ma uno ancora più disgraziato di te, un extracomunitario scappato di casa al quale dare la caccia per farti sentire meglio e tu ti disperi perché quando parlavi di nero, parlavi del “nero” frutto della tanta evasione fiscale a tutti i livelli, quello che crea la discriminazione tra te a stipendio fisso, persona onesta e tutti i furbacchioni piccoli e grandi evasori.

Così ogni qualvolta il fisco ti prende ti costringe ad estenuanti sedute di sesso contro natura dove il festeggiato sei tu.

“Un uomo solo è al comando”, probabilmente è ancora così, perché l’uomo è sempre solo, ma ciò che mi preoccupa è la nebbia, quella che abbiamo nella nostra mente.
È in quel momento che ti rendi conto che dopo che per anni ti anno detto, lascia fare a noi, stai tranquillo, nel momento in cui glielo stai lasciando fare e ti viene la curiosità di andare dal comandante in cabina, per sapere come va, scopri che alla guida non c’è nessuno o peggio ti accorgi che nella poltrona accanto a quella vuota è rimasto, truccato da comandante in seconda il gregario, ma non Ettore Milano… magari, e quando gli chiedi “ma dov’è il comandante”, lui ti risponde è impegnato e allora ti viene da urlare: “ma impegnato a fare che cosa? Ci stiamo schiantando e ai comandi non c’è nessuno?”

Brutta vita quella del gregario, nella migliore delle ipotesi, ruba “ad insaputa del suo capo il vestito, millantando crediti” e va in quei posti dove non va nessuno, dove tutti aspettano il leader che non arriverà mai e dove neanche si accorgeranno di lui, anche se si è comprato le scarpe nuove per non sfigurare.
Hai voglia di lamentarti perché fai il gregario e devi macinare, come Lodetti, chilometri per far fare bella figura a Gianni Rivera, Ma anche ammesso che sei Lodetti e fai chilometri, se al posto di Rivera c’è Coronado, allora so caz… e per tutti.
Coraggio, gli anni passano più rapidamente di quando si possa pensare, i miti e i falsi miti vanno in archivio rapidamente, sembra ieri che Rivera prendeva da leader, al centro del campo di San Siro, il microfono per invitare la gente ad uscire fuori dal campo per permettere lo svolgimento della partita che avrebbe dato scudetto e stella al Milan.

Per favore in futuro non mi parlate mai più di uomini soli al comando che sistemeranno tutto.

Un abbraccio, Epruno.

Tradizionale Discorso di Fine Anno di Epruno alla Nazione

Eccoci nuovamente al 31 Dicembre, stiamo per entrare nel 2018, il 18 è un numero più simpatico del 17 poichè il 2017 per molti di noi è apparso un po’ più complicato, specialmente per chi ha subito dolori.
Vediamo quindi cosa è successo nel 2017. Confermato il grande sforzo dedicato in tutte le direzioni e in progetti di cambiamento che alla fine hanno partorito il nulla.

Ci sono stati una serie di attentati diventati ormai una consuetudine da quando vengono utilizzati veicoli per investire la gente in zone pedonali. Ci sono state le solite bizze della natura attraverso tifoni, terremoti, alluvioni a dimostrazione che la natura non ce la fa più ad avere a che fare con l’umanità.
Parlando di cose più amene il 2017 è stato l’anno dei ritorni.
E’ tornato il Dalai Lama a Palermo dopo venti anni e ha detto “Ancora cca si?”
E’ tornata a guidare la donna in Arabia Saudita grazie ad un uomo di larghe vedute, re Salman Abdulaziz che ha tolto il divieto.
E’ tornato a non fare un “cazzo” il Principe Filippo di Edimburgo, consorte di Elisabetta II del Regno Unito, ritiratosi dalla scena pubblica, dopo 65 anni di servizio. A qualcuno verrà da chiedersi che “lavoro facesse” e quale fosse la natura del suo “servizio”.
E’ tornato il Palermo in serie B, ma questa volta i palermitani hanno deciso di non andarci (in B) ad eccezion fatta di circa 5.000 veri eroici tifosi.
E’ tornato Lo Zio Silvio, quasi come nuovo, tirato a lucido pronto a distribuire i suoi “dolciumi” e a menar per aria quei fogli bianchi costantemente tenuti nella mano destra durante le interviste, questo fin quando non troveranno qualche altra cosa su di lui “meretrici a parte”.
E’ tornato Miccichè per la gioia dei “senza tetto”. Che avete capito? Biagio Conte non c’entra nulla.
E’ tornato finanche il re Vittorio Emanuele III, da morto, a spese dei contribuenti, dopo che tanti anni fa era fuggito da Brindisi.
E tornato al creatore anche il capo dei capi come tutti gli esseri viventi.
Chi non voleva tornare era El Chapo Guzmán che è stato estradato negli Stati Uniti d’America e consegnato al presidente Barack Obama.
Chi si guarda bene dal tornare è un altro leader fuggitivo, Carles Puigdemont, ricercato dal regno di Spagna, dopo l’unilaterale dichiarazione di indipendenza del parlamento catalano.
Poi ci sono state le vere tragedie tipo l’insediamento del presidente eletto Donald Trump negli Stati Uniti d’America, ma del resto e lo sentiamo dire spesso anche da noi, finchè la gente lo vota, bisogna prenderne atto. Altra tragedia la passione per i “razzi” Kim Un, non gli potevano comprare da piccolo un meccano come a tutti? Altra tragedia in prospettiva, l’ennesimo condottiero basso in Francia, Macron che dopo Napoleone e Sarkozy, se è vero che hanno il “cuore troppo vicino al buco del c…” qualche danno prima o poi finirà per combinarlo.
Ma la tragedia delle tragedie sono state le lacrime di Buffon per l’eliminazione dai mondiali di calcio per mano di catenacciari falegnami svedesi i quali ci hanno dato una lezione, poiché dopo che l’Europa per anni con le sue leggi e le sue critiche ha tentato di cambiarci per renderci “migliori”, adesso sono loro che applicano tutti i difetti che ci contestavano, ad iniziare dal “catenaccio”, dal “tragediare in campo” etc ….. “Se na vota lieva, na vota mietti”….
Infine, ci sono state le elezioni comunali e regionali, ma sembra che la gente non se ne sia mai accorta se continua a lamentarsi degli amministratori di prima pur avendoli rivotati. Mi viene da pensare che la gente non percepisca la circostanza che il voto non serva per fare un favore a chi te lo chiede o cedere alle sue insistenze per levartelo dai piedi, ma serva per delegare chi poi ti deve “ben governare” ….. e ne vedremo delle belle con le politiche del 2018.
Il 2018 sarà l’anno nel quale finalmente torneremo a votare ma non aspettiamoci cambiamenti, ci sarà un fronte unito contro un esercito di ignoti che non avendo nulla da perdere, perché stanno giungendo adesso, finirebbero per mettere in discussione i privilegi dei pochi i quali a loro volta garantisco buona parte dei rimanenti e pensate che vi possa essere un moto d’orgoglio da parte del paese?
Fino a ieri pensavo che l’unico modo per far scendere la gente per strada sarebbe stato il proibirgli il calcio in TV o negli stadi, oggi che si gioca per appuntamento durante la settimana e che bisogna avere solo questo pensiero per comprendere a che giornata si è e a quale classifica ci si riferisce, penso proprio che se levassero il calcio, la gente non se ne accorgerebbe neanche.
Pertanto coloro che vogliono cambiare il mondo ma si sentono rassicurati dal fatto che nulla cambi per non scoprire che possa esser anche peggio, troverà conforto a votare a sinistra dove si studia ancora il modello perfetto e dove ci si continua a dividere in sotto movimenti.
A chi piace guardare in prospettiva e sentire i grossi proclami, potrà votare a destra dove ci saranno apostoli del decisionismo ma spesso con troppi parenti e pertanto o ci si mette a turno o si deve mettere nel conto che dopo cinque anni questi vengano cacciati.
E per questa città, cosa mi aspetto? Beh, nulla di più di quanto questa abbia ottenuto dall’avere a Roma le massime cariche dello stato, quindi, proprio niente.
Certo che se Crongoli avesse dato i natali al Presidente della Repubblica e a due Presidenti del Senato e in più fosse in lizza oggi per avere contemporaneamente un presidente de consiglio e il presidente della repubblica, nativi, state certi che questa cittadina di 170 abitanti tra umani e animali (escluse le galline) sarebbe lastricata d’oro, avrebbe la metropolitana tanto caro Antonio il contadino e tutte le grandi infrastrutture.
E quindi? L’argenteria è andata all’inferno con chi l’ha trafugata, malgrado li avessi messo in guardia e pertanto io spero di sopravvivere. Buon Anno …..

Accura

Carissimi, lo conoscete?
Io l’ho conosciuto personalmente, ma non lo vedo da un po’ di tempo, ma se qualcuno di voi lo conosce come credo e lo frequenta gli dia subito un consiglio, “se trovi qualche vassoio sulla tua scrivania, pieno di dolci con la ricotta o di cose da mangiare, non lo toccare, né tanto meno non lo spostare da una scrivania a un’altra, c’avissi a essiri qualcuno che ti fotografa in giro, in quel momento”.
Allora uno si può chiedere: “Ma scusi perché è diventato Presidente e dolci non ne può mangiare?”
Tutti quelli che vuole, ma al bar e deve pagarseli personalmente senza farseli offrire. Lo so sembra brutto, ma niente cannoli, niente babà, niente paste con la crema, il contenuto zuccherino può danneggiare la salute e a volte anche la carriera.

Già ci cominciamo male con questi “patti”, non ci bastava il “patto della crostata”, adesso pure “l’arancino”. I patti ci devono essere e l’amicizia deve essere lunga, le cose da mangiare lasciamole stare dove stanno e non voglio neanche aprire la polemica sull’arancino o sull’arancina, perché non è il luogo giusto e neanche l’orario giusto e come diceva il “sommo poeta”, “sono lontani quei momenti in cui uno sguardo provocava turbamenti”, c’erano mattinate in piena adolescenza dove un pezzo di rosticceria dietro un bancone del bar poteva portare a situazioni orgastiche. Ma come disse il tizio, “non sdivachiamo!”

Quindi abbiamo un nuovo Presidente della Regione Sicilia, viene dal catanese e questo già vi può far pensare a qualche fibrillazione nel tifo palermitano e invece no, il Presidente sembra esser persona umanamente stimata in tutta la regione e a breve inizierà il suo mandato insieme agli altri 70 deputati. Qualcuno dice che è iniziato “l’Alligalli”, qualcuno parla di “giustizia a orologeria”, ma non vi preoccupate, perché sempre 70 saranno, ne levo uno di sopra, ne subentra uno di sotto.

Certo non è un compito facile, sarà un’impresa riguadagnare l’attenzione e la simpatia dei siciliani per i deputati che siederanno all’ARS, inoltre dubito che vedremo il Presidente farsi fotografare nudo in spiaggia, “mbare nun è u tipu”, dubito che ci sarà una “arena” di turno dove andare a farsi sottoporre al pubblico ludibrio, a prescindere dal fatto che l’abbiano abolita in RAI e che sulla La7, confrontando il bacino d’utenza, sembra più un “cineforum che un’arena”.

Certo bisognerà meritare la seria attenzione delle “jena-ridens” ormai di mestiere ospiti fissi in trasmissioni di nicchia per élite, dove si twitta, per far capire loro che messa da parte l’auto attribuita “superiorità morale”, qui a furia di ghignare e litigare al loro interno siamo arrivati alla frutta e per fortuna che in Sicilia qualche albero c’è ancora e la frutta costa di meno che in altre parti d’Italia.

Adesso, dico sempre, “io non capisco nulla di politica come disse il mio presidente (pro-tempore)” ma guardando le competizioni politiche degli ultimi anni, non è stato difficile per me parafrasare pensando ad una partita di calcio, dove da una parte c’è una squadra messa sul al meglio, con facce certe volte che alla prima apparenza possono incutere timore o sorriso che aspetta al centrocampo per battere la palla al centro e dall’altro lato la squadra dei “migliori” (secondo loro) “i fighetti” con le magliettine belle pulite che invece di giocare stanno a litigare tra di loro, fin quando l’arbitro stanco di aspettare interi minuti al centro campo, non inizi a giocare al posto loro, quanto meno per far passare il tempo, una volta che il campo era pagato.

Ecco, questo è ciò che penso della politica, non so se sia così, ma da tempo la gente si sta stancando di vedere una “partita” che non si gioca mai, perché le squadre in campo litigano al loro interno e i giocatori durante la partita passano da una squadra all’altra e che alla fine dei novanta minuti, non perde mai nessuno.
Che senso ha vantarsi di stare in campo per tutta la partita se non si tocca il pallone? Presidente, lo dico a Te come lo avrei detto a chiunque dei Tuoi competitor se avessero vinto, “questo è l’ultimo treno, è arrivato il momento in cui in Assemblea si scenda in campo per giocare seriamente! Auguri.”

Un abbraccio Epruno

Leggendo Epruno 6 alle 24h

Carissimi, ho atteso come si fa con certe “malattie” le 24h per avere certezza della sopravvivenza. Sono le 19.50 e ancora siamo nella fase iniziale di un flusso continuo di complimenti a volte “esagerati dall’affetto” che io vi giro in toto.
Sapevo ciò che stavo scrivendo e preparando e avete visto anche quale “pillicuseria maniacale” ho messo nel preparare il multimediale. Sapevo, quale doveva essere la mia parte ed ho tentato di farla mettendo correzione a tutti gli inconvenienti che nell’artigianalità degli scorsi si erano manifestati.
Sapevo di non stare bene, come molti di Voi a me vicini hanno percepito in questi ultimi tempi (e come le foto testimoniano), ma sapevo che una volta accese le luci su quelle tavole, l’entusiasmo crescente dei miei Amici lettori avrebbe creato quella “magia” che io avevo sognato in questo anno di lavoro e non poteva essere diversamente se dietro l’affiatamento, il più bel teatro (per me) ma soprattutto il più antico teatro di Palermo, l’amichevole e anch’essa maniacale collaborazione di Roberto Fontana Amico incontrato su questa lunga strada del “puntino all’orizzonte” e professionista che a tutt’oggi ha svolto “service” per le più importanti manifestazioni e i più grossi concertisti, NON POTEVAMO SBAGLIARE.
L’aver riguadagnato per strada ed imbarcato il “compagnetto di tedesco” Franco Donarelli che mi ha regalato quelle fantastiche vignette, nell’attesa del prezioso reportate in amicizia di Gioacchino De Lisi che a breve vedremo, unito alla pazienza di Manfredi Pellitteri della Tick’s al quale ho rotto di continuo le scatole per tentare di rendere quanto più semplice un servizio, penso siano serviti a regalarvi una serata intensa, diversa, piena di emozioni e contenuti, di quelle che poi si ricordano. Non ultimo grazie a Maria Luciardello che ci ha dato una mano sotto palco e per la quale prevedo una “interessante nuova carriera” 🙂 . Grazie al Maestro Ignazio Garsia e alla Fondazione Brass Group per la sua fiducia.
Non volendo fare torti a nessuno, sapendo dell’importanza del poter contare in questo progetto sull’apporto di Tiziana e Mario, vorrei ringraziare in ordine di apparizione Tutti i Lettori, vi siete superati : Mario Caminita, Manfredi Agnello, Tiziana Caccamo, Antonella De Francesco, Totò Cianciolo, Nadia Spallitta, Mariella Vanadia, Gaetano Perricone, Fabio Cocchiara, Silvia Testa, Maurizio Salustri, Andrea Sorci.
Infine a Voi, ai quali abbiamo rotto profondamente le scatole nell’inviatrVi certi che avreste potuto trovare una affinità elettiva con quanto facevamo, voi che pur di esserci Vi siete addannati l’anima nel giungere sul posto contro tutti i divieti e sensi di marcia, contro le difficoltà di acquistare on line, contro le smanciuserie di qualche rivenditore (già segnalato) non degno di prestare tale servizio. Voi che siete tornati, Voi che avete creduto in fede agli Amici che erano già venuti, anche Voi che avete comprato il biglietto e non avete fatto in tempo a giungere per contingenze familiari o lavorative. Ma anche a Voi che impossibilitati a venire per seri motivi, non mi avete fatto mancare il vostro sostegno e in bocca al lupo.
A Voi TUTTI va il mio GRAZIEEEEEEEEEEE perchè quello che non capiranno mai coloro che non vogliono capire, dietro Tutto questo “Serio Cazzeggio Eprunesco”, non c’è nulla, nessuna ambizione, nessuna pretesa …. la porta è aperta per tutti, consapevoli che tolta quella magliettina con le “pallute effigie” la vita stamane ha ripreso a scorre come prima, come sempre ma con una luce in più nei nostri occhi, una energia in più nei ns cuori e forse chi lo sa, anche una speranza in più affinchè non si seppelliscano i problemi sotto la neve perchè è scomodo parlarne e ci sia sempre di più chi sia disposto a dire che “il re è nudo”, quando se ne manifesta la necessità.
Un Arrivederci alla prossima se il “Superstar” mi darà la forza per esserci.
Come direbbe PEPPINO, “E HO DETTO TUTTO” e come GUMP, ora “Sono un pò stanchino” e devo pensare a riprendermi ….

Arriva Dopo

Carissimi, certe volte si giunge al punto che anche noi “blogger–editorialisti del venerdì” (proprio per non buttarsi giù con il termine “della domenica”) dobbiamo mantenere il nostro ruolo per il quale ci è stata data la fiducia e soprattutto voce.
Giunge però un momento nel quale, seduti davanti la nostra “Lettera 22” degli anni 2000, cominciamo a tirare fuori un fiume di parole che cavalcano il sentimento del momento, esternando tutta la rabbia, tutto il disaggio e tutte le perplessità che ci affliggono.
Ma se uno ha una rubrica dal titolo “Epruno – Il meglio della vita – cinque minuti settimanali di allegria con …..” ci sarà un motivo?
Credetemi, per chi mi conosce ancora poco, il nome della rubrica è quanto mai vicina al mio credere e al mio modo di essere.
Sono una persona serissima al lavoro, magari tormentata “generazionalmente” nella mia indole privata, ma di contro altamente ironica e coinvolgente nei rapporti umani, sempre pronto a trovare l’aspetto divertente nelle cose.
Purtroppo ci sono certi momenti in cui anche io devo segnare il passo e ciò accade proprio quando tenti di far ridere qualcuno, non necessariamente facendo il “piacione” e incontri quello sguardo altrui di “cane bastonato” che con gli occhi ti dice: “Ma chi ci ridi? …… “
Ci vorrebbe poco a strappare un sorriso, come fanno i monologhisti di mestiere, ad esempio con vecchi cavalli di battaglia, dissacrando e sbeffeggiando con luoghi comuni, il potere politico con il rischio però di risultare banale.
Fare dell’ironia è tutt’altra cosa, dire cretino a qualcuno avendolo fatto passare per un genio è tutt’altra cosa, il messaggio ironico “arriva dopo”, a volte anche a seguito di imbarazzanti silenzi.
Prescindendo dai contenuti, i messaggi che diamo hanno un effetto diverso a seconda dell’interlocutore che li riceve, possiamo essere molto seri e far ridere come di contro possiamo scherzare e di fatto terrorizzare che ci ascolta, altre volte diciamo la verità e nessuno ci prende sul serio poiché abbiamo usato l’ironia.
Si cerca ispirazione a tavolino per poi in un attimo trovare comicità nelle cose più impensate, in ciò che hai davanti agli occhi costantemente, il genere umano con i sui pregi e sui difetti.
Basta quindi nel tuo quotidiano immergerti tra la gente e raccogliere le espressioni e l’ironia popolare più pura che anche se proferita dalla persona più ignorante è la sommatoria della tanta saggezza popolare tramandata oralmente.
Come già sapete, quando voglio ritrovare la serenità e la semplicità, decido di regalarmi uno spazio per me nell’antica bottega del mio barbiere, uno spazio arredato in modo essenziale ma funzionale, dove è facile ritrovare oltre a quei bottiglioni di lozioni colorate anche e soprattutto una dose industriale di “discorsi persi” tra astanti delle più svariate estrazioni sociali e culturali, perché dal barbiere si è tutti uguali.
Così questa settimana, in crisi d’ispirazione turbato forse da vicende personali, proprio quando avevo perso le speranze, ecco che tra una sforbiciata e un’altra, quel “genio” di Salvatore rimasto muto tutto il tempo, approfittando di un momento in cui siamo rimasti soli nel locale, mi domanda:
“Dottore scusi se mi permetto, ma lei è l’unico di cui mi fido!
Chi cosa è questa palude che dicinu alla quale rischiamo di tornare?
Sta cosa m’impressiona e più a sientu, più la notte non ci dormo.
Io di nicu e nicu iucava a Valdesi e me Nannu mi dicia che prima era tutta una palude e io sta cosa di i sabbie mobili, m’avi a cridiri, a nuotte ancora ma nsuonnu.”
Salvatore terrorizzato da una tale parafrasi elettorale?
Ho capito, non avete neanche bisogno di parlare, immagino comunque i vostri occhi, se è arrivata, o se come spesso accade, “arriverà nelle prossime ore” a seconda lettura, non esitate a commentare (astenersi perditempo e pasdaran elettorali), o a contattarmi per mettere quel pigro pollice blu.
Un abbraccio, Epruno.

(Pubblicato il 2/6/2017 su www.ilsicilia.it)

Buongiorno a tutti

13406763_10209478236542243_8272003981377933625_n(Di Gaetano Perricone) Buongiorno a tutti. Una serata da ricordare al delizioso Teatro Dititammu di Palermo con Epruno e “Le vite degli altri”.
E’ stata davvero una bellissima esperienza fare parte ieri sera a Palermo, nel suggestivo scenario del piccolo gioiello del Teatro Ditirammu nel cuore del centro storico, del gruppo dei lettori/attori di Epruno nella performance “Le vite degli altri”, portata in scena dal bravissimo Renzo Botindari in occasione del 15esimo anniversario della nascita di Epruno.
Tra intensa narrazione e spettacolo, profondità e grande ironia, attente riflessioni e coinvolgenti risate, serio e faceto, italiano e scatenato dialetto siciliano, “Le vite degli altri” -grazie alla originalità e ricercatezza dei testi, ma anche alla passione e alla partecipazione entusiasta dei lettori protagonisti – è stata una avvincente cavalcata sulla tortuosa strada della vita e tra i complessi meandri dell’animo umano, nella storia e nell’attualità, con Palermo, i suoi vizi, le sue virtù e le sue tradizioni sullo sfondo.
Io ho avuto la fortuna e la gioia di partecipare, con un divertente brano sul popolare calciatore degli fine degli anni settanta Vito Chimenti e sulla sua famosa “bicicletta” – il titolo era proprio “U sa fari a Chimenti ?” – grazie all’affettuoso invito di Renzo e della mia carissima amica Tiziana Caccamo, che ringrazio di cuore (insieme a tutti gli altri lettori/attori e al direttore artistico e caro amico Fabio Lannino) per l’imperdibile opportunità che mi hanno offerto, che considero anche un grande regalo personale in vista del mio …vicinissimo, significativo compleanno.
(Della serata anche: Renzo Botindari, Tiziana Caccamo, Mario Caminita, Antonella De Francesco, Nadia Spallitta, Carmelo Castronovo, Manfredi Agnello, il mitico Fabio Cocchiara, Maurizio Salustri, Vito e Elisa Parrinello).
(Di Gaetano Perricone – da https://www.facebook.com/GaetanoEtna?pnref=story)

Le Vite degli Altri

imagesPerchè mi sono convinto a scrivere un performance di brani su questo tema? Certamente il discorso agli studenti di Steve Jobs ha acceso in me una lampadina, facendomi ripercorrere la mia storia personale, partendo dal momento in cui anche io sono stato studente fino al giorno d’oggi. Non nascondo di esser rimasto fregato dall’aver vissuto la vita altrui e ancora oggi, se ben siano presenti i primi segnali dell’anzianità, continuo spesso a cedere in questo imbroglio. Le nostre vite sono frutto dei nostri incontri e non sempre dietro la porta c’è San Francesco, tutt’altro, c’è uno vestito da San Francesco che non altro fine di giungere ai propri scopi utilizzando il prossimo e facendo sì che si rimanga coinvolti nelle ambizioni altrui finendo per convincerci che quella sia la nostra vita, mentre stiamo vivendo la vita di altri. Bisogna quindi essere affamati e senza scrupoli come lo fu Jobs per non vivere la vita altrui ma per far si che gli altri vivano la tua, una sorta di giungla.

Non nascondo che la personalità ha un suo ruolo in tali vicende, poichè non è dal rimanere integri da tale tentazione che misureremo il ns successo, ma dalla capacità che avremo dal rialzarci dopo esser stati fregati, ma abbiate fiducia, chi vuole raggiungere a tutti i costi uno scopo, lo farà servendosi di voi o di qualunque altro utile idiota si ponga sul suo cammino, certa gente e come i mostri dei film di fantascienze si nutre di altre creature per sopravvivere.

C’è un mondo idealizzato, spesso costruito nei catechismi per tenerci a bada poichè da grandi ci si rende conto che il boia e il tuo confessore, spesso sono la stessa persona. C’è un mondo governato dalle ipocrisie e falsità, c’è chi giornalmente costruisce false verità e magari e colui che è posto a garantire la giustizia. Scopo delle persone pulite è quello di smascherare e denunciare certi giochi anche se in una partita a carte, tutte le carte di maggior valore stanno dalla loro parte. Poi c’è una umanità che vive sfruttando queste nefandezze e certi cattivi maestri a discapito di chi segue le regole. C’è anche una umanità che decide di non esporsi ma che finisce per essere coinvolta dalla casualità degli incontri. Infine c’è proprio chi ha la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato e tutto ciò fa si che “le vite degli altri” diventano inevitabilmente le nostre vite.

Noi siamo persone positive, ma il mondo è popolato di gente negativa che finisce per inaridire le nostre vite, allora prima che sia tardi è meglio …………….

Mini Rassegna di Leggendo Epruno – ” IL VIAGGIATORE”

Leggendo Epruno 3.1 115La gente ha ancora voglia di sentire i racconti se questi vengono proposti innanzi tutto pieni di contenuti, anche se presentati con una certa ironia per renderli più assimilabili e soprattutto con l’aiuto di due condimenti importanti, prima di tutto, l’ottima musica di sottofondo e come ciliegina sulla torta l’aiuto dei moderni strumenti multimediali.(Epruno)

Continuo ad esserne convinto e proprio per questo mi sono fatto convincere a mettere in piedi una rassegna che celebrasse questi  15 anni di attività “Epruno”, anche se sono sempre stato convinto che ciò avrebbe rappresentato per me uno sforzo editoriale e produttivo non da poco, visto la cadenza mensile dei quattro appuntamenti.

Ho riscontrato fino ad oggi grande partecipazione visto la tipicità del genere. Un editoriale lo si legge o lo si ascoltà nei posti più impensati ed in massima libertà, portare gli editoriali in teatro creando questo format è stata una grande scommessa, poichè non solo ho dovuto vincere la tradizionale “pigrizia” della mia utenza abituata fin dall’inizio ad esser raggiunta con la mail-list posto casa ogni venerdì mattina, ma inoltre ho dovuto costruire scrivendo una struttura narrativa, un vero e proprio contenitore supportato da strumenti multimediali.

Il mio selezionato ed affezionato pubblico mi ha seguito anche questa volta, dandomi fiducia, dopo avermi seguito per sei anni nell’avventura radiofonica di “la Voce di Epruno”, sono riuscito a portarlo in un posto unico quale il Casateatro Ditirammu.

Domenica 15 Maggio 2016 sarà il momento dell’ennesima scommessa, la terza riproposizione della lettura di ” IL VIAGGIATORE” (andata in scena al Teatro Ditirammu nell’ambito della rassegna “Ditirammu d’Autore” il 28 Marzo e 16 Maggio 2015) e che ha riscosso tanto successo a tal punto di farlo conoscere a quanti più amici possibili. L’aver legato questa volta l’antologia di brani della mia produzione al diario del transito da Palermo nel 1782 di Johann Wolfgang Von Goethe, rappresenta un gustoso momento per rappresentare il carattere e gli atteggiamenti nei secoli del Palermitano, visto attraverso gli occhi di un viaggiatore attento ai fatti di costume, dimostrandone l’immutabilità nei secoli.

Come già avvenuto in occasione del secondo appuntamento di questa rassegna, anche questa volta vedremo la partecipazione amichevole e straordinaria di un noto attore del nostro teatro locale ….

 

 

 

 

“Aristos”

12 Panchina belvedereQuesta volta, la mia panchina, posta davanti al belvedere su quelle serene vallate madonite a Crongoli, era parzialmente occupata, dal mio amico, il Popè di Myconos, Aristos Napazza, intento a meditare e pregare con il suo lungo rosario di legno, il quale appena vistomi fece cenno di sedermi accanto a lui. Il belvedere e l’unica cosa di pregio presente nella povera Crongoli, un patrimonio naturale e meta di arrivo di tutte le passeggiate, dette in dialetto “passiate”, una sorta di struscio interminabile intercalato da discorsi persi, per paesani e i forestieri nelle giornate di bel tempo.

Un croce in alto, ricorda il punto dal quale i paesani, si dice, gettarono nello strapiombo il Senatore Burbazza il giorno in cui sopraelevò abusivamente la sua casa in paese, occultando per sempre l’irraggiamento diretto della piazza, vista l’altezza delle montagne che circondano il paesino e che da allora, per strane concomitanze geografico-astrologiche, fece sì che la piazza restasse in ombra per tutto l’anno, tranne il 29 di Febbraio.

Che volete, è gente semplice anche, se ufficialmente si parlò di suicidio, benché da allora nessuno si azzarda più a pensare opere abusive.

Mi sedetti accanto al Pope che per me rappresentava una figura di riferimento culturale, con il quale poter parlare di tutto. Conobbi Aristos cinque anni fa qui a Crongoli in Ottobre, in occasione dei tradizionali “lavori dell’Ubalda“, una sorta di “fiera delle vacche” mista a proiezioni cinematografiche e dibattiti su temi di grande interesse ……. mi sedetti e passarono circa dieci minuti di meraviglioso silenzio prima che io mi voltassi verso il Pope chiedendo: “Aristos, ormai ci conosciamo da un po’ di tempo, eppure non ti ho mai chiesto che cazzo ci fa un Popè in un paese spopolato con una sola chiesetta e per di più cattolica?

Lui sorrise con quella lunga barba bianca ingiallita in parte a causa delle tante sigarette e mi rispose: “Lunga storia. Italiani, Greci una faccia, una razza!

E io “Aristos, per favore ……. Ora ti metti a utilizzare i luoghi comuni con me?

E qui iniziò a raccontare la storia di un giovane pieno di speranze che non si piegò alla repressione dei colonnelli in Grecia e scappo a Palermo dove venne a studiare all’università come tanti giovani connazionali. Dai suoi racconti, Palermo era una città magica e piena di vita, di tante pulsioni intellettuali e di tante iniziative culturali, era la città che diede i natali a tanti intellettuali, giornalisti, artisti che trovarono poi fortuna altrove. Palermo era la città dei grandi eventi, era la città che si immaginò Woodstock organizzando Palermo POP70 e 71, vedendo tutti i grandi artisti che avrebbero fatto la storia della musica, lì in quella stessa Palermo del sacco che mischiava i cementi dei basamenti fondali con sventurate vittime di nascoste guerre di mafia. Palermo era anche la città dove si spariva e fu così che minacciato di morte dagli emissari del suo paese, Aristos Krjstojanis scomparve rifuggiandosi in un paese Abresh dove si inventò sacerdote e visto i suoi modi effeminati oggetto di continuo sfottò, sposò il suo soprannome “una pazza”, come nuova identità “Napazza” e si era divenuto dal nulla, Aristos Napazza.

Ma si racconta, che fu la sua natura , a metterlo nei guai, venendo fuori, quando Aristos fu sorpreso in un “atto d’amore” con un giovane che come lui condivideva gli stessi orientamenti sessuali. Ciò gli costò la cacciata dalla comunità. Caduto nel frattempo il regime in Grecia, potè tornare in patria, dove prese questa volta realmente i voti, ma crescendo e da anziano sacerdote, senti sempre il richiamo della Sicilia e di un luogo dove fuggire periodicamente, per trovare un po’ di pace interiore.

Fu così che giunta l’età della pensione anche per lui, scoprì Crongoli, un po’ come accadde a tutti noi non congolesi perdendosi un giorno in una strada inerpicata tra le montagne delle Madonie, attraversando un inusuale banco di nebbia. Il fascino di questo posto povero in mezzo a gente semplice e ospitale fece, si che Aristos lo scegliesse per vedere i rimanenti tramonti della sua vita.

La sua storia mi fece riflettere, probabilmente un misto di verità e cazzate, come quelle di tutti i “santoni” ma sta di fatto che costui, invece di fuggire in Atlantide, come molti, era rimasto come tutti noi qui a vedersela fino alla fine. Si, noi che avremmo potuto essere Peter Pan ancora per un altro po’, invece di fuggire siamo rimasti qui, non so per quale vigliaccheria o per quale amore.

Teniamo ancora una valigia piena di ricordi, conservata e nascosta bene sotto il letto, e come qualcuno disse “ci compiaciamo forse di esser stati degli eroie certamente per qualcuno lo siamo stati, ma quasi sempre fummo e siamo rimasti dei Gattopardi e ce ne rendiamo conto ogni qualvolta aperta quella valigia, troviamo dentro le foto, o quando, nel desiderio di vivere una “città soltanto normale”, ci lasciamo buggerare da realtà virtuali, fatte di città capitali che non esistono o meglio non esistono più, e chi sa,…… ma non sta più a me dirlo …….. se mai esisteranno ………..

Rimasi con gli occhi gonfi di lacrime di commozione a sentire questa bella storia, quando mi accorsi che nel raccontare Aristos, aveva poggiato la sua mano sinistra, sulla mia gamba destra, fu allora che voltatomi verso di lui, atteso qualche secondo,  dissi spontaneamente e forse in modo irriverente “Aristos ….. eh ….. i manu du caliaturi!

” E lui fattasi una crassa risata disse: “Vedi Epruno, i preconcetti? Tu sei come tutti. Sempre ammesso che io sia, come dite voi “frocio” e quindi mi dovessi sentire dentro, donna, ……. per voi omofobi è prassi che il diverso vada con tutti e non abbia i propri gusti, come li ha un uomo, o una donna? “tranquillo, sono passati quei tempi e quelle giovani pulsioni. Oggi sono un vecchio uomo e se poi la vogliamo dire tutta, non saresti stato il mio tipo! Nzepete!