Archivio per la categoria: Epruno – Il meglio della vita (ilsicilia.it)

Fai Presto a Dire “Responsabile”

Carissimi, vi fu un tempo in cui la parola responsabile significava qualcosa di importante. Ti presentavano una persona e ti dicevano: “Costui è il responsabile del settore X dell’azienda Y” e tu ti mettevi sull’attenti perché intuivi di avere di davanti una persona importante, autorevole e preparata per la sua materia tanto da avergli affidato la responsabilità del settore X. Venir indicato come responsabile corrispondeva a dire che tu dirigevi quel vario nucleo di individui avendone la responsabilità e avendo anche il compito di raggiungere quei risultati datoti come obiettivi.

Era anche il momento in cui per fare un complimento ed una attestazione di serietà parlavamo di persona responsabile nelle proprie azioni.

Ci fu anche un tempo in cui i “responsabili” erano coloro che abbandonavano il loro schieramento politico per andare a rinforzare una maggioranza parlamentare in difficoltà, il tutto con “coerente” spirito di servizio al paese, per garantire una governabilità. Certo all’autorevolezza presentata prima si contrapponeva un vero e proprio tornaconto tanto da indicarli alle nostre latitudini quali “facciuoli”.

Poi giunse il momento storico in cui si allargo la forbice e una parte del paese decise che avrebbe dovuto correre lasciando indietro coloro che non avevano il “fiato giusto”. Diventammo curiosi di sapere il perché questo paese rimanesse fermo e si facesse prendere dal lassismo nel portare avanti il proprio lavoro burocratico e fu il momento in cui il vento del pensiero di privatizzare qualunque organizzazione statalista porto gli imprenditori a candidarsi alla guida della comunità, portando con sé tutto “l’efficientismo” dei sistemi privati, competizione sfrenata e cinismo.

Nessuno si prese il pensiero di riprogettare il paese e pertanto anche la sua pubblica burocrazia rimase di fatto borbonica nelle sue piante organiche, nella sua organizzazione del lavoro, nel suo nepotismo, nel suo assistenzialismo. La cosa pubblica diventò contenitore di tutto quanto irrisolto, di quanto diventava precario, di tutto quanto era fallito, ma si coprì il tutto con l’inserimento dei primi ruderi dell’informatizzazione e quindi anche il pubblico iniziò a correre con diverse velocità al suo interno, poiché nessuno aveva interesse di far funzionare la cosa pubblica, ne tanto meno la sua inadeguata classe dirigente.

L’importazione della burocrazia comunitaria, di schemi efficienti e il sistema delle sanzioni (nel pensiero anglosassone un caso irrealizzabile), rese necessario identificare figure di “responsabili dei procedimenti, unici”. La genesi prevedeva che questo “responsabile” fosse un vero e proprio manager dei procedimenti, con ampi poteri di scelta di collaborazioni e nomine che gestisse i fondi della commessa e non un parafulmine, capro espiatorio di un sistema squattrinato e non funzionante. Vi immaginate una politica relegata al ruolo di “spettatrice”? Non durò molto, anzi in Sicilia non giunse mai in questa versione ma emendata riducendo il “responsabile” a quella persona lasciata “unica e sola nelle sanzioni” anche dalle strutture di appartenenza. Ecco perché nella nostra mentalità davanti ad un danno o una disgrazia ci si chiede prima “chi è il responsabile” e non “cosa e perché e successo”. Un abbraccio, Epruno. 

“Uomini e Topi. Ne Vogliamo Parlare?”

Carissimi, a Palermo hanno visto un topo! Voi mi direste: “uno?”

A Palermo ci sono i topi? “Avica!”

Si è vero, la continua lotta tra “uomini e topi” è storica. Esiste un disprezzo verso questo “essere” dettato dallo schifo che la sua visione ci fa e per questo non ne vogliamo percepire la sua esistenza, la sua presenza a meno che non lo raffiguriamo nel Topolino di Disney o il cuoco Ratatouille.

Ma i topi esistono e sono tra di noi, in qualunque città e non solo in funzione della sporcizia di questa, ma vivono nella sua parte nascosta, vivono in anfratti, sottoterra e con mille sotterfugi.

I topi sono una “comunità” con regole precise e sono tanto simili a noi “umani” ancor di più di quanto noi possiamo supporre.

È vero che in passato i topi hanno portato epidemie, ma quanti topi muoiono “eroicamente” in laboratorio per sperimentare farmaci e vaccini che ci dovranno salvare la vita?

Pensateci, che ribrezzo, un determinato farmaco che ingeriamo è stato sperimentato inizialmente su un topo.

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“C’è un Uomo Solo al Comando”

Carissimi,

dovremmo diffidare da chi chiede “pieni poteri” o si attribuisce “pieni poteri nell’interesse della collettività”, non siamo tutti uguali (forse soltanto davanti gli occhi di Dio), ognuno di noi ha la sua storia e il suo pensiero.

Non possiamo pretendere, seppur indottrinato, un unico pensiero o addirittura di non pensare.

Ho dubitato sempre da chi si è messo in prima fila e abbia detto: “Ci penso io!”

Qualunque sistema elettorale che elegga un uomo solo al comando, non mi convince più, lo trovo solo come un alibi sulla “governabilità”. Mi spiego meglio. Oggi chiunque giunga ai vertici della politica, anche quando non possegga un carisma, una storia, uno spessore da statista, prova a chiedere per sé i pieni poteri per poter governare, visto che il dissenso diventa un ostacolo, anche dopo aver scelto per nomina i suoi compagni di viaggio.

Oggi si vota continuamente senza incidere sulla guida del paese visto che sovente le coalizioni e le alchimie utilizzate per governare si discostano da quelli che sono gli esiti delle urne.

Oggi si cerca di governare il paese demonizzando l’avversario politico invece di dimostrare con il proprio operato di essere più bravo del “competitor”.

Oggi non vince mai nessuno perché il risultato viene sovvertito, perché ci si mette in attesa degli esiti della prossima competizione elettorale per valutare il peso di una alleanza, diciamolo meglio, abbiamo dei politici bravi a fare le campagne elettorali, ma pessimi nel governarne gli esiti.

Nella mia mente matematica e razionale mi sono sempre chiesto perché non si sia mai pensato di concentrare tutte le competizioni politiche e amministrative in uno stesso giorno, lasciando la mente serena a chi è stato eletto per governare un intero mandato. La politica saprebbe che ogni cinque anni dovrebbe chiedere il consenso popolare per amministrare il tutto. Dall’indomani governo nazionale, sindaci e presidenti delle amministrazioni locali dovrebbero lavorare fino alla scadenza quinquennale, tornando dalla gente per il giudizio elettorale sul loro operato alla fine naturale dei mandati.

Purtroppo con queste continue competizioni elettorali con scadenze diverse, con questi cambi di casacca dopo eletti e diciamolo pure, con l’improvvisazione di chi si candida per trovare un posto di lavoro, facciamo sì che vi sia “l’ingovernabilità” e allora chiediamo maggiori poteri.

Ma voi vi immaginate a cosa porterebbero i maggiori poteri per la guida di un baraccone come quello in cui è stato ridotto il nostro paese?

Vivere insieme significa arricchirsi delle diversità senza necessariamente andarle a cercare oltre mare, anche a casa nostra ci sono “profughi” e disagiati nativi.

Pertanto non mi convince più e lo dico da tempo, un sistema elettorale che elegga un sindaco o un governatore che diventa padrone del tutto per la durata del suo mandato.

Si può non essere d’accordo senza esser confinato nell’angolo? Si può dissentire senza essere offeso?

Questo non è pensare né di sinistra, né di destra, lo dico a coloro che soltanto per non dimenticare vivono nella paura di contesti lontani un secolo.

Atteso quanto diceva il buon Bracardi quando asseriva che “l’uomo è una bestia”, nella sua bestialità questi, sbaglia sempre allo stesso modo. Pertanto, la memoria non deve essere soltanto rancorosa, ma deve servire per capire e andare avanti per non commettere gli stessi errori.

Conoscendo bene l’essere umano se ne possono comprendere le debolezze e il capire perché di certe nefandezze, ma perdonare certamente è un’altra cosa, lì bisogna essere profondamente religiosi.

In questi giorni dedicati alla memoria della Shoah, quanto di più bestiale sia accaduto negli ultimi secoli, sentivo il racconto di una sopravvissuta che narrava che tutte le violenze sadiche e animali sui prigionieri dei campi, venivano fatte da altri prigionieri scelti dai nazisti per governare il campo di concentramento e dai Kapò, sotto la supervisione degli ufficiali delle SS.

Questo è terribile per me, perché fa il paio con il vicino di casa che ti denunziava per rubarti i tuoi pochi averi. Ciò mi conferma che dietro a chi riesce a governare e spingere un popolo nell’abisso indottrinando folli ideologie c’è sempre la pochezza dell’essere umano che diventa animale davanti all’accumulazione della “roba”. Probabilmente tra qualche anno quando non ci saranno più sopravvissuti, qualcuno per interesse spingerà nell’oblio queste storie e quindi è per questo che non dovremo mai dimenticare il danno che fa la prepotenza, sommata all’ignoranza e alla bestialità che può in qualunque momento pervadere un uomo nel suo massimo delirio di onnipotenza. Ecco perché quando mi parleranno di un uomo solo al comando, vorrò pensare soltanto e sportivamente, evocando Ferretti che “la sua maglia è biancoceleste”.  Un abbraccio, Epruno.

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Musica e Qualità di Vita

Carissimi

Quando questa città avrà un Auditorium degno di questo nome o un complesso riconducibile ad una vera e propria città della musica? La città da qualche tempo mi sembra matura e pronta per la sua voglia di musica, le sue storiche istituzioni musicali per poter ospitare una struttura moderna dedicata alla musica, ai grandi numeri e ai grandi eventi.

Più volte ho contestato il modo semplice di utilizzare il termine “eventi” nel campo dello spettacolo e dell’arte, a maggior ragione quando questo è preceduto dall’aggettivo “grande”.

Probabilmente bisogna tornare indietro fino a “Palermo Pop 70” per trovare una manifestazione degna di utilizzare un termine “grande evento”, seppur negli anni recenti abbiamo avuto strutture pubbliche con uffici dedicati che hanno portato questo nome, ma non sono molti in questo recente periodo gli spettacoli che siano passati alla storia per la loro unicità o valenza per definirsi “eventi”, momenti indimenticabili quasi storici.

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Che Vuoi che Sia?

Carissimi,
Facendo rassegna stampa in questi giorni e tenendomi al passo con i social, mi sono fermato un attimo a sorridere ironicamente pensando come al solito a quanto siamo bizzarri, a quanto siamo fantastici zuzzerelloni per non dire “cazzoni”.

Eccezione fatta per coloro che costantemente “curnutiano” il nostro borgomastro e poi periodicamente lo votano perché dicono che “indubbiamente è una grande intelligenza e oggi non c’è di meglio in giro”, tolti coloro che si “apprecano” all’immondizia lasciata a “svaporare” sotto casa, all’asfalto delle strade pericolosissimo nel suo progressivo deterioramento a causa di usura o di continui scavi, non considerando coloro che manifestano tutto il loro disaggio per le zone a traffico limitato o isole pedonali e strade chiuse per i cantieri, c’è chi alza lo sguardo fuori dal “cato” e guarda oltre. Si ma cosa vede?

Certamente le preoccupazioni per le elezioni in Emilia Romagna che cambieranno le sorti di una élite, ci sono coloro che vivono fortemente la preoccupazione se “Gigino” o i suoi compagni di avventura potranno durare alla guida del paese, mentre il loro leader ideologo dietro le quinte, fa video augurali di buon anno scavando le fosse.

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Una Giornata di Sole

Carissimi,
Abitare in queste latitudini offre il vantaggio che anche in inverno, se non c’è vento e non piove, di godere di giornate soleggiate e di quel cielo azzurro che mette tanto ottimismo. Vorremmo lamentarci perché fa freddo, (non sapendo cosa sia il vero freddo) ma sappiamo benissimo che tranne qualche “pazzo” che già lo fa, tra tre mesi massimo saremo a mare. Pensate quindi che ci possa venire in mente di cambiare il tutto?

Il Gattopardo la sapeva lunga, ma io che ho sempre visto nell’affermazione gattopardesca e in quel mondo fatto da “gente inutile possidente” che mai aveva lavorato, tanto, ma tanto fastidio, mi sono reso conto con il passare del tempo che non ci lamentiamo più seriamente per paura di passarcela peggio. Vediamo gente in strada in Francia, ad Hong Kong e pensiamo a quanto siano tosti e determinati costoro da tenere sotto scacco i loro governi nella speranza (non remota) di ottenere il soddisfacimento delle loro richieste. Qui non è più così.

Operando sulla memoria, cancellando i file, truccando i ricordi invertiamo finanche la verità. In una regione che non cresce riusciamo ad addossarne la responsabilità al fato ealla sventura, pregni di “quell’ottimismo dei Malavoglia di Giovanni Verga”, poi scopriamo che in passato abbiamo fatto delle scelte, alimentate dalla cattiva politica a 360° gradi e scopriamo di aver abbandonato il merito (i concorsi) per creare attraverso “l’amico degli amici la fabbrica del bisogno” dei precari, forza lavoro selezionata con criteri clientelari per far fronte a “lavori di pubblica utilità” per un lasso di tempo determinato. Leggi il resto dell’ articolo »

Chiudiamo un Decennio

Carissimi,
Si chiudono gli “anni dieci”, qualcuno potrebbe dire: “finalmente”.

Purtroppo sono stati degli anni difficili, ma non unici nel loro genere. La contingenza economica ha caratterizzato una crisi globale del pianeta, azioni scellerate portate avanti dalle potenze occidentali negli scenari già caldi quali quelli mediorientali e del nord africa, hanno portato alla guerra civile in Siria e all’uccisione di Gheddafi con la destabilizzazione della Libia e del nord africa e tutto ciò ha portato il proliferare dello stato islamico e del terrorismo, quest’ultimo per fortuna negli ultimi anni parzialmente fronteggiato.

Ci hanno lasciato grandi artisti, abbiamo subito calamità naturali, disastri, abbiamo visto le dimissioni di un Papa e di un Presidente della Repubblica, la nuova cancellazione del Palermo calcio, ma tutto ciò è nella ciclicità della natura, ma quello che ancora suona strano per la mia generazione è il confrontarsi con queste date.

I millenniers ovviamente si trovano a loro aggio ma io ero cresciuto con detti che suonavano come: “ma comu si du 2” (ma come sei dei 2) intendendo: “sei nato nel 1902? Sei antico”.

Il 2002 era stato di contro quasi 20 anni fà ed eravamo già grandi, o il pensare al 2020 come centenario degli anni 20 se riferiti al 1920, decennio che vide la nascita del ventennio e di “storie” ancora oggi non metabolizzate.

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“Loro non Cambiano”

Carissimi,
Non siamo un paese serio, è ormai il mio tormentone e sta alla base di qualunque considerazione.

Siamo un paese diviso in due, sia in orizzontale, settentrione e meridione, sia in verticale, ideologicamente e tranne sporadici ventennali periodi, di grandi consensi bulgari, torniamo a dividerci su qualunque in modo equo.

Non avremo mai maggioranze stabili, malgrado ciò votiamo in continuazione.

Quello che ancora oggi mi sconvolge guardando la pubblica amministrazione (la cosa pubblica in genere) è l’incapacità di fare pulizia e giustizia, eppure la cosa pubblica siamo noi, una grande società dove tutti siamo azionisti, dove giunti all’età stabilita votiamo in questo consiglio di amministrazione fatto di milioni di persone per eleggere le cariche amministrative.

Malgrado ciò riusciamo ad esercitare questo diritto con fastidio e il più delle volte non andiamo a votare delegando l’uso della nostra azione alla maggioranza dei votanti e per di più non esercitiamo alcun controllo sull’esito dell’attività dell’amministrazione.

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Ci Vogliono Occhi Verdi

Carissimi,
Ci vogliono occhi verdi, come i miei, per guardare al passato e al futuro con la stessa serenità, malgrado l’alternarsi di successi e delusioni quotidiane.

Gli occhi verdi sono quelli dei gatti, riescono anche a vedere discretamente nel buio della notte, una volta abituatosi a questo e di buio in questo momento ce ne è tanto.

Ho avuto da sempre la convinzione che se non si amministra garantendo un minimo di dignità ad ognuno, non si riuscirà mai ad auspicarsi una crescita, ma la garanzia del minimo insieme alla libera competizione dei capaci si ottiene soltanto attraverso un governare “deideologizzato”.

Mi spinge questa riflessione l’aver sentito in tv di una mentalità “ambrosiana” che vede da qualche decennio l’alternarsi di sindaci capaci, di estrazioni e ideologie diverse, che tengono costante l’interesse per la collettività, ripartendo dal risultato del predecessore per portarlo avanti e consegnarlo al successore affinché possa fare la sua parte.

Generalmente da noi e non solo, il predecessore è solo la causa di tutto ciò che l’attuale non riesce a realizzare e in ciò io vedo incompetenza o malafede.

Sono stato anche io professionalmente impegnato nel governo di categorie professionali, ma da ancor prima sono un professionista che sa che la genesi di un’opera pubblica dall’idea programmatica alla consegna chiavi in mano, dura dagli otto ai dodici anni, non possiamo nascondercelo e allora a meno che, per evocare figure recenti, non si è Francisco Franco o Ceausescu, dittatori di lunga durata e ovvio che chi programma l’opera non potrà inaugurarla e allora perché raccontare bugie alla collettività intestandosi la paternità di un’opera?

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In Cerca d’Autore

Carissimi,
Ai giorni d’oggi è più frequente il sentire, “in cerca di editori” visto che la stragrande maggioranza dei nostri conoscenti pubblica libri, buona parte pagando per pubblicarli, perché con tutte queste diavolerie informatiche e dopo esserci alfabetizzati in tal senso, convinti dei consensi “like” dei nostri social, siamo tutti interessanti agli occhi altrui e siamo tutti scrittori (sempre nella nostra convinzione), poco importa se tra i nostri contatti ci sia “Padre Pio”, un “cane di caccia” o una bella “auto di serie”, per sì e per non si dà “l’amicizia a tutti” ma di contro si è soli perché neanche il nostro portinaio vi saluta, sempre che nel frattempo non lo avete sostituito con un videocitofono.

Vi assicuro, gli editori ci sono, sono i personaggi che mancano.

Ho passato una vita nel valorizzare persone “insignificanti” nel vero senso della parola e senza offese per nessuno, ma perché riconoscevo che in fondo, in fondo c’era in loro una peculiarità da evidenziare, da esaltare a tal punto da tirare fuori un personaggio che avesse una storia da raccontare.

Ho preso gente che si confondeva negli uffici con la carta da parati tanto era anonima e mimetizzata e ho dato loro una ribalta, quanto meno nella mia vita, ma oggi credetemi, con questa falsa socialità è rimasto ben poco, perché i social hanno il difetto di mettere in piazza tutto quello che siamo, tutto quello che vorremmo essere, o i nostri difetti, per cui anche i cretini vogliono avere una opinione e dopo che hanno aperto la bocca è troppo tardi, non si può fare più niente, il danno è fatto. Leggi il resto dell’ articolo »