Archivio per la categoria: Epruno – Status Donne (CTS)

Citando Forrester

Non tutti scriviamo per essere letti.
Non è assurdo ciò che dico.
Tutti avremo almeno una volta nella nostra vita scritto un diario e certamente mai avremmo pensato
che determinate sensazioni affidate alla parola potessero esser lette da altri.
Molti di contro scrivono perché vogliono comunicare.
Questo è il motivo dei successo dei social al giorno d’oggi.
A molti piace raccontare nella speranza che almeno attraverso un libro si arrivi a guadagnare l’attenzione o il consenso altrui a differenza di quanto accade oggi tra due persone che si incontrano e si parlano addosso senza portare avanti un discorso di senso compiuto.
Ecco, forse la scrittura e l’ultima occasione che abbiamo per essere ascoltati.
Ecco forse questo è il motivo per cui in Italia oggi ci sono più scrittori che lettori.
citando Forrester più che scoprirlo
“Qualche volta il semplice ritmo della battitura ci porta da pagina 1 a pagina 2, e quando cominci a sentire parole tue, allora batti quelle La prima stesura la devi buttare giù, col cuore… e poi la riscrivi, con la testa.
Il concetto chiave dello scrivere è… scrivere, non è pensare.”
Se riusciamo a mettere in campo il cuore saremo stati capaci di scrivere, diversamente avremo soltanto pubblicato libri. Leggi il resto dell’ articolo »

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La Borsa dell’Attore

Se già in latino actor, era inteso come “colui che agisce” e tale termine si evolverà nell’italiano “attore” riservato agli uomini, bisognerà aspettare secoli per la coniazione del termine “attrice”?
Nell’antichità e nel Medioevo, era quanto mai inconsueto e scandaloso per una donna salire sul palcoscenico sebbene vi sia modo di sospettare che vi fossero donne che recitavano (illegalmente) mascherate da uomini.
In alcuni casi mascheravano con un doppio lavoro la professione più antica del mondo dietro un pessimo esercizio dell’arte di Euterpe.
Le “attrici” iniziarono a recitare solo nel XVII secolo e per la prima volta a Venezia.
Fino ad allora e anche al tempo di William Shakespeare, le parti femminili erano interpretate da uomini o ragazzi.
Nella borsa dell’attore sia esso uomo o donna, ci sono dentro tante parti e ruoli da interpretate e tanti personaggi fortemente tipicizzati da caratterizzare.
Le parrucche, i trucchi modellano la faccia che accompagnerà nuove espressioni, non la nostra naturale o forse e chi lo sa, in quanto un attore nel pieno della sua esperienza finisce per essere la sommatoria di tutti i suoi personaggi interpretati.
Un attore normalmente recita un personaggio, una storia vera, un personaggio storico, un personaggio reale, o una sua versione romanzata, eventualmente se stesso, ma la cosa che più ammiriamo in lui è la possibilità di entrare e uscire a propria volontà dal personaggio interpretato, a differenza nostra, condannati a questa perenne recita senza copione che è la nostra vita. Leggi il resto dell’ articolo »

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Opinioni di un Quadro

3131Voi guardate me e io fisso Voi…. e vediamo chi si stanca per primo.
Sono un ritratto fatto per il desiderio del mio committente a cui appartiene questa faccia qui e che poi in verità neanche tanto mi somiglia.
Sono un’opera d’arte perché è famoso l’artista che mi ha dipinto, mentre di me se ne perse la memoria, e oggi sono qui a fare da attrazione in questo museo con il titolo di “nobiluomo anonimo”.
Vi sembra stanca la mia faccia?
Vorrei vedere voi abituati all’istante di uno scatto, posare per giorni e giorni, fermo, con questa stessa espressione, regalata al tempo per sempre.
Tutto il tempo a vedere passare tanta gente a me sconosciuta che si ferma qui davanti per cercare e osservare i dettagli di una tecnica usata, ma mai a incuriosirsi della mia storia e di chi io fui.
E che dire dei critici, ……………..quante fesserie, lo starli a sentire a volte….. è stato un divertimento, altre volte ha rasentato l’offesa, e sarei voluto uscire dalla cornice per inseguirli a calci nel sedere.
Loro che ne sanno …..che nacqui più per fame …… che ispirazione.
Per anni triste e solo su una parete, passato di mano in mano, fin quando strappato all’egoismo di un collezionista morto venduto dai suoi eredi ….fui portato qui a deliziare la vostra vista visitatori di qualunque censo ….. in modo democratico, finanche del bambino irriverente che fissatomi negli occhi dice:
“Oh ……. Papà ma è vero lariu!” Leggi il resto dell’ articolo »

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L’Abito di Cenerentola

“All’improvviso, una candela venne accesa alle sue spalle.
Cenerentola si voltò, e vide un bellissimo vestito da sera.
L’avevano cucito per lei gli uccelli ed i topi suoi amici, e lo avevano decorato con pezzi di nastro e perline che avevano trovato in giro per la casa”.
Fosse così semplice per uno stilista realizzare un abito per chi “non ha un vestito per partecipare alla serata di gala”.
Certo chi sa quante bambine saranno divenute stiliste sognando da grandi di poter realizzare l’abito di Cenerentola per il ballo a corte, da novelle fate Smemorina, toccando i loro figurini con la propria bacchetta.
come nel mitico film d’animazione di Walt Disney o della favola di Charles Perrault
Dietro un mondo che è tutt’altro che fiabesco, c’è tanto lavoro, competenza e professionalità.
C’è chi cura in modo particolare e talvolta eccessivo lo stile e i fattori stilistici.
Chi progetta e spesso impone la moda e lo stile di collezioni.
Chi cura l’arte dell’ideare, tagliare, cucire e decorare un abito.
Quanta sensibilità nella scelta e l’accoppiamento dei colori
Quanta competenza nella conoscenza delle stoffe.
Ho visto abiti da sposa far diventare belle per un giorno ogni donna.
Ho visto mitici abiti regalare alla storia grandi attrici in grandi film.
Ho visto con arte vestire qualunque donna facendola sentire una principessa per una sera al centro dell’attenzione.
Si la moda è un’arte, un vestito è un’opera d’arte, è una umana ricerca della perfezione stilistica attraverso l’esaltazione dell’essenza della bellezza. Leggi il resto dell’ articolo »

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Jazz

Ci sarà un motivo se Viktor Navorski, cittadino di Cracozia, con il suo barattolo di noccioline contenente ciò che lui chiama “Jazz”, ovvero una raccolta di autografi sulla mitica foto di Art Kane, Affronta tante vicissitudini e un lungo viaggio, per esaudire l’ultimo desiderio dal padre, grande appassionato di Jazz, ottenendo l’autografo di Benny Golson, l’ultimo Jazzista mancante alla collezione e fare ritorno a casa.
Ci sarà un motivo se lui chiama soltanto “Jazz” quello scatto che Art Kane, fece alle 10 del mattino del 12 agosto 1958, all’esterno di una palazzina sulla 126th Street, tra la Fifth e Madison Avenues ad Harlem.
Art Kane, Riunì 58 tra i più grandi jazzisti del periodo, Basie, Young, Monk, Blakey, Mingus, Rollins, Mulligan, per dirne alcuni, ma soltanto 57 rientrarono in quello scatto leggendario, “The greatest photograph in the history of jazz”.
Non fu cosa semplice farli stare fermi, tanto che alcuni istanti prima dello scatto il pianista Willie “The Lion” Smith, stanco di aspettare, si spostò appena fuori dell’inquadratura.
Una vivace scolaresca di creature della notte, qualcuno come Whitney Balliet, si narra ironicamente, scoprì per la prima volta la presenza di due ore 10 nell’arco della stessa giornata.
Tanto frenetico entusiasmo è testimoniato da Dizzy Gillespie, che disse:
“…Ecco l’occasione per incontrare tutti questi musicisti senza dover andare ad un funerale.”
Semplicità e grandezza. Ecco il motivo della parola “Jazz” Leggi il resto dell’ articolo »

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