La Traviata

La prima rappresentazione fu un fiasco terribile.
Il Teatro La Fenice di Venezia venne giù dai fischi, chi lo sa, fu per il cast di basso profilo o u per aver sollevato un tema scabroso per l’epoca.

Il pubblico era abituato a sentire parlare di drammi di grassi re morti da secoli, ma mai si sarebbe aspettato di vedere in scena una vicenda del vissuto dei giorni loro dove un figlio dell’alta borghesia si innamora in un amore osteggiato, di una donna perduta, una meretrice.

Ma che colpa ne aveva Francesco Maria Piave, il suo libretto non era originale ma era addirittura tratto dalla “signora delle camelie” di Alexandre Dumas (figlio) eppure Parigi era ancora molto lontana da Venezia.

E il povero Peppino ne dovette fare di bile visto che anche nei teatri di Firenze, Bologna, Parma, Napoli e Roma, l’opera per sfuggire alla censura, dovette essere spostata finanche nell’ambientazione cronologica dal XIX al XVIII secolo. Leggi il resto dell’ articolo »

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Impara l’Arte

“Con la cultura non si mangia” disse Giulio, quell’altro ancora, non certamente Giuliano della Rovere, Papa Giulio II, lui si che aveva ben chiara l’importanza dell’arte tanto da ingaggiare per dipingere un patrimonio dell’umanità un bizzarro artista come Michelangelo
che guarda caso morirà anziano e ricco.
Di cultura si mangia e come … e anche vero che di molte della grandi opere giunte a noi non è rimasta memoria dei loro creatori che comunque per la loro epoca furono onorati, compensati e riveriti.
“Con la cultura non si mangia”.
Non credo che il Giulio, cultore della moderna economia, credesse in ciò, la gaff a mio parere è più che altro riconducibile alla convinzione che la creazione artistica è stata sempre frutto di tormento e tranne coloro che ebbero la fortuna d’incontrare mecenati, gli altri, morirono in miseria non abbastanza apprezzati in vita o conducendo spesso esistenze balorde.
I mecenati di oggi, sono il mondo dei collezionisti, delle gallerie e dei musei.
Oggi l’arte è anche un business e se i grandi artisti dell’epoca avessero avuto l’opportunità di vivere in un mondo come quello odierno della comunicazione organizzata probabilmente avrebbero fatto vite da nababbi.
Quindi non è vero che “con la cultura non si mangia” e vero di contro che nel nostro paese c’è ancora poca managerialità all’altezza di sfruttare l’enorme risorsa del patrimonio culturale e un ministro, vertice massimo di questa managerialità, che seppe farsi scappare quanto sopra, ne è la triste testimonianza. Leggi il resto dell’ articolo »

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Donna Franca

Donna corvina per sempre giovane, in posa snob, vestita di un abito di velluto nero con una lunga e imbarazzante collana di perle al collo, gioiello su un gioiello.
Noi non c’eravamo eppure è questa l’immagine che di lei conserviamo grazie all’arte di Boldini che affidò al tempo l’istante di un mito, come un moderno selfy concesso da una persona importante.
Luce che seppe mantenersi in grande dignità attraverso l’amore, le disgrazie e il dolore.
Donna invidiata da chi non osò competere, non per censo o per bellezza, ma per pari classe.
Noi non c’eravamo per banalizzarci nei pettegolezzi …. racconti di un grande amore o di tradimenti, di viaggi, di lontananze e di ritorni come di regali e pentimenti.
Racconti di un donna mito, per l’epoca, che eguaglia e supera il suo uomo.
Noi non c’eravamo la videro andar via e ritornare, almeno in quello che fu di lei definitivamente.
Anche alla sua immagine toccò la stessa sorte, recuperata dall’oblio grazie alla generosità altrui.
Destino di chi desidera ritornare per restare…. volontà che va rispettata da chi ama raccontare di un mito
di una lontana Palermo felicissima e dall’immagine a lei legata, di una Regina senza regno, ma regale come poche. Leggi il resto dell’ articolo »

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Il Santino Elettorale

Carissimi,
anche questa settimana vorrei contribuire a scrivere per voi questa sorta di vademecum di sopravvivenza a questo prossimo periodo elettorale.
Francamente con tutti i problemi seri che questo paese ha meglio parlare di politica opportunamente conosciuta come quella cosa che non affronta i problemi e spende il suo tempo scegliendo con cadenza periodica un tema e litigando in contraddittorio per tutto il periodo, ciclicamente fino alla fine del mandato elettorale e guadagnandoci pure.
In questa seconda puntata del vademecum, parliamo dell’importanza del facsimile elettorale.
Innanzi tutto perché si chiama facsimile? Perché da uno dei suoi due lati, riporta riprodotta la scheda elettorale con relativo colore identificativo, con i partiti e le indicazioni di voto e quindi con scritto in evidenza anche il nome del candidato.
Fino a qui nulla da eccepire a meno di precisazioni su omonimie, su storpiature e su nomignoli dichiarati in anticipo onde evitare l’annullamento della scheda, per esempio: Enzo Rossi detto “testa di caz..”, in questo caso votando “Enzo testa di caz..” o “Rossi testa di caz..”, l’elettore manifesta inequivocabilmente la sua volontà di voto, se voto solo “testa di caz..”, essendo in molte, lì nascerebbero problemi con il rischio che la scheda venga quasi sicuramente annullata.
Ma quello che è più importante è ciò che si mette nell’altra facciata del facsimile elettorale, quella che normalmente dedichiamo alla foto del candidato, lì la situazione si fa delicata.
Innanzi tutto stiamo attenti al formato del promemoria elettorale e alla scelta della tipografia, sono in molte ormai specializzate nella produzione elettorale, ma fate in modo che si differenzi sostanzialmente la veste grafica da altri tipi di promemoria, per intenderci, del tipo funebre (“i santini”), utilizzati per ricordare un parente che non è più con noi, ciò potrebbe indurre in un primo immediato dispiacere da parte di chi li riceve, sorpresi da un avvenuto lutto senza aver potuto presentare le loro sentite condoglianze.
Per evitare quanto sopra, evitate di mettere date di nascita, fotografie con espressioni sorridenti ed eteree più consone per l’utilizzo sulle lapidi, ma soprattutto non aggiungete frasi estrapolate dalle sacre scritture, poiché credetemi, dopo un iniziale imbarazzo ci sarebbe la corsa a liberarsi del facsimile e passare immediatamente a più noti scongiuri.
Non mettete foto con bambini, foto di gruppo, foto all’americana inneggianti al valore della famiglia, sareste poco credibili e poi non siamo in America.
Individuate foto recenti e non foto da carta d’identità o da profilo facebook o addirittura foto riconducibili al lavoro che fate, inoltre per gli uomini è gradita la giacca e la cravatta, ma in generale per donne e uomini è di rigore l’eleganza come dichiarato rispetto per il ruolo di rappresentanza che aspirate a ricoprire.
Fatene stampare un numero congruo senza lasciarvi prendere la mano da numeri riconducibili a plebisciti, potrebbero in caso di mancata elezione rimanere nei vostri armadi per anni a ricordarvi del vostro fallimento e soprattutto ricordatevi di pagare la tipografia.
Diversamente, non mettete alcuna foto e limitatevi a scrivere il solo nome e cognome eventualmente seguito da “detto” e il nomignolo con il quale siete intesi, sempre per non permettere l’annullamento della preferenza. Il non mettere alcuna foto rende più sereni molti candidati i quali soffrono alla sola idea di vedere la loro faccia pestata e messa sotto i piedi da chi per strada calpesta i volantini elettorali per terra. Certo non è una bella cosa.
Un abbraccio, Epruno.

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Al Nostro Risveglio

Può darsi che sia giunto il momento di donne alla guida della nostra società, visto l’evidente stato delle cose?
E se il futuro oltre che giovane fosse anche al femminile?
L’ironia maschile va avanti per stereotipi e vede così la società in mano alle donne:
Se fossero le nostre figlie a guidare la società? …
Quelle rimangono sempre le nostre bambine a qualunque età e quindi per noi mai pronte;
Se fossero le nostre mogli? …..
Figuratevi una moglie al comando, fissata con il concetto della pulizia, dello shopping e perennemente in ritardo negli appuntamenti istituzionali (causa la scelta degli accessori adeguati al vestito di gala), anzi la immaginiamo durante liti giornaliere nei cantieri, mentre mette ordine e spolvera, per portarsi avanti nei lavori, prima che questi siano ultimati;
Se fossero le nostre madri? …..
La madre è una santa, ma per questo c’è già Santa Rosalia e una santa basta alla guida della città;
Per anni gli uomini hanno spregevolmente additato lo stereotipo della “signorina Silvani”, della donna furba, senza alcuna evidente qualità lavorativa che unica nel contesto, finisce per essere influente grazie all’esistenza del capo improvvisatosi tombeur de femmes. (Colpa dell’uomo imbecille e senza spina dorsale, non certamente della donna).
La donna per anni, nel dipinto familiare è stata rappresentata al suo posto, silente.
La nostra storia è piena di donne forti e di mariti balordi.
Si è sempre detto che dietro ad un grande uomo, vi è sempre stata una grande donna.
Quando accadrà, siamo certi che dietro una grande donna troveremo sempre un grande uomo che rinunci alle proprie ambizioni?
Purtroppo Palermo è donna e in quanto tale è rivale delle donne.
Si sa che le donne tra di loro non riescono ad essere alleate, sanno confidarsi segreti che neanche gli uomini negli spogliatoi sono in grado di dirsi, ma sono sempre pronte a rivaleggiare tra di loro, anche in modo scorretto, regalandosi delusioni e poi far pace, ma mai riuscire a far sistema ed allearsi.
Quando le donne decideranno di fare squadra non ce ne sarà più per nessuno, nel lavoro come nella politica e in quel momento ci sorprenderanno come sempre, facendoci trovare tutto pronto al nostro “risveglio”.
Attendiamo quindi il risveglio di questa città.
(Scritto e Letto nel 1° Episodio di Status Donne – Su CTS – Format di Paola Carella)

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