Archivio per la categoria: Generale

Fatemi Ritornare a Dormire

Carissimi,

questa volta lo dico anche a voi amici miei presi da questa isteria collettiva e a tutti quelli che prima non mi hanno permesso di sognare e poi hanno ucciso i miei sogni fino ad impedirmi addirittura di dormire per riposare.

Ci vuole libertà anche a sognare facendo attenzione a non esser vittime di “sogni indotti” o vittime di “ipnosi” poiché la nostra era più che mai è piena di “maghi, prestigiatori e di illusionisti”.

In un sogno è tutto bello se vissuto dal centro e a 360°, ma se ci spostiamo dietro le quinte e viste le scenografie del set disegnate e tenute in piedi da impalcature, scopriamo che è tutto finto e che le persone plaudenti intorno a noi sono solo comparse pagate?

Quindi o è tutto soltanto un sogno o un reality con una sceneggiatura scritta.

Abbiamo sotto i nostri occhi costantemente i professionisti della costernazione, con le maschere della circostanza per le cerimonie, accompagnati da dame vestite per l’occasione, cavalcatori di disgrazie altrui sempre pronti ad usare le miserie del prossimo per presenziare e addirittura per esistere. Leggi il resto dell’ articolo »

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“Cuscì mi i runi deci euro?”: il “benvenuto” a Palermo

Carissimi
Ho già visto nella mia mente questa “visione”.

E fu così che giunse il giorno in cui il grande aereo si fermo sulla pista dopo che tutte le condizioni di sicurezza erano state allertate e lo spazio aereo sopra la città era stato chiuso.

Il percorso già più volte bonificato avrebbe fatto si che il potente capo di stato potesse scendere dalla scaletta, ricevere i saluti delle autorità e avviarsi verso la macchina scura nel centro di un corteo di auto blindate, se non fosse stato per il fatto che aperto lo sportello questi venisse raggiunto da un ragazzo pelato con un borsone nero a tracolla, che brandendo delle calze da uomo confezionate e gettatone un paio dentro l’abitacolo dicesse: “Cuscì mi i runi deci euro? Mi la fari vuscari a iurnata!” Era una sorta di “benvenuto a Palermo”.

L’ambulante o non sapremmo come meglio definirlo sarebbe stato allontanato di fretta dalla scorta personale del presidente, mentre le imprecazioni del responsabile della sicurezza si sentivano da tutte le radio trasmittenti delle forze dell’ordine impiegate, seguite dalla preghiera di aprire meglio gli occhi e fare in modo che di questo incidente, di quella falla nel sistema di sicurezza non se ne sapesse nulla al di fuori di quel contesto. Leggi il resto dell’ articolo »

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La “coda”… a Palermo: chi è l’ultimo?

Carissimi

Dalle mie parti la “coda” ha tanti significati, a partire da quello scontato della “coda animale” e all’allusione che su questa spesso si fa per definire una persona furba che “la sa lunga”.

Ma la vera coda che ha fatto terrore per anni era la fila per un turno. Chiariamoci, nulla di british, qui per molto tempo la coda si è fatta a ventaglio, lungi da chiunque di mettersi noiosamente in piedi uno dietro l’altro e da quando si è pensato di dotare le sale d’attesa anche di posti a sedere, è capitato sempre più spesso che una persona anziana, che non poteva sorreggere lungamente la fatica di stare in piedi, rimanesse a turno, pur non restando in fila e da qui l’espressione “la signora/e viene dopo il signore/a in fila” ed ecco che chi sopraggiungeva diceva la scontata frase magica: “chi è l’ultimo?” Leggi il resto dell’ articolo »

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Gli occhiali, non li porto più

Carissimi,

quanti di noi a quaranta anni sono stati costretti a mettere le lenti per leggere da vicino?

Mi ricordo che da più giovane tutti mi chiedevano: “Cosa c’è scritto laggiù che non lo leggo bene? Tu che hai una buona vista prova a leggere….”. Io che avevo una buona vista leggevo e ho letto sempre ciò che c’era scritto.

Poi giunse l’ora dell’Università e il mio professore di disegno mi insegno a leggere con “gli occhi della mente” e tutto quanto seppur bizzarro era anche possibile e iniziai a vedere le cose per come sarebbero state prima di realizzarle.

Giunse il momento in cui non riuscii a vedere più quello che gli altri vedevano e allora riposi gli occhiali visto che l’effetto con e senza di loro era lo stesso. Un handicap? No, anzi una “fortuna” e mi sentii come quell’idiota della barzelletta che aveva dolori in ogni parte del suo corpo che toccava con un dito, primo di appurare dal medico di avere soltanto il dito rotto. Il problema stava negli occhiali, tutti uguali come le divise di “regime” creati per farci vedere le stesse cose. Leggi il resto dell’ articolo »

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Non sono mai Bianche

Carissimi

Chi sa quante volte era ritornato su quel posto con la mente.

Ci tornava costantemente rivivendo la stessa mattinata, sempre la stessa, per cercare dove quella volta aveva sbagliato.

Aveva poco più che trenta anni e lavorava da sempre, non ricordava quasi più di esser stato bambino, ma oggi era lui ad avere dei bambini da crescere e da mandare avanti e una moglie a casa che non lavorava, correggo, non aveva un lavoro esterno, ma faceva la casalinga e accudiva ad una casa e una famiglia tirando avanti con il minimo per sopravvivere, anche lei una eroina dei giorni d’oggi.

Ogni mattina, mentre fuori era ancora buio, lo stesso rito, in quella piccola cucina, i bambini ancora a letto, il caffè che deodorava l’aria e loro due, seduti al tavolino a fare conti. Leggi il resto dell’ articolo »

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