Archivio per la categoria: Epruno – Il meglio della vita (ilsicilia.it)

Il silenzio, l’amore e la pazzia

Carissimi

Il silenzio è la conversazione di chi si ama”, diceva qualcuno che ne sapeva di più di me.

Eppure difficilmente oggi si rimane in silenzio per paura di non esser notato, Se poi vogliamo anche aver ragione non ci rimane che gridare più del nostro interlocutore, grazie anche al fatto che se gridassimo da soli, in una piazza nessuno si porrebbe oggi il problema di tacciarci per pazzo, poiché a differenza del passato penserebbe comunque che da qualche parte noi nascondiamo un auricolare e un microfono.

Il telefonino ci ha tolto anche questa soddisfazione, soprattutto certezza, quella di identificare qualcuno come pazzo perché parla da solo.

Se i pazzi quindi non parlano da soli, non gridano da soli, chi sono oggi i pazzi?

Bella domanda. Credetemi è una delle tante certezze in meno che ho guadagnato crescendo.

Oggi pazzo potrebbe essere chi fa il proprio dovere. Oggi pazzo potrebbe essere colui che si spende per gli altri, facendo volontariato. Oggi pazzo potrebbe essere colui che morigeratamente fa delle diete per rimanere in linea. Oggi pazzo potrebbe essere colui che in età decide di fare running giornalmente per rimanere in perfetta forma. Oggi pazzo potrebbe essere colui che decide di fare politica e addirittura ambire a fare il sindaco di grandi città.

Ma si, a questo non ci avevo pensato. Sindaco di una grande città, ecco perché chi è scafato in politica, chi ha speso il suo nome ed il suo volto in tv per anni a far politica, oggi si guarda bene a candidarsi alla guida di grandi città come Roma, Torino, Napoli e perché no Palermo.

Oggi, fare il sindaco, ma cu tu fa fari?

Amo la mia città e per questo mi candido”, na vuota!

Ami la tua città e per questo per pronto accomodo la “magistratura” ca sinni sienti e ti vuole bene, per si e per no ti fa avere un avviso di garanzia nella migliore delle ipotesi per tenerti impegnato e scoraggiarti, in molte altre occasioni ci pensano i medici prescrivendoti lunghe cure o stressanti terapie, perché chiunque oggi “ti vuole bene” e sa che sei “persona per bene” percepisce chiaramente in una affermazione “Amo la mia città e per questo mi voglio dedicare al suo bene” sintomi di sommessa pazzia.

Per quale motivo una persona savia, dovrebbe andarsi ad inserire mani e piedi in un contenitore da sempre pieno di gente che per sopravvivere e disposta a tutto e che ti dovrebbe fare credere che aspettavano a te per risolvere i problemi? Aspettavano a Totò Termini di lontana memoria ……….

Certo se oggi vuoi fare il sindaco, se oggi vuoi fare l’impiegato modello che fa del suo “orologio” la scansione della sua virtù, stai tranquillo una statua nessuno te la farà mai e a prescindere che “gli eroi sono tutti morti e chi  è rimasto in vita ha trovato il loro prezzo” la società di oggi, come già diceva per tempo qualcuno che aveva studiato la storia “è orientata sul presente, sull’istante attuale, non tiene memoria” e quindi non fa confronti perché non ha voglia di approfondire la conoscenza umana.

Oggi che le virtù sono maggiormente riscontrabili nei postriboli e nelle meretrici, la differenza la fanno gli errori, la nefandezza e lo spergiuro, il fango che a furia di scavare si riscontra in ciascun essere umano poiché è la bibbia che ci dice che il Creatore impastò fango per fare l’essere umano e pertanto chi in mala fede ha travisato tali scritti si è convinto che il “vincente” è colui che dimostra che l’antagonista è peggiore di lui, colui che squalifica l’avversario, e non colui che vince perché è il migliore, la meritocrazia, quell’altra bugia dei giorni d’oggi.

Pertanto vuoi vedere che il pazzo è colui che ambisce ad essere “normale”?

Un abbraccio, Epruno.

P.S. – “Se non son pazzi, non li vogliamo” (motto ventennale di un Eprunista)

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E se fosse colpa del “mal bianco”?

Carissimi

Eligere” è uguale a scegliere e scegliere è fare la differenza, poiché scegliere e non essere scelti è segno di autorevolezza, il poter scegliere è segno di libertà, saper scegliere è segno di qualità e grandezza.

Sto scrivendo molto sul futuro di questi tempi poiché dopo un tunnel come quello attraversato non può che esserci davanti a noi una luce, questa si chiama futuro.

Scegliere vuol dire spesso anche affidarsi, affidarsi è certamente fidarsi e consegnarsi, avviene così nell’amore, avviene così nell’amicizia, ma non solo, vi immaginate come sarebbe il mondo se fosse popolato soltanto dai nostri amori o affetti e dai nostri amici?

Purtroppo basta una cellula messa nel posto diverso ed ecco che davanti a noi si pone un altro individuo, una persona diversissima da noi, un altro per il quale devo mettere in piedi tutte le condizioni proprie …

Non so se anche voi curate come me siate dotati del così detto pollice verde, se così fosse sapete bene quanta cura necessitano le piante nell’attesa di rigogliose fioriture, eppure spesso dobbiamo fare i conti con i parassiti e con le malattie delle piante.

La nostra città è come una bella pianta ammalata e piena del “mal bianco”, un grosso parassita che tarpa qualunque fioritura e che non permette ai fiori di schiudersi.

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Libertà! Sì, è “stare sopra un albero”

Libertà, che bella parola!

Mi sono riempito la bocca da sempre di questa parola, fin da quando adolescente approfondivo la conoscenza delle vite di personaggi importanti della storia o di grandi pensatori.

Liberi, però chi per un motivo e per un altro avevano finito per fare una brutta fine per la difesa di questa loro libertà o addirittura chi nelle proprie battaglie di principio avesse vinto raggiungendo il proprio scopo, alla fine sarebbe rimasto vittima del sistema perdendo qualunque ideale, o diventando a sua volta il persecutore delle libertà altrui.

Anche io oggi schiavo delle convenzioni del vivere in comune, dell’educazione, dei fogli di transito, delle carte d’imbarco, dei green pass per gli accessi, il tutto stando attento a non violare le norme per la privacy, sono libero, di certo rendendomi orgoglioso quando lo scrivo, eppure la notte non dormo più schiavo dei pensieri causati dalla mia libertà.

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Sei ancora tu “uomo del mio tempo”

Carissimi, questi sono i discorsi che sento sempre soprattutto a ridosso delle campagne elettorali e per i quali io non posso fare a meno che sorridere.

“La città è sporca”,

“Si signora, ma quale è la città pulita e su quale base valuta la pulizia di una città, su ciò che trova per i marciapiedi o sulla pulizia di chi la vive?”

Ho vissuto tanti slogan delle precedenti campagne elettorali e dei candidati a sindaco, finanche di quei candidati che si divertono a candidarsi per avere un momento di notorietà ed essere intervistato e partecipare ai dibattiti con i candidati più forti, certi che in famiglia, nel proprio nucleo familiare non prenderanno neanche un voto.

Tutta l’ironia dei pubblicitari si scatena ed escono fuori “santini elettorali” improbabili di persone che non hanno mai alzato il proprio “culo” da una sedia e che per una campagna elettorale si propongono come risolutori di tutti i problemi, è perché?

Perché loro amano la propria città, come se noi altri di contro ce ne fottessimo altamente.

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“Un uomo per tutte le stagioni”

Carissimi

Mio zio Gabriele, tutto tranne che un arcangelo, per fortuna non ha avuto molto condizionamento sulla mia formazione.

Dice: “Ma quanti zii hai?

Assai, ne ho avuti molti perché le famiglie dell’epoca erano veramente numerose e gli zii come le zie monache erano all’ordine del giorno, poi in questo caso Gabriele era uno zio acquisito e non poteva non esserlo con l’indole che si ritrovava.

Se lo avessi frequentato di più sarei diventato un uomo di grande successo, ma un “cannavazzo” come a lui.

Nella vita non aveva mai fatto una puntata non vincente, poiché era diventato un maestro a giocare solo quando la partita aveva un risultato acquisito. Si reputava pertanto un vincente e non perdeva un attimo, prima di buttarti nella spazzatura, nel momento in cui prendeva consapevolezza che tu non gli servissi più e che fossi caduto in disgrazia.

Lo trovavi in seconda fila sorridente facendo spuntare la sua faccia in tutte le foto di gruppo dei consessi peggiori, ma vincenti, della storia di questa città, foto che teneva ben custodite e mai esposte se non il tempo necessario in cui tali personaggi erano stati in auge.

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Ci vuole fortuna pure nel dove nascere

Carissimi, dice …. “che ci fai in una città?

Quello che ci fanno tutti! Ci nasco, ci cresco, ci studio, mi diverto, ci lavoro, ci muoio!

Bello, allora tutte le città sono uguali.

Arasciu (adagio) andiamo piano con le conclusioni. Tu mi vorresti dire che Palermo è uguale a Londra, a Parigi o Berlino?

Si, e perché no?

Certo se vuoi nascere lo fai dovunque, pure sotto il cavolo, natura è. Puoi nascere su un aereo, puoi nascere su un taxi per strada, quando è il tempo e soprattutto se è destino, nasci da migrante in un barcone o sotto i bombardamenti. Mi rendo conto che i problemi vengono un istante dopo, ma tu per pronto accomodo sei nato.

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L’arte dell’offesa, con semplici parole

Carissimi, un gentiluomo subisce la sua offesa senza reagire così come paga i suoi debiti.

Chi sa perché si diceva così? Un uomo che dalle nostre parti subisce una offesa e non reagisce viene da sempre tra il popolo definito “debole” e debole non ha a che vedere con aspetti di natura costitutiva ma soltanto di natura caratteriale, e “debole” scoprii anni fa essere parola di grande offesa, trovandomi davanti allo stadio in fila per acquistare biglietti per la partita della domenica quando due “gentiluomini” avvezzi alla “professione del bagarinaggio” trovarono modo di giungere in contraddittorio verbale, quando il primo dei due si rivolse all’altro appellandolo “cornuto” che sapete bene vuol significare che la moglie di costui non abbia brillato tanto in fedeltà coniugale.

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Oggi dovremmo ringraziare il cretino specializzato?

Carissimi

Diceva il grande Flaiano “oggi anche il cretino è specializzato” e questa cosa terribile è avvenuta grazie alla diffusione dell’informatica ed il sottoscritto per essere stato un alfabetizzatore meriterebbe l’ergastolo per il crimine contro l’umanità perpetrato.

Tutti gli elementi in questo mondo se presi a parte non fanno alcun danno, ma alcuni di loro se messi insieme sono addirittura devastanti, chi di voi ha mai sentito parlare del triangolo del fuoco sa a cosa mi riferisco.

Prendete l’informatica, una scienza per cretini, basata su due soli concetti “acceso” e “spento”, “0” e “1” ma attraverso questo approccio semplice si sono creati progetti e programmi tra i quali ad esempio quello con il quale vi sto scrivendo o con i quali voi mi leggerete. Incontrare mentalità complesse e già in età e riportarle alla semplicità della logica di base, dell’informatica, ai “bit” e “bite”, ad “echo on e echo off”, fu una impresa non da poco anche dovuta al fatto che parallelamente vedevamo il neonato nella stanza accanto diventato dopo poco padrone di questi strumenti informatici dandoci frustrazione.

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“Folippo dove ti sei ubicato?”

Folippo dove ti sei ubicato?

Carissimi, cosi citava una famosa vignetta di Jacovitti sul mio diario del liceo, dove una giunonica donna con una 9° misura di seno a davanzale, urlava in spiaggia, con la mano destra poggiata sulla fronte per poter guardare lontano, alla ricerca del minuto marito rifugiatosi nel frattempo al riparo dal sole torrido sotto quell’enorme seno.

Era l’Italia delle calde estati trascorse sulle spiagge. Era la Palermo (o meglio la Mondello) dei cortili e delle capanne sulla sabbia, dalle più chic di piazza Valdesi fino a quelle più popolari a ridosso della spiaggia libera di Mondello paese. Erano le spiagge degli altoparlanti che diffondevano la musica dal “centro radio”, erano le spiagge dei bagnini playboy ben lontani dai palestrati bagnini di baywatch, erano le spiagge dei venditori locali, ancor prima dei “vu cumprà“, di coloro che con una cassetta a tracolla attraversavano il golfo da una punta all’altra, con i “piedi di amianto” sulla sabbia rovente per vendere posto ombrellone, le patatine con lo sfincionello, il cocco bello e soprattutto “constatare”: ”che sono belle le pollanche!

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Quella celestiale melodia in “LA”

Carissimi
Le luci della sala del grande ed importantissimo teatro si spensero, e sul palco il primo violino si alzo zittendo il brusio dell’orchestra, subito dopo il primo oboe suonò un “LA” seguito dagli altri fiati, ed archi fino ad un pieno orchestrale alle varie accordature.
Fu a quel punto che sul palco reale si sentì un inconsueto fragoroso applauso, era Sua Altezza Serenissima il Sultano degli Emirati che aveva apprezzato così tanto il brano (a suo parere) da fare cenno ai suoi collaboratori di chiedere il bis.
Davanti a tale richiesta il primo violino e gli orchestrali stupiti non poterono che ripetere il rito dell’accordatura seguito da applausi da parte del sultano e da un ulteriore bis.
Il programma della serata fu alquanto di spessore con brani di Beethoven e Mozart, diretti sul podio da una eminenza sacra della direzione d’orchestra, ma si narra che a fine concerto il Sultano volle complimentarsi personalmente con il primo violino per quel fantastico “brano” di introduzione, tanto da chiedere se ne esistessero registrazioni.
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