C’è chi Viaggia in Terza Classe

Carissimi
Io non guardo a ciò che c’è oggi sotto i miei occhi, poiché ciò è come la luce delle stelle, giunta a noi oggi ma chi sa da quanto tempo estintasi, io guardo ai giovani e al futuro di questa città, guardo al loro futuro costruito lontano da qui e al loro desiderio di ritornare a realizzarsi nella loro terra.
La mia generazione ha dovuto mangiare tanta polvere e pagare tutto il doppio per realizzarsi “viaggiando in terza classe”, la più scomoda ed affollata, ma fatta di gente che aveva un sogno. Lo so, oggi non esiste nei treni la “terza 

classe”, ma metaforicamente è rimasta presente nella nostra vita come segno di distinzione economica e sociale.

Come può ripartire questo Paese se giornalmente regala le sue risorse mentali e giovani energie migliori, facendole scappare dalla propria terra d’origine? Li abbiamo visti e li vediamo partire ogni giorno, li facciamo crescere, alimentiamo su di loro progetti, li accompagniamo negli studi fino a farli laureare nelle nostre università che mediamente competono con il resto delle università italiane e poi li dobbiamo abbandonare ad un loro destino spesso lontano da questa terra, la loro terra, continuando a chiederci perché.
Chi governa oggi (e c’era anche in passato) ha tutte le colpe di ciò anche se tende a trovare scuse nella contingenza  Leggi il resto dell’ articolo »

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L’Amico Scroccone

Carissimi
Avete mai avuto un “amico scroccone”? No? Allora non siete mai stati nessuno, intendiamoci “nessuno o qualcuno” dal punto vista della persona di potere, sia essa politica che mediatica.
Anche nella natura, non c’è grande animale che non porta addosso qualche animale saprofita o parassita. Non c’è Linus senza Sputnik.
Purtroppo quando si sale nella scala gerarchica, oltre al cerchio magico frequente e figlio di personaggi mediocri più simili a capi compagnia di filodrammatiche di parrocchia, esistono i consigliori, i Iago di otelliana memoria, gli amici scrocconi quelli che approfittando del fatto che il nostro cervello rimane fasciato dalle responsabilità, che il nostro ego cresce in misura proporzionale ai nostri incarichi, che le porte e le segretarie tra noi e il resto del modo prolificano, come un virus informatico ben costruito, subdolamente creato, riescono non solo a scavalcare qualunque filtro dal mondo esterno, ma si insediano nell’ultimo livello, quello della nostra stanza personale e trascorrono il tempo seduti difronte noi approfittando di quei momenti di stanca nei quali vorremmo uscire dal nostro ruolo e a volte solo sfogarci.
L’amico scroccone molto spesso non è neanche gradevole di aspetto, spesso ha anche qualche difetto fisico e un’infanzia di frustrazioni che motiva la sua grande cattiveria della quale noi presi da ben altro non ci accorciamo nel momento massimo della nostra autocelebrazione e durante la continua “incenziata” riesce a inserire le sue richieste di prebende o peggio le sue vendette, filtrando e influenzando i giudizi su tutto il mondo delle nostre conoscenze.
Guai a farsi nemico, l’amico scroccone di un potente e non parliamo del caso in cui l’amico scroccone è un’amica scroccone, poiché lì c’è l’aggravante del coinvolgimento sessuale o spesso come accade la “sindrome della profumiera”, colei che promette e non da, ma li si aprirebbe il capitolo della “signorina Silvani” di cui vorrei parlare in altra occasione.
Diciamo che l’amico scroccone ha un parere, spesso non richiesto, su qualunque decisione che frequentemente finisce per essere la nostra decisione finale. L’amico scroccone e sempre presente, puntuale, noiosamente invadente al punto giusto e riverente tanto da farci esprimere la ferale sentenza: “Menomale che c’è lui”.
A quel punto siamo realmente fottuti, poiché ha preso il totale controllo del nostro cervello annebbiato e mentre noi finiamo sempre più seppelliti dai pensieri delle nostre responsabilità, lui trova anche il tempo di presenziare in nostra assenza, usufruendo di fatto dell’unica parte probabilmente meno stressante del nostro ruolo, l’amico scroccone fa politica sociale in nome nostro, anche senza alcuna delega espressamente rilasciata, l’amico scroccone di fatto governa al nostro posto.
L’amico scroccone e colui che geloso di tutte le nostre amicizie e delle persone che potrebbero varcare quel cerchio e giungere a noi, ci stermina tutti i contatti, dileggiando questo e quello, creando falsità e cattiverie gratuite, rovinando persone e a quel punto cementando ancora di più in noi inconsapevoli di tutto ciò che ci sta umanamente accadendo attorno, vituperati da chi sentitosi offeso di quanto subito o riportato ci manda a fanculo, l’idea del: “Menomale che c’è lui”.
Ma il capolavoro dell’amico scroccone è “l’accerchiamento familiare”, attraverso lei, “la moglie dell’amico scroccone” che in sinergia con il marito, operano lo sfondamento della linea Maginot entrando nella nostra vita privata, attraverso regali a moglie e figli, inviti a cena e quant’altro.
Avendo guadagnato anche quei residui spazi di nostra privacy e libertà nei quali a quattrocchi poter avanzare ulteriori prebende per se e per il costruendo sotto-staff degli amici dell’amico scroccone o dileggiando e rovinando ulteriori suoi nemici, ci crea una surreale solitudine spacciandocela quale sollievo, e noi soli a questo punto e in alta quota rimaniamo annientati poiché è lui che decide tutto, la gente passa prima da lui per arrivare a noi che non dobbiamo essere disturbati ma che ci andremo a coricare la sera cercando requie e prima di spegnere la luce sul comodino pensando: “Menomale che c’è lui”.
Un giorno purtroppo la ruota gira e la nostra vita cambia, non siamo più nessuno perché è cambiato il vento politico, siamo stati assegnati ad altro incarico meno prestigioso o peggio, siamo stati messi in quiescenza. In un attimo ci rendiamo conto che il nostro telefonino non squilla più e se riceviamo qualche telefonata insieme a questa giungono anche le precisazioni del tipo: “scusi ho sbagliato numero”.
È a quel punto che cerchiamo l’amico scroccone e ci rendiamo conto che è da tempo che non lo sentiamo, lo chiamiamo a casa e la moglie che ci risponde al telefono imbarazzata ci racconta del marito molto impegnato e pieno di problemi assicurandoci che riferirà certamente della nostra chiamata.
Per strada incontriamo l’amico che fu che alla nostra vista cambia direzione, o volta lo sguardo dall’altra parte pieno di livore per quello che l’amico scroccone gli ha fatto passare e mentre andiamo alla ricerca di qualche cantiere stradale per mettere a disposizione consigli come tutti i pensionati, ci accorgiamo che dietro una vetrina di una caffetteria c’è il nostro amico scroccone seduto al tavolino del potente che ci ha sostituito, nell’esercizio della sua funzione consigliori di chi oggi comanda, per lui non è cambiato nulla, anzi ha fatto carriera, noi comprendiamo tardivamente in un attimo non solo l’inganno, ma di non contare più un cazzo e ci spegniamo a poco, a poco nell’attesa che qualcuno a natale si ricordi di noi almeno con una telefonata.
Dedicato ai miei tanti amici che furono, saliti e discesi, vittime degli amici scrocconi di turno.
Un abbraccio, Epruno.

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Sbarchi: regole e ordine sono parole di “destra”?

Carissimi
Ma “regole” e “ordine” sono mica diventate parole di “destra”?
Io non mi diverto a guardare tutto ciò che ci accade intorno ed è per questo che mi chiedo: “Quale mente malsana o in mala fede vuole alimentare tutto questo sfascismo facendolo passare per falso buonismo?”
Le migrazioni umanitarie o economiche sono da sempre esistite, ma ricordate Italiani o Irlandesi giunti in America attraverso gommoni e scafisti trafficanti di vite umane?
Vedo solo dai vecchi filmati navi traghetto affollate di povera gente che dopo giorni di navigazione esultava alla vista di quella enorme signora con la fiaccola della libertà a difesa della costa di New York. Al loro arrivo venivano accolti da un sistema organizzato che li identificava e li visitava prima di farli entrare nel territorio americano. Quanta gente è fuggita dalla povertà nei loro paesi e oggi ha fatto fortuna con loro generazioni integrandosi nel tessuto del paese che li ha ospitati.
Queste migrazioni sotto i nostri occhi, fanno il pari con quelle che da anni spingono gli asiatici verso i ricchi paesi mediorientali o verso l’Australia e i sud americani verso l’America, ma chi ha l’interesse a trasformarle in un caos organizzato? Solo chi lucra su ciò.
Il mondo è di tutti, penso che a ognuno debba offrirsi le condizioni di vita basilari nel rispetto della dignità umana, penso che sia giusto garantire la sostenibilità delle comunità, penso che sia corretto che una comunità civile garantisca la propria naturale convivenza attraverso delle regole, proprio per questo penso che non sia peccato il voler sapere chi entra a casa nostra.
Non si può prendere lezioni da chi ha depredato e smontato le piramidi e riempito i propri musei, o deportato gli schiavi e ha sfruttato per anni le risorse del terzo mondo.
Noi occidentali abbiamo l’obbligo, dopo aver colonizzato le terre del terzo mondo, di investire ed aiutare questi popoli nelle loro terre ad abbattere dove esistono le condizioni di povertà.
Noi siamo la culla della civiltà e come tale dobbiamo restarlo, differenziandoci, l’impero romano ha riempito di strade, acquedotti e templi tutti i paesi conquistati lasciando traccia della propria cultura e non soltanto depredando.
Chi è così disumano da pensare che si possa fare annegare in mare la gente senza portare aiuto e salvataggio a costoro. La legge del mare è semplice, ha poche regole, ma rispettate da tutti a prescindere dal loro livello culturale, poiché chi va per mare sa come ci si comporta, ma è lecito chiedersi il perché e il chi governa questi viaggi in piena clandestinità?
Ma chi è quell’idiota che può dare del razzista a un Italiano? Ma ci avete mai guardato in faccia? Venite dalle nostre parti, vi siete mai accorti che noi siamo la sommatoria di tutte le razze che nei secoli sono sbarcate in Sicilia e ci hanno invaso o si sono integrati.
In più, sento parlare i Maltesi che si scelgono gli immigrati che giungono con l’aereo e chiedono asilo, costoro hanno dimenticato cosa hanno fatto i lampedusani in un territorio che non si può definire grande?
Dobbiamo parlare di accoglienza e integrazioni vere e non di pagliacciate, davanti la stampa e i fotografi convocati, di chi si muove soltanto con le scorte e non vive tra la gente, perché non basta indossare un fez per essere o sentirsi marocchini.
Da qualche tempo c’è chi gioca con le vite degli altri avendo buoni risultati ad alimentare la propria immagine approfittando di tutte le disgrazie accadute agli altri, costoro invece di fare le comparse nelle manifestazioni politicizzate, amministrino, stiano più tempo nei loro uffici per i quali sono stati delegati dal popolo e prendano tutti i provvedimenti affinché non vi sia più gente che muoia d’inverno la notte, al gelo nei cartoni, di qualunque nazionalità, Italiani e non.
Altrettanto non vi sia più chi muoia nelle traversate con i gommoni in mare, istituendo corridoi umanitari che distruggano il business degli scafisti che prolificano nel nuovo “proibizionismo”.
botindari socialSono convinto che le regole, le strutture e l’organizzazione di canali umanitari ufficiali (partendo dalla creazione viaggi in mare o in aereo certamente economici rispetto a qualunque monopolio del racket) con paesi che identifichino i flussi prima attribuendo a ognuno il proprio status, come richiedenti asilo o per ricongiungimento, oppure con visti temporanei di soggiorno per opportunità di studio e di lavoro, distruggerebbero il business di chi specula sulla schiavitù e sull’umanità.
Sono fascista se penso ciò, sono di destra se chiedo regole o devo continuare a commuovermi guardando vicende come quelle recenti, per poi protestare al porto e tornarmene sereno a casa, poiché il “cane non mi appartiene”?
Un abbraccio, Epruno.

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Sono Tutte Stronzate

Carissimi
“Sono tutte stronzate” diceva il grande Leslie Nielsen durante una “scrollata”, avendo dimenticato il radiomicrofono aperto nel wc. Quanto abbiamo riso e forse non ci rendiamo conto che abbiamo tanto bisogno di ridere ancora per trovare la giusta positività per affrontare le contingenze.
Torniamo nei luoghi ai quali abbiamo tanto tenuto e ci accorgiamo che l’atmosfera non è più la stessa, qualcosa sembra esser cambiata e ci vuole un po’ di tempo prima che ci accorgiamo che siamo stati noi principalmente a cambiare. Il passato è fantastico perché nel bene e nel male rappresenta la nostra storia, ma se ci fate attenzione questo passato diventa terribile solo per chi fa attualmente politica poiché denuncia sempre che i mali di tutto ciò che viviamo, sono causa dei politici che li hanno preceduti, come se si fosse giornalmente davanti ad una continua ricerca di peggioramento, come se ogni giorno fosse peggiore del giorno prima e quindi come se ci fosse il bisogno di dare ragione all’ingegner Edward Murphy con il suo mitico: “sorridi domani sarà peggio”.
“Sono tutte stronzate” sappiamo che non è così, sappiamo che ciò è uno dei tanti alibi che accampa chi non ce la fa o chi non è in grado. L’unica legata al tempo cosa che è certa è quella della naturale crescita e con la crescita sappiamo che si accompagnano tanti appuntamenti, ricorrenze, eventi, gioie e dolori, ma classificare il tutto come “negativo”, non è assolutamente vero.
L’unica verità sotto gli occhi di tutti è l’incapacità di una classe politica e dirigenziale in questi ultimi decenni, di dare una inversione di tendenza verso il positivo, alla gestione della cosa pubblica, anteponendo gli interessi della collettività a quelli propri. Diciamolo, da questo punto di vista hanno fallito, mentre sotto il punto di vista personale…
Cerchiamo di ristabilire con un paio di provvedimenti, l’equità sociale. “Sono tutte stronzate”. Rifletteteci, il problema è la Legge Fornero che ha ritardato la possibilità di andare in pensione o la circostanza che il lavoratore (mi riferisco al pubblico) vuole scapparsene dai posti di lavoro?
Certo, se non se ne capisce più una “beata m…” direbbe Cetto La Qualunque, su chi comanda, sul da farsi, sulle piante organiche, sugli obiettivi, sulla certezza del futuro, sulla qualità della vita nel posto di lavoro (adempimenti per le responsabilità della sicurezza D.lgs. 81/08 a parte), non so dargli tanto torto.
Ricordo periodi in cui il lavoratore doveva essere “assicutato” per buttarlo fuori dall’ufficio una volta raggiunto il limite pensionabile, gli si organizzava una festa, a volte a sorpresa, gli si regalava l’orologio d’oro (o simil oro con l’incisione), poi lui continuava a rompere i coglioni ai colleghi ritornando per qualche altro giorno “solo per salutarli”, e dopo un po’, preso di malinconia, non sapendo cosa fare, moriva.
Orologio – morte, un connubio assassino “attassatore”. Oggi sarebbe tutta colpa della Fornero. Oggi che la gente non riesce più a provare malinconia da allontanamento da posto di lavoro, ma solo il desiderio di fuggire, sarebbe colpa della Dr.ssa Fornero? Come sempre in questo paese “poco serio” come dico sempre, si guarda all’effetto e non all’abolizione della causa che lo ha generato.
Si faranno “provvedimenti di sostentamento a chi è disoccupato” come avviene nei paesi del centro e nord Europa (civile iniziativa) per contribuire a cambiare le cose e a dare una svolta. “Sono tutte stronzate”, ma voi quando vi muovete in questa città, vi guardate attorno? In questa terra, di questi redditi …. “Avica”!
Come si spiega il fatto che a tutte le ore c’è traffico per strada? Come si spiega che davanti ai negozi, i supermercati, lì dove “autorizzati” ci stavano le famiglie di zingari, oggi in un razionale “controllo del territorio” ci sta un omaccione di colore con un cappello in mano e iphone con cuffiette d’ordinanza?
Sei disperato e ci può stare, ma stai a fare accattonaggio, spesso molesto e non ci può stare, perché? “Sono tutte stronzate”, io ci vado per logica, ammettiamo che ci fossi io in quelle condizioni e se l’andazzo è questo potrà capitare a molti di noi, la mia prima necessità non sarebbe il moderno telefonino, poiché io per mangiare e sopravvivere mi venderei anche il telefonino.
Mi chiederete: “che dietro allora?” Vi rispondo come faceva il mio meraviglioso professore di matematica delle medie durante i temuti compiti in classe: “che mi domandi? Io u panellaru fazzu” (Io sono il panellaro)! Esatto…
Un abbraccio, Epruno.

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Consideriamolo un “primo giro di Cross”

Carissimi
Come spesso cito: “Non si può dire che le ultime ore non siano state prodighe di emozioni”.
Così diceva Fernando (Bruno Ganz in “Pane e Tulipani“) nella sua cucina, davanti al bicchiere della staffa, lui personaggio di quella tenera umanità perdente che attraverso la forza e la semplicità dei sentimenti avrebbe ridato un senso alle proprie vite.
Adoro di più Ganz in questa interpretazione che in quella meritevole del Fuhrer nel bunker di Berlino ormai parafrasata, ridoppiata in mille occasioni per ironizzare su personaggi locali e sulla propaganda di una storia che volge tragicamente al tramonto malgrado la propaganda.
Ma a proposito di propaganda come dimenticare il mitico Mohammed Saeed al-Sahaf ministro degli esteri e della “propaganda” di Saddam Hussein che durante la guerra in Iraq nel 2003 affermava che non vi erano americani in città e che le truppe di Saddam stavano comodamente vincendo la guerra mentre le immagini mostravano sullo sfondo i carri armati statunitensi che scorrazzavano a Baghdad.
Sì, ho la sensazione che per qualcuno sia finita e non c’è più propaganda che tenga, ho anche la sensazione che determinati meccanismi di garanzia fino ad oggi per lo “status quo” si stiano incrinando pertanto cavalcare l’eterna insoddisfazione che alberga nella nostra società e costruire slogan ad arte per raccogliere queste insoddisfazioni e finalizzarle all’ottenimento di un consenso o di contro ingenerare altre paure attraverso l’arrivo dell’uomo nero oggi non serva neanche a fare mangiare i bambini.
Siamo davanti a un cambiamento? No, ma siamo certamente davanti ad una inversione di tendenza, poiché c’è chi è condannato a cercare consensi e c’è chi stanco di raccogliere o cercare inutilmente consensi, si ferma, si toglie le proprie scarpette chiodate e comincia a percorrere contromano il percorso e il gruppo fitto e impazzito che gli viene contro, creando la notizia, facendo l’evento, facendo la storia.
Ho la sensazione di essere distratto ad arte perché qualcosa sta succedendo mentre io rido dietro le vignette di Zoro.
Negli ultimi bunker roccaforti dei capi compagnia di queste filodrammatiche di parrocchia che recitano in questo palcoscenico, si urla nei confronti dei “silenti nani dall’ombra lunga” scelti come compagni di viaggio per la qualità di non palesare opinioni e soprattutto di non avere contenuti, queste preziose presenze in questi momenti “bassi” esaltano le loro qualità attraverso l’effetto ottico della luce del tramonto “che fa sembra giganti le ombre dei nani”.
Ma intanto si sentono in lontananza colpi di cannone, qualcuno vede all’orizzonte i carri armati statunitensi e qualcuno come l’infreddolito Wladyslaw (il Pianista) che avrebbe voluto mettersi in salvo è costretto per sopravvivere a suonare la ballata opera 23 di Chopin per il volere dell’ufficiale di turno.
“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, ma “quando il gioco perde le proprie regole e la propria qualità?”. Che fine hanno fatto quelle intelligenze scalzate dai nani dalle ombre lunghe? Non sento le loro voci. Forse sono in attesa all’Aventino con la Tv spenta e non per snobismo ma spesso per evitare inutili mortificazioni e perché avendone viste tante non accetterebbero di investire il proprio talento, le proprie risorse in un “tavolo truccato”.
Il popolo non ha mai governato, il popolo sovrano non ha mai contato un cazzo e stato soltanto chiamato a raccolta sotto il balcone ad applaudire chi oltre il suo avrebbe creato altri privilegi per i suoi nani dall’ombra lunga. Credete quindi che le regole della natura umana possano cambiare da oggi? Provate a dirmi un nome di un rivoluzionario che una volta giunto al potere non sia divenuto tiranno? Il cambiamento pacifico non avviene da un momento all’altro con una formula magica o matematica, avviene attraverso una inversione di tendenza e un lungo percorso che attraversa generazioni.
Per fortuna il sole, per sua natura, sorgerà ancora e sorgerà per tutti e sappiamo bene che quando raggiungerà il punto più alto, le false ombre verranno schiacciate e vedremo le vere dimensioni dei soggetti ma nelle more di ciò, come è da sempre nella storia, ci si rifugerà dietro le tessere di appartenenza, le massonerie, i distintivi nelle asole, i circoli e i club ristretti o i libretti rossi, neri, verdi pur di poter avere un ruolo in quanto c’è ancora da raschiare da questo fondo di barile.
Avendo letto la storia, la trama è sempre quella, i folli, i nani, il popolo e chi attende comodo il cambiamento spesso avviene ricominciando da zero, una volta toccato il fondo e quando si è toccato il fondo, la pagheranno oltre al popolo, soltanto “i nani” e non i veri responsabili dello sfascio, poiché come è già successo ci si distrarrà o si aizzerà la rabbia della massa verso la caccia a costoro che vivendo di luce riflessa hanno fornito una lunga ombra che all’improvviso si è spenta.
Per i più ottimisti, consideriamolo come un “primo giro di Cross”, ma c’è sempre il rischio che mentre guarderemo ancora il dito, approfittando della nostra distrazione qualcuno ci cambi per l’ennesima volta il colore della luna.
Un abbraccio, Epruno.

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