Opinioni di un Quadro

3131Voi guardate me e io fisso Voi…. e vediamo chi si stanca per primo.
Sono un ritratto fatto per il desiderio del mio committente a cui appartiene questa faccia qui e che poi in verità neanche tanto mi somiglia.
Sono un’opera d’arte perché è famoso l’artista che mi ha dipinto, mentre di me se ne perse la memoria, e oggi sono qui a fare da attrazione in questo museo con il titolo di “nobiluomo anonimo”.
Vi sembra stanca la mia faccia?
Vorrei vedere voi abituati all’istante di uno scatto, posare per giorni e giorni, fermo, con questa stessa espressione, regalata al tempo per sempre.
Tutto il tempo a vedere passare tanta gente a me sconosciuta che si ferma qui davanti per cercare e osservare i dettagli di una tecnica usata, ma mai a incuriosirsi della mia storia e di chi io fui.
E che dire dei critici, ……………..quante fesserie, lo starli a sentire a volte….. è stato un divertimento, altre volte ha rasentato l’offesa, e sarei voluto uscire dalla cornice per inseguirli a calci nel sedere.
Loro che ne sanno …..che nacqui più per fame …… che ispirazione.
Per anni triste e solo su una parete, passato di mano in mano, fin quando strappato all’egoismo di un collezionista morto venduto dai suoi eredi ….fui portato qui a deliziare la vostra vista visitatori di qualunque censo ….. in modo democratico, finanche del bambino irriverente che fissatomi negli occhi dice:
“Oh ……. Papà ma è vero lariu!” Leggi il resto dell’ articolo »

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La Memoria

Carissimi, emozionatomi come sempre in una settimana come questa ho avuto modo di tornare a riflettere sulla necessità di conservare la memoria degli eventi e delle persone.
Non nascondo che come ogni anno, di getto in quegli istanti, ho scritto qualcosa che non potrò pubblicare poiché frutto di forti emozioni riproponendomi come sempre di utilizzare questi testi in occasioni in cui, spenti i riflettori e le passerelle, si potrà raccontare e sensibilizzare senza il rischio che qualcuno veda dietro ciò ricerca di visibilità.
Personalmente sono convinto che gli “attori in senso lato” venuti da fuori, seppur onestamente contriti, potranno tentare di immaginare, ma non potranno mai vivere tali emozioni con il fuoco della sicilianità (positivo o negativo) di chi in questa terra c’è cresciuto e ci vive.
Come affermava al giornalista il “venditore di pipittoni del Giuliano di Rosi”: “ma lei da dove viene? Allora che ne può capire?”
Non voglio essere così rigoroso con costoro, ma pur concordando con il Foscolo e i suoi cipressi, devo ammettere che è nella natura umana, di certa umanità, il perdere la memoria di alcuni fatti per andare avanti.
Chiariamoci, non parlo delle stragi o delle nefandezze della storia, queste per fortuna le si tramanda di padre in figlio e poco potrà l’intervento dei media nel condizionarne il ricordo nell’epoca del web.
Parlo di ciò diciamo, di ciò che sentiamo, delle esperienze vissute.
Non pretendo che si sia tutti danteschi nel mantenere coerenti posizioni ma è giusto che in quella sorta di “curriculum soppiantato dalle partite di calcetto” resti traccia della storia delle persone, senza necessariamente attendere i mielosi “coccodrilli” all’atto della nostra dipartita.
Certo sarebbe bello un mondo in cui imperi la coerenza, in cui esistano le bandiere, in cui è la ricerca dell’affermazione dell’identità ad avere il sopravvento e non la ricerca del sopravvento a dettare l’identità.
Dopo la geografia, ci siamo giocati anche la storia e non siamo più in grado di distinguere una bandiera da una “pezza tergi polvere”, volete che in tutto ciò si possa mantenere la memoria di una coerenza umana?
Ciò che preoccupa è il rapporto con la “verità”, non quella assoluta, ma quella che ognuno si scrive per darsi ragione e se è vero che la “storia” la scrivono i vincitori è altrettanto vero che la storia con la “s” minuscola, verità contingente, non può essere scritta dal vincitore del momento prendendo a riferimento a un breve lasso temporaneo.
Oggi non c’è bisogno di tenere i mitici armadi metallici chiusi a chiave con i dossier per poter dire: “Buono a sapersi”.
Oggi basta digitare su un motore di ricerca il nome e cognome di un individuo e dopo una semplice precauzionale scrematura delle fonti attendili, tirare fuori dal web foto, filmati, notizie, dichiarazioni e quant’altro e qualora non doveste trovare nulla allora sarebbe ancora più preoccupante.
Quindi come si può artefare la cronaca, come si possono ricostruire verginità senza il rischio di sottoporsi al pubblico ludibrio?
Basta un filmato dalle teche di youtube per sconfessarci e allora comprenderemo quanto è triste la natura umana e ci ricorderemo del difficile “mestiere del campare” e arriveremo a giustificare e guardare con simpatia l’attempata meretrice che di notte nel centro città, qualunque sia il clima, cambia il suo look e il colore delle sue parrucche per apparire una appetibile novità, appena giunta in città.
Pertanto fortunati coloro che al mercato dotati di memoria potranno dire al loro “ex-mulo”: “Bastiano fatti accattare da chi nun ti canusci!”
Un abbraccio, Epruno. Leggi il resto dell’ articolo »

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L’Abito di Cenerentola

“All’improvviso, una candela venne accesa alle sue spalle.
Cenerentola si voltò, e vide un bellissimo vestito da sera.
L’avevano cucito per lei gli uccelli ed i topi suoi amici, e lo avevano decorato con pezzi di nastro e perline che avevano trovato in giro per la casa”.
Fosse così semplice per uno stilista realizzare un abito per chi “non ha un vestito per partecipare alla serata di gala”.
Certo chi sa quante bambine saranno divenute stiliste sognando da grandi di poter realizzare l’abito di Cenerentola per il ballo a corte, da novelle fate Smemorina, toccando i loro figurini con la propria bacchetta.
come nel mitico film d’animazione di Walt Disney o della favola di Charles Perrault
Dietro un mondo che è tutt’altro che fiabesco, c’è tanto lavoro, competenza e professionalità.
C’è chi cura in modo particolare e talvolta eccessivo lo stile e i fattori stilistici.
Chi progetta e spesso impone la moda e lo stile di collezioni.
Chi cura l’arte dell’ideare, tagliare, cucire e decorare un abito.
Quanta sensibilità nella scelta e l’accoppiamento dei colori
Quanta competenza nella conoscenza delle stoffe.
Ho visto abiti da sposa far diventare belle per un giorno ogni donna.
Ho visto mitici abiti regalare alla storia grandi attrici in grandi film.
Ho visto con arte vestire qualunque donna facendola sentire una principessa per una sera al centro dell’attenzione.
Si la moda è un’arte, un vestito è un’opera d’arte, è una umana ricerca della perfezione stilistica attraverso l’esaltazione dell’essenza della bellezza. Leggi il resto dell’ articolo »

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Il Vestito Nuovo

Carissimi, provate andare a comprare un vestito, quello che vi fa fare figura e vi fa stare comodi perché lo indossate con soddisfazione.
Penso che ognuno di voi da questo punto di vista abbia le idee chiare, condizionato nel suo giudizio dal proprio gusto, certamente dalle mode (non trattandosi del vestito della tradizione o della cerimonia) e ne sono certo anche della qualità delle stoffe e del lavoro sartoriale di confezionamento.
Ecco, spiegatemi adesso perché se siete in grado di avere le idee chiare su ciò che volete al momento di vestirvi, la stessa cosa non accade nel momento in cui vi dovete comprare il vostro futuro e soprattutto quello delle vostre generazioni che verranno. Perché la stessa ricerca di qualità che fate nel vostro abbigliarvi non la utilizzate nella vostra vita, nel vostro modo di essere, nel vostro modo di giudicare le cose e permettete agli altri di scegliervi l’abbigliamento, spesso standardizzato e tutto uguale, sicuri che il suggerimento datovi è il “meno peggio” di quanto vi potesse accadere.
Il “meno peggio”, siamo entrati nell’era del “meno peggio”, ci basta dire che tutto ciò che di nuovo ci si propina potrebbe essere peggiore per toglierci qualunque stimolo a cercare il meglio o anche cose nuove.
Ci hanno tolto la felicità e poi ci accusano di essere lugubri perché non applaudiamo a tristi spettacoli circensi dove gli stessi clown e le ballerine hanno 80 anni in media e adesso ci tolgono anche la voglia di sperimentare e di sognare cose nuove e perché no, di fare “nuovi errori” sempre che l’errore di per sé effettuato nella ricerca di novità sia un errore imperdonabile.
Cristoforo Colombo cercò una nuova via di navigazione per le Indie e per dimostrare che fuori dalle Colonne d’Ercole non c’erano le fiamme dell’inferno, ebbene sbaglio e scopri le Americhe, perché non poteva immaginare che a metà strada di questo nuovo percorso fatto dal lato opposto per giungere alle Indie c’erano di mezzo le Americhe.
Volete dirmi che questo fu un errore imperdonabile o volete ricordarvi che ciò diede vita all’era moderna? Certo se siete anti americani nessuno vi toglierà dalla mente che quello fu un errore imperdonabile ma se siete persone scevre da faziosità e con un minimo di apertura mentale sarete in grado di giudicare quali vantaggi per il mondo antico diede quella casuale scoperta, non ultimo quello che oggi a distanza di settanta anni, ci ha evitato di marciare in tutto il continente ancora con il “passo dell’oca”, poiché nel nostro caso non ci sarebbe mai stato alcun 25 Aprile, con tutto ciò che ne derivò.
Io non ho paura dei cambiamenti, ho paura dei “fottipopolo” e di quelli che nei bagni di folla mi distraggono richiamandomi l’attenzione sulle loro mani pulite mentre “il compare” da tergo mi possiede innaturalmente.
Io non cerco l’usato sicuro, io cerco di non perdermi un’altra generazione così come si è persa la mia nell’attesa che qualcuno ci dicesse: “è il vostro turno”. Io non ho la pazienza di attendere che le “regine centenarie” muoiano per farsi da parte, perché così facendo i nostri giovani ne avranno di tempo a farsi le valige e ad andare in giro per il mondo da migranti di lusso per affermarsi, mentre da posti ancora più poveri continueranno a giungere gommoni pieni giovani disperati per sostituirli.
Desidero che la gente riprenda coscienza dei suoi diritti camminando per strade piene di buche o salendo su autobus di servizi pubblici inadeguati o attraverso quartieri che non attendano la festa per mostrare il loro aspetto lindo, che i servizi pagati alla fonte attraverso i prelievi fiscali siano realmente resi senza solleciti. Io non voglio vivere in città fantastiche, sarei già emigrato da anni, ma voglio vivere nella città dove sono nato e pretendo che questa sia “normale”, “giusta” e “sicura”.
Io voglio scegliere e non voglio addormentarmi davanti ad un soporifero programma tranquillizzante con in mano un cambia canale rotto ad arte e con un solo tasto che funzioni.
Un abbraccio, Epruno. Leggi il resto dell’ articolo »

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Jazz

Ci sarà un motivo se Viktor Navorski, cittadino di Cracozia, con il suo barattolo di noccioline contenente ciò che lui chiama “Jazz”, ovvero una raccolta di autografi sulla mitica foto di Art Kane, Affronta tante vicissitudini e un lungo viaggio, per esaudire l’ultimo desiderio dal padre, grande appassionato di Jazz, ottenendo l’autografo di Benny Golson, l’ultimo Jazzista mancante alla collezione e fare ritorno a casa.
Ci sarà un motivo se lui chiama soltanto “Jazz” quello scatto che Art Kane, fece alle 10 del mattino del 12 agosto 1958, all’esterno di una palazzina sulla 126th Street, tra la Fifth e Madison Avenues ad Harlem.
Art Kane, Riunì 58 tra i più grandi jazzisti del periodo, Basie, Young, Monk, Blakey, Mingus, Rollins, Mulligan, per dirne alcuni, ma soltanto 57 rientrarono in quello scatto leggendario, “The greatest photograph in the history of jazz”.
Non fu cosa semplice farli stare fermi, tanto che alcuni istanti prima dello scatto il pianista Willie “The Lion” Smith, stanco di aspettare, si spostò appena fuori dell’inquadratura.
Una vivace scolaresca di creature della notte, qualcuno come Whitney Balliet, si narra ironicamente, scoprì per la prima volta la presenza di due ore 10 nell’arco della stessa giornata.
Tanto frenetico entusiasmo è testimoniato da Dizzy Gillespie, che disse:
“…Ecco l’occasione per incontrare tutti questi musicisti senza dover andare ad un funerale.”
Semplicità e grandezza. Ecco il motivo della parola “Jazz” Leggi il resto dell’ articolo »

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