“Il Gabbiano Ntuonio”

Carissimi

Sono malato a causa di questo periodo trascorso nell’isolamento visivo e fisico, nel terrore della pandemia, mi sono presa quella che chiamano la “sindrome della capanna”.

Non sapevo neanche che esistesse, ma mi sento confortato dal fatto che esperti scienziati abbiano già codificato questa voglia di non ritornare in mezzo all’attuale prossimo elargendo a molti l’unica cosa il cui costo con l’euro non è raddoppiato, un solenne “vaffanc___”!

Ricordate una cosa, colui che da “uomo tranquillo” giunge a pronunziare un “vaffa” è sempre una persona che è arrivata alle risorse estreme è non ha nulla da perdere o come sempre accade si può permettere di pagarne le conseguenze.

Gli organizzatori della nostra vita in questo immenso casino hanno sottovalutato l’arma messaci a disposizione durante gli arresti domiciliari volontari, il tempo per pensare e chi ha conservato un briciolo di cervello, lo ha fatto!

Sappiamo tutti che lo strumento per lasciarci sudditi ai ns doveri è stato quello di tenerci sotto pressione, togliendoci il tempo per pensare, stressandoci con i ritmi e anche quando abbiamo tenuto i telefoni spenti le nostre caselle postali si sono riempite in modo abnorme di messaggi e adempimenti che scadevano “entro domani”.

Ho avuto due grandi fortune in questo periodo, mi si è azzerato il credito telefonico e non ho avuto modo di rimpinguarlo e inoltre un provvidenziale malware mi ha messo fuori uso i computer di casa.

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“Il prezzo della mediocrità. Tutto è Mediocrità!”

Carissimi,

Quante volte ci sentiamo dire: “io ho giocato in Serie A”?

Ma basta! Ancora stiamo qui a raccontare le solite storie, la gente si annoia e lo sappiamo tutti di quanto sia bassa la soglia dell’attenzione.

Chi non si è lasciato comprare, chi non si è fatto abbindolare da “visioni”, “prime visioni” e “illusioni”, chi non è stato lobotomizzato, chi non porta le zeppe nelle scarpe al solo scopo di nascondersi tra i falsi “giganti”, davanti a tanto scempio strappa i manifesti della propaganda  con la prudenza atavica di chi sa che intorno a noi c’è chi è stipendiato per trenta denari e si guadagna da vivere vendendo il prossimo o per soddisfare la propria cattiveria e decide di non rendersi complice.

Ma se così è, se coloro con il senno non sono in campo in questa “massima serie”, chi sta giocando? Dove sono i grandi campioni di una volta? Si sono ritirati? Si nascondono in tribuna? Stanno in panchina o per quieto vivere hanno deciso di tenere un basso profilo accettando di giocare in Serie C? Ma come si fa? Con quale coraggio?

Non hanno rabbia nel vedere chi attualmente indossa immeritatamente e a seguito di tanti compromessi la maglia dei campioni? A tanto giunge il “che sa da fa ppe campa”?

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“E giunse il Duca Valentino di turno”

Carissimi

Periodo di maturità, possiamo benissimo parlare del “Duca Valentino”? Certamente i nostri ragazzi sanno bene, dopo rigorosi studi, ma soprattutto le tante attività collaterali e i saggi fatti durante il loro percorso scolastico che stiamo certamente parlando del “o Valentino vestito di nuovo” o nella peggiore delle ipotesi degli “innamorati di Peynet”, non perché si studi chi fosse Peynet, ma vuoi che non abbiano mai regalato un bacio perugina per la festa degli innamorati? Di Machiavelli “nun n’amu a parrari!”

Vedete, è questo il motivo! Vedete, come si può pretendere che le nuove generazioni crescano potendo avere uno spirito critico sulla considerazione che “il fine giustifica i mezzi”?

Intanto continuiamo ad utilizzare “i mezzi”, per “il fine“ poi ne parliamo.

Non sentite di questi tempi puzza di zolfo? Abbiamo perso il senso e l’importanza della rappresentanza e di conseguenza diamo fiducia a chiunque ci dica “tutti gli altri sono incapaci e lazzaroni …….lo faccio io”. Poi da qualche tempo abbiamo allargato il campo anche accettando chi ci dice “lo so fare”. Ma prima di dare fiducia, siamo certi che chi viene a chiedercela ne avrà cura? Siamo certi che la nostra fiducia è riposta in buone mani? Siamo sicuri che quel bel faccione che ci si ripone casto e puro, un domani rimarrà tale? Siamo sicuri che almeno si laverà i capelli? E no, se è vero che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, chiunque ottenuto il potere, “si berrà il cervello”. Leggi il resto dell’ articolo »

“Scusa Cuscì mi l’ha fari pigghiari un cafè?”

Carissimi,

L’abbiamo vissuto insieme in questo blog e oggi possiamo dire che siamo arrivati in qualche modo in “fase 3”. Non mi fermo a spiegare il significato che ciò possa avere per tutti noi, ma appare evidente che quel sogno di poter uscire fuori da un tunnel approfittando dell’anomalia e impostare un cambiamento, non è stato automatico. Non è bastata la paura, non è bastato il rischio che questa pandemia possa manifestarsi ancora con un ritorno di intensità devastante, purtroppo è stato necessario ristabilire i simboli di questa nostra società, mettendo subito in scena con effetti tristi, ciò che dietro le quinte è legato da forti interessi economici e da penalità paventate da pagare, ad iniziare da un “calcio a porte chiuse” che è la negazione più forte di quello che per anni è stato un evento condiviso fisicamente. L’aver surrogato negli anni con la visione di un calcio da poltrona del salotto mediante la tv, uno stadio pieno, ha ucciso progressivamente il calcio che oggi si basa su certezze, i contributi televisivi e la Juve che vince lo scudetto, un po’ come il wrestling, sappiamo tutti che è una recita, ma ci divertiamo lo stesso. Ci siamo inventati, pur di ripartire presto, un calendario forzato di partite estive e un calcio a porte chiuse, come le partite che tutti noi abbiamo giocato nell’adolescenza, nei campi a pagamento. Certo un elemento di novità sarebbe stato quello di dividersi (come facevamo noi), tra i giocatori, il costo dell’affitto del campo, con annesso stacco della luce allo scoccare dell’ora e trenta, oppure per renderlo più interessante e combattuto, chiedere ai giocatori di accettare la regola di “chi delle due squadre perde, paga il campo”.

Invece no, chi lo accetta, si mette davanti alla tv a vedere “scapoli e ammogliati d’oro”, giocare nel silenzio di spalti vuoti artatamente mai inquadrati. È questo il compromesso?

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“Ciò che è sbagliato si può cambiare. Ma chi lo vuole?”

Carissimi,

Appartengo ad una terra ed una città che “è oltre”.

Ammetto che da palermitano quando in tutta Italia litigate per mettere in atto qualche cosa, io vi guardo con una certa curiosità, ma senza tanto interesse poiché sono convinto che questo canale che ci separa, visto che il “ponte levatoio” non si calerà mai, perché non si farà mai, ci lascerà da sempre nella pace degli angeli.

O Dio, non è che la condizione di insularità ci ha mai tutelato da invasioni, sbarchi bellici, clandestini e non, poiché in Sicilia ognuno ha fatto ciò che caz** ha voluto, è giunto, si è fermato un po’ di tempo e poi se ne è andato.

I più generosi hanno lasciato una “mancia simbolica”, tipo qualche monumento, ma intendiamoci, hanno messo le idee, no i soldi, poiché quelli nelle loro intenzioni dovevamo metterli noi. Ma si sa, da questo punto di vista il siciliano è santo che non suda, figuratevi per pagare o lavorare.

E quindi noi siamo insulari e ciò ci protegge dalle pandemie (sembrerebbe) a meno che dalle altre parti del mondo non uscite da casa per venirci a consumare, ma anche in questo caso, in silenzio vi curiamo tutti, anche quelli che giungono con grandi pregiudizi, anche quelli che quando se vanno dicono la cosa più offensiva che si potesse dire: “mi sono dovuto ricredere, non pensavo foste così?”

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“Abbiamo Scherzato, la Pandemia non c’è Mai Stata”

Carissimi, non ci crederete ma i “negazionisti” esistono anche in questo delicato campo e in questo tragico momento. Mi rivedo in tempi in cui c’era chi non combatteva la mafia e per risolvere il problema diceva che la mafia non esisteva, bastava negarne per dire: “ma di che stiamo a parlare?”. Mi auguro che quanto prima ci lasceremo alle spalle epoche di “grandi maghi” andati a scuola dai grandi comunicatori delle sanguinose dittature del secolo scorso che organizzavano grandi parate con dieci carrarmati o prestigiosi cortei davanti a delle quinte di palazzi o di immobili semi diruti e mai riparati.

Io all’epoca non c’ero ma vi assicuro che ho visto cose nella mia vita che sarebbe divertente raccontare, ma per parlare di storia bisogna attendere e fare passare gli anni e con essi uomini e loro memoria.

Alla fine sembra proprio che abbia vinto l’economia e il personale interesse egoistico davanti alla salute collettiva, mi rendo conto che la prossima pandemia 2.0 dovrà esser migliorata nei suoi obiettivi per avere una seria attenzione, poiché non bastano i morti a farci paura, basta che qualcuno da un giorno all’atro non ce ne fornisca più o ce li dia falsati per dire, non c’è più pericolo, ma una nuova futura pandemia che si rispetti (perché mettetevi il cuore in pace, questa non sarà l’ultima, ma la prima), per trovarci preparati dovrà colpire soltanto come adesso, i vecchi soprattutto se pensionati e i pubblici dipendenti che potranno stare a casa confinati per il tempo necessario, avendo uno stipendio garantito dallo “stato”, gli altri saranno costretti ad uscire per campare.

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“Chi le ha detto che non avevamo paura?”

In questi momenti assurdi che stiamo vivendo, non vi nascondo che malgrado mille accortezze nel migliorare il nostro modo di vivere in remoto, in casa (chi come me è stato costretto a farlo), le notti sono più brevi e accompagnate da un sonno agitato.

Mentre dormivo sentivo riecheggiare nelle mie orecchie queste parole: “bisogna saper convivere con la nostra paura”(cit.) e fu così che ho aperto gli occhi e mi sono reso conto che illuminato dal chiaro di luna che attraversava le scalette della persiana della mia finestra, nella poltrona posta lateralmente ai piedi del mio letto, stava seduto un uomo con la barba e un profilo autorevole che vedendo i miei occhi aperti, continuò a parlare dicendomi: “chi le ha detto che non avevamo paura? Chi le ha detto che non avevo paura? Solamente “bisogna saper convivere con la nostra paura”. Solo l’incosciente o un pazzo non prova paura e io non mi ritenevo tale. Quando ami il tuo lavoro, il mio lavoro e lo fai con onestà, credendoci, superi il confine delle debolezze degli uomini comuni imparando a dominarle. Quando si superano certi limiti, non puoi non avere paura ma è proprio allora che fai un patto con la tua mente e ti accordi con il pensiero che prima o poi può succedere e allora rinvii tutto all’istante in cui questo dovrà succedere. Mi creda inconsciamente lo aspetti e non nascondo che quando ritarda ti fai anche dei pensieri strani che ti portano a riflettere se la tua azione è stata veramente incisiva. Dura poco perché ti guardi intorno e percepisci la tua reale solitudine, il non potersi fidare di nessuno in questo mondo pieno di talpe e di spioni. Vedi gente che è nella tua squadra, ma non gioca nella tua squadra ed è qui che devi fare il salto di qualità nel pensiero e uno volta superata la grande delusione e lo sdegno ti devi chiedere: a che gioco stai giocando; quale è la partita; quali sono le squadre e soprattutto chi è l’arbitro. Poi quando diventi più bravo ti chiederai se parallelamente si stanno giocando altre partite a tua insaputa. Leggi il resto dell’ articolo »

Il vaccino contro la “cretinaggine”

Carissimi

Guardo dalla finestra a notte avanzata la strada e mi godo il silenzio straordinario di questo periodo e il mio sguardo va a caccia di nuovi rumori. Il primo che mi si pone davanti e quello dei corpi illuminanti notoriamente silenziosi, specialmente quelli di questa generazione e più guardo e più rifletto sul fatto che ci vuole arte a posizionare i lampioni sopra gli alberi in modo tale che ai marciapiedi, a parte la stagione invernale dove gli alberi perdono le foglie, non giunge alcuna luce. Ci vuole arte a disegnare un puzzle di luci diverse, calde e fredde, a led e non e concentrarle sulle fronde degli alberi.

Guardo le montagne difronte e vedo i bagliori dei primi incendi alimentati da un forte vento di scirocco e penso a quanto sia demente e criminale il piromane che alimenta incendi. In natura tutto ha un suo equilibrio e inoltre in questo equilibrio era stato trovato uno spazio pure noi eppure abbiamo fatto di tutto per travalicare questo spazio e prenderci tutta la ribalta.

Ora non bisogna essere necessariamente attivisti ambientalisti ma basta solo un minimo di buon senso per riuscire a convivere in questo meraviglioso mondo insieme alla natura. Invidio tantissimo i montanari e le popolazioni a me care che vivono in alta quota in perfetto rispetto dell’albero per loro fonte vita, invidio quella pace e quel silenzio naturale non certamente indotto da disposizioni di confinamento dovute al covid 19 e sento un senso di ristoro al solo chiudere gli occhi e immaginare, mentre qui i canadair si alterno con intensa frequenza rammentandoti i film di guerra e i rumori dei bombardamenti.

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“La Probabile Disillusione”

Carissimi

E’ una mia impressione che grazie a questo confinamento forzato dovuto all’emergenza Covid 19 ci siamo interiormente migliorati? Alcuni ci siamo riusciti recuperando, nei tempi morti di giornate forzatamente impegnate da “lavori agili” o “risistemazioni durante la chiusura di attività”, le belle cose che ci eravamo perse per strada.

Chi di voi non ha notato la riscoperta (mediamente) di almeno 2 ore al giorno, in genere dedicata ad incolonnamenti nel traffico per giungere e tornare dal posto di lavoro e cercare parcheggio?

Bene, provate a moltiplicare 2 ore per due mesi e scopriremo di aver vissuto in questa “fase 1” circa 120 ore riguadagnate, come se avessimo acquisito 5 giorni di vita in più che oggi magari non apprezziamo, ma immaginate se il vostro ultimo giorno di presenza in questo mondo, scopriste che per un fatale errore vi è stato attribuito un bonus straordinario che la sorte vi regala da spendere per riprendere, completare o far nascere in extremis nuove passioni.

Personalmente le mie giornate mi sono sembrate più lunghe e ho ripreso a sistemare e completare tutto quanto lasciato sul tavolo nell’attesa del “poi lo faccio!

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“La Festa del Lavoro di Tutti”

Carissimi,

Quest’anno diversamente da quanto programmato non si accenderà il braciere olimpico delle XXXII Olimpiadi di Tokyo e ciò non accadeva dai VI Giochi Olimpici di Berlino nel 1916 non disputati per motivi bellici, ma ciò che è peggio per noi, non si accenderanno i ben più importanti e mitici bracieri delle “arrustute nei billini” e nelle campagne per la festività del “1° Maggio”. Non verranno massacrate intere mandrie e date al fuoco per festeggiare in contesti dove molto spesso il lavoro era un eufemismo o addirittura una opportunità per fare festa, basta che si mancia, ci si spancia.

I secondi a ringraziare saranno gli operatori dei pronto soccorsi che come detto la volta scorsa saranno impegnati in emergenze più importanti, i primi ovviamente saranno le bestie e il terzo se vogliamo “benedetto buco dell’ozono” che non si vede ad occhio nudo, ma si percepisce in giornate come queste, come farebbero gli abitanti di via Crispi in Palermo i giorni in cui le navi di “lapardei vestiti da grandi stilisti” vengo “abbiati” dalle navi da crociera non appena approdate in porto.

Il lavoro, non verrà celebrato in piazza, proibiti i concerti causa gli assembramenti, non verrà celebrato attorno ai bracieri e forse davanti ad una fettina d’arrosto ed una insalatina, chiusi una piccola cucina, qualcuno riscoprirà il vero valore di una ricorrenza come questa e qualche altro si picchierà con la moglie, questa volta avendo la peggio visto che prevarrà la rabbia orgogliosa di chi giornalmente, mediamente fa due lavori, uno in regola per il secolo e l’altro a vita per la famiglia.

“Il lavoro nobilita l’uomo” ma solo oggi abbiamo scoperto che sostanzialmente “il lavoro mobilità l’uomo”, in momenti in cui siamo stati confinati dal governo in casa per “arresti domiciliari”.

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