Carissimi.

Se mi doveste chiedere qual è la cosa che mi affascina tanto ma non farei mai, vi risponderei subito il sindaco della mia città.

È certamente una figura di prestigio che giunti all’ultimo terzo della propria vita, un professionista come me, potrebbe ambire a fare, anche nell’ottica di un servizio da fornire alla propria collettività, ma se dovessi soffermarmi a ciò che leggo dai giornali o vedo sui media vi risponderei subito: “Ma chi me lo fa fare?

Non nascondo che ho avuto l’onore di servire la mia città in vari ruoli di responsabilità o di consulenza, ma grazie al cielo sono anche riuscito a ricavarmi questo spazio per scrivere e da quando ci sono i social, anche per cazzeggiare, nel fine settimana, trovandone grande giovamento e forza per affermare e mie difficili settimane lavorative ma soprattutto per saper selezionare le affinità elettive attraverso la scoperta di gente intelligente che sapesse leggere oltre le parole.

Del resto a pensarci quale grande sforzo dovrei affrontare nel buttarmi nella politica o impegnarmi nella guida di una squadra, in entrambi i casi mi dovrei confrontare con la gestione di risorse umane intese come gruppo o comunità e questo grazie al cielo non mi verrebbe reso difficile dalle esperienze di vita e lavorative fin qui fatte.

La loquacità, il saper parlare, il saper catalizzare l’attenzione, lo scegliere le giuste parole da scrivere e da dire, per chi mi conosce non sarebbe stato di certo un ostacolo e allora cosa mi ha tenuto lontano da ciò?

Certamente la formazione di base, intesa come educazione di base, da quella familiare a quella cristiana sviluppata in una crescita nell’ambiente cattolico francescano fino all’età di diciotto anni, momento in cui decisi di fare il “Saul” all’inverso, fulminato sulla mia strada di Damasco e di diventare persona difficile da gestire, da cui mettere il cappello sopra, a cui trasferire dogmi e non nascondo che il danno peggiore lo abbia fatto la mia laurea in ingegneria e i miei studi liceali scientifici che mi hanno da allora costretto a trovare una logica e una dimostrazione in tutto ciò che devo fare.

Già con ciò mi sono giocato qualunque nomina politica, poiché appartenendo alla categoria di chi risolve i problemi perché sa e fa, non avrei trovato posto in un ambiente politico dove il fare non interessa a nessuno, semmai il non fare per evitare, e il polemizzare su tutto attraverso sotterfugi, tradimenti, viltà e spergiuri il tutto per mantenere intatta la propria poltrona e su ciò “abbiamo già dato”.

Ma in aggiunta a tutto ciò, io non saprei vivere senza la ricerca di un plauso per una cosa fatta bene, lo so è un limite caratteriale, ma è importante da sempre per me sentire il consenso perché non solo ciò che faccio lo faccio credendoci, ma lo faccio perché credo nel dovere e nell’onesta e vi renderete conto che “magari avendo in passato accettata” non riesco comunque a digerire “la ragion di stato” che altro non è che “la madre di tutte le ingiustizie” e cioè il rinunciare a perseguire la strada giusta per confligge con gli interessi dei più ma ciò che  peggio (e la mafia ce lo ha insegnati) con gli interessi di uno solo, chi comanda veramente e dietro le quinte il più delle volte.

Quanti sindaci abbiamo conosciuto che nel loro ruolo hanno fatto anche cose buone e importanti, ma quanti di loro sono stati consegnati alla storia con il plauso collettivo e non “cornutiati” fino alla loro settima generazione? Dover essere a capo di una città e apprestarsi ad esser maledetto e vituperato nell’attesa che quanto prima giunga il tuo successore? “Ma chi mi ci porta?

Essere cornuto a prescindere come l’arbitro, essere la fonte di tutti i guai di una cittadinanza, non appena proclamato vincitore delle elezioni, essere la causa della disoccupazione e della pulizia della città, essere la causa del traffico per aver creato invasive piste ciclabili ancor prima di aver creato i parcheggi per le auto, beh forse questa solo se me l’andassi a cercare, ma essere accusato delle sorti della squadra di calcio, beh forse anche in questo caso se me l’andassi a cercare, o di essere un visionario e sognatore a discapito della vita altrui, “ma chi me lo fa fare?Anche se lo sapessi fare?  

A me non lo chiederà mai nessuno, il problema sta nel fatto che in passato a chi lo poteva fare, magari anche senza a priori “saperlo fare”, è passato nella mente la stessa cosa, per la gioia del Gattopardo.

Un abbraccio, Epruno.