Archivio per la categoria: Epruno – Il meglio della vita (ilsicilia.it)

Pretendo un Paese più Serio

Carissimi,
Oggi c’è bisogno di una seria programmazione e tanto denaro per manutenere il nostro immenso patrimonio immobiliare, infrastrutturale, scolastico, storico e artistico monumentale.
Non siamo un paese serio, continuo a dirlo, poiché davanti a questa emergenza c’è chi muore sul lavoro, c’è chi muore andando al lavoro e noi ogni volta ci risvegliamo e diciamo con meraviglia: “oooohhh!”
Oggi c’è bisogno di fare in fretta. Oggi c’è bisogno di avere tante risorse umane qualificate e tecnici competenti per dare risposte e gestire tali problematiche e la maggior parte delle pubbliche amministrazioni non si fanno trovare pronte, non risultano all’altezza e si lasciano sorprendere dalle “tragedie” che sovente accadono o semplicemente dagli inconvenienti gestionali giornalieri per l’utenza, pur sulla carta dichiarando organigrammi e strutture dedicate.
Per circa 130 anni, abbiamo avuto in Italia in vigore un “Regio Decreto” fatto subito dopo l’unità della nostra nazione, eppure per i primi cento anni e con quelle regole abbiamo fatto grandi opere civili e beni artistici monumentali ancora oggi in piedi e che tutti ci invidiano.
Poi Noi, la Patria del “Diritto” abbiamo voluto seguire i codici anglosassoni e abbiamo devastato tutto con il susseguirsi di normative inadeguate, farraginose, burocratizzate al massimo con inserimento di adempimenti e controlli amministrativi che rendono lunghi e interminabili i procedimenti per la realizzazione delle opere pubbliche, badando di più ad avere in ostaggio un “responsabile” nell’eventualità che qualcosa andasse male e attirasse l’attenzione della corte dei conti, badando di più ad avere una miriade di moduli firmati che invano impediscano l’infiltrazione della criminalità organizzata o fenomeni di corruzione. Voglio trovare un “funzionario corrotto” che precisiamolo è un delinquente che casualmente è anche un funzionario, che dichiari in questi vari moduli dell’Anticorruzione: “ho preso in tale data una mazzetta, oppure la nuova auto di mio suocero sono frutto della mazzetta che ho chiesto”.
Quanta carta inutile, quanto tempo perso, quanta ipocrisia ed è lì che a voler pensare male mi torna in mente Giovenale quando rifletto su: “Chi controlla i controllori?”
Prima si costruiva bene, con buoni materiali e con competenza, abbiamo ricostruito il paese per ben due volte dopo le guerre mondiali e la nostra pubblica amministrazione aveva al suo interno il fior fiore di tecnici e dirigenti di spessore. Avere un titolo di studio in certi periodi era una rarità, eppure dall’epoca dei concorsi per selezionare i più meritevoli a parità di titolo, siamo passati all’inserimento irrazionale e senza una selezione a monte paragonabile ad un pubblico concorso, di precari dando loro l’aspettativa di una stabilizzazione, stravolgendo il concetto di piante organiche e appesantendo i conti in ottica della parità di bilancio.
Parimenti, politiche scellerate in questi anni, hanno devastato la macchina pubblica distruggendo, di fatto, gerarchie e mansioni, assottigliando livelli, mortificando titoli di studio e creando una meritocrazia a ricatto.
Ci si sente dire spesso, “cucini con ciò che hai”, poi apri il frigorifero e ti rendi conto di averlo strapieno o di alimenti inutilizzabili o di pietanze tutte uguali e non sufficienti allo scopo e in quel momento ti rendi conto di non poter comprare nulla che ti necessiti perché non c’è spazio dove conservarlo o peggio non potresti più chiudere il frigorifero mandando a male quel poco che hai e che ti serve.
Parallelamente le stesse politiche scellerate hanno distrutto il mondo della libera professione, abolendo tariffe minime, uccidendo una professione intellettuale trasformandola in attività aziendale e commerciale.
La burocrazia che esiste in tutti i paesi del mondo, miscelata con una pessima legislazione, condita con tanta “ipocrisia” ha rallentato il paese e fatto perdere di vista le reali esigenze.
Attorno a quanto detto in queste righe girava l’economia della nostra nazione che da contadina non poteva diventare industriale ove non esistevano le risorse naturali.
Sento tante promesse, ma non ne sento una che mi proponga: “voglio costruire un futuro più giusto, più serio per il nostro paese”.
Un abbraccio Epruno.

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La Memoria e la Coscienza

Carissimi,
Chi sa perché ci siamo ridotti a celebrare giornate della memoria, forse perché la cosa più importante che possedevamo prima che giungessero i computer, l’abbiamo persa?
Sentiamo spesso “per non dimenticare”, organizziamo le giornate della memoria e poi scoprire sempre più spesso che chi organizza è chi non ha dimenticato, perché non può dimenticare. Due soli soggetti non dimenticheranno mai, la vittima e il carnefice, ma mettete sul tavolo due soldi e vedete come tutti gli altri dimenticano con semplicità.

Comprendo i vizi, ma non capisco l’avidità di denaro, anche se è con il denaro si comprano i vizi.
La medicina di tutto sembra essere il denaro, qualcosa che non cresce in natura ma è nel nome del denaro che si è fatto e si continuerà a fare tutto. Eppure con il denaro si compra una vita, perché la vita è come una laurea, ha finito per perdere il suo valore in un mondo che è sempre più ingiusto. Leggi il resto dell’ articolo »

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Per Amore del Lardo

Carissimi,
che settimana ci siamo lasciati alle spalle? Sopravvissuti alle fastidiose influenze stagionali, ci teniamo informati attraverso i giornali on line o i notiziari Tv su ciò che ci accade attorno, nell’attesa che giunga questo periodo dell’Acquario con “Saturno contro” (ma poi chi ci ha fatto mai qualcosa a questo Saturno?)
Per fortuna a distrarci da brutte notizie e gravi problemi reali, pur lasciandoci qualche dubbio, ci pensa il dibattito politico oggi sempre più nel vivo avvicinandosi la scadenza elettorale.
Così accade che ancora oggi padri di famiglia usciti di casa per andarsi a guadagnare il pane possano trovare la morte sul lavoro, perché le precauzioni e i controlli non sono mai troppe, di contro cambiando canale troviamo chi dibatte sulla possibilità o meno di abolire il canone Rai.
Così accade che qualcuno si sveglia una mattina e scopre che esiste un problema in una città mediamente opulenta del “mondo occidentale”, piena di grosse automobili e che vive di contraddizioni essendo un giorno capitale del “sogno”, il giorno dopo filiera di saracinesche chiuse.
Scopriamo che ci sia chi viene a morire sui nostri marciapiedi al freddo della notte, figlio di un terzo mondo lontano o del terzo mondo che abbiamo sotto casa scoperto abbassando gli occhi per terra al risveglio del “sogno”.
Ma anche in questo caso mentre dibattiamo su redditi di cittadinanza, su 80,00 euro al mese in più, o sull’abolizione della legge Fornero, abbiamo bisogno di Fratello Biagio, all’anagrafe Biagio Conti, con un clamoroso gesto che richiami l’attenzione e le coscienze di tutti, abbiamo bisogno di un semplice frate laico che attiri l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni che per propria peculiarità o missione dovrebbero stare accanto agli ultimi.
Così accade in un canale TV troviamo le immagini di Frate Biagio sui cartoni e nel canale TV successivo assistiamo a coreografiche costose cerimonie, fatte nel nome di chi duemila anni fa scelse la povertà.
Siamo cresciuti per strada, abbiamo frequentato l’oratorio e ci chiediamo perché?
Dimentichiamo tutte le chiacchiere e i proclami di chi fa finta di scoprire oggi che al mondo esistono “le diseguaglianze sociali che esistono super stipendi o privilegi per pochi” e poi si concentra poco per fare qualcosa di più per quei poveri e disperati sul quale si basa tutta la “teoria della loro esistenza e la genesi della loro istituzione”, poiché quanto oggi si fa è ancora molto poco.
Ma ammettiamolo siamo disposti ad accettare i difetti di tutti, ma non dobbiamo mai perdere di vista da quale pulpito giunge la predica poiché è proprio lì che si fa la differenza, tra coloro che si azzardano a fare scelte di principio “apparentemente perdenti” e coloro che non si fanno scrupoli ad accettare la soluzione più semplice arrivando a pensare che “per amore del lardo si bacia il culo al porco”.
Cambi canale Tv e senza voler offendere nessuno, parlando di “porco”, specialmente in una settimana nella quale, parli di “porco” e pensi subito a Gene Gnocchi e “Di Martedì”, ti consoli con il fatto che mai come questa volta hai visto le donne e le persone di buon senso indignarsi, in egual maniera, davanti a una “molestia”, per di più una “molestia necrofila” fuori luogo, da parte di un “comico” in palese difficoltà per carenza di testi di qualità.
Cambi ancora canale Tv e t’imbatti con chi sente la necessità di “essere a tutti i costi” e allora per ritornare al proverbio su detto, ricordi che nella nostra cultura contadina il “lardo” e il “maiale” assumono significati quali la convenienza e il potere politico.
Certo, potrebbe accadere anche a me di esser contattato dal segretario della S.V.P., la Südtiroler Volkspartei (in italiano il “Partito popolare sudtirolese”) il quale approfittando della circostanza che io conosca il tedesco e frequento da anni in estate il Sud Tirolo, condividendo con loro molti punti di vista sul senso civico e la comunità, mi proponga una candidatura con loro in Sicilia.
Come si può giudicare serenamente tali proposte? Personalmente non mi lascerei coinvolgere preferendo di rimanere a far bene la mia professione con professionalità, trovando surreale l’ipotesi di una mia candidatura con un partito che nulla ha a che vedere con la mia terra, la mia storia.
Bisognerebbe non soltanto ricordarsi di chi siamo, come siamo, ma soprattutto con quale percorso lo siamo diventati, ciò ci darebbe una chiara lettura dei nostri “gradi di libertà”.
Un abbraccio Epruno.

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Il Mercatino delle Idee Usate

Carissimi,
“Spelacchio”, fosse lui il problema? Eppure troviamo il tempo per riempirne indignati le pagine dei giornali quale esempio di scempio e di cattiva amministrazione proprio mentre in TV è iniziata la giostra mediatica o meglio il mercatino dell’usato in vista delle prossime competizioni elettorali.
Mi viene in mente Albertone vestito da frate che nella Roma papalina tenta di fermare la folla che assalta Castel Sant’Angelo per sollecitare, avida di spettacolo, la condanna a morte di Monti e Tognetti.
Il povero frate continuava a gridare: “popolo chi sei? Tu non sei niente!”
Mai tale verità fu più attuale.
Se ci pensate ci siamo lamentati per cinque anni di non aver avuto la possibilità di votare per mandare a casa i nostri governanti, abbiamo chiesto una legge elettorale che ci ridesse la possibilità di scelta dei nostri rappresentanti e siamo stati accontentati con la possibilità di scelta pari a quella dei prodotti sugli scaffali dei Magazzini GUM prima del crollo dell’Unione Sovietica.
Accendiamo di sera la televisione e scopriamo che sono ancora tutti li, con le stesse facce più o meno tirate e i capelli più o meno colorati, con le loro nuove alleanze, nuovi partiti e nuovi simboli ed è lì che in quel momento ci verrebbe di voltarci in direzione del nostro vicino per dire: “Peppino, io in questa casa ci sono già stato! Questa è la casa della Sora Gina.”
Purtroppo per noi, la “quindicina non è cambiata ed è ancora la stessa”. Certo c’è chi si affeziona all’usato sicuro ed è difficile entrare nella testa della gente e soprattutto sindacare sui propri gusti o le nascoste depravazioni, per cui al momento di votare, faremo un atto d’amore, se vi torna comodo chiamarlo così.
Il problema si presenterà subito dopo aver fatto quest’atto d’amore, quando rimarremo delusi come Re Carlo “tornato dalla guerra” dopo aver compreso che non trattavasi di un’infatuazione, vedendoci chiedere “deh, fan cinquemila lire, è un prezzo di favor”. Tranquilli pagheremo come sempre, perché è più comodo, perché trattasi di una toccata e fuga che ci permetterà per altri cinque anni di lamentarci del fatto che “le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane.”
Se solo riuscissimo ad avere la stessa tolleranza e meno ipocrisia per le meretrici, capiremmo cosa a volte si è “costretti a fare per campare”, con deliberata coscienza, ancor prima che qualcuno ci molesti.
Non venitemi però a dire che solo voi non vi eravate accorti di quale mestiere facessero? Comprendo che per qualcuno a volte basta una parrucca di colore diverso per parlare di novità, eppure, bastava chiedere in giro, diversamente secondo voi con quale faccia si tornerebbero in televisione parlando soltanto di abolire leggi devastanti che loro stessi hanno fatto?
Spiegatemi perché nelle moderne istituzioni dopo due mandati elettorali si va a casa e noi di contro continuiamo a vedere “nominati non eletti” che ci accompagnano fin dalla nostra adolescenza.
Ho curiosità di vedere i nomi dei grandi statisti inseriti nei collegi bloccati. Quali sono queste persone d’indubbio spessore, contenuto e alta moralità di cui la patria non saprebbe fare a meno? Spiegatemi perché in questo paese dove non esiste la meritocrazia e dove è difficile trovare l’uomo giusto al posto giusto, non appena ne scopriamo uno, costui deve necessariamente divenire un candidato? Perché se la giustizia è una dei pilastri fondanti a garanzia della repubblica automaticamente un bravo giudice deve smettere di esercitare il suo mestiere col rischio di diventare un pessimo politicante nelle mani dei soliti burattinai. Abbiamo bisogno di bravi giudici tanto quanto di bravi politici, siamo stufi di burattinai.
Perché dobbiamo essere sempre o “sudditi” o “tifosi”, ma mai “protagonisti”?
Perché siamo il popolo e non siamo nulla, perché questa volta per dirla come Flavio Bucci Don Bastiano che dopo aver perdonato le autorità della sua epoca che si sentivano padroni del cielo e della terra concludeva dicendo: “infine perdono te popolo, che non sei padrone di un cazzo”.
E si, “Spelacchio” è li in quella Roma non più papalina, ma comunque sempre la stessa, a far da “non protagonista o meglio protagonista suo malgrado” a differenza dei nostri noiosi primi cittadini, che si sentono padroni delle loro città e che nel loro “mondo piccolo” passano il tempo davanti le telecamere a vantarsi di qualunque cosa succeda spacciandola come un “peto di buon sapore”.
Un abbraccio Epruno.

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E un giorno prese la moto

Carissimi,
Qualche anno fa scrissi un “pezzo” che si intitolava “e un giorno prese l’autobus”. Eravamo in un’epoca di “palude” e non di “visione” e quindi ciò dimostra la mia equidistanza di giudizio da chi gestisce la cosa pubblica. Il brano faceva riferimento a una frase pronunciata da un mio caro amico che ricopriva un importante ruolo politico al sindaco pro-tempore (della sua stessa coalizione) per chiedergli: Ma che città vivi? Ma che città vedi?
Era un momento storico particolare che io definivo parafrasando ben altri momenti storici più importanti come quello della “fantasia al potere”, forse perché a governare c’erano un bel po’ di persone cresciute con me sui marciapiedi, nelle scuole pubbliche e non in provetta come oggi spesso accade.
Era soltanto qualche anno fa, ma era un periodo, dove un amministratore non poteva uscire da casa fustigato com’era dalla stampa locale, attenta a riportare l’opinione dell’opposizione se non in alcuni casi a rappresentare se stessa come opposizione.
A quell’epoca gli ideali erano morti da poco sacrificati all’altare di “tangentopoli” che fornì prova di quanto nei discorsi di caffè si andava raccontando da qualche tempo. Quasi contemporaneamente finiva l’epoca dei “non personaggi” e iniziava un’epoca dei “comunicatori”. Gli ingegneri capi, i ragionieri capi, venivano soppiantati da sindaci e assessori “omni-competenti” che davanti le telecamere di TV locali (sempre di vicende di un “mondo piccolo” parliamo) continuavano a ripeterci “abbiamo detto, abbiamo fatto …” come se la cittadinanza fosse distratta dall’oggetto del contendere, come se fosse necessario avere l’imprimatur della stampa per certificare l’avvenuto o rappresentare qualcosa che nello specifico non lo era.
A lungo andare quello che prima era un anonimo assessore eletto ma noto soltanto agli addetti ai lavori, oggi è diventato un assessore nominato e una star mediatica e per di più “antipatico”, poiché suo malgrado ha finito per fare da catalizzatore di tutte le insoddisfazioni collettive. Inoltre tale antipatia si è alimentata dalla circostanza che non esiste momento pubblico nel quale non te li ritrovi presenti, in compagnia delle stesse facce, la stessa corte, lo stesso cerchio magico, lo stesso circo itinerante.
E’ un modo molto diverso di fare politica. E’ un modo radicalmente opposto a quello della prima repubblica di amministrare, se all’epoca volevi parlare con il sindaco dovevi andare a trovarlo nel palazzo di città o nella sua segreteria politica, oggi lo devi inseguire in una delle tante apparizioni di cui è fitta la sua agenda giornaliera, forse perché appare più importante essere visibili che rimanere dietro ad una scrivania a lavorare?
E dire che qualunque progetto, qualunque realizzazione nasce dall’unione di un lavoro sul campo e da un report a tavolino. A mio parere, stando sempre in giro come facciamo a non accorgerci dell’evidenza dei fatti? Di contro mi verrebbe da pensare: “ma se noi siamo sempre in giro, chi è che siede al tavolino e prende oggi le decisioni finali?” Ma questa è un’altra storia.
Io voglio bene alla mia città e gliene voglio a prescindere da chi la governa e per ciò qualunque iniziativa che abbia per oggetto la mia città, non mi vedrà mai schierato nel pregiudizio per partito preso e proprio per questo inviterei tutti ad abbassare i toni della dialettica e a ritornare ad accettare le critiche o i punti di vista diversi.
Vi sembrerà strano ma molto spesso le osservazioni che riporto nei miei editoriali nascono durante i quotidiani transiti per raggiungere l’ufficio in motocicletta, poiché è vivendo questa città nelle sue parti transitabili (e non soltanto nelle isole pedonali) che se ne può comprendere lo stato di salute senza necessariamente esser costretti a ragionar per parafrasi o peggio a raccontar favole.
“E un giorno prese la moto”, si oggi anche l’autobus sarebbe più complicato, l’importante è lasciare per un giorno a casa la scorta e vivere la città come un normale anonimo cittadino, per comprenderla meglio.
Ecco questa potrebbe essere una “nuova visione”.
Un Abbraccio Epruno

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